mercoledì 10 giugno 2026

Prima parte riveduta e corretta della presentazione del mio libro Tre amori a Debrecen. La terrò il 5 giugno dalle 17.


 

Non comprate il mio libro: se ne trovano 2 copie in prestito nella biblioteca Ginzburg di Bologna

 

Esporrò questa introduzione il 16 giugno nella biblioteca Ginzburg.

 

 

Il 15 giugno invece presenterò L’uomo senza qualità di Robert Musil.

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Epigrafe: “Exegi monumentum aere perennius” (Orazio, Odi, III, 30, 1)

Premessa: le mie fonti sono “una lunga esperienza delle cose moderne et un continua lezione delle antique” per dirla con Machiavelli. Alle cose moderne e antiche del resto io antepongo le persone prima di tutte le donne incontrate per destino, per caso, o in seguito a ricerca,

 

 E’ la storia di un apprendistato avvenuto attraverso lo studio, l’amicizia e l’amore, in particolare l’amore dei classici e di tre donne dotate di spirito e di corpo. Hanno contribuito all’educazione dell’io narrante anche diversi consanguinei naturalmente  alcuni e amici. Ho scritto questa storia che non è solo quella di una persona ma può costituire un corso i filosofia morale la quale insegna come sia bene vivere secondo ragione e sentimento, logos e pathos, e non senza mythos, associando apollineo e dionisiaco, introversione con estroversione, disciplina e sacrificio con stravaganza e fantasia.

 

Maltrattamenti

 

La mia storia parte dall’infelicità di un  ventunenne in rovina perché, finito il liceo classico, il Terenzio Mamiani di Pesaro dove eccelleva, nel periodo successivo, un tempo privo di vita per tre anni- ajbivwton crovnon- il ragazzo era andato via via perdendo, sulla strada della sciagura, il proprio ruolo di alumnus optimus nella scuola migliore e di ciclista egregio sulle diverse salite panoramiche della cittadina marchigiana. Nella fase  della caduta il giovane si lasciava mortificare e si degradava nell’autocommiserazione, nell’ozio, nell’ingrassamento che lo deformava sia  nel corpo sia nella mente.  Ho rischiato di perdere l’identità acquisita di alumnus optimus e di agonista ciclistico egregio. Invece l’avevo solo smarrita e la rirtovai.

Contribuivano a tale sfacelo i maltrattamenti sadici e vendicativi di quanti avevano sofferto il suo essere egregio e primeggiare tanto   a scuola quanto in bicicletta. Questi successi erano più apparenti che veri poiché il suo essere bravo non comprendeva la conoscenza del bene e la capacità di farlo.  Magari in questa fase chi non trattava bene il prossimo  era stato  lui per primo.

 

Il libro condanna ogni forma di maltrattamento personale e politico.

Maltrattare in greco si dice ajeikivzein, cioè rendere una persona ajeikhv~, non somigliante. Dissimile da chi? Da se stesso. Significa fargli smarrire o addirittura perdere la sua identità non più accettandola né riconoscendola come degna di un uomo. Allora è necessario fare conoscenze nuove, e giungere a trovare ridicoli e disumani quanti ci hanno disprezzato. Arrivare a spernere se sperni [1].

 

Importanza dello sprovincializzarsi.

Nel cambiare ambiente, andando a vivere a Bologna e frequentandone l’Università, poi recandosi con delle borse di studio per dei soggiorni mensili  in un collegio universitario di Debrecen in Ungheria, conoscendo studenti di ogni paese socialista d’Europa, quindi viaggiando in altri paesi, il ragazzo fa conoscenze nuove che lo motivano e aiutano a puntellare tante sue rovine, a risvegliare  e chiamare a  raccolta il meglio della propria identità sepolta sotto il cumulo delle sciagure passate, delle macerie, delle superstizioni personali e generazionali.

Quindi il giovane un poco alla volta recupera le sue forze che erano state inficiate e quasi annientate dal dolore, dall’autodisprezzo e dal disprezzo degli altri.

 Nel 1968 il protagonista compirà la prima fase del suo tirocinio  che del resto nell’uomo buono dura tutta la vita: :"semper homo bonus tiro est ", l'uomo onesto fa  tirocinio per tutta la vita, ha scritto Marziale[2] (12, 51, 2).

Il lavoro.

Nel 1969 l’io narrante comincerà a insegnare. Diverse parti del romanzo sono ambientate nella scuola: nel liceo di Pesaro, nell’università di Bologna frequentata da studenti di tutta l’Italia adriatica e padana fino a Parma , nel’Università estiva estiva di Debrecen situata  nell’Ungheria orientale dove si incontravano giovani provenienti da tutta l’Europa socialdemocratica e comunista.

 

Tornato a vivere come si deve, cioè funzionando bene, da uomo umano, questo giovane, rinsavito, non si lascerà più maltrattare da alcuno, malevoli vecchi colleghi o presidi ostili che fossero, e tratterà bene tutti quelli che lo rispetteranno. Vorrà bene i suoi allievi e cercherà di aiutarli a crescere.

 

Il tema di fondo del libro come quello delle Metamorfosi di Apuleio e di tanti altri a partire dall’Odissea è “come si diventa uomini”.

