Come fummo entrati nel Luna park, cercai di fare buon viso e di adattarmi ai suoi gusti. Per quasi due ore riuscii a scherzare dissimulando la pena, a fingere di stare volentieri in quel luogo. Lo odiavo fin da bambino: ci ho sempre visto qualche cosa di triste, falso e volgare. Quella sera ero depresso; un poco alla volta divenni esasperato. Prima di riportarla a casa la umiliai vomitandole addosso tutto il risentimento accumulato in tanti mesi. Nei due anni e mezzo del nostro stare insieme, certe volte il suo infantilismo non mi era spiaciuto, ma la notte del sette giugno del 1981 ne ebbi il voltastomaco: probabilmente era destino poiché la litigata che ne seguì prepara e prefigura la catastrofe della notte compresa fra il 12 e il 13 giugno. Ifigenia volle che ci guardassimo riflessi negli specchi deformanti. Apparivamo smisuratamente grassi, o magri, o lunghi, o corti. Quella rideva. Volle che girassimo con l'autoscontro: ci sbatacchiavano da tutte le parti: rideva. Poi volle girare seduta in una grande, lentissima ruota; quindi pretese di salire e scendere rapidissimamente su e giù per le montagne russe, e rideva sempre; poi volle pescare oche di plastica con un anello appeso a un filo attaccato a una canna; quindi volle tirare palle di pezza su dei barattoli vuoti sperando di vincere non so che
cosa; infine, sebbene fosse passata la mezzanotte, e il giorno dopo io avessi lezione alle otto, volle replicare diverse di quelle scemenze, mentre oramai doveva vedersi che ne avevo la nausea, come l'avevo del suo ridere nervoso, insensato. Prima di aggredirla, la guardai in faccia. Aveva gli occhi piccoli piccoli e lacrimosi, quasi due strette fessure mongoliche, e grossi denti che uscivano fuori dal labbro superiore rialzato, rimasto un poco peloso quel giorno. E rideva, rideva smisuratamente, senza ragione. I capelli erano avviticchiati e appiccicati alla faccia sudata. Sembrava uno di quei bambini disgraziati che si agitano impotenti sulle sedie a rotelle dove li tengono legati perché non si facciano a pezzi da soli. Non potevo più lottare contro il destino segnato da due anni oramai, dalla risposta promessa e mancata per un mese. Mi venne in mente il monito della sibilla cumana: “Desine fata deum flecti sperare precando”. A un tratto le chiesi di smettere di fare quelle scène scéme: era l'una di notte e io non ne potevo più. Poi dissi dell'altro. Poche parole ma molto cattive1 Ifigenia divenne seria e si mise a piangere. Seguitò fino a casa sua. Ne provai dolore, compassione, rimorso: le chiesi scusa. Ma la giovane donna, miserevole e implacabile, continuava a piangere. Le spiegai che non ne potevo più di essere usato con protervia, senza riconoscenza, senza nessun sentimento buono, né alcuna collaborazione a quanto facevo. Non rispose. Le chiesi di essermi meno figlia e più compagna, di aiutarmi attivamente a creare qualche cosa di grande e bello, poiché con lei che mi stava vicino senza collaborare non ce l'avrei fatta mai. Rispose solo:"Ho capito". Quindi uscì dalla bianca Volkswagen ed entrò in casa sua. In questa scena
forse io sembro il carnefice e Ifigenia, la vittima
Nota 1 Cfr. Catullo, Carmi,11, vv. 15-16:"pauca nuntiate meae puellae/non bona dicta", riferite alla mia ragazza poche parole non buone.
Bologna 21 gennaio 2026 ore 16, 25 giovanni ghiselli p. s Statistiche del blog All time1908627 Today390 Yesterday748 This month12743 Last month19699
Qui sotto trovate i numeri della lettura precedente. C’è una differenza di 130706 lettori acquisita in 75 giorni: correggendo correggo me stesso, come ho imparato dal Doctor Faustus di Thomas Mann, e acquisto lettori. Villa Fastiggi 27 luglio 2025 All time1777921 Today73 Yesterday304 This month15394 Last month24815
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Già docente di latino e greco nei Licei Rambaldi di Imola, Minghetti e Galvani di Bologna, docente a contratto nelle università di Bologna, Bolzano-Bressanone e Urbino. Collaboratore di vari quotidiani tra cui "la Repubblica" e "il Fatto quotidiano", autore di traduzioni e commenti di classici (Edipo re, Antigone di Sofocle; Medea, Baccanti di Euripide; Omero, Storiografi greci, Satyricon) per diversi editori (Loffredo, Cappelli, Canova)
mercoledì 21 gennaio 2026
Ifigenia CCXLVII Al luna park toccando il fondo. Un capitolo molto duro e triste.
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