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| Thomas Mann |
Il 6 giugno del 1875, nella
ricca città marittima di Lubecca, a pochi chilometri di Amburgo, nasceva Thomas
Mann, da padre senatore e ricco commerciante di granaglie e da madre originaria
del Brasile, genitori agli antipodi di formazione culturale e di etica,
circostanza che lo influenzerà non di poco nella sua crescita intellettuale
nelle scelte, non poche, di vita politica e letteraria. A 18 anni, appena
diplomato, la famiglia perde il padre e deve trasferirsi a Monaco, passando da
una realtà di ricchezza a una modesta vita borghese. Così Thomas appena
diplomato si impiegò come assicuratore e frequentò invece la facoltà di
lettere, dove peraltro non completò gli studi. Disilluso di quella vita troppo
borghese e poco artistica abbandonerà quegli uffici e si aggregherà al fratello
maggiore Heinrich, già scrittore affermato e socialisteggiante. Nel 1898, dopo
aver studiato e ammirato la triade soggettivista e conservatrice all'epoca
dominante nella letteratura - Wagner, Schopenhauer e Nietzsche - Mann scriverà
una serie di novelle di impronta realista, ripresa dal fratello e durante un
lungo viaggio in Italia, predispone i Buddenbrook, storia dell'ascesa e del
declino di una famiglia della borghesia mercantile dell'800. Opera che di
colpo lo proietta come uno dei più promettenti scrittori dell'inizio del secolo
in Germania, ben al di là dei paralleli racconti realisti cui si era dedicato
nella Monaco espressionista di primo '900. Infatti, fin dal primo raccorto - Der
kleine Herr Friedemann, 1897, e fino all'ultimo - Der Weg zum
Friedhof, (1901) - il soggettivismo estetico degli amati Wagner, Nietzsche
e Schopenhauer colà appena evidenziato; troverà massima espansione e toni
illimitati attraverso le tecniche del monologo interiore e del flusso di
pensieri legati alla sua storia di maturazione personale. Aveva un carattere
chiuso e circonflesso che consentiva una strana convivenza fra espansione e
introversione germinata dalla lettura espressionista di amore e morte
dell'artista fuori dai canoni, ereditata dalla eredità materna mediterranea e
dalla tradizionale freddezza baltica del padre. Se nel successivo romanzo Sua
altezza reale (1909), compariva una limitata solarità derivata da Goethe e
una debole serenità di mediazione nella impostazione della trama, con esiti
poco rassicuranti di continuità; sarà il primo romanzo più consistente, I
Buddenbrook, del 1900, a costituire un eccellente banco di prova di un
sentimento interiore eccezionale che avrà un pubblico numeroso e un
significativo balzo opzionale della sua capacità di coinvolgere i tanti lettori
piccolo-borghesi. Tristan, Tonio Kröger, Der
Tod in Venedig (tutti pubblicati fa il 1904 e il 1913), manifestavano la
poderosa nuova scelta della sua carriera di scrittore. Dopo aver messo da canto
la meno pregevole via realista, peraltro temperata da un frequente periodare
solipsistico, con una mediazione espositiva che verrà comunque premiata col
Nobel nel 1929 proprio per quella saga familiare non lontana dalle proprie
esperienze familiari; la seconda letteratura di Mann si riversa improvvisamente
nella politica. Siamo nel 1915 e un personaggio storico lo affascina. È ora
Federico II di Prussia che lo interessa per il fatto che nel 1740 invase la
Sassonia, malgrado questa fosse stata neutrale nella prima grande guerra
europea fra Francia, Austria e Russia in contesa e per la primazia coloniale in
America e in Asia, nonché per accedere nei Balcani e nel Mar Nero, dove appunto
Austria e Russia erano in competizione sui resti dell'Impero Ottomano, su cui
per altro l'unica alleata era la Gran Bretagna che voleva lì pure allungare le
mani. L'atto offensivo alla Sassonia era non dissimile all'occupazione del
Belgio nel 1914, necessario per Mann e per la Germania imperiale per rompere
l'accerchiamento della Prussia. Di più: nelle successive Considerazioni di
un impolitico (1918), Mann si scagliò contro le democrazie occidentali per
avere l'occidente democratico abusato della sana cultura europea in nome di
valori di libertà e uguaglianza che avevano represso lo Spirito dell'Uomo. Il
materialismo positivista era lo schermo attraverso il quale il Capitalismo
finanziario e consumistico democratico aveva attaccato la purezza della
Germania. Insomma, o Berlino o Morte dell'Europa. A tale singolare
pensiero politico, Heinrich Mann, Romain Rolland, Benedetto Croce, Bertrand
Rusell e Woodrow Wilson reagirono a nome invece dei diritti civili e della
libertà di pensiero liberale e democratico. Intanto, la guerra finiva per resa
