Ovidio trova la ragione delle ire divine: dopo avere affermato che gli uomini ingannano spesso, più spesso delle tenere fanciulle (saepe viri fallunt, tenerae non saepe puellae, Ars, III, 31) il poeta aggiunge Enea al duetto dei seduttori perfidi, il fallax Iaso (Ars amatoria, III, 33) e Teseo[1]: "et famam pietatis habet, tamen hospes et ensem[2]/praebuit et causam mortis, Elissa, tuae" (Ars amatoria, III, 39-40), ha la nomèa di uomo pio, tuttavia da ospite ti offrì la spada e il motivo della morte tua, Elissa.
In A midsummer-night’s dream Hermia accoglie questa interpretazione di Enea e lo menziona come amante infido: “when the false Troyan under sail was seen” (I, 1), quando il Troiano falso fu visto alzare la vela.
Ecate è maestra di Medea nella Medea di Euripide, in quella di Seneca, nelle Argonautiche di Apollonio Rodio ed è la signora degli incantesimi preparati dalle streghe del Macbeth ( III, 5).
Nel Re Lear il cieco Gloster dice:"io non ho strada e perciò non voglio gli occhi: ho inciampato quando ci vedevo (I have no way, and therefore want no eyes;/I stumbled when I saw, IV, 1).
Quindi aggiunge:"As flies to wanton boys, are we to the gods, /They kill us for their sport " (IV, 1), come mosche per dei monelli capricciosi siamo noi per gli dèi, ci ammazzano per il loro passatempo.
Cfr. ancora Archiloco e Annibale a Scipione prima di Zama in Polibio.
Annibale parla a Scipione e cerca un accordo: io ho sperimentato come la tuvch sia mutevole e faccia pendere la bilancia alternatamente da una parte o dall’altra kaqavper eij nhpivoi~ paisi; crwmevnh (15, 6, 8), trattandoci come se trattasse con dei bambini infanti.
ore 10, 58
Shakespeare, Coriolano (del 1607) e la Vita di Coriolano ( parallela alla Vita di Alcibiade) di Plutarco (45-125 ca)
Il Fato nel Coriolano (1608) di Shakespeare è la lotta di classe.
Shakespeare trae la trama da Plutarco.
Siamo nell’epoca successiva alla cacciata dei re. I plebei hanno avuto i tribuni della plebe. Caio Marzio ha strappato Corioli ai Volsci e ha avuto il soprannome di Coriolano.
Si candida al consolato ma il popolo respinge la sua candidatura poiché Coriolano voleva eliminare il tribunato. I tribuni lo accusano di avere violato le leggi e lo fanno esiliare. Coriolano passa dalla parte dei Volsci. E propone una spedizione contro Roma.
Giunto alle porte di Roma, potrebbe conquistarla, ma la madre e la moglie lo fanno tornare indietro
Livio lo fa morire serenamente tra i Volsci. Plutarco scrive che i Volsci lo uccisero e Shakespeare segue questa versione
Una morale è che la città senza un capo diventa inerme.
Plutarco afferma che una natura buona e generosa se non riceve un’educazione buona produce molti vizi, come un terreno fertile se non trova chi lo coltivi.
Il vizio di Coriolano è l’alterigia.
La storia feudale raccontata da Plutarco trova facilmente i suoi modelli nella storia romana.
Agrippa parla in versi, i plebei in prosa.
Agrippa racconta l’apologo dello stomaco e delle menbra che si ribellarono contro lo stomaco- all the body’s members –rebelled aganst the belly- e lo accusavano- thus accused it: di essere come un golfo like a gulf (gr. kovlpo") nel mezzo del corpo (I, 1, 93-95), torpido e nullafacente, sempre a stiparsi di cibo, senza lavorare, mentre the other instruments did minister unto appetite and affection common of the whole body (Shakespeare, Coriolano, I, 1, 102-104)
Un apologo che si trova sia in Livio sia in Plutarco il quale scrive che i plebei occuparono o[ro" o} nu'n iJero;n kalei'tai para; to;n jAnivwna potamovn un colle che ora si chiama sacro presso il fiume Aniene. La data tradizionale è quella del 494. Il senato allora mandò uno dei suoi membri più moderati e ben disposti verso il popolo. Agrippa andò dalla plebe secessionista e narrò il ben noto apologo: e[fh ga;r ajnqrwvpou ta; mevlh pavnta pro;" th;n gastevra stasiavsai kai; kathgorei'n aujth'" wJ" movnh" ajrgou' kai; ajsumbovlou kaqezomevnh" ejn tw'/ swvmati (6, 4) raccontava infatti che tutte le membra del corpo si ribellarono contro lo stomsco e lo accusarono di starsene unica parte del corpo inerte e ozioso mentre le altre parti per i suoi appetiti-eij" ta;" ejkeivnh" ojrevxei"- si sobbarcavano grandi fatiche e servizi povnou" te megavlou" kai; leitourgiva" uJpomenovntwn .
