mercoledì 17 giugno 2026

In Grecia nell’aprile del 1982. Decima parte. La lezione nell’albergo e il simposio nell’osteria.


 

Torniamo ad Atene con la corriera. La grande pianura liquida azzurra dove discende il disco luminoso del sole rimane a sinistra e sembra una pista splendente che porta a isole felici. Non mi è possibile ignorare la felicità, l’eujdaimoniva ogni volta che torno nell’Ellade dove mi trovo più che mai d’accordo con il mio daivmwn. Diventiamo infelici invece dove il genius loci è ostile al genio nostro. Allora bisogna cambiare luogo.

Non tutti i gitanti sono felici. Si avvicina una donna non lieta e mi domanda se anche questa sera i ragazzini riusciranno a incastrarmi.

“A me piace. Anzi, sono io che  li invito”, rispondo.

Se ne va indispettita. Dopo cena tengo una lezione in una sala dell’albergo.

Confronto l’Apollo con l’Ermes di Olimpia. Figure divine diverse, espressioni di artisti lontani nei gusti, nello stile e  nel tempo.

In Febo Apollo del maestro di Olimpia si vede il tipo dell’eroe reperibile anche nelle tragedie di Eschilo: religioso, guerriero non aggressivo bensì difensivo, come  l’Anfiarao dei Sette a Tebe: l’indovino che esecra la guerra fratricida. Il suo scudo è privo di insegne sh'ma  d j oujk ejph'n kuvklw/ (v.591). Infatti non vuole apparire ottimo ma esserlo ( ouj ga;r dokei'n a[ristoς ajll j ei\nai qevlei, v. 592) Raccoglie frutti dal solco profondo della mente da dove germogliano saggi consigli.

 

L’Ermes di Prassitele invece è l’eroe indebolito di alcune tragedie di Euripide: sensibile fino al languore, irrisoluto, posatore, narcisista. Nella tragedia Oreste,  Menelao vede suo nipote malconcio e gli domanda: “ Che cosa soffri? Quale malattia ti distrugge? -tiv crh`ma pavscei" ; tiv" s j  apovllusin novso" ; (395)

E Oreste, il matricida, risponde:

L’intelligenza, poiché so bene di avere compiuto azioni orrende.

hJ suvnesi" ‘, o{ti suvnoida deivn j eijrgasmevno" (396).

 

La mente  del matricida perseguitato dal rimorso lo rende malato.

 

La lezione dà luogo a una conversazione, sicché torniamo nella “nostra” tana del centro di Atene. L’argomento è “Il compagno ideale”.

Inizia la collega coetanea  nominata simposiarca all’unanimità in seguito alla mia proposta .

 Dice che il suo uomo ideale è quello che le assomiglia di più. Io ribatto che mi piacerebbe una donna che fosse simile alla parte migliore di me e mi aiutasse a scartare la peggiore. Le fanciulle gradirebbero incontrare un  ragazzo bello, sensibile, intuitivo piuttosto che razionale, colto, fedele ma senza che questo limitasse l’ autonomia della compagna.

Aggiungo che il compagno deve essere anche intelligente siccome diventa presto noioso, quindi insopportabile se non lo è. Quanto alla razionalità, se questa è troppo ordinaria e magari ordinata, dovrebbero tendere a un livello più alto poiché una ragione solo tellurica simile a quella bestiale, prima o poi  si associa alla violenza.

 Credevo già allora che si dovessero mettere in guardia le ragazze verso i maschi subrazionali cioè animaleschi. Danno segni molto di tale tendenza brutale molto presto. E non solo i maschi.

Mi vengono in mente le sedute   vuote di stima, di simpatia e presto anche di attrazione fisica per le contubernali mute oppure  petulanti , maleducate e aggressive

Interveniva presto la repulsione. I ragazzi ascoltavano senza parlare né fare domande. Quella sera prevalevano le femmine, come tante altre volte del resto. Cosa che a me non dispiace. Da mezzanotte all’una ripetiamo la passeggiata della sera precedente, Devo fare attenzione ai vasi di pietra.

Siamo contenti di avere trovato un’altra occasione per scambiarci parole e idèe. Nessuno di noi, credo, rimpiange la discoteca. Salgo in camera mia sapendo di più e molto contento

 

Bologna  17 giugno 2026 ore 11, 18 giovanni ghiselli.

p. s.

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