della Germania e degli Imperi centrali ormai alla fame e devastati
dall'epidemia spagnola. A Versailles nel 1919, ma anche a Berlino a fine 1918,
la democrazia trionfava. Solo che la Germania repubblicana di Weimar, fra il
1919 e il 1922, subì una devastante guerra civile fra i borghesi socialisti
democratici e gli spartachisti filosovietici, che volevano imitare i
Bolscevichi russi nell'instaurare una rivoluzione tedesca sul modello russo del
1917. Un triennio di lacrime e sangue, dove Mann e gli intellettuali vissero
nascosti nella tempesta del dubbio se accettare o meno i nuovi tempi
repubblicani. Da una parte i nostalgici del vecchio regime erano uniti nella
speranza di una rivoluzione conservatrice, spesso favorevoli a colpi di Stato -
per esempio quello del generale Kapp - che a ripetizione minavano la giovane
Repubblica. Mann e famiglia intanto stavano rintanati nella loro villa ai
margini di Monaco e vivevano con timore e terrore, sebbene intrattenessero un
salotto culturale con i maggiori scrittori moderati del tempo, da Hermann Hesse
a von Keyserling, da Rudolf Steiner, a Ernst Jünger, da Gerhart Hauptmann a
Walther Rathenau, personaggi di varie ideologie, ma tutti convinti della
necessità di riportare ordine e pace nella loro amata nazione. Una nuova scelta era nell'aria: aderire alla nuova
Repubblica democratica? Oppure favorire il ritorno della destra militarista?
Mann si chiuse nel privato e rifletteva col suo cane sul destino dell'uomo. Cane
e padrone, un idillio solipsistico, fu l'unica opera significativa di
quell'epoca, dove addirittura temette per la sua vita, viste le morti
eccellenti per attentati quotidiani lamentati dalle due parti, per esempio Kart
Liebknecht e Rosa Luxemburg di fede comunista e Walther Rathenau, un
industriale progressista che ipotizzava un'economia partecipata dello Stato
rivolta a contenere l'inflazione all'epoca spaventosa, attraverso una politica
economica di apertura all'Est sovietico e all'America produttiva, che era
pronta a riprendere i contatti con il vecchio apparato industriale tedesco.
Un'alleanza virtuosa stroncata dall'attentato che il 24 giugno 1922 mise fine
alla vita dall'allora Ministro della Ricostruzione. Fu questa la scintilla per
la nuova scelta di Mann verso la democrazia di Weimar. Con un discorso moderato
filogovernativo del 1921, finalmente Mann venne allo scoperto. Proprio nella
sua Lubecca, città rimasta all'apice dei traffici marittimi e commerciali
malgrado gli effetti della Guerra; il Nostro scese dalla soffitta Goethe,
l'illuminista razionale, cosmopolita e pacifista, riscoprendo l'ottimismo del
Vate di Weimar sulla Germania dopo il 1815 e la sua Weltliteratur come
ricetta per la ripresa nazionale. Nondimeno, nel fondamentale discorso del
15.10.1922, tenuto nella sala Beethoven di Berlino, in occasione dal
sessantesimo compleanno del commediografo Hauptmann, dinanzi al governo
schierato per l'occasione, non solo dichiarava la completa adesione alla nuova
Repubblica, ma anche una timida apertura alla Democrazia, forse una opzione
verso un male minore, forse anche una necessaria doppiezza mascherata da una
missione educativa, cioè pretendere con qualche dubbio di essere una guida a
tutela dell'Uomo verso una verità da collaudare. Effetti di una natura
demoniaca che si rivelerà nel posteriore romanzo Doktor Faustus
(1947), quando il protagonista, il musicista Leverkühn, orgogliosamente
riscopre una sua anima ambigua e la adotta come stile di vita, fino a ricoprire
un ruolo pedagogico e critico di una società sempre più marcatamente
filonazista. Proprio nel saggio su Goethe,
visto come esponente della nuova società borghese, letto in occasione del
centenario della morte, tale missione pedagogica emergerà in occasione della
visita ufficiale fatta a Francoforte nella casa del Genio. Il processo di
sguardo interiore e finalmente alla analisi critica del mondo esteriore,
proseguirà con La montagna incantata del 1924, dove la decadenza, la
malattia e la rovina della Nazione, diventano valori positivi perché
interessano i fatti della vita e della morte. È anche una rilettura del Bildungsroman
che Goethe inaugurò col famoso Wilhelm Meister del 1795. Qui cade ogni
remora pessimistica dell'arte, che non è fuga più dalla realtà, ma immersione
totale nel mondo. Anzi, il suo praticarsi è segno di democrazia e libertà
conquistata e da difendere. La tetralogia biblica di Giuseppe e i suoi
fratelli, pubblicati fra il 1933 e il 1943, nonché il romanzo Lotte in
Weimar dal 1937-1938, saranno il prodotto del dialogo proficuo con Goethe.
