All’inizio del Terzo Episodio (vv. 566-777) si apre il processo davanti ai giudici dell’Areopago.
Imputato è il matricida, Apollo il difensore, le Erinni accusatrici. Atena presiede il tribunale da lei stessa istituito. Un presidente non imparziale a dire il vero.
Febo, dopo avere affermato che ha già purificato Oreste (v.578), si prende la responsabilità del matricidio (aijtivan d’ e[cw- th`~ tou`de mhtro;~ tou` fovnou v.579 ).
La divinità è interpretata in maniera molto diversa da Euripide che la rappresenta capace di abbandonare non solo i suoi protetti come fa Artemide con Ippolito, ma anche il proprio figlio come fa Apollo con il priprio figlio Ione avuto da Creusa.
Atena dà la parola all'accusa per prima. Le Erinni procedono facendo domande all'imputato il quale non nega di avere ammazzato la madre (v.588); anzi afferma di averle tagliato la gola (v.592). Così rivendica dignità al suo delitto, come abbiamo Prometeo, e anzi cerca di santificarlo indicando Apollo quale mandante e testimone (v. 594).
Il più delle volte succede il contrario
“Abbastanza spesso il delinquente non è all’altezza della sua azione: egli la minimizza e la calunnia”[1].
Proust pensando a Edipo e Oreste considerò l’uccisione dei genitori un delitto di dignità mitologica, e in qualche modo accettò questa difesa del matricida: “Furono i tragici Greci e Dostoevkij[2] a fargli intendere la grande infelicità del peccatore, la sua immensa solitudine. In un passo che non si trova nelle sue opere, perché soppresso, in quanto i contemporanei temettero di leggervi l’apologia del matricidio, Proust ricordava che nessun altare fu considerato dagli antichi più sacro, circondato da più profonda venerazione e superstizione quanto le tombe d’Edipo a Colono e di Oreste a Sparta”[3].
L'Oreste di Eschilo dunque afferma che Clitennestra meritava la morte:"infatti portava le macchie di due delitti pestiferi"(Eumenidi, v. 600).
Ammazzò il marito suo e padre dei suoi figli.
Ma le Erinni non cedono ancora. La corifèa sostiene di nuovo che Clitennestra, uccidendo il marito, non era poi tanto colpevole:"non era consanguinea (o{maimo~) dell'uomo che uccise"(v.605).
Oreste, in difficoltà, chiede l'aiuto di Febo il quale, dopo essersi proclamato profeta di Zeus, nega, senza esitare, l’equivalenza dell'uccisione di Clitennestra e di quella del “nobile eroe onorato di scettro concesso da Zeus"(vv. 625-626), tanto più per il fatto che il re venne ammazzato a tradimento, quando, appena tornato dalla guerra (v.631), la moglie prima lo accolse con volto lieto (v. 632) poi gli preparò il bagno nella vasca (v. 633), quindi gli gettò adosso un mantello grande come una tenda (v.634), e infine,
"dopo averlo inceppato con un bel peplo inestricabile, lo colpisce (kovptei[4]), vv. 634-635.
La Corifèa a questo punto fa un'obiezione che sembra un gioco sofistico[5]: se Zeus si prende tanta cura della sorte dei padri, come mai "egli stesso mise in ceppi il vecchio padre Crono?"(v. 641). Una obiezione che viene ripresa nelle Nuvole di Aristofane dal discorso ingiusto (vv.904-905)
Il riferimento è alla lotta tra la terza generazione divina e la seconda, uno scontro che si risolse con il trionfo degli dèi olimpi e del cosmo sul caos.
Apollo quindi replica con una difesa della vita, seppure non di quella di Clitennestra: un incatenato può essere sciolto ma: "una volta che la polvere (kovni~[6]) abbia succhiato il sangue di un uomo ucciso, non c'è nessuna resurrezione"(vv. 647-648)[7].
Una nobile difesa della vita umana come si vede, oltretutto in accordo con quanto afferma il Coro formato dagli anziani di Argo nell'Agamennone[8], un'apologia anche efficace, ma unilaterale, in quanto non tiene conto della vita di Clitennestra.
A lei pensano le Erinni che rinfacciano il matricidio a Oreste e al suo difensore:"dopo avere versato nel suolo il sangue della madre che scorre anche in lui, abiterà poi in Argo nella casa del padre?"(vv. 653-654).
