Il crollo della volontà è per Turgenev la tragedia più grande. La sua posizione di occidentalista si definisce già negli anni giovanili.
Padri e figli del 1862. Padri in caricatura, figli sconfitti.
Turgenev osserva le inquietudini dei giovani con sguardo imparziale. Non scrive a romanzi a tesi
Nelle prime righe c’è la data 12 maggio 1859.
I figli Evgenij Bazarov e Arkadij Kirsanov si definiscono nichilisti. Rifiutano valori e princìpi. I padri chiedono come si possa vivere senza valori, ma i figli considerano i valori falsi idoli.
Bazarov è il duro dei due, tuttavia scopre una falla nel proprio universo negativo: l’amore per la bella ricca e fine Anna Sergeevna Ondicova.
Con l’amore respinto conosce la sofferenza. Il mondo non è più sotto il controllo della sua arrogante negazione. E si lascia morire per un’infezione che avrebbe potuto curare (cfr. Thomas e Hanno nei Buddenbrook). Arkadij lo imitava, e quando l’amico muore, si sposa e torna sotto le ali del padre Nikolaj Kirsanov che come il figlio è un personaggio pallido e insicuro .
Il padre di Arkadij ha un legame e un secondo figlio con la serva Fenička e non sa come dirlo al primo figlio.
Pavel Kirsanov, fratello di Nikolaj e zio di Arkadij è l’antagonista di Bazarov e lo affronta con tutto il suo arcaico idealismo. Crede nei principi, nella poesia di Goethe, nelle Stanze di Raffaello. Sempre elegantissimo e imperturbabile, ha la stessa pena di Bazarov: una donna che lo ha rifiutato tempo prima.
Poi ci sono i genitori di Bazarov che accettano la vita come viene, e ricordano i proprietari d’antico stampo gogolìani. Li salva e li nobilita l’amore reciproco.
La donna fatale e letalr per Bazarov, Anna Ondicova è bella, fredda, calcolatrice. Controlla i propri sentimenti per paura del disordine.
Turgenev non presenta prospettive consolatorie come quelle fideistiche di Dostoevkij, o quelle etiche di Tolstoj.
Lo zio di Arkadij, Pavel Petrovič, aveva conservato la snellezza giovanile e quello slancio verso l’alto, via dalla terra, che di solito scompare dopo i vent’anni” (p. 28). E’ il tipo del dandy che incarna l’ultimo sprazzo di eroismo nel tempo della decadenza.
Ha in comune con Alcibiade la pronuncia personale, affettata di certe parole (cfr Aristofane, Vespe, 42: lambda invece di ro: olàs ? vedi? Per oràs-) Vogliono significare che trascurano le regole
Bazarov è un nichilista, uno “che considera tutto da un punto di vista critico” (p. 35), lo definisce Arkadij. E aggiunge: “il nichilista è un uomo che non s’inchina dinanzi a nessuna autorità, che non presta fede a nessun principio, da qualsiasi rispetto tale principio sia circondato.
Lo zio Pavel obietta che loro “gente del vecchio secolo”, ritengono che senza prensìp, accettati per dogma, non si può muovere un passo, non si può trarre un respiro” (p. 36)
Bazarov faceva esperimenti con dei ranocchi e Pavel dice:”li vivisezionerà. Non crede nei principi, nei ranocchi crede” (p. 37).
Bazarov si occupava di scienze naturali.
Pavel era stato un brillante uomo di mondo ma poi si era innamorato di una donna che lo fece soffrire e lo ridusse a persona stanca, invecchiata e incanutita. “Trascorsero dieci anni, incolori, infruttuosi e veloci, terribilmente veloci. In nessun luogo il tempo vola come in Russia; in prigione, si dice che voli ancora più presto” (p. 43).
Cfr. Pavese: “l’ozio rende lente le ore e veloci gli anni. L’operosità rende rapide le ore e lenti gli anni” (Il mestiere di vivere, 8 dicembre 1938).
Dopo la morte della donna amata, Pavel divenne uno scapolo solitario. Entrava in quel torbido, crepuscolare periodo di rimpianti simili a speranze, di speranze simili a rimpianti, quando la giovinezza è passata e la vecchiaia non è ancor giunta (p. 44).
Arkadij non approva il disprezzo per lo zio manifestato da Bazarov che però gli risponde: “Chi lo disprezza?Tuttavia dirò che un uomo, il quale ha puntato tutta la propria vita sulla carta dell’amore femminile, e quando questa carta gli è stata vinta, si è inacidito e si è lasciato andare al punto di non essere più buono a nulla, un tale uomo non è un uomo, ma un maschio. La stupidità non l’ha abbandonato del tutto”.
Di fatto sopravvivere al tempo dei successi amorosi è un’impresa che .richiede tutto l’impegno e la forza.
