La corriera per Atene. Il mio risentimento per il pedalare mancato e il sole non debitamente venerato.
Lasciammo le biciclette depositate nell’agenzia dove avevamo comprato i biglietti per il traghetto, poi andammo alla stazione delle corriere. Verso le quattro partimmo. Chiuso nell’autobus maleodorante mi spiaceva assai perdere le ultime ore del sole che declinava rapidamente nel pomeriggio di quella giornata dell’estate al tramonto anch’essa.
Ma il declino più doloroso era quello del nostro rapporto sconciato dall’ opportunismo, l’ egoismo, e la stupidità di entrambi.
La rinuncia forzata a pedalare nel sole prossimo a sparire dentro le brume quasi autunnali, di un autunno prossimo che oltretutto non sarebbe stato illuminato dalla baccante innevata come quello fantastico del ’78, tale impedimento mi pesava assai più del secondo zaino messo sul collo sulla salita delfica, poi nel lungomare ventoso, con una fatica la quale del resto aveva potuto anche irrobustirmi la lena.
Provavo del risentimento per la ragazza che mi faceva perdere gli ultimi raggi dell’estate morente, poi durante la triste stagione alle porte mi avrebbe lasciato solo e desolato in una Bologna fredda e buia.
Tra me e Ifigenia non c’era più niente di buono tranne i ricordi dei quali volevo diventare l’aedo coniugando le Grazie con le Muse splendida coppia, e unire di nuovo, nel ricordo, quella bellissima donna con me. Ma nel presente di fatto eravamo degenerati in una coppia scellerata: ciascuno di noi quando faceva un sacrificio per l’altro senza ricavarne un utile per sé, provava un sentimento di spreco e un cupo risentimento verso l’amante oramai disamato a tratti anzi addirittura odiato e spregiato. Un amante in pensione, nemmeno emerito. In tale contesto il piacere che ancora ci scambiavamo ogni tanto nel letto era un’offesa del bel tempo che fu.
Appena arrivati ad Atene, il fato ci impose una parte in una commedia orribile, quasi finita in tragedia, poi, poco più tardi, un’altra la recitammo noi , istintivamente, io soprattutto che continuavo a rimpiangere la bicicletta e sentivo un rancore implacato per quella giovane donna che mi aveva fatta depositare l’amato veicolo in un luogo forse nemmeno del tutto sicuro.
Quella sera toccammo il fondo dell’abiezione nell’Ellade santa.
Bologna 26 gennaio 2026 ore 16, 59 giovanni ghiselli
p. s
Il sole si è lasciato vedere fino alle 16, 53 e 30 mentre scrivevo. Questo amore non me lo ha mai tolto nessuno
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Si avvicina un’altra borsa di studio; un premio Nobel autentico concessomi da due milioni di lettori che prevedo entro il mio compleanno, il 14 novembre se sarò vivo. Altrimenti sarò un grande scrittore postumo.
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