A questa domanda Apollo risponde con una affermazione di patriarcato e di antifemminismo estremo. Vale la pena riferirla per quanto è fuori moda adesso:"La cosiddetta madre non è la generatrice del figlio (tevknou tokeuv~ ), ma la nutrice (trofov~) del feto appena seminato: genera (tivktei) il maschio che la monta; colei come un ospite con un ospite salva il germe (e[rno~), per quelli ai quali gli dèi non l’abbia distrutto"(vv. 658-661).
Nell’ Oreste di Euripide, il protagonista, per scagionarsi, utilizza il medesimo argomento della generazione patrilinea.
Infatti dice a Tindaro che lo ha accusato di spietatezza, poiché non si è fermato nemmeno davanti al seno della madre: “path;r me;n ejfuvteusen me, sh; d j e[tikte pai'~,-to; spevrm j a[roura paralabou's j a[llou pavra:-aneu de; patro;~ tevknon oujk ei[h pot j a[n” (vv. 552-554), il padre mi ha generato, tua figlia invec mi partoriva,/un campo ha preso il seme da un altro:-senza il padre non ci sarebbe mai un figlio.
Ma il coro di donne argive nell’epodo del secondo stasimo ribatte che non c’è sulla terra malattia, lacrime, pena più grande che versare con la propria mano a terra il sangue della madre ammazzata (vv. 832-833).
Sono esempi di logica doppia, aperta al contrasto.
L’autore di Il pensiero storico classico riconosce alla cultura dei Greci una maggiore disponibilità a considerare e accettare punti di vista diversi tra loro :"La nostra logica è rettilinea, astratta: quella dei Greci è sempre aperta al contrasto. Nell'Oresteia di Eschilo Divka Divkai (xymbaleî ) "Dika si scontrerà con Dika"[9]: ci possono essere due Dikai, due Giustizie nel caso dell'Oresteia , quella "matriarcale" di Clitennestra ( e delle Erinni, a cui il ghénos di Eschilo non può sacrificare) contro quella "patrilinea" di Oreste (e di Apollo, il dio degli Alcmeonidi legati al ghénos Eupatrida di Eschilo). Così in Erodoto: c'è la "tirannide" dei Greci nemica di Dike; ma c'è anche la "tirannide" di Deioce per cui i Medi hanno kòsmos ed eunomìa , e la "tirannide" di Ciro, dalla quale i Persiani ricevono "libertà", eleutherìa "[10].
Questa logica aperta al contrasto diviene metodica già con i Dissoì lògoi [11] i “Discorsi in contrasto”, presenti pure nelle Antilogie perdute di Protagora[12] il quale "fu il primo a sostenere che intorno ad ogni argomento ci sono due asserzioni contrapposte tra loro" come ricorda Diogene Laerzio (9, 51).
Le lezioni dei sofisti “erano particolarmente adatte a esercitare la riflessione, la capacità di osservazione e l’attitudine all’analisi, ossia a sviluppare quella libera vivacità di spirito che è ancora oggi il fine dell’istruzione. I sofisti insegnavano a parlare pro e contro ogni causa, mostrando che solo la chiara intelligenza delle ragioni favorevoli e contrarie assicurava la massima libertà di decisione contro le pretese di un sentimento immediato e inconsapevole. E’ quel che distingue anche oggi la persona colta da quella incolta, la capacità di non rimanere in balìa delle impressioni e di momentanei impulsi arbitrari, bensì di acquistare padronanza di sé e dei propri affari grazie a un’intelligenza lucida e a un esame spregiudicato delle cose”[13].
La madre non è indispensabile continua Febo:"ne è qui testimone la figlia di Zeus Olimpio, la quale non venne nutrita nelle tenebre di un utero- oujd j ejn skovtoisi nhduvo~ teqrammenvh- , ma è come un virgulto (e[rno~[14]) che nessuna dea avrebbe potuto partorire"( Eumenidi, vv.664-666).
In questi tre versi si vede la paura dell'uomo per l'oscurità della donna che è poi la zona oscura di se stesso, la propria parte femminile, l’anima di Jung, una parte con la quale invece hanno un buon rapporto gli uomini che amano le donne e, siccome ne sono stati contraccambiati, amano anche se stessi.
Anche Dioniso nacque senza madre. La storia è raccontata nelle Baccanti (vv. 519-527)[15].
