giovedì 29 gennaio 2026

Viaggio in Grecia agosto 1981 XXVIII Conclusione Fine del viaggio. La desolazione e la necessità della reazione.


Il baccanale si stava esaurendo. Rimasi fuori dal treno, insonne come Temistocle.

Pensavo: “anche io ho sbagliato da idiota  tutt’altro che  innocente quando ho trascurato gli affetti e gli amori per potenziarmi  nel sapere libresco il sofovn, lontano oltretutto dalla sapienza. Questa,  la sofiva, potevo magari raggiungerla occupandomi delle donne che mi avevano amato, curandomi di loro. Invece studiavo e imparavo per fare colpo su quelle creature, poi, ottenuto quanto volevo, ogni volta guardavo oltre, mirando altre prede. Via via le ho perdute tutte e, ora passati i 36 anni, che cosa è rimasto nelle reti e nelle trappole dove ho fatto cadere e sono  caduto pure io?  Mi resta l’amore dell’insegnamento, il gusto di propagare tra gli adolescenti un po’ di sapere  che è  comunque qualcosa - sofovn ti-,  cercando di conquistare la stima e la benevolenza della maggior parte di loro. Ho ancora tanti ragazzi da educare sempre meglio, parecchi libri da leggere e un libro da scrivere bene per insegnare ad amare, a evitare i miei errori. Sì, devo educare un popolo intero mostrando le idèe della bellezza e della bontà, rivelando quella kalokajgaqiva che mi è apparsa incarnata in due o tre delle mie amanti”.

Tornai dentro lo scompartimento. Ifigenia dormiva, odorosa nei riccioli neri, nel seno prosperoso e compatto, nelle cosce sode e tornite, nella pienezza snella, aulentissima e fresca nonostante le scarpe rosse sotto il mio naso.

Teneva la mano destra sulla lampo dei calzoncini  per indicare, speravo solo a me, e celare invece agli altri il possibile varco dell’indumento, come fa la Madonna del parto di Monterchi allungando la mano destra e infilando il pollice nello squarcio della  sua lunga veste azzurra.

A mezzogiorno il treno partì. Al tramonto arrivò a Pesaro. Il  sole  non prolungava più il suo corso oltre la schiena del colle San Bartolo visibile dalla stazione.  Ero assai stanco. Salutai Ifigenia che proseguiva fino a Bologna. Stremata anche lei. A casa trovai la notizia poco allietante che avevo avuto la sede definitiva dovuta al mio ruolo non in uno dei licei classici di Bologna, il Minghetti o il Galvani, ma in quello di Imola: il Benvenuto Rambaldi dove avevo iniziato trepido sei anni prima .

Regredisco e ricomincio da zero”, pensai. Non erano nemmeno le otto di sera ma l’oriente era già ottenebrato come quando arrivai a Debrecen nel 1966, desolato e spaventato. Era necessaria una reazione ancora una volta. Dovevo pensare  con quale metodo fosse necessario agire, quale via nuova individuare e iniziare a percorrere già dal giorno seguente.

Bologna 29 gennaio  2026 ore 18, 13 giovanni ghiselli

p. s

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