Lo stomaco rise della loro ingenuità-th;n de; gastevra th" eujhqeiva" aujtw'n katagela'n-poiché ignoravano che lui trofh;n uJpolambavnei me;n eij" aujth;n a{pasan raccoglie sì, dentro di sé tutto il nutrimento, ma poi lo rimanda e lo distribuisce alle altre parti del corpo ajnapavmpei d j au\qi" ejx auJth'" kai; dianevmei toi" a[lloi" (6, 4)
Nella tragedia di Shakespere il ventre rispose (I, 1, 105) with a kind of smile con una specie di sorriso, di essere il deposito the storehouse (I, 1, 131) e l’officina di tutto il corpo: attraverso il sangue rimando la sostanza del cibo al palazzo del cuore e al trono del cervello I send it trough the rivers of your blood even to the court , the heart, to the seat of the brain (I, 1, 133-134).
Agrippa contrappone alla opposizione di classe una concezione organica della società che è appunto un grande organismo.
Alla rozza dicotomia plebea viene contrapposta una teoria organica e funzionale.
Entra poi in scena Coriolano che dice alla plebe: “che c’è di nuovo, sediziose carogne che grattando la triste rogna delle vostre opinioni vi coprite di pustole?” (Coriolano, I, 1)
Agrippa è l’ideologo dei patrizi e il tattico dell’opportunismo.
Nel Coriolano di Shakespeare Agrippa farebbe
la parte di Polonio nel’Amleto secondo Jan Kott (Shakespeare nostro contemporaneo, trad. it. Feltrinelli, 1964)-
Agrippa in Plutarco è un personaggio positivo, un membro moderato del senato, tra i più vicini al popolo (mavlista dhmotikouv", 6, 3)
Coriolano respinge ogni genere di tattica
Marzio aggiunge alla divisione in classi quella tra i nobili e i vili, un’altra: quella tra gli intelligenti e gli scemi.
Chiama la plebe cani senza razza, chi merita onore ha il vostro odio, e le vostre passioni sono desideri di malato che vuole soprattitto ciò che gli fa male “and your affections are- a sick man’a appetite who desires most that -which increase his evil
cambiate opinione ad ogni momento- with every minute you do change a mind- (Shakespeare, I, 1, 174 -180), gridate contro il Senato, ma se questo non vi tenesse a freno, vi divorereste l’un l’altro.
Per Coriolano i plebei sono delle bestie che troppo nutrite si avventano contro gli uomini.
La canaglia con il tempo spezzerà le serrature del Senato e farà entrare i corvi a beccare le aquile and bring in the crows to peck the eagles (III, 1, 138)
C’è la guerra: i Volsci insorgono contro Roma e Caio Marzio dice: The Volsces have much corn; take these rats thither to gnaw their garners-granarium- (I, 1, 248) portiamo là questi topi a rodere i loro granai.
I tribuni della plebe Sicinio e Bruto commentano l’insolenza di Coriolano. Bruto dice che quando si arrabbia non esita a insultare gli dèi e Sicinio: bemock the modest moon (I, 1, 254) sfotte la casta luna. Quindi: se il successo lo aizza, sdegna l’ombra che pesta a mezzogiorno-.disdains the shadow which he treads on at noon (I, 1, 259)
Coriolano non vuole chiedere i voti del popolo per diventare console
La madre Volumnia gli consiglia di dire anche parole bastarde come si può fare con dei nemici esterni.
Questo è il dramma dell’odio di classe
Ma Coriolano non adula “la puzzolente moltitudine” (III, 1). Il popolo è tetro e miserabile ma non silenzioso . Abbaia come una muta di cani. E’ mutevole, grida “evviva”, poi “a morte” ed è pronto a tutto pur di salvare la pelle e i suoi cenci puzzolenti
Per Shakespeare, il popolo è solo materia della storia, non il suo attore: può suscitare pietà o ribrezzo o paura, ma è impotente, è un giocattolo nelle mani dei pochi che hanno il potere.