Quello di Apuleio è un romanzo di formazione Bildungsroman.

Il modello dell’uomo occidentale  è Odisseo, ajnhvr il quale pollw`n d j ajnqrwvpwn i[den a[stea kai; novon e[gnw (Odissea, I, 3), di molti uomini vide le città e conobbe la mente.

 

La prima parola dell’Odissea è appunto “uomo” : “  [Andra moi e[nnepe, Mou'sa, poluvtropon, o}" mavla pollav ", L'uomo narrami, o Musa, versatile che molto davvero visse e conobbe in ogni senso.

nella traduzione  di Livio Andronico[3] l’uomo  mantiene la prima posizione :"Virum mihi, Camena, insece versutum "[4].

Parole chiave: paqo~ e mavqo~, sofferenza e comprensione

Il mio libro mostra come uomini si possa diventare attraverso la sofferenza-pavqo~- il dolore e l’intelligenza, cioè la comprensione mavqo~- del dolore.

 

 

 Ulisse è ricordato già da Omero come affamato di conoscenza, curioso e bramoso di sapere. La curiosità consente di aprirsi all’alterità ed è una spinta all’individuazione. Anche chi scrive crede che diventare uomini sia possibile ma non è facile e richiede grandi fatiche.

Curiosità fino a rischiare l’incontro con il brutale ciclope Polifemo e altri mostri.

Uomini si diventa, non si nasce.

 

H. Hesse Demian  (1919)

:"La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente se stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità (…) Certuni non diventano mai uomini, rimangono rane, lucertole, formiche. Taluno è uomo sopra e pesce sotto, ma ognuno è una rincorsa della natura verso l'uomo"[5].

 

Ricordate di certo la favola di Esopo, quando Prometeo plasma uomini e animali. Allorché Zeus si rende conto che gli animali sono molto più numerosi degli esseri umani, ordina a Prometeo di  trasformare molte bestie in uomini. E’ questo il motivo per il quale gli esseri umani che non hanno ricevuto la loro forma umana sin dall’origine, si ritrovano con un corpo d’uomo e l’anima d’una bestia.

Pro;~ a[ndra skaio;n kai; qhriwvdh oJ lovgo~ eu[kairo~[6], la favola è appropriata all’uomo rozzo e brutale

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Pinocchio (1883) di Collodi va nel paese dei balocchi. “in quel paese non ci sono punte scuole” (…) anzi  “c’è un’allegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Insomma un tal pandemonio, un tal passeraio, un tal baccano indiavolato da doversi mettere il cotone negli orecchi per non restare assordati. Passavano le giornate in questa bella cuccagna di baloccarsi e divertirsi, senza mai vedere in faccia un libro, né una scuola” (capitolo XXII).

Ma poi i ragazzi si trasformano in ciuchini.

 

In Apuleio (II secolo d. C.)   vita da asino è vita senza Iside. La vita consacrata a Iside è sacra alla conoscenza.

 

Il sacerdote delfico Plutarco (48-125 circa)   in De Iside et Osiride sostiene che la divinità-to; qei`on- non è beata per argento e oro ma ejpisthvmh/ kai; fronhvsei (351d) , per conoscenza e intelligenza  

Plutarco etimologizza il nome Iside con oi\da-so-; più precisamente il tempio  jIsei`on con il futuro ei[somai-saprò- poiché lì conosceremo to; o[n, l’essere 352).

Inoltre  \Isin kalou`si para; to; i{esqai met j ejpisthvmh~ kai; fevresqai, kivnhsin ou\san e[myucon kai; frovnimon

 (375c) la chiamano Iside  per il lanciarsi con sapere ed esservi portato in quanto ella consiste in un movimento animato e sapiente.

Nell’ultimo libro delle Metamorfosi di Apuleio, Lucio dopo tante peripezie vissute da Asino e avere preso su di sé la tragicità dell’esistere  raggiungendo il culmine della disperazione,  si sveglia di notte e vede la luna, immagine di Iside, quindi la prega, attribuendole molti nomi. Chiede di deporre diram faciem quadripedis e di renderlo a se stesso redde me meo Lucio (11, 2), rendimi al Lucio che sono.

 

Così il giovane della mia storia sognò, poi conobbe Elena, più di una Elena, mandate a lui per la sua resurrezione da una sorte benigna meritata con un lungo, continuo e strenuo impegno. Di studio e di sport, un’ascesi volta a ritrovare il meglio della propria identità smarrita.

Allora delle forze superiori a quelle umane, affini alle stelle, si misero in movimento dalle ragazze al ragazzo.

Continua

Bologna 10 giugno 2026 ore 18, 30 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Disprezzare il fatto di essere disprezzato, massima di San Filippo Neri  (1515-1595) ripresa da Nietzsche.

[2] 40ca- 104 d. C.

[3] Portato a Roma da Taranto nel 272 a. C. dal nobile Livio Salinatore.

[4] Odusia  fr. 1 Morel

 

[5] H. Hesse, Demian (del 1919), p. 54.

[6] Esopo, Promhqeu;~ kai; a[nqrwpoi , Prometeo e gli uomini (322).

 


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