“In the third play, The Eumenides, the winner of the battle of the sexes-in Athens and amongs the gods-is decided. From a feminist perspective, it is ironic that this play dramatises the so called beginning of democracy”[16], nel terzo dramma, Eumenidi, chi vince la battaglia dei sessi, ad Atene e tra gli dei è deciso. Da una prospettiva femminista, è ironico che quest’opera drammatizzi il cosiddetto principio della democrazia.
Voglio citare, in contrapposizione all’ antifemminismo di Eschilo, qualche riga dell' Ulisse di Joyce che elogia l’amore della madre:" Se non fosse stato per lei la maratona del mondo lo avrebbe schiacciato sotto i piedi, spiaccicata lumaca senza vertebre. Lei aveva amato quel debole sangue acquoso trasfuso dal proprio…Amor matris , genitivo soggettivo e oggettivo, questa è forse l'unica cosa vera nella vita. La paternità forse è una finzione legale. Chi è il padre di un qualsiasi figlio perché qualsiasi figlio debba amarlo o viceversa (...) Il figlio nascituro guasta la bellezza: nato, porta dolore, separa l'affetto, accresce le preoccupazioni. E' un maschio: la sua crescita è il declinare del padre, la sua giovinezza l'invidia del padre, il suo amico il nemico del padre (...) Che cosa mai li congiunge in natura? Un istante di cieca foia"[17].
Seguono questa linea confutatoria del patriarcato Dacia Maraini e Oriana Fallaci le quali, giustamente, rifiutano questo declassamento del loro ventre a “contenitore”:
“La madre non è più all’origine della vita, ma è solo un contenitore di vite altrui. E’ il padre che concepisce, che dà il soffio dell’energia vitale…D’altronde la Bibbia non racconta qualcosa di simile? Non stabilisce che è la donna che nasce dal corpo dell’uomo?” [18].
“Cosa credi che sia: un contenitore, un barattolo dove si mette un oggetto da custodire? Sono una donna, perdio, sono una persona….Ti faccio una concessione: ingrasso, ti regalo il mio corpo. Ma la mia mente no… Poveretto. Non è colpa sua, hanno raccontato anche a lui che Dio è un vecchio con la barba bianca, che Maria era un’incubatrice, che senza Giuseppe non avrebbe trovato nemmeno una stalla, che ad accendere il fuoco fu Prometeo” [19].
“Many feminist critics and historians have analysed The Oresteia as a text central to the formalisation of misogyny ….The Oresteia enacts ‘the battle of the sexes’, using Athenian cultural and political codes to prescribe that women must lose the battle”[20], molti critici femministi hanno analizzato l’Orestea come un testo fondamentale per la formalizzazione della misoginia….L’Orestea mette in scena la ‘battaglia dei sessi’, usando i codici culturali e politici ateniesi per prescrivere che le donne devono perdere la battaglia.
Quindi Apollo si accattiva Atena dicendole che intende potenziare Atene (Eumenidi, v. 668) e di avere voluto un'amicizia eterna (v. 673) fra gli abitanti della povli~ protetta da lei e gli Argivi, sudditi e concittadini di Oreste.
Subito prima che gli areopagiti votino, parla Atena. Pallade promette che quel consesso di giudici durerà eterno. Una volta, continua, c'era la guerra portata dalle Amazzoni per odio contro Teseo [21]"(v. 686); esse si accamparono proprio sul colle che in seguito ai loro sacrifici ad Ares fu chiamato Areopago: il colle di Ares (v.690). Ma quel tempo è lontano. Ora il rispetto (sevba~) e il timore suo parente (fovbo~ te xuggenhv~) tratterranno i cittadini dall'ingiustizia (vv. 690-691).
Quindi la dea sconsiglia l’anarchia e il dispotismo: la città dovrà tenere una via di mezzo senza eliminare del tutto la paura che è funzionale alla giustizia (vv. 696 e 698 , parole già dette dalle Erinni in 526-527 ).
Questo suggerimento manifesta una inopinata consonanza di fondo con quanto hanno già detto le Erinni (fr. Vv.526-27) le quali così acquistano autorevolezza e si sentono accettate: presupposto necessario perché diventino Eumenidi.
