Dimentichiamo presto quello che non abbiamo pensato profondamente, quello che è stato dettato dall’imitazione 35
Soltanto i camerieri credono che un ricco indossi sempre abiti nuovi (…) Molto spesso un uomo immensamente ricco porta sempre la medesima giacca lisa e uno estremamente aristocratico bazzica nei ristoranti solo con i camerieri e tornato a casa gioca a carte con i domestici 46.
Cfr. Musil e l’aspetto barbarico dell’aristocrazia.
Progetto di seduzione, “di spulzellaggio” esposti da Morel a Charlus che lo manteneva.49 Per giunta Morel nato povero voleva sposare una ragazza ricca facendo discorsi sentimentali come fanno del resto tanti giovani nobili desiderosi di non lavorare quando parlano a qualche deliziosa fanciulla figlia di riccissimi borghesi (p. 49)
Una fastidiosa fanciulla può sembrare meravigliosa vedendola nella prospettiva dell’arte 53 ossia trovandola simile alla merlettaia di Vermeer (1670) per esempio o la ragazza con l’orecchino (1665).
L’amore è soltanto l’associazione dell’immagine di una giovane donna con i battiti del cuore provocati da un’attesa interminabile e vana.
Misera cosa è un essere quando non è più impregnato delle nostre emozioni. Gli esseri in fuga ci danno l’emozione della gelosia.
L’amore in origine è alimentato dal desiderio e successivamente dall’ansietà dolorosa 105
La gelosia ha gli occhi bendati e non può vedere nulla, inoltre è uno di quei supplizi nei quali si è costretti a ricominciare senza posa la propria indagine con tribolazione come il supplizio delle Danaidi-cfr. Shakespeare Otello.
"Qualsiasi essere amato-anzi, in una certa misura, qualsiasi essere-è per noi simile a Giano: se ci abbandona, ci presenta la faccia che ci attira; se lo sappiamo a nostra perpetua disposizione, la faccia che ci annoia" (p. 183)
C’è nel nostro corpo un certo istinto di quanto ci è salutare 187
Charlus scaricava le impressioni penose in violente scenate o in intrighi sornioni 219
Chi mi sa dare retta è l’ostetrico del proprio destino e non si sobbarca un peso morto diceva Charlus che aveva sconsigliato un matrimonio 235
L’aria era decorata, in maniera intermittente, da un bel sorriso di fanciulla. Ricordiamo delle atmosfere perché delle fanciulle vi hanno sorriso. 248
Ma ricordo il colpo di teatro denunciato da Schopenhauer.
La regina di Napoli Maria Sofia di Wittelsbach andò a una festa dalla Verdurin per compiacere suo cugino Charlus “Ma la sua vecchia saggezza di sovrana nelle cui vene scorreva un sangue tra i più nobili della storia, uno di quelli più ricchi di esperienze, di scetticismo e di orgoglio, le faceva considerare le tare delle persone cui voleva bene come Charlus come infortuni che impreziosivano l’appoggio che lei poteva dare a queste persone. Perfino con la Verdurin si mostrò affabile lei che da regina soldato aveva combattuto sugli spalti di Gaeta, sempre pronta a schierarsi con animo cavalleresco dalla parte dei più deboli 253
La mia gelosia mi faceva sentire che esisteva qualcosa di attuabile per mezzo dell’arte, di ben diverso dal nulla che avevo provato in tutti i piaceri e nell’amore stesso e se la mia vita mi sembrava così vana non era però del tutto compiuta 269
Il gran mondo è il regno del nulla e tra i meriti di chi lo frequenta le differenze sono trascurabili ma Charlus le ingrandiva. Usava un linguaggio che era un miscuglio prezioso e ambiguo delle cose dell’arte e di quelle mondane e le sue collere da vecchia signora e la sua cultura di mondano fornivano alla sua eloquenza solo temi futili 283
Charlus viene maltrattato da Morel e dalla Verdurin. Rimane esterrefatto e non riesce a reagire. Non era quello il suo ambiente. Ma arriva l’ex regina di Napoli a soccorrerlo. Era rossa di vergogna per lui che si era lasciato maltrattare da quei vili ingiuriatori. E disse: “mio caro cugino, appoggiatevi al mio braccio” Poi levando alteramente gli occhi su quei due plebei disse: “Voi sapete che un giorno a Gaeta (il mio braccio) ha saputo tenere in rispetto la canaglia! Esso saprà farvi da schermo”.
