Stento a prendere sonno perché mi sono venute in mente le correnti del mio destino. Ho agito più o meno bene dove queste mi hanno trascinato. Sono nato a Milano nel 1944. Poi nel 1946 mi hanno portato a Pesaro in braccio a mia madre che tornava dalla madre sua e dalle sue sorelle. Queste altre agenti del destino mi hanno portato a scuola. I maestri mi hanno trovato bravo molto nelle materie letterarie e il destino mi ha spinto al liceo classico dove eccellevo in greco e in latino. Quindi la corrente fatale mi ha trascinato a Bologna piuttosto che a Urbino perché dovevo uscire dalla famiglia per trovare il metodo mio, la mia strada. Ho iniziato a sprovincializzarmi in questa città dalla vita universitaria. Successivamente il fato mi ha portato nell’Università estiva di Debrecen dove ho conosciuto la gioventù europea allargando ulteriormente il mio orizzonte mentale. Dopo la laurea, nel 1969, il destino mi ha assegnato la prima sede lavorativa a Carmignano di Brenta dove ho avuto rapporti umani ottimi con i bambini della scuola media e un paio di colleghi. Tuttavia dopo cinque anni, ivi compreso il servizio militare, il destino mi ha fatto tornare la voglia del greco e del latino e sentire la necessità di insegnarlo. A questo mi spingevano anche le sorelle fatali di mia madre. Sicché ho dato le abilitazioni a Padova e ho avuto il trasferimento a Bologna che rimpiangevo dopo l’esperienza accrescitiva del 1968 quando finivo gli esami e preparavo la tesi. Le zie ne furono così contente che mi comprarono la casa dove vivo ancora. Se non mi avessero fatto questo regalo sarei dovuto tornare a Pesaro. Ma non era destino. Quindi insegnai per tre anni, uno in un liceo classico di Imola, poi in uno di Bologna. Dovetti studiare in maniera matta e speranzosissima per tutto questo triennio. Volevo essere bravo come ero stato da studente nel Terenzio Mamiani di Pesaro. Lo avrebbero deciso gli allievi, molto critici in quegli anni. Ebbi successo al punto che i ragazzi mi elogiavano e le ragazze, allieve e giovani colleghe mi corteggiavano. Iniziai i giri ciclistici in Grecia nel mese di luglio per diventare più bello. Nell’autunno del ’78 però giunse un vento contrario nella persona di un preside ostile che mi retrocesse al ginnasio per antipatia personale e politica. Mi domandai come fare a bonificare questa degradazione che mi aveva causato un grande dolore. Mi diedi al libertinaggio da una parte e allo studio della letteratura moderna dall’altra dato che i tecnicismi del greco e del latino non potevano riempire il mio tempo. Del resto cominciai a scrivere una traduzione e un commento dell’ Edipo re di Sofocle che sarebbe diventato il mio primo libro. Dopo quattro anni di ginnasio ebbi la sede definitiva nell’altro liceo classico di Bologna. Dovetti rimanere altri nove anni al ginnasio e combattere contro diversi colleghi ostili: non sopportavano che oltre la lingua insegnassi la letteratura e spinsero un preside in loro balia a chiedere due ispezioni contro di me. Il destino mi spinse ad affinare le mie tattiche contro i nemici e le strategie per salvarmi la vita professionale e anzi migliorarla. Entrambi gli ispettori sbugiardarono la cricca che voleva la mia testa e il secondo mi cooptò nel suo ambiente. Quindi cambiò il preside che mi fece tornare al Liceo. Dopo un’altra decina di anni e altri libri scolastici prodotti pensai che non dovevo fermarmi e feci un concorso che mi aprì le porte per l’Università dove gli ultimi dieci anni insegnai a contratto: a Bologna, Bressanone e Urbino. Nella SISS spiegavo ai giovani laureati come insegnare suscitando l’interesse degli allievi.
Ovviamente partivo dai testi: li traducevo, li commentavo, li confrontavo tra loro.
Nel frattempo iniziai a tenere conferenze in biblioteche, convegni festival dove mi invitavano. Nel 2010, a 66 anni, andai in pensione. Avevo già aperta la strada delle conferenze dove funzionavo non meno bene che a scuola. Poi il destino mi portò a scrivere nel blog e in face book. Anche in questa attività ho avuto molto seguito. Ecco perché mi sono alzato a scrivere in piena notte. Il fato mi ha tolto il sonno per significarmi che dovevo scrivere questo post. Al destino come vedete ho sempre obbedito. Del resto il mio destino è il mio stesso carattere. Ora è già tempo di andare a dormire. Domani dovrò scrivere ancora.
Bologna 5 ottobre 2025 ore 3, 30 giovanni ghiselli
p. s.
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