Né Mann oserà più contraddire uno dei suoi più fedeli discepoli, Stephan
Zweig: nella recensione a quest'ultimo romanzo, mentre la dittatura nazista
gli si accaniva (21.2.1936) e lo privava della cittadinanza tedesca perché fin
dal 1933 non aveva mancato di attaccare Hitler e soci con appelli antinazisti;
Zweig lo chiamerà Praeceptor Germaniae, proprio perché ritrovava in Lotte
a Weimar un linguaggio raffinato, una forma perfetta e una formidabile
ironia. Opera che giudica una bomba contro il perbenismo nazista e che se fosse
stata letta in Patria - Mann la fece pubblicare e diffondere a Zurigo e in
Svezia - forse avrebbe influenzato una borghesia sciatta e cialtrona qual era
quella tedesca, caduta nelle mani di una propaganda ignorante e telecomandata,
istigata a scendere in guerra contro le plutocrazie occidentali. E
dunque è ora di verificare questo capolavoro nascosto, giudicato da
Zweig a ragione come un saggio luminoso, degno di uno scrittore vivo e non più
tormentato, ma giunto a una creatività interiore non indifferente rispetto alla
letteratura che in quel momento non produceva nulla di diverso dalla mera
propaganda del Potere.
Bibliografia
-
Oltre alle fonti
citate nel testo, vd. la sempre valida visione generale di LADISLAO MITTNER, Storia
della letteratura tedesca, vol. III, dal realismo alla
sperimentazione, tomo primo e tomo II, Einaudi, 1978-1971.
-
Più di recente,
vd. il maggiore studioso di Thomas Mann, LUCA CRESCENZI, Melancolia occidentale. La montagna
magica di Thomas Mann, ed. Carocci, 2011.
-
Per il romanzo Carlotta
a Weimar, cfr. l'edizione italiana, tradotta LAVINIA MAZZUCCHETTI, Mondadori,
1948. Per il Doktor Faustus, cfr. pure l'edizione italiana, tradotto e
introdotto da ERVINO POCAR, Mondadori, 1949, nonché il Nostro, Il Doktor
Faustus, il sosia di Thomas Mann, in www.corriereditalia.de, sezione
cultura, 24 giugno, 2024.
-
Per Mann
impolitico, vd. ELENA ALESSIATO, L'impolitico: Thomas Mann fra arte e guerre,
Il Mulino, 2011.
-
Per Mann
politico, vd. THOMAS MANN, Moniti all'Europa, Introduzione di Giorgio
Napoletano, Mondadori, 2017, nonché il Nostro, Ottanta anni dopo su
www.libertasicilia.it 1.12.2018.
- Da ultimo, in occasione delle doppie celebrazioni su Thomas Mann, 150 anni dalla nascita e 70 dalla morte, cfr. lo Zeitgeschichte, nr. 2/2025, fascicolo monografico. Interessante è il sottotitolo: cosa ha insegnato ai tedeschi quel grande scrittore e perché oggi non può esser dimenticato.

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