martedì 23 giugno 2026

Eschilo Eumenidi Primo Stasimo


 

 

Nel Primo Stasimo delle Eumenidi (vv.307-396) le Erinni danzano e cantano "un canto di odio"(mou`san stugeravn v.308) mentre Oreste si tiene avvinghiato alla statua di Atena. L'"inno" delle Furie è "un laccio per la mente, senza accompagnamento di lira (u[mno~ devsmio~  frenw`n, ajfovrmikto~), aridità per i mortali"(vv. 331-333, ripetuti, vv. 343-346, nell’ ejfuvmnion, il ritornello).

 

“Gli esseri sotterranei aborriscono la musica (…)  e l’ingresso di Orfeo nell’Ade commuove le ombre dei morti e pure gli dèi inferi tramite il suono della cetra che non risuona mai tra i defunti”[1].

Mi pare che questo pensiero  contenga una contraddizione.

 

  Le Erinni dunque minacciano la distruzione del pensiero, dell'arte e della stessa vita umana, se non verranno riconosciuti i loro diritti, prima di tutti quelli della vendetta

 Infatti queste creature si proclamano "le venerande memori delle colpe"(kakw`n-te mnhvmone~, semnaiv, vv. 382-383); dunque il coro rivendica " una dignità antica” gevra~ palaiovn per la quale, precisa, “non accetto il vituperio, anche se occupo un posto sotto terra e la tenebra nemica del sole"(vv. 393-396).

 

Queste donne spaventose di tanto in tanto si affacciano nella letteratura europea: vengono utilizzate dagli autori di visione  ampia. Nell’Inferno dantesco Virgilio, dopo avere individuato “le meschine[2]/ della regina dell’etterno pianto”, le mostra a Dante :"Guarda-mi disse- le feroci Erine"[3].

Virgilio attribuisce anche un nome alle “tre furie infernal di sangue tinte” 37: Megera, Aletto e Tesifone (45-48)

 

 Goethe  le mette in scena, con altro aspetto: nel Faust   l’araldo le presenta con queste parole  :"Le Furie, sono!... E non mi crederete!- Vaghe, ben fatte, giovani d’anni, attraenti.- Accostàtele un poco, e proverete- che le colombe han morsi di serpenti. Son false, sì! Ma in questo dì nel quale-ogni folle de’ suoi vizii si vanta,-non pretendon di angeli la fama,-si confessano pèste delle città e dei campi"[4].

 

Più avanti (Galleria oscura) compaiono le Madri che spaventano Faust e inquietano Mefistofele il quale dice: “ A malincuore, svelo un grande enigma.-Auguste dèe, troneggiano-in una sconfinata solitudine.-Nessun paese, intorno.E tempo, ancora meno.-A parlar di lor, ci si sconcerta.-Son le Madri! Die Mütter sind es!

Faust (con un sussulto di spavento) Madri?

Mefistofele

Rabbrividisci?

Faust

Madri! Madri! Suona tanto strano!!

Mefistofele

E misteriose sono!-A voi mortali sconosciute iddie,-a noi demonii nominarle spiace.-Per rintracciarne la dimora occulta,-ti occorrerà frugare-nell’abisso.- La colpa è tua, se d’esse abbiam bisogno”[5].

 

 Il narratore del Doctor Faustus di T. Mann, il professore umanista Serenus Zeitblom, spiegava dalla cattedra agli scolari del liceo “come la civiltà consista veramente nell'inserire con devozione, con spirito ordinatore e, vorrei dire, con intento propiziatore, i mostri della notte nel culto degli dei"[6]. E’ quello che ha fatto Eschilo. E’ il caos che si fa cosmo.

Alla fine dell’Orestea le Erinni diventano Eumenidi: “ Dopo l’intervento razionale di Atena, le Erinni-forze scatenate, arcaiche, istintive, della natura-sopravvivono: e sono dee, sono immortali. Non si possono eliminare, non si possono uccidere. Si devono trasformare, lasciando intatta la loro sostanziale irrazionalità: mutarle cioè da “Maledizioni” in “Benedizioni”. I marxisti italiani non si sono posti, ripeto, questo problema”[7].

La visione orrenda delle Erinni spunta davanti agli occhi di Oreste già nelle Coefore , quando l'assassino della madre le vede quali donne "simili a Gorgoni/dalle nere tuniche e intrecciate/di fitti draghi"(vv.1048-1050). Tali mostri sono"le rabide cagne della madre" (v1054) che appaiono soltanto al matricida:" uJmei'~ me;n oujc oJra'te tavsd  j, ejgw; d ‘ oJrw'”, voi non le vedete queste, ma io le vedo"(1061). Le Furie lo incalzano: “ejlauvnomai de; koujkevt j a]n meivnaim j ejgwv” (v. 1062), sono sospinto e non posso più restare io.

T. S. Eliot pone questi versi quale epigrafe di Sweeny agonista (1930), :" You don’t see them, you don’t-

But I see them: they are hunting me down, I must move on”.

Nel dramma La Riunione di famiglia (1939)   Eliot mostra come tali visioni siano un privilegio.

Secondo l'autore di The waste land  bisogna seguire le Erinni come segni mandati da un altro mondo, non cercare invano di evitarle con un'impossibile fuga in quella "deriva infinita di forme urlanti in un deserto circolare" che è la storia umana. Quelli che vedono le Erinni insomma, sono monocoli in una terra di ciechi.

 

Non sempre c’è redenzione dopo un delitto del genere: Nerone, dopo avere ammazzato Agrippina (59 d. C.) sebbene rassicurato dalle congratulazioni dei soldati, del Senato e del popolo: “neque tamen conscientiam sceleris…aut statim aut umquam ferre potuit, saepe confessus exagitari se materna specie verberibusque Furiarum ac taedis ardentibus” (Svetonio, Neronis vita, 34), tuttavia non poté subito né poi sopportare il rimorso del delitto, e spesso confessò di essere tormentato dalla visione della madre e dalle fruste e dalle fiaccole ardenti delle Furie. 

Nerone infatti amava interpretare sulla scena la parte di Oreste, ossia del matricida assolto.

 

Bologna 23 giugno 2026 ore 20, 37 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Avezzù-Guidorizzi, Edipo a Colono, p. 343.

[2] Schiave.

[3] Inferno, 9, vv. 42-43 e 45.

[4] J. W. Goethe, Faust,  seconda parte, I atto, Gran Salone (vv. 5349- 5356)

[5] Faust , vv.6212- 6222

[6]T. Mann, Doctor Faustus ,  pp. 12 e 14.

[7] P. P. Pasolini, Le belle bandiere, p. 54.


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