Arkadij gli ricorda l’educazione che lo zio ha ricevuto
E Bazarov: “Ogni uomo deve educarsi da sé, come me, per esempio…Quanto all’epoca, perché dovrei dipenderne? E’ meglio ch’essa dipenda da me. No amico mio, tutto ciò è dissolutezza, vacuità! E quali relazioni misteriose ci sono tra un uomo e una donna? Noi fisiologi, sappiamo quali relazioni ci siano. Studia un poco l’anatomia dell’occhio: come fa a venirne uno sguardo enigmatico? Tutto ciò è romanticismo
bazzecole, marciume, artisticità. Andiamo piuttosto a vedere lo scarabeo” (p, 45). Tutto è ridotto a materia: l’amore è solo un contatto di epidermidi,
E ancora; “La natura non è un tempio, ma un laboratorio, e l’uomo in essa un lavoratore” (p. 55). Il contrasto tra questo nichilista e Pavel, lo zio dell’amico, fa venire in mente la gigantomachia sull’essere raccontata nel Sofista di Platone.
“Sopraggiunsero i migliori giorni dell’anno: i primi giorni di giugno” (56)
Sono i più luminosi e la luce crescerà ancora, fino al solstizio.
Pavel quando si arrabbiava pronunciava qvesto e qvello come faceva l’aristocrazia all’epoca di Alessandro per significare “siamo magnati e possiamo trascurare le regole scolastiche”.
Oggi sono i raccomandati della greppia televisiva che pronunciano male le prole italiane poiché hanno ricevuto l’ordine di non farsi capire. Non c’è più la minima cura della dizione.
Pavel parla polemicamente con Bazarov e dice che l’aristocratico ha il sentimento della propria dignità e il rispetto per la propria persona “La personalità è l’essenziale e questa deve essere come la roccia sulla quale si costruisce tutto. Le sue abitudini, la sua pulizia derivavano dal sentimento del dovere generato dal rispetto per se stesso”,
Ma Bazarov ribadisce “noi non riconosciamo alcuna autorità. Agiamo in forza di ciò che riconosciamo utile e nell’epoca attuale la cosa più utile è la negazione; e noi neghiamo” (p. 61).
Cfr. Le Nuvole di Aristofane dove Strepsiade dice al figlio Fidippide: “al solo vederti sei negatico e controversico /ejxarnhtiko;" kajntilogikov" (1174-1175) e dai a vedere di essere offeso quando sei tu che offendi gli altri.
Bazarov dice : “noi neghiamo tutto”. Prima di ricostruire, bisogna fare piazza pulita.
Ma Pavel replica che “il popolo russo rispetta santamente le tradizioni, è patriarcale, non può vivere senza la fede” (p. 61).
Cfr. Sofocle che si contrappone alla sofistica all’uomo quale misura di tutte le cose di Protagora
Bazarov identifica la tradizione con la superstizione. Cfr. Lucrezio: tantum religio potuit suadere malorum ( De rerum natura, I, 101)
Pavel: il materialismo che voi predicate è stato in circolazione più di una volta ed è sempre risultato inconsistente (cfr. Epicuro con l’ajponiva e l’ ajtaraxiva e Lucrezio con la naturae species ratioque (De rerum natura, I, 148), la visione razionale della natura.
Bazarov replica che loro hanno anche il diritto di ingiuriare e di demolire perché ne hanno la forza e questa non deve rendere conto a nessuno.
Cfr. il tiranno in Erodoto che taglia le teste eminenti, e nella tragedia: Serse nei Persiani di Eschilo, il grande re il quale, pur se sconfitto, " oujc uJpeuvquno" povlei" (v. 213), non è tenuto a rendere conto alla città, come invece lo è uno stratego eletto dal popolo.
Pavel si adira e strilla disgraziato! “Anche nel selvaggio calmucco, anche nel mongolo c’è la forza! Ma dove non c’è civiltà, c’è la distruzione. Meglio l’ultimo imbrattatele della persona incivile” (p.64) .
Cfr. Eros e civiltà di Marcuse (1955) abbiamo la civilisation che reprime l’Eros. Questo va liberato con l’immaginazione.
Cfr L’immaginazione al potere del ’68.
Bazarov dice “Secondo me nemmeno Raffaello non vale più un soldo”
Per Pavel il nichilismo è un’esca avvelenata per i giovani: una volta studiavano, magari controvoglia, ma non volevano passare da ignoranti
“Ora basta che dicano: tutto al mondo è una sciocchezza! E sono a posto. Prima erano semplicemente dei cretini, ora sono diventati nichilisti” (p. 65)
Che cosa significa nichilismo?-che i valori supremi perdono ogni valore”[1].
Nikolaj e Pavel ripensano alla discussione e si intristiscono vedendo il divario tra le generazioni.
I due giovani partono e vanno in una città che non viene specificata.
Bologna primo ottobre 2025 ore 17, 47 giovanni ghiselli
p. s.
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