Avuta la stanza dunque, andai a posarvi i bagagli, poi uscìi per mangiare. Una cena non meritata dopo tutte quelle ore seduto. Mi proposi perciò la frugalità. Ero già in buona parte guarito dalla frenesia alimentare, dall’appetito disonesto dell’obeso. Nel cardo maximus di Cittadella vidi una scritta luminosa: Ristorante il Gobbo. Accipio omen, mi dissi: è di buon auspicio. Ordinai un secondo: bollito misto con zucchine; non patate, per carità, e senza pane. Non senza un quarto di vino però. E tanta ottima acqua.
Mentre aspettavo la cena, triste ma non deformante, pensavo: “ domani comincerò a insegnare. Sono a una svolta a gomito della mia vita. Avrò uno stipendio di 118 mila lire al mese”.
Pochi giorni più tardi avrei saputo che era quanto prendeva Pinelli, il ferroviere anarchico ammazzato, defenestrato a Milano.
“Altre 80 mila me le dà generosamente la zia Giulia, grata perché andavo tutte le estati a Moena con lei, priva e desiderosa di figli. Quando ci andammo in automobile per l’ultima volta passammo per Cittadella appunto, quindi facemmo la Valsugana fino a Trento.
Tutte le vicende della vita sono congeniali l’una all’altra e interferiscono tra loro.
Ora questa zia- nutrice vorrebbe che facessi carriera nella scuola. Come studente sono stato bravo, soprattutto nel triennio liceale quando si traducevano gli autori greci e latini: devo per lo mano tornare al liceo.
Quello era un ambiente adatto a me.
Non devo dimenticare il ritorno novstou laqevsqai (Odissea, IX, 97).
Anche qui alle medie del resto non dovrò limitarmi a insegnare la grammatica, l’analisi logica e quella del periodo. Lo farò come propedeutica alla lettura e al commento degli autori più bravi e più capaci di colpire la sfera emotiva dei ragazzini, quindi più memorabili. Anche i Greci e Latini potrò presentare tradotti da me. Sarà importante non scordare quanto ho studiato e pure il ritorno a Bologna che deve essere la mia Itaca.
Intanto devo imparare a interessare gli allievi: farmi ascoltare.
Non basterà ciarlare a vanvera o genericamente di ogni cosa anche mal conosciuta: bisognerà citare pure a memoria gli autori, in modo che i ragazzi sentano la loro bellezza, l’ importanza che hanno e se ne approprino imparando come funziona bene la lingua nostra, la koinh; divalekto~ italiana, di base toscana, oltre questo loro idioma simpatico ma non sufficiente
Dovrò studiare molto ogni giorno.
Non è tempo di chiacchierare a vuoto, né di vivere a casaccio.
Tutti i pomeriggi di quell’inverno remoto, più le mattine dei dì di festa, studiavo: la geografia e i tecnicismi della lingua italiana per dovere; poi
rileggevo con gioia Omero, Sofocle, Euripide, Catullo, Orazio, Dante, Machiavelli, Leopardi. Nei primi tempi però mi concentrai su Foscolo che mi pareva il più capace di entrare nel cuore e nella mente dei ragazzi, con l’eco dei classici del resto. Con il carme Dei Sepolcri, solo nella mia stanza del Motel Palace, mi commuovevo fino alle lacrime. Piangevo perché nei versi splendidamente musicali del maestro educato anche lui dai Greci, trovavo il grado eroico dell’esistenza umana che cercavo anche dentro di me, mi commuovevo siccome ci trovavo il culto della bellezza, delle donne, della poesia, dell’amore, le illusioni gagliarde cui avevo sempre aspirato anche io considerandoli valori veri e scopi più congeniali a me di quelli meschini della gente ordinaria, fangosa nel loro pantano, intesa al lucro, alla menzogna, a un potere meschino e fallace, a mettere al mondo altri individui dello stesso stampo.
Potevo insegnare quelle realtà squisitamente umane mentre parlavo a dei giovanissimi ancora cerei in virtutem flecti, capaci come la cera di prendere impronte buone se sapevo lasciarle. Volevo farlo.
Questi erano i propositi per il mio tirocinio che del resto sarebbe continuato per tutta la vita.
Gli insegnanti e ogni persone per bene, non dovrebbe smettere mai di migliorare imparando:"semper homo bonus tiro est ", una sentenza che ho mai scordato. La usai quale incipit della prova scritta che mi aprì le porte dell’insegnamento universitario nella primavera dell’anno 2000 quando avevo passato già molti anni nel liceo dove la burocrazia mi annoiava. Volevo imparare dell’altro istruendo i giovani laureati in greco su come interessare gli allievi insegnando questa letteratura nobile e antica non senza confrontarla con altre espressioni simili o contrastive degli autori europei moderni da Dante a Thomas Mann, a T. S. Eliot.
Bologna 5 marzo 2025 ore 10, o8 givanni ghiselli
p. s.
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