venerdì 9 gennaio 2026

Ifigenia CXCIII Il film Ludwig II di Visconti. La cucina e la mente sconvolte.


Il 24 febbraio del 1981 andammo a vedere il film di Visconti Ludwig

secondo, il lunatico re di Baviera, annegato nelle cupe acque dello

Starnbergersee la sera del 13 giugno del 1886. Ci commosse la

tragedia del sovrano impazzito per il desiderio frustrato di amore,

e per la solitudine immensa dove si era rinchiuso, siccome

incapace di sopportare la società profanata e deformata, già allora, da industrie e cannoni.

Trovammo che il monarca, prima bello e gentile, poi decaduto a

mostro pazzo , grasso,  deforme, per certi versi ci

assomigliava: Ifigenia mormorò che se qualcuno lo avesse

aiutato, si sarebbe salvato dalla degradazione.

Quindi dicemmo che noi due, diversi come il re matto, romiti e strani non meno di lui, dovevamo aiutarci a vicenda, se volevamo fare

qualcosa di egregio, ed evitare il decadimento a differenti da tanti

altri, borghesi, sicari o bigotti, soltanto nell'essere più

sciagurati e infelici. Ricordo che dopo questa constatazione, fatta

nei dieci minuti dell'intervallo fra il primo e il secondo tempo, la

ragazza mi fissava estasiata, come non faceva da tanto tempo.

Io che una volta avevo avuto la nausea di essere osservato così fissamente,

quella sera ne fui felice e orgoglioso.

Mi venne in mente un giorno lontano, quando Ifigenia

davanti alla mia renitenza a essere  sbaciucchiato , aveva

bisbigliato:"Eppure è una fortuna per te!"

Arrivati a casa, disse che dovevamo ritrovare la forza di credere

l'uno nell'altra, e il coraggio di correre ancora nelle reciproche

braccia dove eravamo stati pazzi di gioia. Potevamo farcela.

Quindi  facemmo l'amore con soddisfazione. Infine

l'accompagnai a casa e tornai indietro tutto contento.

 

Però l'incoercibile forza della Necessità agiva contro la resurrezione della

nostra intesa fatata. Quando fui nel mio appartamento verso le due

della notte, prima di entrare nel letto ancora profumato del seno e

del ventre suo, misi piede in cucina per bere dell'acqua.

Allora la felicità che mi aveva aperto e scaldato il cuore, si strinse

e raggelò, capovolgendosi in pena. Le stoviglie ammucchiate nel

lavandino maleodorante mi fecero pensare: "Quella in realtà non

mi ama: i piatti li abbiamo sporcati insieme; io non riesco a

trovare una donna delle pulizie, e lei non vuole darmi una mano;

però a me la chiede per i comodi suoi. L' amore risorto, esiste solo

nelle parole non veritiere che dice. Ma per quale ragione mi

rinnova dichiarazioni e profferte? Che miri a farmi alcolizzare,

ingrassare, odiare le donne, come il povero Ludwig? No, vuole

solo sfruttarmi finché le potrà servire e non avrà trovato uno più

conveniente".

Nel letto, aspirando il suo aroma, cercai di reagire ai pensieri

cattivi con il ricordo consolatorio della bellezza e con l'immagine

della Giustizia che mi aveva salvato in novembre, ma non riuscivo

più a distinguerla bene: appariva enigmatica e oscura come la Sfinge di Tebe, o per lo meno isolata dal contesto sociale come  la Pace che siede a parte, da sola,  nell’affresco del Buon Governo dipinto da Ambrogio Lorenzetti  nell’antica sala dei Nove del palazzo di Siena.

Questa Pace non si trova nello spazio comune ma è isolata in un luogo soltanto suo.

"Lei è bella – pensavo –, e il profumo del suo corpo è degno di

Dio: mi fa venire in mente il sole e le stelle; ma non è generosa né

giusta. Perché dopo avermi proposto un patto di amore eterno, non

fa qualche cosa per me, oltre a lasciarmi nel talamo questa traccia

di paradiso? Perché non affronta qualche piccolo sacrificio, non


lava nemmeno un bicchiere o un cucchiaino fra i tanti  arnesi che abbiamo

sporcato insieme?". Poi mi girai, guardai il lenzuolo inferiore e aggiunsi: “compreso questo cencio”.

 

Mi crogiolavo in tale dolore e nella contraddizione tra l'estetica e

l'etica; mi ci inabissavo volutamente con pena e pure con voluttà depravata, forse per evitare di caderci senza volere. Non seppi darmi risposta;

"Andremo avanti a furia di sotterfugi, bugie, finzioni, come

abbiamo ricominciato E’ l’eterna aporìa dei miei amori.

Questa non è finlandese, non è incinta di un altro né di me, non è più sposata  né una collega, ma non funzione bene quale amante perché non è nemmeno un’amica. E così sia fnché dura” conclusi.

 

Bologna 9 dicembre  2026 ore 16, 25, giovanni ghiselli.

p. s.

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