Bisogna dunque ammettere che nulla può farsi dal nulla, 205
Dal momento che alle cose è necessario un seme dal quale ciascuna/
una volta fatta nascere possa portarsi avanti nei dolci soffi dell’aria./
Infine poiché vediamo che i luoghi coltivati superano
quelli incolti e grazie al lavoro manuale rendono frutti migliori
è evidente che nelle terre vi sono feti di cose 210
che noi rivoltando con l’acciaio le zolle feraci
e smuovendo la parte fonda della terra spingiamo alla nascita.
Se questo non ci fosse, vedresti ogni frutto prodursi spontaneamente senza nostra fatica e tutti molto migliori.
A questo si aggiunge che la natura disgrega di nuovo
ogni cosa nei suoi componenti l’insieme della figura 215
ma non dissolve le cose fino ad annientarle.
Post
Le parole più interessanti a parer mio sono quelle secondo le quali la fatica dell’uomo può spingere tanti semi sepolti a fruttificare.
Questo vale anche per i semi mentali o psicologici, o epocali, magari tanto interrati da essere diventati inconsci.
Nell'Antigone di Sofocle, Tiresia dice a Creonte:"o[rsei" me tajkivnhta dia; frenw'n fravsai, (v.1060) mi spingerai a dire cose fissate (ta; ajkivnhta=immobili) nell'anima.
Dunque ci sono parole e sentimenti sprofondati nella mente da dove vanno stanati. Penso che tali stati psicologici rintanati nelle caverne possano essere anche epocali.
La mia generazione nel 1968 si ribellò ai bombardamenti sul Vietnam comunista, all’autoritarismo patriarcale, clericale, scolastico. Fu un movimento studentesco seguito dalle ragazze e dai ragazzi di allora, nati alla fine della guerra. Ebbene queste piazze e strade di nuovo piene di giovani in rivolta, e di meno giovani fino ai vecchi nostalgici, sta ritirando fuori quei semi buoni sepolti dal liberismo sfrenato e iniquo, dalla nauseante “Milano da bere” nata nei primi anni Ottanta poi via via peggiorata fino a ridurre in schiavitù buona parte degli Italiani.
Oggi a Roma c’è stata un’altra marea di persone perbene che manifestavano in favore della vita, della pace, della libertà. Questo movimento è più vasto del nostro sessantottesco. Allora era solo, o soprattutto, un’élite di studenti per lo più universitari e figli di benestanti che partecipavano.
Oggi c’è tutta la società civile. Questo fa bene alla salute mentale e anche fisica: suscita un incremento e una diffusione della voglia e della facoltà di vivere, di partecipare di amare. La sento anche io nonostante gli ottanta anni e undici mesi tra dieci giorni e la leggera zoppia ancora presente. Poco fa vedendo al Tg 3 le immagini del popolo che auspicava la libertà e il benessere di ogni popolo ho pianto di gioia.
Bologna 4 ottobre 2025 ore 19, 34 giovanni ghiselli
p. s.
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