Così tirandosi dietro il barone e senza lasciarsi presentare Morel la sorella dell’imperatrice Elisabetta uscì di casa Verdurin” 331
Tenere in rispetto la canaglia: questo è il problema.
Charles Morel è la canaglia in questione: violinista e figura ambigua, caratterizzato da cinismo e insensibilità. E’ un giovane ambizioso che nasconde le sue umili origini sociali. Deve la sua ascesa e carriera musicale al barone di Charlus, ma lo fa soffrire profondamente, arrivando a rompere con lui nel momento del bisogno.
Nella vita mondana , riflesso futile di quanto avviene nella vita amorosa, il miglior metodo per avere fortuna è quello di rifiutarsi.
Per piacere a una donna, un uomo si fa forte di tutti gli elementi atti a metterlo in buona luce: cambia continuamente vestito, sorveglia il proprio aspetto, ed ella non ha per lui nessuna delle premure che gli usa un’altra legata per sempre a lui che la trascura e pure maltratta.
Chi vuole avere fortuna nel gran mondo non deve accettare nessun invito, si chiuda in camera e si formerà la fila davanti alla sua porta. Ma questo funziona meglio se non viene fatto di proposito, bensì succede perché siamo malati o ci chiudiamo in casa con un’amante 381
Albertine era diventata una noiosa prigioniera. Non era come a Balbec continuamente in fuga nella sua bicicletta, irreperibile. Il vento del mare non gonfiava più le sue vesti poiché le avevo mozzato le ali ed ella non era più una vittoria , era diventata una pesante schiava, di cui mi sarei sbarazzato volentieri 382
Excursus
Cfr. Quod sequitur, fugio; quod fugit, ipse sequor (Ovidio, Amores, II, 20, 36)
E' questo il tovpo" dell'amore che insegue chi fugge e scappa da chi lo insegue. Tale locus ha un' ampia presenza nella poesia amorosa e, probabilmente, pure nell'esperienza personale di ciasuno di noi.
Teocrito nel VI Idillio paragona Galatea che stuzzica Polifemo alla chioma secca che si stacca dal cardo quando la bella estate arde:" to; kalo;n qevro" ajnijka fruvgei (16). Mi interessa sottolineare e condividere con voi le parole "quando la bella estate arde" poiché la moda di oggi è negare la bellezza di ogni ardore che non sia quello delle bombe. fruvgei cfr. latino frigit, italiano frigge
La donna fa come la lanugine secca di certi vegetali kai; feuvgei filevonta kai; ouj filevonta diwvkei " (v. 17), e fugge chi ama e chi non ama lo insegue.
Vediamo un epigramma di Callimaco (Anth. Pal. 12, 102) liberamente tradotto in versi latini da Orazio :" Come il cacciatore insegue la lepre nella neve e non la prende quando è a portata di mano, così fa anche l'amante che dice: "…Meus est amor huic similis: nam/transvŏlat in medio posita et fugientia captat " (Sermones , 1, 2, 107s.). Ed è proprio questo epigramma di Callimaco che fornisce ad Ovidio (in un componimento degli Amores tutto impegnato a redigere il codice della perfetta relazione galante) il motto che può rappresentare emblematicamente la tormentata forma dell'amore elegiaco: quod sequitur, fugio; quod fugit, ipse sequor (2, 20, 36)"[1], evito ciò che mi segue, seguo ciò che mi evita.
