L’immagine onirica proveniente da Piero e dall’estate di dieci anni prima, quindi le parole allegoriche inviate dell’Apostolo dell’Apocalisse.
Dormivo, sognavo. Ero alla festa della conoscenza nel megaron, il grande salone centrale dell’università di Debrecen. Non ero più un ragazzino e non ancora un adulto maturo: avevo 26 anni e 8 mesi. Ma si avvicinava il tempo dell’ajpolkavluyi~ della rivelazione.
A un tratto vidi due Angeli che aprivano una cortina svelando una donna. Tale visione mi fece ricordare la Madonna del Parto di Piero che avevo visto a Monterchi quando andavo sulla tomba dei miei cari situata nella contigua Sansepolcro, un pellegrinaggio ciclistico effettuato più volte da Pesaro attraverso l’Appennino con il passo di Bocca Trabaria al’andata dopo il passaggio per Urbino e Urbania, poi quello di Bocca Serriola al ritorno passando per Città di Castello e scendendo sul mare a Fano.
Volevo conoscere questa donna vestita di bianco, volevo parlarle, mi piaceva fuori dall’ordinario e cercavo di capire perché. Era più di una ragazza: era un simbolo che raccoglieva tutti i significati che avevo sempre cercato fin da bambino e trovato distribuiti in donne diverse: dalle consanguinèe alle professoresse, alle compagne di scuola.
Questa biancovestita era la compiutezza, la pienezza della significazione femminile. Era interamente e intensamente reale. Naturale, bella e fine più di ogni altra creatura. Era l’incarnazione della donna ideale. Di una distinzione eletta e pure con l’ umiltà benigna da vera signora. L’avvicinai. Parlava adagio con voce soave. Disse quasi subito che forse aspettava un bambino. Pensavo ancora alla Madonna di Piero: nel suo ventre doveva incarnarsi il Verbum. Kai; oj lovgo~ savrx ejgevneto. Verbum caro factum est et habitavit in nobis.
Helena era una ragazza madre. Un altro pregio ai miei occhi. Mentre la osservavo, vedevo quell’armonia invisibile e reale che è più forte della visibile o presunta tale.
La selva oscura, dove mi trovavo già prima del mezzo del cammino e che mi avrebbe tolto la luce per l’intero percorso se non avessi visto questa icona santa e non l’avessi incontrata quale persona, divenne chiara kai; to; fw`~ ejn th`/ skotiva/ faivnei. Ho imparato queste parole dal raffinato Giovanni.
La convincevo a rimanere vicino a me parlandole con parole da lei stessa ispirate. Aveva un taglio nel centro del lungo abito al pari della Madonna di Piero. Poteva emergerne una ferita o l’ombelico, più vero, vivo e reale di quello delfico. Pensai che fosse il centro del cosmo, il cosmo del cosmo.
Bologna 9 giugno 2026 ore 11, 16 giovanni ghiselli.
p. s.
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