venerdì 23 gennaio 2026

Ifigenia CCLVII. Ultima scena -interno notte-. Quindi il Congedo.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Andammo a casa mia, questa è proprio la scena conclusiva della quattordicesima sezione dell’epos , ci spogliammo ancora una volta, ci ritrovammo nudi e bramosi nel letto, e facemmo l'amore con gusto. Forse avremmo trovato un nuovo equilibrio, da istrioni quali eravamo entrambi, nei ruoli moderni di amanti non possessivi o amanti-amici che dire si

voglia. Oppure in quelli di Musa-poeta.

Durante una pausa, mi domandai quando avrei incontrato una

donna autentica che avrebbe consentito anche a me di non recitare.

Me lo domando anche oggi, iam

senior,  sed cruda mihi viridisque senectus 1 .

 

Quando ver veniet meum ? 2.

 

Dopo eravamo allegri. Come la prima volta che avevamo fatto

l'amore, nel novembre de '78, forse anche di più, perché nel

frattempo le cose erano diventate più chiare.

Eravamo più autentici in exitu che in ingressu.

Verso l'una, tardi ma non tanto da compromettere il lavoro della

mattina seguente, la riportai a casa sua e tornai nella mia dove per

anni avrei dovuto scrivere il capolavoro facente epoca. Poi si

sarebbe visto. Non c'era fretta. Il ritardare appunto è epico. Misi la

sveglia alle nove per correggere la prima e iniziare la seconda

pagina di questo grande lavoro, fiume epico che sta sfociando nel

mare dopo diversi decenni. Uno dei mari, il più grande, poiché seguiranno altre quattro sezioni con tre viaggi ciclistici in Grecia e un dialogo fra i  tre grandi drammaturghi  ateniesi. Questo fiume finale, più breve, sfocerà nel mare Egeo, come l’Ilisso.

 Nel pomeriggio sarei andato a scuola per  gli scrutini, quindi in bicicletta sul monte Donato, oppure a correre i cinquemila metri al campo sportivo Baumann. La sera sarei  tornato a prendere Ifigenia per rivedere con lei quanto avevo scritto di  nuovo, ripassare l'Antigone, cercare un poco di fresco e fare l'amore.


 

Congedo.

Mi congedo da quanti hanno letto questa mia lunga lezione scritta,

rispondendo ad alcuni dubbi che essa può avere suscitato.

Ovviamente devo immaginare e scrivere anche le domande presunte.

 

Prima domanda:"A chi dedico3

 quest'opera mia nel momento in

cui la concludo?"

A tutte le persone che me l'hanno ispirata e vi sono entrate. Alle

amanti, le consanguinee, i consanguinei, le alunne, gli alunni, le

amiche, gli amici, i conoscenti vivi nella mia mente in questi

decenni passati scrivendo e pensando a quanto dovevo

scrivere. In particolare però  alle donne che hanno creduto in me

incoraggiandomi prima a vivere poi a scrivere:"namque vos

solebatis meas esse aliquid putare nugas "4. E pure a voi lettori che mi avete motivato in questi ultimi dieci anni.

.

Seconda domanda:"Quale delle femmine umane presenti qua dentro, diverse donne grazie a Dio, e donne diverse, quale ho amato di più?”

Quella che considera se stessa la più amata di tutte.

Oggi credo però che avrei potuto amare senza alcuna riserva soltanto una figlia mia.

 

Terza domanda.

“Perché ho raccontato una storia prevalentemente amorosa? I malevoli ignoranti anzi  la giudicheranno soggettiva e  licenziosa, perché racconta i baci e talora perfino li conta” 5.

 Costoro non si intendono di letteratura , né di

bellezza. Chi non è del tutto ignorante  sa bene che

il nostro romanzo tratta  di amore non solo di donne ma anche di

educazione, sia mentale sia fisica, di scuola, di morale,  di natura,  di cultura e di politica. Un libro umanistico dunque, ricco di umanesimo che è amore dell’umanità.

 

Quarta domanda

Perché ho evidenziato anche l’aspetto politico?

Per significare che la politica nel nostro paese non è più decisa dalla maggioranza degli aventi diritto al voto e non si adopera per il bene comune. La politica sta scomparendo dalla vita di tante persone: giovani che fissano il cellulare, adulti idolatri interessati solo al profitto, al tornaconto personale.  La vita indifferente al bene comune non è vita umana.

La distanza tra il palazzo e la piazza è cresciuta di molto rispetto a quella denunciata da Guicciardini6

 

Gli arcana imperii sono sempre più segreti e il quidam de populo può parlare

consapevolmente soltanto di pochi fatti di cui ha esperienza.

Molti però sanno  pensare criticamente, dedurre o immaginare. Alcuni leggono ancora e ricordano le buone letture. Sanno parlare.  Il pensiero e l’immaginazione non possono essere annientati senza annichilire l'umanità. Nonostante tutto sono rimasto ottimista come mi vedeva Päivi;  sono convinto che le donne e gli uomini, come disse Elena , non sono soltanto materia, e credo che l'anima del mondo è il bene. Sono certo che tutto prima o poi tende e arriva al bene. Infatti se il male potesse prevalere, l'umanità si sarebbe già estinta, e io non avrei scritto questo romanzo per

amore dell'umanità.

Avvertenza: il blog contiene 6 note.

 

Note

1

Cfr. Eneide, VI, 304, già piuttosto vecchio, ma gagliarda e verde la mia

vecchiaia. Nell’Eneide si tratta di Caronte (deo invece di mihi), il traghettatore

infernale

 

2

 Cfr. Pervigilium Veneris, v. 89, quando verrà la mia primavera?

3

Cfr. Catullo, Carmi,  1, v.1.

4

Infatti voi eravate soliti pensare che le mie bagattelle valessero qualcosa. Cfr.

Catullo, Carmi ,  1, vv. 3-4.

5

Cfr. Catullo, Carmi, 5, 7-10:"Da mi basia mille, deinde centum,/dein mille

altera, dein secunda centum,/deinde usque altera mille, deinde centum, dein, cum

milia multa fecerimus….", dammi mille baci, poi cento, poi altri mille, poi ancora

cento, poi senza fermarti altri mille poi cento, poi, quando ne avremo sommate

molte migliaia…

6“Spesso tra il palazzo e la piazza è una nebbia sì folta o uno muro sì grosso che, non vi penetrando l'occhio degli uomini, tanto sa el popolo di quello che fa chi governa o della ragione perché lo fa, quanto delle cose che fanno in India" (Ricordi, 141).

 

 

Bologna 23 dicembre   2026 ore 18, 09

 

p. s

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Arriverò a 2 milioni entro il mio ottantaduesimo compleanno.

 

Siete già tanti miei cari lettori. Quarantacinque  anni di fatiche umanamente spese non sono andati perduti. Voi, quanti siete, avete maggiore importanza di qualsiasi premio letterario, compreso il Nobel. Non me lo offriranno mai , e se lo facessero lo rifiuterei. Omero non ha avuto altro riconoscimento che quelli dei suoi lettori. Così tanti scrittori postumi compreso Leopardi. Quando arriverete a due milioni se sarò ancora vivo, sarò diventato il pesarese Omero e l’aedo di Debrecen come mi chiamava Fulvio, l’ottimo amico.

 

 

Questa storia ricca di casi è finita . Ora posso procedere con l’aggiunta di alcune altre scene successive e correlate a queste già scritte. Poi cercherò un editore  capace di farmi leggere, se non sarà un editore illuminato a cercare me. In tanti del resto mi avete già letto sul blog . Voi molti, voi fortunati molti, voi schiera di fratelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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