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Dopo cena gli altri ballavano. Ifigenia li osservava e commentava malevolmente. Eravamo entrambi a disagio per la vicinanza reciproca dei corpi smentita del tutto delle menti ostili tra loro. Coppia sciagurata, male assortita. Invece del Fandango stavamo facendo una marcia per il fango. Mille volte meglio la solitudine che un accoppiamento siffatto. Quella notte imparai la lezione che conduce a una vita da anacoreta. Splendido o sordido secondo i momenti. Non avrei rifiutato altre relazioni in seguito ma le avrei affrontate con cautela ognora più vigile e riserva mentale sempre maggiore. Avrei cercato donne non sposabili o perché già sposate o per altre ragioni. Sono arrivato alla conclusione che un matrimonio è cosa più triste di un funerale. Niente mi avrebbe più tolto dalla testa che la parte del marito per me sarebbe stata quella più infernale e disastrosa, il ruolo del fidanzato quello più ridicola e assurda. Corteggiare, parlare, fare l’amore, perfino volersi bene e aiutarsi, se era possibile, però ammogliarmi mai: meglio morire piuttosto. Niente più figli dopo l’aborto della rossa erinni iperborea, mai più un rapporto con patti di fedeltà fatti a casaccio dopo questa moraccia nemica.
Siamo arrivati dunque allo scoccare del 1981. Le prime frecce dell’anno mi avevano già ferito. Restammo là fino alle due, quindi le dissi che se voleva, si poteva partire. Entrato nella bianca Volkswagen e acceso il motore, notai che gli ultimi due numeri del contachilometri erano 1 e 7. “Diciassette porta sfortuna a chi?” mi domandai. “A chi se la merita, non a me- mi risposi-. Non finiremo insieme quest’anno. Inizierò a scrivere la storia della mia vita e di quella della gioventù europea. Mi salverò così”
In giugno ifigenia cercò di ripetere con un attore famoso la parte che aveva provato con me. L’avevo aiutata nel suo debutto quale docente supplente. Ma questo non le era bastato. Vero è che allora posavo a esteta e seduttore, tuttavia non mi mancava un briciolo di coscienza etica. L’avevo manifestata con Helena finnica la notte che l’aiutai a non soffrire chiedendole scusa per una mia leggerezza troncata subito dopo l’inizio. La donna bella e fine mi contraccambiò con il suo comportamento dallo stile non plebeo, cioè schietto, non inquinato. Gli uomini di successo che Ifigenia voleva strumentalizzare forse l’avrebbero accontentata se aveva imparato qualcosa dal nostro tragico fallimento. Il successo senza morale è schifezza, una porcheria che, come fa la pubblicità a ogni ora, e come e faceva Circe, trasforma gli uomini in maiali: hJ suw`n morfwvtria la chiama Cassandra nelle Troiane di Euripide (v. 437 se volete vedere il contesto). Perché tante citazioni? Perché chi scrive deve dare voce non solo a se stesso ma pure echeggiare la cultura europea, tenerla in vita. Sentivo già allora un forte desiderio di umanesimo e di umanità. La cultura, la politica, perfino lo sport senza umanità è spazzatura. Percorremmo la valle Seriana all’ingiù, infilammo l’autostrada e tornammo a Bologna. Durante il viaggio, per non addormentarmi, ogni tanto interrompevo il silenzio e il suo sonnecchiare. Le domandai se avesse perduto ogni fiducia nel nostro rapporto. Rispose che aveva perduto soltanto l’occasione di andare in discoteca tra gente simpatica divertendosi certamente più che in quel mortorio di Bratto. “Moribunda mulier” sei tu, pensai. “Del resto-aggiunse cinicamente, e sfacciatamente dopo tale serata- se il patto di Capodanno ha valore e restiamo insieme per sempre, forse vale la pena di fare sacrifici anche pesanti come questo e altri che mi hai imposto” “Questa tira a farsi sposare per darmi la fregatura più grande di tutte, definitiva e mortale”, pensai Poi risposi: “ieri abbiamo giurato”. Senza dire che cosa. Senza chiarire che mentalmente avevo giurato di non sposarla mai. Con una così era necessario equivocare per salvarsi. Però un chiarimento dovevo darglielo: “Adesso ti avverto che non sopporterò più la tua maleducazione nei confronti delle persone a me care come Margherita e Fulvio”. Ammise di essere stata poco gentile in certe circostanze dove io l’avevo inserita mettendola a disagio. La portai a casa sua e finalmente andai a letto. Mi domandai quanto potesse durare ancora un rapporto tanto sciagurato, falso e penoso. “Finché ci sarà qualche utile da trarne , fino a quando il profitto prevarrà sulla perdita. E’ sicuramente finita la fase dell’amore gratuito e bello. La scena di questo patto di amore eterno, aeternum hoc sanctae foedus amicitiae, è soltanto una delle sue commedie. L’ha recitata per prendere tempo, per vedere la mia reazione e capire che cosa può ricavare ancora dal nostro rapporto. Probabilmente ha pensato. “matrimonio, divorzio, alimenti. Di sicuro aveva buttato per terra ogni sentimento buono verso di me e l’aveva calpestato con ira e disprezzo. “Molto meglio perderla che averla trovata et saepe desperatio spei causa est”, mi consolai.
Bologna 8 dicembre 2025 ore 19, 24 giovanni ghiselli p. s. Statistiche del blog All time1900900 Today664 Yesterday936 This month5016 Last month19699
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Già docente di latino e greco nei Licei Rambaldi di Imola, Minghetti e Galvani di Bologna, docente a contratto nelle università di Bologna, Bolzano-Bressanone e Urbino. Collaboratore di vari quotidiani tra cui "la Repubblica" e "il Fatto quotidiano", autore di traduzioni e commenti di classici (Edipo re, Antigone di Sofocle; Medea, Baccanti di Euripide; Omero, Storiografi greci, Satyricon) per diversi editori (Loffredo, Cappelli, Canova)
giovedì 8 gennaio 2026
Ifigenia CXCI Il ritorno a Bologna. La desolazione.
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