Quidquid infixum et ingenitum est lenītur arte, non vincitur (1) quello che è impreso e connaturato in noi si attenua con il mestiere, non lo si vince.
A scuola chi non era portato per il greco non lo traduceva mai bene e non gli piaceva mai. Credo con Platone che conoscere sia ricordare (Menone) ritengo anche per via genetica. A me piacevano le lettere, non i numeri: una predisposizione probabilmente ereditata dai maggior miei.
Possiamo trovare difficoltà per il sudor, quibusdam tremunt genua dicturis, quorundam dentes colliduntur, lingua titŭbat, labra concurrunt (…) inter haec esse et ruborem scio, qui gravissimis quoque viris subitus adfunditur (2) il sudore, ad alcuni che si accingono a parlare tremano le ginocchia, i denti di certuni battono tra loro, si inceppa la lingua, le labbra si serrano (…) tra questi sintomi so che c’è il rossore, che si diffonde improvviso anche nelle persone più forti.
Gli attori artifices scaenici qui imitantur adfectus che imitano i sentimenti qui metum et trepidationem exprĭmunt, che rappresentano paura e trepidazione, qui tristitiam repraesentant che riproducono la tristezza, hoc indicio imitantur verecundiam, imitano la timodezza con queste indicazioni: deiciunt vultum, verba summittunt, figunt in terram oculos et deprĭmunt, chinano il volto, abbassano il tono delle parole, fissano gli occhi a terra e li socchiudono.
Recitiamo quasi sempre un po’ tutti. Chi è bravo sembra naturale. I politici cui necessita il consenso recitano più dei lavoratori.
Anche noi insegnanti recitiamo: è l’actio dell’oratore.
La Meloni per esempio spalanca gli occhi quando vuole mostrarsi sdegnata o irata, mentre li socchiude quando vuole apparire mite. Augusto svelò questa attorialità di chi è al potere
Nella Vita di Svetonio troviamo l'ultima scena dell’imperatore morente il quale supremo die , fattisi mettere in ordine i capelli e le guance cascanti, domandò agli amici "ecquid iis videretur mimum vitae commode transegisse" (99), se a loro sembrasse che avesse recitato bene la farsa della vita, quindi chiese loro, in greco, degli applausi con la solita clausula delle commedie:" eij de; ti-e[coi kalw'" to; paivgnion, krovton dovte", se è andato un po’ bene questo scherzo, applaudite. La “corta buffa”[1] era giunta al termine.
Ma ruborem sibi exprimere non possunt; nec prohibetur hic nec adducitur. Nihil adversus haec sapientia promittit, nihil proficit: sui iuris sunt, iniussa veniunt, iniussa discedunt (7), ma non riescono a tirare fuori il rossore; non è reprimibile né evocabile. La sapienza non garantisce niente contro queste fiammate del viso, non aiuta per niente: hanno regole loro, vengono senza avere ricevuto ordini e senza ordini se ne vanno.
Epicuro consiglia di avere un modello sotto gli occhi
Elige itaque Catonem, si tibi hic videtur nimis rigidus, elige remissioris animi Laelium (10) pertanto scegli Catone, se questo ti sembra troppo severo, scegli Lelio di animo meno rigoroso. Ci vuole un modello: nisi ad regulam, prava non corriges, Vale. se non vivrai secondo una regola, non correggerai i difetti.
Bologna 5 settembre 2025 ore 19, 07 giovanni ghiselli
p. s.
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