venerdì 23 gennaio 2026

Ifigenia CCLIII. Un rozzo abbozzo di scrittura basato su appunti e reminiscenze personali e letterarie.


In questo capitolo trascriverò gli appunti presi la notte della

catastrofe. Intendo copiarli come li trovo, senza rielaborarne la forma né cucire insieme le pezze o zeppe letterarie, appoggiate tra le parole. Queste non devono nascondere, anzi magari accentuare e nobilitare 

  il pathos doloroso che, pure reso meno tetro qua e

là con l'ironia, mi costrinse comunque a iniziare questo lungo epos

arrivato vicino al termine dopo parecchi anni.

Nel frattempo  sono passato alla parte dei non più giovani, e la ragazza da quella dei più senz'altro, o se vogliamo dei Manes, i buoni: quale incarnazione della carne è morta da anni, ma  questo lavoro conserverà qualche cosa della nostra storia antica. Forse, oltre una vicenda amorosa ricca di casi, la mia opera è riuscita a mostrare alcune immagini della

dedalica terra, bella e varia come le femmine umane, che hanno per giunta l’arteria femoralis nella parte anteriore delle cosce degne di baci devoti come ebbe a dire Hans Castorp pregando Claudia Chauchat di lasciarsi adorare.

Non mancano in questo mio epos oggi quasi concluso  diversi aspetti significativi della scuola, della società, dei costumi che si andavano sconciando in quegli anni, e magari pure qualche

parvenza della provvida, artistica Mente che regge l'universo e

tutto porta a buon fine. Troverete le tribolate peripezie di un uomo

che cerca sempre, siccome vuole capire, e di una giovane donna

bramosa di  fama e successo. Era piena di eros e pure di risentimento. 

E’ per il sentimento di essere organico all’umanità che ho messo a disposizione di tutti questa storia nella quale, credo, ognuno potrà riconoscere qualcosa di sé.

Vediamo dunque i primi appunti suggeriti da un pathos doloroso contaminato con l’ironia che non lo annienta, eventualmente lo relativizza. Le citazioni  invece rimandano alla letteratura europea che non deve essere dimenticata.

Ecco il diario  chiosato con citazioni tratte da opere grandi eppure rese talora ridicole dal contesto.

 

Sabato 13 giugno 1981, ore due della notte. Ifigenia è

precipitata a capofitto con l'attore famoso. E' andata a cena con lui,

è salita in camera sua, si è sdraiata nel suo letto accanto a lui volendosi tanto bene ma non si sono baciati. Che cosa vuol dire? Pedicavit ille eam ? 1

Fatti loro.

Con il latino intanto io evito le parolacce. Il latino è la lingua del pudore.

 

Il nostro rapporto effettivamente era stanco assai. Non si parlava

più, non era interessante per nessuno dei due l'opinione dell'altro.

L'idea di passare due giorni con lei mi metteva addosso il

malumore. Non è stata colpa di nessuno: la tensione  (tovno")

era caduta ed è bastato un incontro con un vecchio mimo perché tutto si

afflosciasse. Implodesse? No, no, per carità: è una parola di moda, tra i saputelli  che vogliono sembrare intelligenti e profondi oltre che persone di  vaste letture.

Questa volta non ho i rimpianti della notte del 15 marzo scorso quando, accompagnata lei a casa, mi ritrovai solo nel mio studio che  biancheggiava di luce  lunare tremula sulle  mani già tremanti del giovane professore disperato appoggiate sul tavolo dei popri lavori incompiuti.

Tutto il senso di noia e stanchezza che mi pesavano addosso,

dipendevano dal rapporto malato con Ifigenia. Oramai ci affaticavamo a

vicenda. Se fossimo andati ancora avanti ci saremmo uccisi con

reciproghe piaghe, come Eteocle e Polinice,  figli  e fratelli di Edipo.

Tutto doveva cambiare, anche nell'eventualità (remota) che tutto tornasse com’era nei primi tempi felici (cfr. il Gattopardo ) o addirittura “ come prima, più di prima ti amerò la mia vita per la vita ti darò” (canzone degli anni Cinquanta: Tony Dallara?) .

