sabato 24 gennaio 2026

Grecia 1981 Capitolo IV. Disegni di volti. Il rifiuto del dialogo. Le stesse frasi ritornano: “Tutto può essere”.


Mi domandavo perché il viaggio la cui proposta  aveva accolto assai volentieri fosse cominciato male. Forse poco prima della partenza aveva subito uno smacco durante i suoi traffici. Oppure la stanchezza della pedalata di 65 chilometri le aveva turbato la debole ragione. Non mi guardava in faccia da ore. Forse ci vedeva un ceffo.

Quando mi amava Ifigenia fissava a lungo il mio volto, poi diceva che era espressivo e bello: stilizzato come quello di un ottimo attore teatrale o di un ritratto eseguito da mano di artista.

Quindi mi scrutava i capelli e diceva assai contenta del fatto che di tanti nemmeno uno era bianco.

Nel tempo incantato dell’amore  l’uno vedeva nell’altro una divinità: lei era Afrodite per me e io  non certo Caronte né a Plutone bensì  Febo solare oppure  Dioniso che guida le danze notturne degli astri infuocati 1.

 

La nave che si allontanava dalla costa marchigiana mi fece pensare al distacco di ognuna delle mie donne da me. Eppure erano giunte con l’intera persona  protesa in atto oblativo. Soprattutto questa presente.

Pensavo: “Tu sei gravida di rancore perché due anni fa, dopo la delusione subìta e il disincanto seguìti al dolore della tua promessa mancata, ho perso interesse per te dopo nove mesi durante i quali facevamo l’amore anche dentro i cespugli, stretti come gli uccelli.

Finito questo periodo magico, sei tornata alle tue fissazioni antiche, alle pulsioni infantili, e ora ti pasci di emozioni contraddittorie ma prevalentemente cattive, suscitate da uomini famosi che ti usano come uno strumento mentre tu cerchi a tua volta di strumentalizzarli. Se di tutto questo fossi contenta, non avrei motivo di biasimarti, ma ora vivi con un’angoscia gravosa che fai pesare anche sopra di me.

Sei diventata aggressiva, superstiziosa perché temi il destino. Ma questo non ti perseguita, né io ti opprimo: sei tu che frapponi ostacoli alla tua crescita. Hai l’intelligenza intuitiva e non ti manca la forza  per progredire,  però la parte oscura della tua persona ti annebbia la mente e ti spinge ad assecondare gente  usa   a fare il male più che il bene. Mi sarebbe piaciuto che tu rimanessi nella scuola: avremmo avuto molto in comune.

Tuttavia non ho mai cercato di incepparti il cammino su questa nuova strada impervia e tortuosa che hai preso, senza un  metodo chiaro per giunta”.

Questo pensavo mentre la nave solcava il mare diretta a sud est. Ogni tanto le lanciavo un’occhiata. Leggeva Hesse, Narciso e Boccadoro, una storia dove si potevano trovare analogie con la nostra. Scorreva le pagine in fretta e furia. Glielo avevo suggerito come un libro buono ma sembrava non le piacesse.

Infatti presto smise di leggere e iniziò a muovere la punta della matita su un foglio. Una volta disegnava il mio volto e le mie membra che portava sempre dentro di sé, come una madre. Il silenzio durato già troppo a lungo mi opprimeva. Osservavo chi viaggiava  da solo, pensando: “te beato! Non sai quale da quale penosa soma sei esente!   

Quando ebbe alzato la testa dal foglio le domandai: “Ifigenia, vuoi che parliamo un poco?”.

Fece un cenno affermativo abbassando il capo, senza guardarmi.

“Che cosa stai disegnando?”

Mi allungò il foglio: c’erano tanti volti di maschi e di femmine.

Aspettò che l’avessi guardato quindi mi chiese: “Cosa ci trovi?”

“Che non disegni più me”, risposi per riferile la mia impressione immediata.

La prese per una critica malevola e volle contraccambiarla dicendo: “Ecco il narciso di sempre”.

