Bazarov riparte dicendo: mi sono aggirato troppo a lungo in una sfera che non è la mia. I pesci volanti possono mantenersi un certo tempo in aria, ma devono presto rituffarsi nell’acqua. Anche io devo tornare nel mio elemento.
Saluta l’amico per sempre avvertendolo che non è stato creato per la loro vita acre e amara. Noi vogliamo frantumare gli altri, mentre tu sei un tenero signorotto liberale. Avrei altre parole ma non le dico perché sarebbe romanticismo, cioè sciroppo (p. 190). Tu sposati e fai tanti figli. Vedrai che saranno intelligenti perché nati al momento giusto.
Prevede pure che Arkadij si sottometterà a Katia
Bazarov torna dai genitori. La madre era tanto affaccendata che il marito la paragonò a una pernice. Il giovane aveva perso la lena lavorativa: era triste, stanco e inquieto. Parlava con i contadini che erano contenti della loro servitù e indifferenti alla loro liberazione. Uno diceva: “quanto più severo è il padrone, tanto più il contadino è contento”.
Il contadino del resto pensava che un padrone non può capire.
Bazarov aiuta il padre nel curare i malati. Il padre era contento di questo impegno. Il giovane si taglia un dito facendo l’autopsia a un morto di tifo. Si è contagiato e ha la febbre. Giaceva col viso rivolto al muro (cfr. la morte di Gesualdo del Verga). Chiede al padre di mandare qualcuno a salutare non Arkadij, un pulcino che è diventato una cornacchia, ma Anna Ondicova e dirle che Evgenij muore. Incoraggia il padre dicendogli di aiutarsi con il cristianesimo o con lo stoicismo. Arriva la Ondicova con un dottore. Lei entra nella stanza e lui dice di essere capitato sotto la ruota. “Dire che vi ho amata non ha senso. L’amore è una forma, mentre la mia forma già si disgrega”. Però le dice che è cara e bella. Vivete a lungo, è la cosa migliore. Guardate che spettacolo mostruoso: un verme mezzo schiacciato si dimena ancora (p. 204). Siate gentile con mia madre. Gente come loro nel vostro gran mondo non si trova neanche a cercarla col lanternino. Io non sono necessario alla Russia; il sarto, il calzolaio e il macellaio sono necessari.
Quindi Bazarov muore
Passarono i mesi e arrivò l’inverno coi visi freddi e quasi morsi delle persone. I due ragazzi –rkadji e Katia si sposano e Nikolaj Petrovič spsa Fenečka
Pavel dopo il matrimonio partì per affari alla volta di Mosca come pure Anna dopo avere donato una larga dote ai due giovani.
Durante il brindisi nuziale Katia sussurrò all’orecchi del marito: “Alla memoria di Bazarov”, ma Arkadji non osò ripeterlo ad alta voce.
Infine Turgenev racconta gli esiti dei personaggi.
Anna si è risposata non per amore ma per convinzione con un personaggio importante, intelligente, dotato di forte volontà, buono e freddo come il ghiaccio.
Arkadij è diventato un proprietario infervorato e fa fruttare bene la masseria. Suo padre Nikolaj fa il giudice di pace e dice che i contadini vanno “rinsaviti”, ossia condotti all’esaurimento. I nobili colti parlano di mancipazione, gli incolti di muncipazione. In latino mancipatio è l’alienazione, trasferimento della proprietà per mancipium –manus e capio- presa di possesso (e schiavo).
In casa ci sono due bambini Mitia, figlio di Nikolaj, e Kolia figlio di Katerina che è adorata da Fenečka.
Pavel è andato a vivere a Dresda dove passeggia tutto canuto ma ancora bello ed elegante con quella particolare impronta che si riceve da una lunga permanenza negli strati superiori della società. Gli inglesi lo considerano a perfect gentleman. Con i Russi si lascia andare di più ma con garbo, negligenza e decenza. Si attiene ai punti di vista slavofili che nella società superiore sono un segno di distinzione. Non legge libri russi ma tiene sulla scrivania un portacenere d’argento in forma di ciabatta da contadino. I tedeschi lo adorano e lo invitano alla Cappella di corte e a teatro: der Herr Baron von Kirsnoff.