Il nuovo consesso di giudici, prescrive ancora la dèa eponima della città, dovrà essere "Il tribunale non toccato da lucro (kerdw'n a[qikton tou`to bouleuthvrion),venerando, austero, presidio della terra, sempre desto in favore di chi dorme "(vv.705-707). Sembra che le sedute dell'Areopago si svolgessero di notte.
Segue il voto dei giudici. Mentre gli areopagiti si alzano e votano uno alla volta, Apollo esprime fiducia nel proprio successo:"vincerò io"( nikhvsw d’ ejgwv, v.722).
La corifèa allora gli rinfaccia il caso di Admeto sottratto al destino di morte[22]:"così facesti anche nel palazzo di Ferete: persuadesti le Moire a rendere immortali i mortali"(vv.723-724).
Apollo si giustifica affermando di avere salvato un uomo devoto e meritevole ( Eumenidi , v.725) e l'Erinni replica con un'altra accusa: "Tu certo hai destabilizzato gli antichi ordinamenti quando con il vino hai ingannato le vecchie dèe" (vv.727-728).
Il voto finale è di Atena, ed è assolutorio:"io aggiungerò questo voto a quelli in favore di Oreste: infatti madre non c'è che mi abbia generato, approvo il maschio in tutto- to; d’ a[rsen aijnw` pavnta, tranne farmi sposare plh;n gamou` tucei`n, con tutto il cuore sono tutta del padre"(vv.735-738).
La conseguenza di tale parzialità della dèa che presiede il tribunale è che: " vince Oreste anche se viene giudicato con egual numero di voti"(nika`/ d j jOrevsth~ , ka]n ijsoyhfo~ kriqh`/v.741). In effetti, eseguito il conteggio, Atena proclama l'assoluzione di Oreste:"quest'uomo è assolto dall'accusa di omicidio:infatti il numero dei voti è uguale"(vv. 752-753).
E' dunque il calculus Minervae un voto assolutorio che determina l'innocenza di Oreste ed è a fondamento dell'aforisma giuridico "in dubio pro reo " .
Il principio viene ribadito e chiarito come archetipo di una prassi nell'Ifigenia fra i Tauri di Euripide quando la dèa Atena, ex machina, sempre protettiva nei confronti di Oreste, lo salva dal re dei Tauri Toante, e ricorda:"L'ho già salvato nell'Areopago valutando i voti uguali e resterà quest'usanza che venga assolto chiunque prenda voti pari"( kai; novmism j e[stai tovde,-nika`n ijshvrei~ o{sti~ a]n yhvfou~ lavbh/), vv.1469-1472)[23].
Dopo l'assoluzione, Oreste manifesta gratitudine a Pallade, al Lossia, e per terzo a Zeus salvatore che tutto compie (vv. 758-760). Inoltre giura che mai un Argivo condurrà un esercito contro Atene: egli stesso, una volta morto, lancerebbe dalla tomba terribili maledizioni contro chi lo facesse. Una promessa del genere, come vedremo, viene fatta da Edipo a Colono.
Le lodi di Argo nelle Eumenidi trovano una spiegazione nell’alleanza tra Atene e Argo e nell’inimicizia con Sparta, una situazione creatasi dopo il 461.
Invece Oreste sarà sempre benevolo e benefico per i suoi concittadini, se manterranno l'alleanza con Atene. Questi versi (765-774) contengono un riferimento a un fatto storico recente da un lato, dall'altro al culto antichissimo degli eroi che erano stati uomini di vitalità impareggiabile e anche da morti potevano mandare influssi benefici o malefici sul territorio che li ospitava:"Le anime degli eroi si aggiravano più vicine ai viventi, nella felicità e nell'infelicità si sentiva la loro potenza"[24].
“Diventare un eroe, come accade a Edipo, è in sostanza il più alto grado di immortalità cui un greco dell’età classica poteva aspirare. L’Edipo a Colono parla dell’ingresso nel soprannaturale di un essere segnato dal destino, ed è significativo che i due ultimi capolavori del teatro tragico, quasi contemporanei tra loro (l’ Edipo a Colono e le Baccanti di Euripide, composti intorno al 406 a. C.), mettano entrambi sulla scena un soggetto religioso, seppure in modi radicalmente diversi: lo scettico Euripide descrive le forme esotiche e violente di un culto estatico, il conservatore Sofocle parla di un fenomeno religioso fortemente radicato nella civiltà tradizionale”[25].
