Teseo (si rivolge a Creonte)
Infatti non uscirai mai da questa terra prima 909
di avermi portato qui e posto davanti agli occhi quelle ragazze.
Poiché hai compiuto atti non degni di me
né di quelli dai quali tu sei nato né della tua patria,
tu che entrato in una città che esercita la giustizia
e che non compie nulla senza il diritto, poi trascurando
le autorità di questa terra piombato qui 915
porti via quello che ti serve e te ne appropri con violenza;
e hai creduto che questa mia città fosse vuota di uomini
o una specie di schiava e che io fossi uguale al nulla i[son tw/` mhdeniv. 918
Alla fine dell’Antigone è Creonte stesso che si accusa dicendo di non essere più nessuno-Quando riceve la notizia del terzo suicidio provocato da lui, dichiara la propria colpa che lo ha annichilito:"a[getev m jejkpodwvn,-to;n oujk o[nta ma'llon h] mhdevna", portatemi via, io non sono più di nessuno (vv.1324-1325)
Nella tragedia più antica Creonte era il fanatico della disciplina- peiqarciva- che salva le vite mentre l’anarchia le distrugge, era l’implacabile guardiano del suo decreto cui Antigone disobbedisce considerandolo illegittimo siccome non rispettoso degli onori dovuti al morto Polinice, suo fratello per giunta e nipote dello stesso re. Contrario dunque alle leggi vere che sono quelle divine secondo la ragazza inflessibile a sua volta.
In quest’ultima tragedia invece Creonte agisce da prepotente e fuorilegge mentr Teseo difende anche quelle non scritte ma connaturate ai costumi della sua città: prima di tutto l’aiuto di chi si presenta supplice. Anche le Supplici di Euripide hanno trattato questo argomento-
Bologna 14 gennaio 2026 giovanni ghiselli
p. s
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