domenica 18 gennaio 2026

Ifigenia CCXXXV. La società all'inizio degli anni Ottanta. La moda della corruzione e dell’ignoranza.


 

Il ventitré aprile il preside  mi fece avere una nota

minacciosa. Diceva che io non ero al ginnasio per insegnare

cultura generale, ma italiano, latino, greco, storia e geografia.

Gli risposi per iscritto che il mio metodo educativo fa vedere e  capire

che la nostra cultura è tenuta viva dalla corrente sanguigna1 della civiltà greco-latina, ed è proprio l'antitesi dell'insegnamento generico.

Le mie lezioni, continuavo, sono fondate su un lungo studio  di autori poi spiegati a scuola e inquadrati nella letteratura europea la

quale, da Omero in avanti, ha un'esistenza simultanea: il poeta

sovrano infatti è presente in Virgilio e questo in Dante; Euripide in Seneca il quale rivive in Shakespeare insieme  con Plutarco;  Petronio è presente in T.S. Eliot e così via, nell'ambito di una grande unità di intelletti2 che

certamente sfugge a chi basa le sue lezioni sull'apprendimento

mnemonico dei manuali, come alcuni professori che piacevano a lui.

In tale maniera replicai alla sua accusa, ispirata dai rumores senum malevolorum, ed egli, come Cerbero tacque. Ma dal suo silenzio, e

forse addirittura consenso, io non trassi conforto, poiché vedevo e

prevedevo che la massa dei giovani si stava imbarbarendo, ossia

non voleva acquisire le capacità più alte dell’intelletto umano.

 

Oramai i ragazzi erano in massima parte rimbecilliti e traviati dalla

pubblicità di un sistema tanto ignorante quanto bugiardo e spudorato.

Caduto ogni ideale tranne quello del successo a qualsiasi prezzo,

a molti studenti non importava più un fico della cultura divenuta


ininfluente per la carriera, in una società dominata da affaristi che

riservavano i posti migliori ai loro clienti. Tutto era lottizzato dai boss

 circondati da schiere di cortigiane, adulatori e lenoni. Capacità, competenza, profondità di pensiero, precisione e finezza di eloquio, erano malfamati e derisi tanto dai nuovi padroni quanto dal volgo asservito.

Con Aldo Moro si era portato avanti  lo sterminio di

 una razza colta e antica. Mi sentivo stanco di studiare e

insegnare in un ambiente dove la mia diversità dal conformista che collabora all’abruttimento, creava risentimento oramai non soltanto nel bestiame dei colleghi maligni, ma anche in diversi ragazzi che, pur senza

avermi sentito parlare, prestavano orecchio a chi sparlava di me.

 I miei allievi e pure gli ex studenti  mi difendevano, ma si trovavano isolati o

addirittura colpevolizzati da certi docenti, e anche i ginnasiali educati da me erano esausti dopo diversi mesi di quella nostra lotta perdente già

in partenza: era probabile il fatto che, passati ad altri

insegnanti, sarebbero stati puniti per avermi ascoltato: io denunciavo la barbarie diffusa dall’ignoranza,  combattevo in favore dell'educazione alla lettura degli ottimi autori  pur sapendo che era  rischioso andare controcorrente, nuotare contro le sudice onde della società e del tempo che si involgariva sempre di più. Provavo uno scoramento che si ripercuoteva nel rapporto con Ifigenia la quale non faceva niente per aiutarmi; anzi, questa mia stravaganza, passato il tempo degli idilli gioiosi, le dava fastidio. Eppure era stata lei, due anni prima, a infondermi il santo coraggio di essere me stesso a qualsiasi costo,  al di fuori dell'orda idolatra dei materialisti. Ma allora, nel 1978, tale opposizione alla marmaglia non era del tutto uscita dimoda. Gli anni Ottanta mettevano  in auge  i cattivi costumi del

prevaricare appena possibile, della raccomandazione che scavalca

la capacità, della falsità reputata bene se foriera di successo, del raggiro che paga, del corrompere ed essere corrotto diventato un modus vivendi, e una moda3.

Ifigenia stava per cadere nel vortice di questo

sistema iniquo e inefficiente che avrebbe trascinato alla rovina

tanti giovani privi di ogni protezione. Vedevo molti

adolescenti comportarsi quali scimmie della pubblicità, o dei

genitori cui premeva soltanto il denaro. Erano pochi oramai quelli

che aspiravano al Bene e al Bello. I più si aggiravano in mezzo


alle tenebre nella prateria dell'errore dove si trovano odio, morbi

raccapriccianti e putredine 4

Avvertenza: il blog contiene 4 note.

 

 

Note

1Cfr. T. S. Eliot, Che cos'è un classico? trad. it. Bompiani, Milano, 1986 nel

volume T. S. Eliot, Opere, p.975: "il latino e il greco costituiscono la corrente

sanguigna della letteratura europea".

 

2 Cfr. E. R. Curtius, Letteratura europea e Medio evo latino, trad. it. La Nuova

Italia, Firenze, 1992, p.22.

 

 

3"Corrumpere et corrumpi saeculum vocatur" [1]. Tacito, Germania, 19. Corrompere e venire corrotti si chiama moda.

 .

 

4Cfr. Empedocle, Poema lustrale, 109.

 

Bologna   18 gennaio 2026  ore17, 49 giovanni ghiselli

p. s.

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