lunedì 29 giugno 2026

L’apprendistato XXVI parte. La piscina bella, poi deformata.


Mi guardai in uno specchio per acconciarmi alla meno peggio. In effetti ero malconcio. Avevo nel volto e nel corpo le piaghe di chi ha fatto della propria vita un nodo atroce di doveri e  di colpe.

Solo i polpacci e le cosce conservavano alcune le tracce  dell’antico agonismo. Sopra il costume dunque indossai dei calzoncini dalla parte inferiore ridotta tanto che  lasciava vedere i muscoli residui delle gambe ancora segnate dalle vittorie antiche, mentre alzai  la cintola al di sopra della vita slargata  per nascondere almeno in parte il ventre obbrobrioso da uomo punitore di sé stesso: ne avevo vergogna e rimorso. Quindi mi avviai in direzione della piscina. Attraversai di nuovo il bosco pieno di ombre, di enigmi non ancora risolti, e varcai il laghetto camminando adagio sul ponticello che, invece era assolato e cominciava a essermi familiare.

Un chiaro punto di riferimento in quell'intrico boschivo insomma.

 La piscina di Debrecen allora era bella, grande, ricca di alberi, prati, cespugli, fiori, chioschi e, naturalmente, di vasche. Queste avevano l’acqua fredda, o tiepida, o calda fino a scottare. Erano rettangolari, o circolari; grandi, piccole e medie; alcune avevano un trampolino per i tuffi, altre le onde artificiali per il gioco dei bambini, in altre ancora si poteva soltanto nuotare. Il prezzo del biglietto era poco più che simbolico come quello di ogni cosa necessaria: dal cibo, all’affitto dell’alloggio.

Insomma era un bel luogo, attrezzato bene, pulito, confortevole, e frequentato da persone rispettose le une delle altre.

Quando ci sono tornato 45 anni più tardi, in bicicletta, illudendomi di ritrovarlo qual era, vidi invece con dispiacere che, quel giardino d’estate aperto al popolo di Debrecen, era diventato parte di un albergo, ed era stato completamente  modificata in peggio: privo di vegetazione, di giochi per bambini, di varietà delle vasche: da luogo di incontro e svago quasi gratuito, era stato  ridotto a un ritrovo squallido e costoso di borghesucci pretensiosi, mercificato dunque e trasformato  in  affare volgare.

Brutto assai: quasi quanto l’Hungaria ridotto a MacDonald.

Nel 2011 era caduto già da diversi anni il muro che separava due sistemi diversi. Il mondo tendeva all’uniformità deforme. Ora pare che voglia andare incontro alla distruzione. Perché è guidato da gente malata e la maggioranza che si conforma sempre a chi comanda non li manda via.

At pueri ludentes ‘rex eris’ aiunt,/ si recte facies[1].

Puer ludens sono anche io e mi confortano i tanti lettori: più di seimila al giorno in questo mese. Il nostro gioco è molto serio del resto.

Bologna 29  giugno 2029 ore 16, 51  giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Orazio, Epistole, I, 1, 59-60


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