Cfr. Tacito delle Historiae.
Nel Giulio Cesare il popolo prima acclama Bruto, poi, dopo l’orazione di Marco Antonio, vuole farlo a pezzi.
Shakespeare aveva visto gli artigiani londinesi salutare Essex con le torce, poi pascersi alla vista della sua esecuzione
I tribuni in Plutarco difendono il popolo; nel Coriolano di Shakespeare sono degli imbecilli: sono “la lingua della bocca comune” ( the multi tudinous tongue, III, 1) e puzzano quanto la plebaglia. I tribuni Bruto e Sicinio sono malmessi e ridicoli.
La plebe scaccia Coriolano, gli imbelli patrizi lo abbandonano, Roma si è dimostrata vile e Coriolano dice: “Io disprezzo per causa vostra la città e le volgo le spalle: there is a world elsewhere, vi è un mondo altrove (III, 3).
Coriolano va dai Volsci dando ragione alla plebe che lo considera un nemico del popolo.
Menenio dice di lui: “La sua natura è troppo nobile per questo mondo” (III, 1)
Coriolano comincia a perdere quando accetta i compromessi. Coriolano cade vittima delle leggi di natura: “io mi intenerisco e non sono di un’argilla più resistente di quella degli altri” (V, 3)
Poi l’ironia della storia: sarà Aufidio, il generale dei Volsci a uccidere Coriolano e a pronunciare il suo elogio funebre.
Come farà Ottaviano rende omaggio alle spoglie di Antonio. Si pensi a Moro (Aldo), fatto ammazzare, poi celebrato dalle stesse persone
Alla fine le trombe, i pifferi, i tamburi dei romani make the sun dance (V, 4), fanno danzare il sole
Riassunto particolareggiato,
Coriolano non vuole ricompense in denaro, Un cittadino dice che quanto ha fatto di meglio he did it to please his mother and to be partly proud per piacere a sua madre e per la superbia che ha grande come il coraggio (Shakespare, Coriolano, I, 1).
Plutarco scrive che Coriolano si proponeva come fine la gloria e che per lui la gloria ebbe come fine la felicità di sua madre.
Marzio si sposò quando la madre- Veturia in Plutarco -Volumnia in Shakespeare- glielo chiese ed ebbe anche dei figli dalla moglie, ma continuò a vivere nella stessa casa con la propria mamma la quale del resto lo ha allevato come facevano le spartane : ero contenta di lasciarlo cercare il pericolo dove poteva trovare la fama (I, 3) To a cruel war I sent him, dalla quale tornò con le tempie cinte di quercia. Non provai tanta gioia quando seppi che mi era nato un uomo, quanta ne sentii seeing he had proved himself a man (I, 3)
E ancora: “i seni di Ecuba quando allattava Ettore non erano belli come la fronte del figlio quando pieno di sprezzo (contemning) schizzava sangue contro le spade greche.
Cfr. Gorgò la moglie di Leonida, a una straniera che le aveva detto: solo voi donne spartane comandate sugli uomini, Gorgò rispose: “movnai ga;r tivktomen a[ndraς (Plutarco, Vita di Licurgo, 14), infatti solo noi partoriamo degli uomini.
Gorgò da bambina diede ordini perfino al padre, al re Cleomene. Lo dissuase dall’ accettare il denaro (50 talenti) che Aristagora di Mileto gli offriva in cambio di un aiuto militare (Erodoto, V, 52, 2).
Virgilia, la moglie di Coriolano vuole fare la parte di Penelope. Glielo rinfaccia Valeria, un’amica della madre Volumnia, aggiungendo che tutta la lana filata in assenza di Ulisse non fece che riempire Itaca di tarme (I, 3)
Dopo la battaglia nella quale Coriolano si è coperto di gloria, il collega generale Cominio vuole assegnargli the tenth, la decima parte della preda (I, 9), ma Coriolano rifiuta un premio tanto grande e dice che la sua parte deve essere uguale a quella di chi lo ha visto combattere
Siamo nel periodo immediatamente successivo al 494 quando la plebe ottenne magistratus sacrosanti quibus auxilii latio adversus consules esset (Livio, II, 33).