Edipo dunque, giunto a Colono, promette di riversare collera postuma sui Tebani per il trattamento ricevuto dai figli:"il mio freddo cadavere anche dormendo sepolto sotto terra un giorno berrà il loro sangue caldo" ( Sofocle, Edipo a Colono , vv. 621-622), mentre la sua ombra sarà sempre propizia (v.1707) alla terra ateniese che gli ha dato l'ultimo asilo.
“Il corpo irrigidito di Edipo si risveglia per bere il sangue dei nemici di Atene, e dietro quest’immagine quasi vampiresca sta la credenza, già omerica, che i fantasmi dei defunti, quelle parvenze fragili che si aggirano nell’Ade e rappresentano un “doppio” larvale del vivente, si rianimino e prendano vita solo quando possono gustare il sangue vivo che sprizza dalle vene delle vittime…Del resto, i divini poteri del tebano Edipo sepolto a Colono erano stati messi alla prova solo pochissimi anni prima della rappresentazione sofoclea. Nel 407 a. C., durante l’ultima fase della guerra del Peloponneso, il re spartano Agide aveva tentato un colpo di mano contro Atene, ma proprio a Colono la cavalleria tebana era stata duramente sconfitta da quella ateniese (Diodoro Siculo, XIII 72, 3-4) e fonti tarde parlano persino di una miracolosa apparizione di Edipo sul campo di battaglia a fianco degli Ateniesi”[26]”[27].
“Molti eroi, come Edipo, finiscono misteriosamente sparendo alla vista e il loro corpo non viene trovato. Lo spazio in cui questo avviene è considerato sacro…e non di rado in esso ha sede un oracolo del morto…A Rodi si diceva che Altemene, eroe fondatore, non era morto ma era stato inghiottito in una voragine della terra (Apollodoro, III, 2, 2); Anfiarao era sparito in un crepaccio insieme al suo cavallo (Pindaro, Ol. 6, 14, Nem. 10. 8)”[28].
Anche da Alcesti morta dovrebbe spirare il bene: il coro nel terzo stasimo formula questa preghiera che verrà ripetuta dai passanti, sull’obliquo sentiero accanto alla tomba: “Au[ta pote; prouvqan j ajndrov~,-nu'n dj e[sti mavkaira daivmwn:-cai'r j w\ povtni j eu\ de doivh~.-toi'aiv nin prosrou'si fh'mai” ( Alcesti, vv.1002-1005), questa una volta morì per il marito, ora è una divintà beata: salve, signora, dacci del bene. Tali parole le diranno.
Del cadavere di Oreste invece fa menzione Erodoto (I, 67-68) il quale ricorda che la Pizia, sacerdotessa di Apollo, profetizzò agli Spartani che avrebbero sconfitto i Tegeati quando avessero riportato in patria le ossa di Oreste figlio di Agamennone. Così infatti andò. Quindi Oreste divenne eroe spartano, e, come tale, “eroe negativo” nell’Andromaca di Euripide.
Bologna 24 giugno, il dì dell’onesto Giovanni 2026 ore 11, 05 giovanni ghiselli, giovanni peccatore.
p. s.
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[1] Nietzsche, Di là dal bene e dal male, p. 90.
[2] “Padre Zosima (letteratura per letteratura!) ha subito saputo distinguere, tra quelli che si erano ammassati nella sua cella, Dmitrj Karamazov, il parricida. Allora si è alzato dalla sua seggioletta ed è andato a prosternarsi davanti a lui. E l’ha fatto (come avrebbe detto più tardi al Karamazov più giovane) perché Dmitrj era destinato a fare la cosa più orribile e a sopportare il più disumano dolore” (P. P. Pasolini, Scritti corsari, p. 64) ndr.
[3] Giovanni Macchia, L’angelo della notte, p. 166.
[4] Con questo tempo presente la corifèa sembra suggerire che la donna assassina colpisce ancora e colpirà sempre fino a quando quel delitto non verrà esemplarmente castigato.
[5] Il gioco sofistico porta perfino a un capovolgimento del valore della parola che indica il peccato universale dei Greci: nelle Nuvole il Discorso ingiusto (Lovgo" a[diko" ) sostiene che Tetide lasciò Peleo perché non era impetuoso (uJbristhv" , v. 1067) e non era piacevole passare la notte con lui, mentre la donna gode a essere sbattuta. L' u{bri" , la violenza, applicata alla libidine della donna, diviene un valore.
