martedì 20 gennaio 2026

Ifigenia CCXLI. L’ultima prova prima dell’esame. Il Mausoleo di Ifigenia è qui dentro.


 

Venerdì sera gli allievi della scuola di recitazione dovevano fare l’ultima prova.  Sabato ci sarebbe stato l’esame degli attori giudicati dalla commissione

 Ma anche la recita del venerdì era pubblica: intendevo andarci, se Ifigenia mi avesse invitato.

Dopo la scuola, la incontrai in via Montegrappa quasi per caso:

voglio dire che non sembrava esserci venuta appositamente per

vedermi, sebbene la strada fosse molto vicina alla mia scuola. Era

nervosa assai, e di poche parole.

 Disse che dovevo stare in casa dalle cinque, poiché avrebbe potuto telefonarmi. In ogni caso alle nove e mezzo cominciava la recita di prova. Non capii se dovevoandarci comunque, o se lei eventualmente mi avrebbe chiamato. Mi parve che volpeggiasse.

Fatto sta che non arrivò alcuna telefonata, e sentivo l’angoscia.

Alle nove ero incerto se andare a vederla. Telefonai a casa sua. Rispose una  voce di donna che non disse il suo nome ma precisò che Ifigenia si aspettava di vedermi tra il pubblico

“Posso essere utile a fare numero”, pensai.

Arrivai che avevano iniziato da poco. Nella bottega del Mago,

Marianne indossava un abito nero; sul Danubio, un costume da

bagno a righe, lungo fino a metà coscia; durante la pantomima

tragica e lasciva dello Zeppelin, una calzamaglia; nell'ultimo atto,

di nuovo l'abito nero. All'inizio interpretava  la ragazza in conflitto

con il padre autoritario e cretino, poco convinta del fidanzato

noioso, nauseata dall'ambiente dei bottegai e dei loro clienti. Poi

c'è la scena della seduzione sul Danubio morbido come il velluto.

Ifigenia guardava con intensità e desiderio l’attore interprete del seduttore.

Lo faceva bene: non pareva che simulasse.

Sembrava osservarlo con un'oblazione del cuore e di tutte le

membra. Quello sguardo mi fece paura. Era pieno di sesso.

Fissava il suo partner con forza erotica che, sommata alla

sua rara avvenenza e all'indumento scelto per mettere in pieno

rilievo le forme  del corpo dedalico, diventava una grande

potenza con la quale avrebbe potuto portarsi a letto qualsiasi uomo

le fosse piaciuto. Questo pensavo tremando. Oggi penserei che la mia bellezza non inferiore a quella di una persona pur venustissima perché l’ho conquistata con le forze della mente e del cuore.

Poi Ifigenia doveva mimare lo Zeppelin con la calzamaglia trasparente. Le si vedeva benissimo il seno. Sebbene una sua compagna di scena, più pudicamente, avesse tenuto il reggipetto, l'esibizione della mia donna non mi

diede fastidio né dolore. Era giustificata professionalmente ed

esteticamente. Il suo splendore corporeo era abbagliante:

Ifigenia non faceva peccato a lasciarsi ammirare lì sulla scena.

Offriva alla luce e alla vista degli uomini un bene raro, seppure

effimero più di una scoscesa vita mortale:  l'ultima volta che la

vidi nuda, solo due anni più tardi, la sua carne non era più tanto compatta quanto la sera in cui si esibì in quella prova, o quanto il pomeriggio remoto nel quale, entrata per la prima volta in camera mia, si tolse i vestiti

sorridendo felice, e mi sembrò che il sole stesso fosse entrato

nel mio bunker di studioso affaticato. Quel giorno lontano pensai che la sua carne fosse una  Imitatio  deae e mi stupii che non fosse proibita ai miei occhi bramosi.

Adesso sei defunta, creatura, ma qui dentro tu vivrai eternamente radiosa come sei stata nella tua vita mortale  per un tempo troppo breve e già molto lontano. Ti sia sempre lieve il suolo dovunque tu sia sepolta. Il tuo mausoleo in ogni caso si in queste mie pagine lette in tutto il momdo

 Bologna  20 gennaio  2026 ore 10, 44 giovanni ghiselli

 p. s

Nuvole inquiete nascondono il sole da diversi giorni  ma il ricordo delle più belle tra le mie donne svestite a festa, mi illumina sempre.

Elena Augusta e Ifigenia Afrodite in primis.

p. s.

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