Non facevo più niente con gioia: nemmeno lo sport, o la scuola.

 Il sole, il primo fra tutti gli dei, la fiamma che nutre la vita, il santo volto di luce (Sofocle), lo annebbiavo con la mia angoscia (Kafka).

Ho tagliato la striscia di cuoio legata intorno al mio collo dopo due anni e mezzo. Cappio o cordone ombelicale che mi vincolava  a

Ifigenia. Una volta era il laccio della gioia del bello.

Cercano di estrarre quel bambino dal cunicolo.

Sono le sei del mattino. La televisione trasmette sempre il

salvataggio mancato di quella creatura.

Ricordati giovanni ghiselli e giuralo sullo Stige:

1) Non devi ingrassare, ossia mangia poco e fai sport in tutte le

stagioni. Salite italiane e greche in bicicletta, corse di 5000 metri a cronometro, nuotate dalla palla di Pomodoro almeno fino al Genica: il triathlon  insomma.

2) Devi continuare a studiare.

3) Devi riprendere a scrivere.

Intanto questo è l’abbozzo di un monologo dell'abbandonato il 13 giugno del

1981 per un attore famoso.

 Le beffe della fortuna hanno accumulato in questo giorno di prima estate  gli avvenimenti di tutta una vita folgorata e scoscesa.

 L’attore famoso che sottrasse l’americana a Pavese era Raf Vallone.

 Il rivale mio è più famoso a onore del vero. Buon segno: diverrò

scrittore più bravo e più letto di Pavese. Se non altro, non ce l'ho

con le donne.

Non sto soffrendo troppo: me l'aspettavo, l'avevo messo in conto.

Lei non era tipo generoso e capace di amare. In un primo tempo la

lusingava essere l’amante del professore bravo, lei ultima dei precari pure se bella assai, poi le facevo comodo per l'esame di recitazione.

Mi usava e non voleva darmi niente in cambio negli ultimi tempi. Anche il sesso faceva malvolentieri. Pensava di non ricevere una mercede

adeguata. Mercede, sì mercede, misqov~, paga. Mistofori di Caria e Pezetèri 2

“L'armi qua l'armi: io solo combatterò, procomberò sol io”3.

  Eppure il primo anno eravamo pazzi di gioia, “sott'altra luce che l'usata

errando”4

  Il suo sesso era vivo nel letto, sull'erba,  la terra, il moscone,  la rena, in automobile, nei cessi dei treni (La città delle donne) e dei bar. "Lugete, o Veneres Cupidinesque(…) Passer mortus est meae puellae "5

 Anche il gallo è morto: non canterà più coccodì, coccodà 6.

 La via all'insù è durata nove mesi. Dopo l'estate colei si era

 intorpidita: da leggera, agile e spiritosa, era

diventata bugiarda, pesante, insicura. Una bellezza fradicia di sciagure

(Cfr. Edipo re, v.1396). E il commento a questa tragedia quando lo

intraprenderai?

Una cosa alla volta, ognuna a suo tempo: ora si va a pedalare. Cè già luce nel cielo

Avvertrenza: il blog contiene 6 note e ilgreco non traslitterato

 

Note

1

 Cfr. Catullo, Carmi,  16, 1:"Pedicabo ego vos et inrumabo".  Un dubbio amoroso:  Utrum poss'io chiamarlo sodomito?”, Pietro Aretino, Dubbio XIX

2

Mercenari e soldati. Cfr. Pascoli, Alexandros, vv. 4-6.

3

Cfr. Leopardi, Canzone all'Italia, vv. 37-38.

4

Cfr. Leopardi, Il pensiero dominante, vv. 103-104.

5

Cfr. Catullo, Carmi, 3,  v. 1 e v. 3, Piangete Veneri e Amorini, è morto il

passero della mia ragazza.

6

Canzone studentesca. La cantavamo a Debrecen in greco, latino, italiano e inglese.

 

Bologna, 23 gennaio  2026 ore 10, 53 giovanni ghiselli

p. s.

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