Intendeva malato cronico di narcisismo come mi aveva detto una volta.

A questo replicai dicendo “ sì, può essere, tutto può essere”.

 

Un salto in avanti nel tempo. Le stesse frasi ritornano

Con queste parole ricordai Päivi la fulva leonessa iperborea che diceva spesso may be e  precorsi una  menade pesarese venuta in Grecia con me, Alessandro e Maddalena un paio di volte verso la metà degli degli anni Novanta. La prima volta, arrivati a Olimpia, appoggiammo le biciclette a un muro. Io lo toccai per essere certo che non stavo sognando. Avevo gareggiato furiosamente con Alessandro. L’amico, stremato lui pure, chiese alla frenetica compagna di viaggio il favore di reggergli lo zaino per un momento.

 La donna lo prese con una mano e con l’altra lo appoggiò su uno scolo di fogna.

Alessandro le domandò sdegnato: “Non vedi che si sta sporcando tutto?”

La commediante assunse un atteggiamento trasognato, quindi rispose con un sorriso beffardo: “Sì, può éssere, tutto può éssere” pronunciato alla pesarese. Quindi concluse: “ringrazia che non ci ho anche urinato sopra. Volevo farlo per punirti di essere stato allievo di questo demone del quale ora sei complice” e mi indicò con dito diritto. Durante il viaggio di ritorno costei fece firmare al mio amico il fondo di  un foglio  piegato in due nella cui parte celata aveva scritto: “il demone ha colpito ancora, più volte,  con un pugnale”. Appena tornata a Pesaro   portò   in pretura tale “prova” della mia brutalità. Ma segni di coltellate non le aveva da nessuna parte, sicché la mandarono via. Invero non l’avevo mai toccata nemmeno per accarezzarla. L’avevamo accolta siccome per altri versi cioè per intervalla insaniae era simpatica

      

Ma  torniamo a Ifigenia nel 1981. Le domandai: “Se io sono Narciso, tu sei Boccadoro?”

“Sì, anche io come quel giovane devo staccarmi dal primo maestro e fare altre  esperienze. Non voglio sentirmi rinchiusa nel convento o nel carcere cieco  dove vivi tu”.

Tacque un momento, poi finalmente mi guardò. Quindi mi domandò: “che cosa ne dici?”

“Sono d’accordo con te che tu debba rendere fruttuosi i talenti di cui gli dèi  ti hanno dotata benignamente, ma se vuoi raggiungere questo scopo dovresti superare gli ostacoli frapposti al raggiungimento delle tue mete. Devi trovare il metodo, cioè la strada adatta alle tue forze se vuoi conseguire i risultati che agogni. Non lasciarti condizionare e indebolire da quelli che vogliono usarti e che intendi strumentalizzare a tua volta: i rapporti tra gli usurai non costruiscono il bene, né  la bellezza e non danno gioia.”

Le stavo dicendo con tutta franchezza quello che pensavo della sua situazione, ma Ifigenia non volle ascoltare una parola di più: si alzò di scatto e gridò: “sono stanca dei tuoi psicologismi bolsi e moralistici. Andranno bene per te. Io non voglio più sentirne parlare!”

Quindi sedette di nuovo e riprese a disegnare. “Bellina però”-pensai- poteva andarmi molto peggio. Essere gettato giù a fluttuare in mezzo alle onde, fino allo sfinimento, poi inabissarmi, per esempio”.

Pensavo pure che la violenza si associava spesso alla truffa nei costumi diffusi del nostro paese già guasto. Mi domanderai lettore perché mi attirano i pazzi. Ti rispondo che li trovo più interessanti dei conformisti infarciti di luoghi comuni. Costoro mi annoiano. Non mi insegnano niente.

Dai pazzi imparo a liberarmi dalle manìe pericolose. Me ne vaccino.

 

Avvertenza: il blog contiene una nota

 

 

Nota 1

Cfr. Sofocle, Antigone 1146 e sgg.

 

Bologna 24 gennaio 2026 ore 16, 44 giovanni ghiselli

 

p. s

 

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