Arkadij va dal supervisore del governatore, Koljazin che aveva un legame di parentela con suo padre e suo zio. I dignitari russi amano mettere in imbarazzo i subalterni fingendo di non capire quello che dicono.
Si fanno ripetere, per esempio venerdì, fanno finta di non capire un paio di volte, poi se l’inferiore dice “è un giorno della settimana”, lo rimproverano: “Beh, ti sei messo in testa d’insegnarmi?” (p. 72).
Incontrano la donna emancipata, la Eudoxia, con atteggiamenti poco naturali. Cfr. l’affettazione quale sintomo di cattiva educazione.
Poi c’è il ballo in casa del governatore dove compare la Ondicova che colpisce i due giovani “per la dignità del suo portamento” (p. 82).
Aveva 28 anni, poco più di Arkadij che ne era intimidito: davanti a lei si sentiva come uno scolaro.
La donna è incuriosita da Bazarov: Sarò molto curiosa di vedere un uomo che ha il coraggio di non credere in nulla” (p. 84)
Bazarov si atteggia a cinico. Quando vanno a trovarla in albergo, il nichilista dice: vedremo a quale specie di mammiferi appartiene questa persona”.
La Ondicova era figlia di un affarista e giocatore morto con poco denaro. Ma l’aveva sposata Ondicov, un uomo di 46 anni molto ricco. Morì 6 anni dopo e le lasciò tutto.. Non era una donna incolta ed era molto bella
Commentandola con Arkadij, Bazarov disse: “Che ricchezza di corpo! Da metterla subito nel museo anatomico” (p. 89). Nichilismo e cinismo sono associati.
Andarono a trovarla nella sua casa padronale.
Bazarov parla con la donna che vorrebbe discutere, ma lui ha i suoi dogmi; “Gli uomini sono come gli alberi del bosco; nessun botanico si metterà a occuparsi di ogni singola betulla” (p. 93). Gli uomini sarebbero fatti tutti nello stesso modo là dove conta: cervello, milza, cuore, polmoni.
Un crasso materialismo. Anna replica che dal punto di vista mentale e morale esistono grandi differenze.
Bazarov continua a sostenere l’uguaglianza di fondo almeno quando si nasce. Le differenze dipendono dalla paideia.: “Le malattie morali derivano dalla cattiva educazione e dallo stato mostruoso della società che deve essere corretta”
In casa c’era una zia tenuta lì “per darsi importanza” in quanto era di sangue principesco. La sorellina diciottenne di Anna, Katja, suona Mozart al pianoforte, la Sonata-fantasia in do minore. Una fanciulla educta bene dunque.
“Non suona male e anche lei non è brutta”, pensò Arkadij.
Bazarov riconosce che Anna Ondicova è una donna col cervello, ma è pure scaltrita, quindi raccomanda all’amico Katja, la sorellina “quella piccola bruna : è fresca e intatta e timida e taciturna, e tutto quello che vuoi. Val la pena di occuparsene. Se ne può fare ancora quello che ti salta in mente; mentre l’altra è ormai scaltrita” (p. 97).
Cfr. la paura della donna. Catone il Vecchio in Tito Livio, Il diario del seduttore di Kierkegaard. Cfr. anche Esiodo: l’uomo deve sposare una donna molto più giovane per educarla.
Non c’è solo questo. La donna parecchio più giovane è vissuta come fosse una figlia che rende l’uomo più comprensivo nei confronti dei difetti.
La Ondicova era incuriosita e attirata da Bazarov. Quell’asprezza di giudizi per lei era una novità. Anna non aveva alcun pregiudizio né alcuna fede profonda. Si era sposata per calcolo e non si era mai innamorata.
Cfr. Pavese sulle prostitute non più mercenarie delle altre.
Dico che il matrimonio è pensato come un affare dagli affaristi e dalle affariste. Ma l’affare massimo è non perdere la propria libertà.
Anna aveva mal sopportato il defunto Ondicov e ne aveva ricevuto una segreta ripugnanza per tutti gli uomini da lei considerati esseri poco puliti e fiaccamente importuni. (p. 98)
Cfr. Agathe di Musil che liberatasi dall’aborrito coniuge può convivere solo con il fratello in un sodalizio semiincestuoso.