[6] La polvere è il simbolo negativo della sterilità e della morte: prefigura l'inevitabile esito della nostra vita:"what is this quintessence of dust? " (Amleto, 2, 2), che cosa è per me questa quintessenza di polvere? domanda il principe di Danimarca. Naturalmente l'uomo, e pure la donna, dei quali Amleto non si prende alcun piacere.
"Alexander died, Alexander was buried, Alexander returned into dust" (Amleto, 5, 1), Alessandro morì, Alessandro fu sepolto, Alessandro ridivenne polvere.
Nell'Agamennone di Eschilo l'Araldo che viene ad annunciare l'arrivo del vincitore è accompagnato dal segno negativo della diyiva kovni" (v. 495), l'assetata polvere, sorella vicina del fango.
nell' Antigone il segno positivo della luce viene contrapposto a quelli negativi della polvere, del sangue e della pazzia:"Ora infatti sull'estrema/ radice si era distesa una luce ( favo" ) nella casa di Edipo/ma poi la polvere macchiata di sangue (foiniva...kovni") /degli dei infernali la falcia,/e pazzia della parola ed Erinni della mente" (vv.599-603).
Nel carme 66 di Catullo, i distici di biasimo dell'adulterio (vv.79-88) aggiunti alla Chioma di Berenice di Callimaco associano la polvere all'impurità delle spose infedeli le cui offerte votive infauste vengono rifiutate dalla chioma incielata della casta sposa di Tolomeo III Evergete(246-222):"sed quae se impuro dedit adulterio,/ illius a! mala dona levis bibat irrita pulvis/namque ego ab indignis praemia nulla peto. ", ma se qualcuna si concede all'impuro adulterio, ah la polvere leggera beva inutilmente i doni maledetti di quella, io infatti non voglio le offerte delle donne indegne (vv.84-86).
Nella Ricerca di Proust la polvere simboleggia l'insignificanza:"l'esistenza offre interesse solo nelle giornate in cui alla polvere della realtà viene a mischiarsi sabbia magica, in cui qualche volgare incidente della vita diventa una molla fantastica"[6].
Insomma:"I will shaw you fear in a handful of dust" (T. S. Eliot, The Waste Land, v.30), in un pugno di polvere vi mostrerò la paura.
[7] Su questo concetto topico vedi anche la scheda a p. 355.
[8] “Una volta caduto a terra nero sangue mortale di quello che prima era un uomo, chi potrebbe farlo tornare indietro incantando? (vv. 1019-1021).
[9]Coefore 461:" [Arh" [Arei xumbalei', Divka/ Divka".
[10]S. Mazzarino, Il pensiero storico classico , I, p. 175.
[11] " Un testo che può definirsi la formulazione "relativistica" del pensiero dei sofisti…Gli "agoni di discorsi" tucididei echeggiano questa problematica, pur a mezzo secolo di distanza dai Dissoì lògoi… uno scritto sofistico redatto verso il 450 o al più tardi 440" (S. Mazzarino, Il pensiero storico classico, 1 pp. 258 ss.).
[12] Nato nella ionica Abdera intorno al 485 a. C., all'incirca coetaneo di Euripide dunque.
[13] J. G. Droysen, Aristofane, p. 194.
[14] Un virgulto ( [erno" ) osservato presso l'altare di Apollo, è il frammento della natura santa cui Odisseo paragona la vergine Nausicaa (Odissea , 6, vv. 162-163): anche qui la ragazza viene distinta dalla donna e dalla sessualità.
[15] Vedi la scheda di approfondimento successiva al v. 113 della Medea.
[16] Sue-Ellen case, Op. cit., p. 14.
[17]Ulisse , p 38 e p. 284.
[18] Dacia Maraini, Lettera sull’aborto,da Un clandestino a bordo, (1987), Milano, 2002.
[19] O. Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, p. 58.
[20] Sue-Ellen Case, Feminism and theater, p.12.
