venerdì 7 agosto 2026

Euripide ottava parte. Eraclidi terza e ultima parte.


 

 

Secondo stasimo

Il Coro rileva l’alternanza e l’onnipotenza delle umane sorti. Nulla avviene qew'n a[ter senza gli dèi (608). Nessuna famiglia procede sempre nella buona fortuna: a una sorte segue un’altra. Non abbiamo il diritto (qevmi") di  evitare il destino e nessuno lo scanserà con la saggezza: chi  desidera evitarlo avrà solo delle pene (614-616)

Il coro celebra la gloria di Macaria e la virtù che passa attraverso i tormenti- aJ d  j ajreta; baivnei dia; movcqwn- 625

Arriva il servo di Illo con buone notizie: Illo, figlio di Eracle e Deianira, è schierato contro gli Argivi.. Iam senior, sed cruda deo-viro- viridisque senectus (Eneide, VI, v. 304)

 

Il Coro lo scoraggia, mentre il servo gli fa fretta: [Are" stugei' -mevllonta" (722-723) Ares odia i ritardatari.

 

 cfr.  L’apparizione  di Caronte ad Alcesti morente.

 

"Vedo una navicella a due remi, la vedo nella

palude: il traghettatore dei morti

con una mano sulla pertica, Caronte,

già mi chiama: perché indugi?  Tiv mevllei~;      

affrettati. Tu mi fai perdere tempo (su; kateivrgei~). Così

adirato mi fa fretta.(Euripodr, Alcesti, 252-257).

 

Iolao si fa sostenere dal servo per non inciampare: bisogna avanzare senza scivolare per evitare l’auspicio male ominoso-o[rniqo" ou{nek j , ajsfalw'" poreutevon (730)

Quindi il vecchio prega il braccio di aiutarlo e di comportarsi come quando rase al suolo Sparta al fianco di Eracle. E biasima Euristeo che è un vile e la sua reputazione di valoroso è immeritata, ma noi crediamo che chi ha successo sappia fare tutto bene ( oijovmeqa ga,r- yo;n eujtucou`nta pavnt j ejpivstasqai kalw`~ 746-747)

 

Terzo Stasimo

Il coro di vecchi ateniesi invoca terra luna e sole

Micene città ricca e celebrata cova  mh'nin, rancore  per la mia terra e questo è deinovn (759). Ma sarebbe kakovn se  consegneremo degli ospiti supplici eij xevnou" ijkth'ra" paradwvsomen per ordine di Argo.

Zeuv" moi suvmmaco", ouj fobou'mai 767, Zeus è mio alleato e non ho paura.

Quindi la preghiera ad Atena su; mavthr devspoinav te kai; fuvlax 772, tu madre padrona e custode.

Il coro ricorda le grandi Panatenee: prima degli agoni dal bosco di Academo una processione portava fiaccole sull’acropoli. Quindi alla dea veniva offerto un nuovo peplo ricamato dalle donne ateniesi.

 

Quarto Episodio

Entra un messaggero che racconta la battaglia vittoriosa

Ci sono stati dei miracoli: Iolao da vecchio che era è tornato giovane

Illo sfidò Euristeo a singolar tenzone ma quello per viltà rifiutò.

Illo e Iolao vinta la battaglia inseguivano Euristeo in fuga. Iolao prega Ebe di restituirgli la giovinezza. La preghiera viene esaudita e Iolao tornato giovane cattura Euristeo.

La sentenza finale è che non bisogna guardare con invidia chi è fortunato prima di averlo visto morire poiché le sorti durano un giorno-wJ" ejfhvmeroi tuvcai (866)

Alcmena ringrazia Zeus delle vittorie che ha volto in fuga il nemico-w\ Zeu' tropai'e- to; tropai'on è il monumento per avere volto in fuga il nemico.

Alcmena, la madre di Eracle, però domanda per quale ragione Iolao non abbia ucciso Euristeo. Il messaggero risponde che Iolao non  ha voluto fare questo favore all’empio che lo chiedeva. Quindi ricorda alla sua padrona Alcmena la promessa di libertà: “crh;-ajyeude;" ei\nai toi'si gennaivoi" stovma (890-891) i nobili deviono mantenere la parola.

 

Nel quarto stasimo il coro giosce per la danza-ejmoi; coro;" me;n hjduv"-  per la grazia acuta del flauto, per la dolce  incantevole Afrodite, per il piacere di vedere il successo degli amici. La Moira genera molte cose e a tutte dà compimento- polla; ga;r tivktei Moi'ra telessidwvteir j e pure il tempo figlio di Crono.

Bene fa la città a onorare gli dèi e a seguirne i segni: “ejpivshma gar toi-qeov" paraggevllei, tw'n ajdivkwn parairw'n fronhvmato" aijeiv ( 906-908), dio in effetti manda dei segni, ma priva sempre del senno gli ingiusti.

Eracle è salito il cielo e divide il letto con l’amabile Ebe nella reggia dorata.

Molti eventi convergono tra loro: “sumfevretai ta; polla; polloi'"” (919). Atena aiutò Eracle e ora gli Ateniesi hanno salvato i suoi figli.

Il servo porta in scena davanti ad Alcmena Euristeo prigioniero. E’ caduto e umiliato dopo tanta superbia. E’ la cosa più piacevole riguardo a  un nemico ejk eujtucou'" dustucou'nq  j ojra'n  (940) vederlo cadere dal successo.

Alcmena rinnfaccia a Euristeo le fatiche imposte a suo figlio e la persecuzione subita. Poi  il solito elogio di Atene ajll j hu|re" a[ndra" kai; povlism j ejleuvqeron- oi{  s j oujk e[deisan (957-958), ma hai trovato uomini e una città libera che non hanno avuto paura di te.

 Quindi lo minaccia di morte. Ma il servo la avverte che non è costume di Atene uccidere il nemico catturato in battaglia. Alcmena dice che lo ucciderà lei, e il servo le prospetta grande biasimo se lo farà pollh;n a[r j e[xei"  mevmyin, aij dravsei" tade (974). La donna non cede: chi vuole, dica pure che sono insolente e insuperbisco più di quanto una donna dovrebbe- kai; th;n fronou'san mei'zon h] gunai'ka crhv (979).

Mancano alcuni versi finali. In ogni modo Alcmena non cede e chiede di nuovo la condanna a morte di Euristeo. Lo ucciderà lei se gli Ateniesi non vogliono contaminarsi.  Euristeo  è grato ad Atene che cercato di salvarlo e promette che il suo cadavere proteggerà la città  e la sua terra come farà il secondo Edipo di Sofocle

 

Pesaro  8 agosto 2026 ore 9, 20 giovanni ghiselli 

p. s.

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