Anna e Bazarov vanno a botanizzare in giardino e Arkadij come li vide al ritorno sentì una stretta al cuore. I due ragazzi rimasero ospiti della Ondicova una quindicina di giorni.
Le giornate erano scandite con un ritmo regolare: colazione alle otto e così via fino alle 10 e mezzo quando la padrona si coricava.
A Bazarov questo non piaceva: si scivola come sui binari “, diceva.
Cfr. ancora L’uomo senza qualità: “C’era qualcosa di marcio che distruggeva il genio. Su tutto quanto faceva, o subiva, si posava un’ombra di disgusto, un soffio di impotenza e di solitudine, un’antipatia universale. Come quando si sganciano i vagoni di un treno (I volume, p. 53)
La Ondicova sosteneva che “in campagna non si può vivere disordinatamente, se no, la noia prende il sopravvento”.
E’ una maniaca dell’ordine.
Cfr. la mania dell’ordine in Leopardi e in Kundera.
Katja si rannicchiava sempre sotto il perspicace sguardo della sorella.
Arkadij era innamorato della Ondicova ma ne aveva paura e frequentava la sorellina. Si formano due coppie amichevoli. Bazarov aveva un gran debole per le donne ma considerava l’amore romantico una balordaggine, una debolezza. Credo che lo sia se non viene contraccambiato, altrimenti è una forza.
“Se ti piace una donna, cerca di arrivare al sodo, e se non puoi, voltale le spalle, il mondo non è finito lì”. Ma con la Ondicova non c’era verso di arrivare al sodo , mentre lui non aveva la forza di volgerle le spalle. Bazarov ce l’aveva con se stesso perché si stava innamorando e la Ondicova pensava molto a lui. La sua apparizione la animava.
Bazarov deve andare dai suoi genitori e alla Ondicova dispiace.
Il ragazzo nichilista la provoca cercando dei complimenti: “Non sapete forse anche voi che il lato elegante della vita mi è inaccessibile, quel lato che voi pregiate tanto?”
“Io mi annoierò senza di voi”, dice lei
E Bazarov “Arkadij resterà”.
E lei ripetè: “Io mi annoierò”. Cfr. La noia di Moravia.
La noia e il veternus
Moravia La noia. “La noia per me è propriamente una specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà. Per adoperare una metafora, la realtà, quando mi annoio, mi ha sempre fatto l’effetto sconcertante che fa una coperta troppo corta, ad un dormiente, in una notte d’inverno: la tira sui piedi e ha freddo nel petto, la tira sul petto e ha freddo ai piedi: e così non riesce mai a prendere sonno”
Oppure si può paragonare al buio dovuto alla sparizione della corrente elettrica.
“Oppure, terzo paragone, la mia noia potrebbe essere definita una malattia degli oggetti, consistente in un avvizzimento o perdita di vitalità quasi repentina; come a vedere in pochi secondi, per trasformazioni successive e rapidissime, un fiore passare dal boccio all’appassimento e alla polvere”.
Moravia, La noia, Bompiani, Milano 1984, p. 7
La noia, “in fin dei conti non è che incomunicabilità e incapacità di uscirne” (p. 8)
“l’avvizzimento degli oggetti…l’oscura consapevolezza che tra me e le cose non ci fosse alcun rapporto”.
Il veternus
Nell’età primitiva un gravis veternus paralizzava l’attività umana: Virgilio nella Georgica I [1] dà questa spiegazione della genesi dell’età moderna: Giove procurò agli uomini fatiche e angosce (curae ) in quanto non lasciò che il suo regno restasse paralizzato in un pesante letargo”nec torpere gravi passus sua regna veterno “ (v. 124).
Infine il lavoro ostinato vinse tutte le difficoltà: “Labor omnia vicit-improbus” (vv. 145-146). Il compito di Virgilio nelle Georgiche in effetti è quello di celebrare il lavoro del bonus agricola.[2]
“ Centrale è il concetto di veternus , una specie di pigra indolenza, un torpore che affliggeva l’umanità nell’età dell’oro, e che avrebbe indotto Giove a introdurre il lavoro nel mondo, per stimolare l’ingegno umano e rendere gli uomini attivi, vigile e intraprendenti”[3] .