Nell’anno della presa di Corioli morì Menenio Agrippa cui mancarono i denari per il funerale e la plebe fece una colletta
Plutarco mette in luce che in quel tempo il denaro non era un idolo. Marzio si presentò quale candidato al consolato (uJpateiva, u{patoς console) con il solo mantello senza la tunia (iJmavtion a[neu citw'noς, sia per mostrarsi più umile nell’aspetto, come è appropriato a chi fa delle richieste, sia per mostrare le cicatrici (wjteilaiv), come segni visibili del valore.
Tardi infatti e dopo molto tempo si introdusse la compra vendita dei suffragi e si mescolò il denaro con i voti dell’assemblea (ojye; ga;r meta; polu;n crovnon wjnh; kai; pra'siς ejpeish'lqe kai; sunemivgh tai'ς ejkklhsiastikai'ς yhvfoiς ajrguvrion, 14). Allora la corruzione (hJ dwrodokiva) toccando anche i tribunali e gli accampamenti (kai; dikastw'n qigou'sa kai; stratopevdwn), portò la città alla monarchia, asservendo le armi al denaro ejxandrapodisamevnh ta; opla toi'ς crhvmasin. Primo a minare la forza del popolo fu quello che per primo gli offrì banchetti e doni
Il popolo però riteneva di subire vessazioni uJpo; tw'n daneistw'n (5) da parte degli usurai.
In Shakespeare Un cittadino dice che i senatori make edicts for usury (I, 1) fanno editti a vantaggio degli usurai.
Anno 492. Coriolano non venne eletto console per il 491, bensì Minucio e Sempronio.
Il tiranno Gelone inviò del grano in dono e la plebe sperava che venisse venduto a prezzo politico o regalato. Coriolano si oppose. Era anche contrario al tribunato della plebe come Stato nello Stato
In Tito Livio, Coriolano dice: “Si annonam veterem volunt, iam pristĭnum reddant patribus (II, 34), se vogliono il grano al vecchio prezzo, restituiscano ai patrizi, lo stato di prima. Dice che non ha sopportato la dittatura di Tarquinio, e non vuole tollerare i tribuni. Et senatui nimis atrox visa sententia est (II, 35). La plebe vedeva in Coriolano un mostruoso carnefice. Coriolano damnatus absens in Volscos exulatum abiit, condannato in contumacia andò in esilio tra i Volsci (II, 35). Lo ospitò Attio Tullio acerrimo nemico dei Romani
Trattare bene il popolo come facevano le democrazie radicali della Grecia significava rifornire la loro indisciplina th;n ajpeivqeian aujtw'n ejfodiavzein (Plutarco, Vita, 16) Propone di togliere loro th;n dhmarcivan (il tribunato) che annulla il potere consolare e divide la città. Roma infatti è stata tagliata in due.
Il Coriolano di Shalespeare dice che, nell’ assecondare la folla, noi nobili nutriamo contro il nostro senato la cattiva erba della ribellione, dell’insolenza della sedizione we nourish ‘gainst our Senate the cockle of rebellion, insolence, sedition (III, 1)
Plutarco: i tribuni dhvmarcoi aizzarono la folla contro Coriolano.
In Shak i tribuni manovrano per danneggiarlo, Eppure aveva riempito Roma di benefici.
Plutarco ricorda che Coriolano quando era ancora un ragazzo partecipò alla battaglia finale contro Tarquinio che gettava l’ultimo dado (e[scaton kubon, 3) avendo molti latini alleati (forse fa confusione con la battaglia del lago Regillo contro i Latini del 499 o 496), Allora il dittatore lo incoronò con una corona di quercia-ejstefavnwse druo;ς stefavnw/ (3)
E Shakespeare scrive che Coriolano piegò Tarquinio e per ricompensa was brow-bound with the oak, fu incoronato con la quercia (II, 2)
Il popolo quasi si scagliò contro i senatori. I tribuni presentarono un’accusa (aijtivan) contro Coriolano e lo invitavano a discolparsi ejkavloun aujto;n ajpologhsovmenon (Plutarco, Vita, 17), Coriolano cacciò i funzionari con la citazione, allora i tribuni, meta; tw'n ajgoranovmwn con gli edili della plebe, cercarono di catturarlo. I patrizi lo difesero e scoppiò un tumulto (tarachv)
Il giorno dopo i consoli tentarono di placare il popolo
I tribuni chiesero che Marzio andasse a scusarsi sperando che si umiliasse o si arrabbiasse. Marzio si presentò ma con aria sprezzante e di sfida e il popolo si inasprì. Il più ardito dei tribuni (tw'n dhmavrcwn oJ qrasuvtatoς) Siconio disse che i tribuni avevano condannato a morte Marzio
Alla fine Marzio si sottopose al giudizio e fu condannato all’esilio, Il popolo ne fu felice. Marzio non ne fu umiliato ma adirato. Quindi abbracciò le sue donne poi uscì da Roma seguito da tre o quattro clienti. trei'ς h] tevttaraς pelavtaς e[cwn peri; aujtovn (21). Prima dimorò nei suoi poderi poi decise di suscitare una guerra contro Roma
Rimane fondamentale il rapporto con la madre.