E' questo un luogo comune dell'amore, o, forse, della non praticabilità dell'amore.
Sentiamo qualche altra testimonianza. Nella commedia La locandiera (del 1753) Goldoni fa dire alla protagonista, Mirandolina, in un monologo."Quei che mi corrono dietro, presto mi annoiano" (I, 9).
Una situazione analoga troviamo in Il giocatore di Dostoevskij (1866) dove il protagonista Alexei dichiara il suo amore a Polina in questi termini:"Lei sa bene che cosa mi ha assorbito tutto intero. Siccome non ho nessuna speranza e ai suoi occhi sono uno zero, glielo dico francamente: io vedo soltanto lei dappertutto, e tutto il resto mi è indifferente. Come e perché io l'amo non lo so. Sa che forse lei non è affatto bella. Può credere o no che io non so neppure se lei sia bella o no, neanche di viso? Probabilmente il suo cuore non è buono e l'intelletto non è nobile; questo è molto probabile"[2].
L'analogia con il cacciatore può essere estesa a quella con il raccoglitore di fiori. Il fiore raccolto non è più amabile. Molto note sono le ottave dell' Orlando furioso:"La verginella è simile alla rosa,/ch'in bel giardin su la nativa spina/mentre sola e sicura si riposa,/né gregge né pastor se le avicina;/l'aura soave e l'alba rugiadosa,/l'acqua, la terra al suo favor s'inchina:/gioveni vaghi e donne innamorate/amano averne e seni e tempie ornate.//Ma non sì tosto dal materno stelo/rimossa viene, e dal suo ceppo verde,/che quanto avea dagli uomini e dal cielo/favor, grazia e bellezza, tutto perde./La vergine che 'l fior, di che più zelo/che de' begli occhi e de la vita aver de',/lascia altrui còrre, il pregio ch'avea inanti/perde nel cor di tutti gli altri amanti" (I, 42-43).
Meno noti sono forse il sentimento e la riflessione di Vrònskij dopo che ha realizzato il suo sogno d'amore con Anna Karenina:"Lui la guardava come un uomo guarda un fiore che ha strappato, già tutto appassito, in cui riconosce con difficoltà la bellezza per la quale l'ha strappato e distrutto"[3].
Gozzano, su questa linea, sospira con ironia:" Il mio sogno è nutrito d'abbandono,/di rimpianto. Non amo che le rose/ che non colsi"[4].
Sentiamo infine C. Pavese:"Ma questa è la più atroce: l'arte della vita consiste nel nascondere alle persone più care la propria gioia di esser con loro, altrimenti si perdono"[5].
Fine excursus
Sentivo sfuggirmi la vita e l'universo senza averli mai goduti per colpa di una donna in cui nulla potevo più trovare di nuovo. non potevo nemmeno recarmi a Venezia. 404. La mia vita con Albertine era solo noia quando non ero geloso e solo sofferenza quando lo ero. 405
"Sembra che gli avvenimenti siano più vasti del momento in cui accadono e bon vi possano essere contenuti tutti interi. Certo, traboccano nell'avvenire per la memoria che ne serbiamo ma chiedono un posto anche nel tempo che li precede" 413
Quando si trovava solo gli pareva di svegliarsi in un universo nuovo, frondoso, come un giovane Adamo senza essere gravato da Albertine la cui presenza mi pesava.
Quando però Françoise gli dice che Albertine se ne è andata: il respiro mi mancò, mi tenni il cuore con le mani madide di sudore 427
Fine di La prigioniera
Bologna 30 gennaio 2026 ore 18, 53 giovanni ghiselli
p. s.
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[1]G. B. Conte, introduzione a Ovidio rimedi contro l'amore , p. 43.
[2] F. Dostoevskij, Il giocatore, p. 42.
[3] L. Tolstoj, Anna Karenina, p. 366.
[4] Cocotte, vv. 67-69.
[5] Il mestiere di vivere, 30 settembre 1937.
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