Leopardi nella Storia del genere umano[4] afferma che Giove in una fase della storia del mondo, quella successiva al diluvio universale, con il quale “fu punita la protervia dei mortali”, impose gravi oneri alla nostre specie, la quale bramava “sempre e in qualunque stato l’impossibile”, paradossalmente, perché non si estinguesse:”deliberò valersi di nuove arti a conservare questo misero genere: le quali furono principalmente due. L’una mescere la loro vita di mali veri; l’altra implicarla in mille negozi e fatiche, ad effetto d’intrattenere gli uomini, e divertirli quanto più si potesse dal conversare col proprio animo, o almeno col desiderio di quella loro incognita e vana felicità”.
Ogni argomento insomma si presta a essere presentato come percorso problematico e variamente rimodulabile.
Torniamo ai nichilisti
Segue una conversazione da innamorati
“Ogni uomo è davvero un enigma” dice Bazarov. E chiede:” perché voi con la vostra intelligenza, con la vostra bellezza, vivete in campagna?”
La Ondicova dice di essere infelice perché non ha desiderio né voglia di vivere. “Amo il confort e nello stesso tempo ho poca voglia di vivere. Sono molto stanca, sono vecchia. Ho molti ricordi alle spalle e davanti una lunga strada senza una meta e non ho voglia di percorrerla”.
Bazarov pensò: Tu civetti, ti annoi, e mi aizzi per ozio, mentre io... e il cuore gli si lacerava”
Lui esce e lei sedette: “La sua treccia si sciolse come un serpente scuro e cadde su una spalla”. Un’immagine allusiva o forse elusiva.
Arkadij soffriva ma non voleva mettersi a piangere davanti al suo beffardo amico.
La vecchia principessa assunse un’espressione come per dire: “guardate, guardate come mi meraviglio!” (p. 110). Questi nobili decadenti prossimi anche questi russi alla ghigliottina presentono la loro fine e recitano in continuazione
Altra conversazione tra Bazarov e Anna che gli domanda “chi siete e cosa siete?”
L’interpellato risponde che vuole fare il medico distrettuale ma Anna gli chiede come potrebbe accontentarsi di una posizione tanto modesta
Ma, fece B. “la maggior parte dell’avvenire non dipende da noi. Andrà bene se si darà il caso di fare qualcosa”.
Cfr. Gli eventa e i coniuncta di Lucrezio o anche il film Match point di Woody Allen del resto associabile a Delitto e castigo piuttosto che a questo romanzo
Anna: “qualcosa mi dice che non ci siamo incontrati per nulla, che saremo buoni amici”.
Bazarov infine le dice che la ama stupidamente, pazzamente. Tremava.
La Ondicova ebbe paura e sentì pietà di lui.
Lui cerca di abbracciarla ma lei si sottrae
Anna ci pensa sopra, poi decide: “No. Dio sa dove questo mi condurrebbe, non ci si può scherzare, la tranquillità è pur sempre la miglior cosa al mondo” (p. 114). Mi fa pensare all’ordine dell’apollineo che si contrappone al dinisiaco barbarico quale miscuglio di voluttà e crudeltà prima di essere ellenizzato ossia reso artistico
Bazarov dice ad Anna che parte perché lei non lo ama e a lei balenò in mente “ho paura di questo uomo”. La paura dell’amore può essere vinta dal concubitus vagus per dirla con Orazio.
Bologna 2 ottobre 2025 ore 17, 08 giovanni ghiselli
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[1] Le quattro Georgiche costituiscono un poema didascalico sull'agricoltura. Furono composte tra il 37 e il 30 a. C.
[2] “Il protagonista delle Georgiche-il paziente, tenace agricola capace di coronare la sua fatica con il successo-è anche un carattere non privo di ombre, e richiede, anche lui, della vittime” . Tradotto dall’inglese di Gian Biagio Conte, Aristaeus, Orpheus, and the Georgics: Once Again , in Poets And Critics Read Vergil, Yale University Press., n. 30, p. 205. Tale è Aristeo, e non farà meno vittime il “pio”Enea.
[3]M. Bettini, La letteratura latina, 2, p. 453.
[4] Del 1824.
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