Fa sempre del bene e ancora un po’ di rumore: non per nulla era stato ai suoi tempi un rubacuori. Ha 50 anni.
Le ultime parole sono sulla tomba di Bazarov dove vanno due vecchietti ormai decrepiti. Si inginocchiano sulla pietra e piangono. Ma le loro lacrime non sono infruttuose. I fiori sulla tomba parlano dell’eterna conciliazione e della vita infinita. cfr. l’eterno ritorno di Nietzsche e la quercia di Guerra e pace:
“La quercia fiorisce per convincere Bolkonskij che il suo cuore tornerà a vivere. Questa consonanza tra l'uomo e il mondo che lo circonda raggiunge perfino le tazze in cui Nestore cerca la saggezza quando il sole scompare, e le foglie delle betulle che scintillano improvvisamente come un mucchio di gioielli dopo la tempesta che si è abbattuta sulla proprietà di Levin in Anna Karenina. Le barriere che dividono la mente e l'oggetto e le ambiguità che i metafisici scorgono nella nozione stessa di realtà e di percezione, non furono di impedimento né a Omero né a Tolstoj. La vita li inondava come un mare. Ed essi ne godevano"[1].
Vediamo il brano della quercia in Guerra e pace. Significa l’armonia tra l’uomo e la natura.
“Dalla dura corteccia secolare erano spuntate, sprovviste di rami, fresche, giovani foglie, tanto che non riusciva a credere che le avesse generate quel vegliardo.
“Sì, è proprio quella stessa quercia” pensò il principe Andrej, e di colpo senza alcun motivo lo assalì un senso primaverile di gioia e di rinnovamento…No, la vita non finisce a trentun anni”, pensò a un tratto il principe Andrej con decisione ferma e immutabile” (pp. 634-635).
Oppure la morte di Adone: “quod in adulto flore sectarum est indicium frugum” (Ammiano Marcellino, XXII, 9)
Appendice
Turgenev manda una lettera al critico letterario Slučevskij che gli aveva scritto della reazione negativa degli studenti russi di Heidelberg al romanzo.
Bazarov è un personaggio tragico tutt’altro che cattivo e negativo.
Tutto il mio romanzo è diretto contro la nobiltà come classe guida. I tre nobili: padre, figlio e zio: debolezza, indolenza e limitatezza. Il mio senso estetico mi ha fatto scegliere i personaggi buoni della nobiltà per dimostrare ancora meglio la mia idea. Prendere funzionari, generali, grassatori, sarebbe stato grossolano. Se la panna è cattiva, come sarà il latte? Ho scelto i nobili migliori per dimostrare la loro inconsistenza.
L’Ondicova è una rappresentante delle nostre signore epicurèe, delle nostre dame nobili oziose, sognatrici, curiose e fredde.
Anna voleva lisciare contropelo quel lupo di Bazarov, purché non mordesse, poi pensava di scompigliare i ricci a quel ragazzo ma voleva rimanere sdraiata e tutta bella lavata sul velluto.
La morte di Bazarov non è casuale, ma l’ultimo tocco alla sua figura tragica. Se il lettore non lo ama con tutta la sua rozzezza, crudeltà d’animo, secchezza implacabile e asprezza, non ho raggiunto il mio scopo. Io non volevo versare sciroppo.
Avevo sognato una figura cupa, selvatica, grande, per metà venuta su dal suolo stesso, forte, spietata, onesta, e tuttavia votata alla rovina, perché è ancora nell’anticamera del futuro, avevo sognato uno strano pendant di Pugačëv e simili. Corrispondente al rivoluzionario che guidò l’insurrezione contadina contro Caterina II nel 1774. La sua storia è raccontata da Puškin.
I giovani non hanno capito. Solo Dostoevskij e il critico Botkin lo hanno compreso.
