lunedì 6 ottobre 2025

Lucrezio De rerum natura, I, 217-237 Traduzione.


Infatti se ci fosse qualcosa di mortale da tutte le parti

ogni cosa morirebbe all’improvviso strappata via dagli occhi.

Non ci sarebbe bisogno di alcuna violenza tanto potente

da produrre separazione alle parti e scioglierne i nodi. 220

Poiché dunque tutte le cose tutte le cose constano di elementi eterni/

fino a che intervenga una violenza a separarli a furia di colpi

o penetri dentro nei vuoti e li disgreghi,

la natura non lascia che si veda la fine di alcuna.

D’altra parte qualunque cosa il tempo rimuova con la sua lunga durata/ 225

se ha annientato del tutto consumando l’intera materia,

da dove Venere riconduce alla luce della vita la razza vivente

per specie, o, riportata alla vita,  la terra industriosa da dove la nutre/

e accresce per specie offrendo i suoi pascoli?

Da dove le fonti sorgive e i fiumi da paesi lontani 230

riforniscono il mare? Da dove l’etere nutre le stelle?

Tutte le cose infatti che sono insiemi mortali

dovrebbe averle consumate il tempo infinito  e l’era trascorsa.

Ché se in quella durata e nell’ era trascorsa ci furono 235

gli elementi dei quali consiste ricostituito questo universo,

certamenti sono dotati di natura immortale;

e dunque ciascuno non può ritornare nel nulla.

Bologna 6 ottobre 2025 ore 11 e 51 giovanni ghiselli

p. s.

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