Quando vide avanzare le matrone si stupì (ejqauvmasen, 34), ma come scorse la madre venne sopraffatto dall’emozione (genovmenoς de; tou' pavqouς ejlavttwn) e fu sconvolto a quella vista kai; suntaracqei;ς pro;ς th;n o[yin, e non sopportò di rimanere seduto mentre lei si avvicinava: scese dalla tribuna, prwvthn me;n hjspavsato th;n mhtevra anche con l’abbraccio più lungo kai; plei'ston crovnon, poi la moglie Virginia e i figli, senza trattenersi dalle lacrime
In Shakespeare Coriolano vede arrivare “lo stampo venerato da cui prese forma questo torso (V, 3). Mia madre si inginocchia come un Olimpo che si curvi a implorare la tana di una talpa.
Coriolano cerca di non impietosirsi
Volumnia presenta a Coriolano il figlio come a poor epitome of yours, un povero compendio di te. Se attaccherai la patria, gli dice, non potrai che calpestare il ventre di tua madre che ti portò in grembo (V, 3) E Virgilia aggiunge il proprio ventre che farà vivere nel tempo il nome di Coriolano.
In Plutarco Volumnia dice: “se non riuscirai a farti benefattore di questi due popoli, tu non potrai attaccare la patria pri;n h[ nekra;n uJperbh'nai thn tekou'san (35), prima di essere passato sulla morta che ti ha partorito
Volumnia di Shakespeare aggiunge che anche se lei Virgilia non parlassero, le vesti e lo stato dei corpi direbbero quale vita abbiano fatto loro since thy exile (V, 3).
In Plutarco oJra'ς w| pai' ejsqh'ti kai; morfh'/ tw'n ajqlivwn swmavtwn tekmairovmenoς oi{an oijkourivan-vita ritirata in casa- hJ sh; fugh; periepoivhse (35). Siamo ajtucevstatai pasw'n gunaikw'n le più sventurate tra le donne poiché siamo quelle cui la sorte ha reso temibile la più cara delle viste –ai|ς to; h{diston qevama foberwvtaton hJ tuvch pepoivhken (35)
E Shakespeare: How more unfortunate than all living women are we, poiché la tua vista che dovrebbe riempirci gli occhi di gioia e far danzare i cuori di felicità li forza a piangere e a tremare di paurae di dolore. Ora noi dobbiamo perdere la patria, nostra cara nutrice Alack, or we must lose-the country our dear nurse, or else thy person, our comfort in the country (V, 3)
E Plutarco: non è possible aijtei'sqai para; qew'n kai; th'/ patrivdi nivkhn a{ma kai; soi; swthrivan chiedere agli dèi la vittoria per la patria e la salvezza per te.
Non ti chiedo di distruggere i Volsci No la nostra richiesta è di riconciliarli our suit is to reconcile them. a[dhloς d j w]n oJ povlemoς tou't j e[cei provdhlon (35)
The end of war is uncertain; but this is certain, essendo la guerra incerta, ha questo di certo. Ti rimarrà la rinomanza di uomo che fu nobile ma con l’ultima impresa spazzò via la nobiltà: destroyed his country.
In Plutarco Volumnia dice che a Coriolano vincitore rimarrà la cattiva fama di ajlavstwr th'ς patrivdoς , demone vendicatore, flagello della patria. Coriolano non risponde subito. Allora Volumnia fa: “tiv siga'/ς w\ pai';” (36). E Shakespeare Why dost not speak? (V, 3). Poi continua: “Think’st thou it honourable for a nobleman still to remember wrongs?...There’s no man in world more bound to’s mother, non c’è uomo al mondo più obbligato a sua madre
E Plutarco: “è forse nobile abbandonarsi del tutto all’ira e al risentimento (povteron ojrgh'/ kai; mnhsikakiva/ pavnta sugcwrei'n kalovn)
O conviene a un grand’uomo ricordare il male subito mentre sarebbe indegno di un uomo grande e nobile rendere onore e omaggio ai benefici che da bambino ha ricevuto dai genitori? (36)
Eppure a nessuno come a te si converrebbe osservare la riconoscenza kai; mh;n oujdeni, ma'llon e[prepe threi'n cavrin wJς soiv.