Altro scritto di Turgenev proposito di Padri e figli
Il punto di partenza non è stata un’idea ma una persona viva. La base di Bazarov è la figura di un giovane medico provinciale che mi colpì e morì nel 1860. In quell’uomo si incarnava il nichilismo, una corrente dell’epoca. Cominciai a comporre la fabula a Parigi.
Nel 1862 la fabula uscì sul “Messaggero russo”. A Pietroburgo ci furono degli incendi e il primo conoscente che incontrò sulla Nevskij gli disse: Avete visto cosa fanno i vostri nichilisti! Bruciano Pietroburgo!
Il romanzo dispiaceva ai miei amici e piaceva ai nemici.
Io sono un accanito occidentalista ma nel Nido dei nobili ho riprodotto nella figura di Panšin tutti gli aspetti comici e volgari dell’occidentalismo; l’ha fatto battere dallo slavofilo Lavreckij. Io ritengo lo slavofilismo una dottrina falsa e sterile. Io non sono dalla parte dei padri: tant’è vero che ho messo in caricatura Pavel, l’ho reso ridicolo peccando anche contro la verità artistica. Bazarov non ha avuto il tempo di maturare. Ho trattato Bazarov come un essere vivo, mostrandone i lati anche cattivi. Io non sapevo se amavo o non amavo Bazarov. Una signora spiritosa gli disse: “né padri, né figli. Siete proprio voi il nichilista”. Alcuni mi accusano di arretratezza, di oscurantismo, di offesa alla giovane generazione, altri di piaggeria nei confronti della giovane generazione.
Ho inventato la parola nichilista
Oscar Wilde in La decadenza della menzogna (del 1889) sostiene che non è l’arte a imitare la vita, ma il contario:"La vita imita l'arte assai più di quanto l'arte imiti la vita...Un grande artista inventa un tipo, e la vita tenta di copiarlo, di riprodurlo in forma popolare...I greci, con il loro rapido istinto artistico, capirono questo, e mettevano nella stanza della sposa la statua di Ermes o di Apollo, affinché ella potesse generare figli altrettanto ben formati delle opere d'arte che contemplava nell'estasi o nel dolore. Sapevano che la vita non solo guadagna dall'arte la spiritualità, la profondità del pensiero e del sentimento, il turbamento o la pace dell'anima, ma che essa può formarsi sulle stesse linee e colori dell'arte, e può riprodurre la dignità di Fidia come la grazia di Prassitele...Schopenhauer ha analizzato il pessimismo che caratterizza il pensiero moderno, ma Amleto lo ha inventato. Il mondo è diventato triste perché una volta una marionetta fu malinconica.
Il nichilista, quello strano martire che non ha fede, che va al patibolo senza entusiasmo, e muore per quello in cui non crede, è un prodotto puramente letterario. Esso fu inventato da Turgenev e completato da Dostoevskij"[2]
L’istruzione non è soltanto luce ma anche libertà. Niente libera l’uomo come il sapere e la libertà è necessaria soprattutto nel campo dell’arte e della poesia. Non per niente si parla di arti liberali. L’uomo legato non può prendere quello che lo circonda. Gli slavofili non sanno togliersi i propri occhiali colorati. Assenza di libertà si trova in Guerra e pace del conte Tolstoj che pure ha grande forza creativa e poetica ed è forse la cosa più alta apparsa nella letteratura europea dopo il 1840. Gli eletti sono diversi dalla massa che è condannata a sparire ma non prima di avere arricchito la forza dell’eletto. Ai giovani letterati: non dovete giustificarvi mai, dovete avere cura della nostra lingua, della nostra bella lingua, questo patrimonio trasmessoci dai nostri predecessori in testa ai quali brilla Puškin (1799-1837 cfr. Leopardi:1798-1837).
1869 Baden-Baden
Bologna 3 ottobre 2025 ore 8, 40 giovanni ghiselli
p. s.
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[1]G. Steiner, op. cit., p. 81.
[2] In O. Wilde, Opere , trad. it. Mondadori, Milano, 1982, pp. 222-224
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