[21] A proposito di Teseo, Bachofen nel suo Das Mutterrecht (1861) sostiene che egli "rappresenta lo Stato maschile, le Amazzoni rappresentano lo Stato femminile" (J. J. Bachofen, Il potere femminile , a cura di Eva Cantarella, p. 63). La natura dell'eroe ateniese "è quella di un essere che appartiene interamente alla luce, di apollinea purezza (p.68)..egli è il "fondatore del matrimonio...il nemico dell'amazzonismo (p. 69)...come Romolo, egli fonda il nuovo Stato unitario sul principio del diritto paterno"( p. 70). Anche il conflitto rappresentato nelle Eumenidi, secondo lo studioso svizzero, rappresenta la vittoria del potere maschile e del principio spirituale:" Le Erinni sono ciò che è e[ra (terra) stessa, ossia l'espressione della vita terrena, corporea, fisica, dell'esistenza tellurica...La donna è la terra stessa. La donna è il principio materiale, l'uomo il principio spirituale. Per entrambe, la donna e la terra, valgono le parole di Apollo (vv. 658 e segg.)...Platone, seguito da Plutarco, nel Menesseno dice letteralmente quanto segue:"non è la terra a imitare la donna, ma la donna a imitare la terra"...Nel compiere la sua funzione la donna rappresenta dunque la terra. Essa è la materia terrena stessa. Perciò il nome di entrambe, ghv (terra) e gunhv ( donna) deriva dalla stessa radice, una radice da cui discendono anche guva, ossia terreno arativo e corpo materno (pp.76-77)...Il diritto materno è il diritto della vita materiale, il diritto della terra..Viceversa il diritto paterno è il diritto della nostra vita immateriale, incorporea. Il primo è il diritto delle divinità che abitano nelle oscure profondità antiche; il secondo è il diritto dell'Olimpio che troneggia al di sopra della terra, ad altezza solare (p. 79)...L'opinione che possiamo farci, leggendo Eschilo, è che l'epoca del diritto materno è dominata dal culto oscuro, terribile, chiuso ad ogni speranza, di una implacabile potenza ctonia. Invano Oreste invoca il suo dovere di figlio..invano sottolinea che il matrimonio era stato profanato(p. 84)...Alla persona di Oreste fanno capo entrambi gli avvenimenti, l'istituzione dell'Areopago e la fine del diritto materno delle Erinni"(p. 85).
Teseo e Oreste ad Atene dunque, come Romolo a Roma, fondano lo Stato sul diritto paterno: la Potestas dell'uomo è il fondamento dell'Imperium statale. " Il diritto materno cede di fronte al diritto dello Stato, il ius naturale cede di fronte al ius civile ..Agamennone pensa al bene dell'esercito, Clitennestra conosce solo il diritto individuale del sangue materno..Il diritto paterno..sfocia ormai nel concetto di Stato, mentre il diritto materno non va mai oltre la famiglia materiale. Di Mario che, obbedendo all'ordine ricevuto in sogno, sacrificò sua figlia Calpurnia durante la guerra contro i Cimbri, Plutarco dice..che antepose lo Stato alla natura (p. 93). Non è dunque casuale il fatto che Teseo abbatta il diritto materno e contemporaneamente getti le basi dello Stato ateniese, e che l'avvento del diritto paterno a Roma si verifichi durante il regno di Romolo"(p. 94).
[22] Euripide drammatizzerà questo mito in una tragedia, l'Alcesti , dove Qavnato~. corredata di ali nere (cfr. Alcesti, v. 843) accusa Febo di stabilire la legge per gli abbienti (pro;~ tw'n ejcovntwn, Foi'be, tovn novmon tivqh~, Alcesti, v.57).
[23] Siccome l'Artemide taurica esigeva sacrifici umani e i figli di Agamennone, con Pilade, ne portano il simulacro in Grecia per ordine di Apollo, Bachofen ne inferisce che Oreste "con il furto della statua della dea porta a termine il suo compito. Da un lato uccide Clitennestra, dall'altro sottomette Artemide alla legge superiore e mite di Apollo". E conclude :"Non intendo discutere la storicità di questi singoli avvenimenti: quel che è certo è che, nel ricordo degli uomini, si è conservata l'idea che l'epoca del dominio femminile ha provocato sulla terra il verificarsi degli eventi più sanguinosi"(op. cit., p. 92).
[24] Rohde Psiche, p.196
[25] Giulio Guidorizzi (a cura di), Sofocle Edipo a Colono, p. XIII
[26] Ved. Euripide, Phoen. 1703-7.
[27] G. Guidorizzi, Op. cit., p. XVI e p. XVII
[28] Avezzù-Guidorizzi, Edipo a Colono, p. 378.
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