Ti sei vendicato ampiamente della patria ma th'/ mhtri; oujdemivan cavrin ajpodevdwkaς
E Shakespeare: Thou hast never in thy life showed thy dear mother any courtesy, nella tua vita non hai mai mostrato gentilezza a tua madre
Quindi: down ladies! Let us shame him with our knees , a terra donnne!, svergogniamolo con le ginocchia!
E Plutarco : kai; tau't j eijpou'sa prospivptei toi'ς govnasin aujtou' meta; th'ς gunaiko;ς a{ma tw'n paidivwn.
Allora il figlio fa alzare la madre e le dice: “nenivkhkaς-ei\pen- eujtuch' me;n th'/ patrivdi nivkhn, ejmoi; d j ojlevqrion” (36), hai vinto una vittoria fausta per la patria ma rovinosa per me
E Shakespeare: “ you have won a happy victory to Rome. But for your son-believe it, o believe it-most dangerously you have him prevailed if not most mortal to him”
A Roma vengono festeggiate le donne . Il Senato decretò che venisse loro concesso qualsiasi cosa chiedessero ed esse chiesero solo che venisse edificato un tempio alla Fortuna muliebre oujde;n hxivwsan a[llo h] Tuvchς gunaikeivaς iero;n iJdruvsasqai (37)
In Shakespeare un senatore grida che bisogna spargere fiori sul loro cammino (V, 5)
Intanto i Romani urlanti fanno ballare il sole
Plutarco racconta che il Senato fece erigere il tempio con la statua, mentre le donne a loro spese fecero costruire una seconda statua che avrebbe anche parlato dicendo che il dono fatto agli dei erigendola era gradito.
L’autore non se la sente di negarlo in quanto il divino non assomiglia all’umano e se fa cose per noi impossibili non è in contrasto con la ragione
La maggior parte delle cose divine tw'n qeivwn ta; pollav, come dice Eraclito, ci sfugge ajpistivh/, a causa della nostra incredulità.
In Tito Livio le donne si recano da Veturia, la madre di Coriolano e da Volumnia, la moglie. Queste vanno nel campo nemico con i due figli di Coriolano il quale rimase multo obstinatior adversus lacrimas muliebres (II, 40) di cui aveva avuto l’annuncio. Ma quando le vide si lanciò verso la madre per abbracciarla. La madre prima di lasciarsi abbracciare gli chiese se fosse un figlio o un nemico e se lei fosse prigioniera o madre. Coriolano si commosse e ritirò l’esercito. Alcuni invidia rei oppressum tradunt, ma Fabio , lo storico più antico, scrive che Coriolano visse fino alla vecchiaia. Ripeteva che l’esilio è molto più doloroso nella vecchiaia
Gli uomini romani non portarono invidia alle donne per il loro vanto –adeo sine obtrectatione gloriae alienae vivebatur- (II, 40) si viveva senza cercare di abbassare la gloria altrui, anzi consacrarono e dedicarono un tempio alla Fortuna muliebre.
Villa Fastiggi 3 settembre 2025 ore 11, 25. giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Tanto perfido questo che, se fosse dipeso da lui, Arianna avrebbe nutrito gli uccelli marini (Ars, III, 35-36). La Fedra di Seneca entrando in scena, afferma che la fedeltà di Teseo è quella di sempre: “stupra et illicitos toros/Acheronte in imo quaerit Hippolyti pater” ( Fedra, vv. 97-98), cerca adulterii e letti illegittimi il padre di Ippolito in fondo all’Acheronte. Interessante è la versione dell’Odissea (11, 324-325) : Artemide uccise Arianna in Dia in seguito alle accuse di Dioniso abbandonato per Teseo che comunque rimane il seduttore principe.
[2] Spada lasciata da Enea ( Eneide, IV, 507) e impiegata quale dono funesto (non hos quaesitum munus in usus., Eneide, IV, 647, dono richiesto non per questo uso.
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