mercoledì 8 ottobre 2025

Lucrezio, De rerum natura, I, 290- 318 Traduzione.


 

Così dunque devono lanciarsi anche i soffi del vento 290

che, come un fiume impetuoso,  quando si sono gettati

su qualunque direzione spingono le cose poste davanti e le scuotono/

con raffiche frequenti, talvolta con turbine tortuoso

le afferrano e le trasportano in una vorticosa bufera.

Perciò più che mai i venti sono corpi invisibili 295

dal momento che nei fatti e nei comportamenti li troviamo

emuli dei grandi fiumi che invece sono di materia visibile.

Inoltre percepiamo i diversi odori delle cose

però non li vediamo mai giungere alle narici,

né osserviamo le vampate del caldo né possiamo 300

cogliere con gli occhi i freddi né siamo soliti discernere le voci

che tuttavia devono tutti  consistere di corpo

materiale poiché possono colpire i sensi.

Nessuna cosa infatti se non il corpo può toccare né essere toccata.

Infine le vesti sospese sul lido che infrange i flutti 305

si inumidiscono, mentre le medsime spiegate al sole si asciugano.

Ma non si è visto come l’umidità dell’acqua sia penetrata

né al contrario come sia fuggita al calore.

Dunque il liquido si sparge in piccole parti

che gli occhi non possono vedere con nessun metodo. 310

Anzi nel ritorno di molti anni solari

un anello da tenere al dito si assottiglia nell’interno,

la caduta continua di gocce scava la pietra, il ferreo vomere adunco  dell’aratro decresce nei campi senza che si veda,

e vediamo i lastricati in pietra delle vie già consumati

dai piedi/ 315

della folla, poi le statue di bronzo presso le porte

mostrano la  mano destra assottigliata

dal tocco frequente di quelli che le salutano e passano oltre 318

 

Bologna 8 ottobre 2025 ore11, 10 giovanni ghiselli

p. s.

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