mercoledì 14 gennaio 2026

Seneca Epistola 30. La Giustizia e la morte.


 

 Prima pars est aequitatis aequalitas (30, 11), la prima parte della giustizia è l’uguaglianza.

 

Viceversa le diseguaglianze sperticate che si sono prodotte in questo regime di liberismo nichilista costituiscono una grande parte dell’ingiustizia diffusa.

 

Tunc trepidamus cum prope a nobis esse credimus mortem: a quo enim non prope est, parata omnibus locis omnibusque momentis? (16), allora trepidiamo:  quando crediamo che la morte ci sia vicina: di fatto a chi non è vicina pronta com’è in tutti i luoghi  e in ogni momento?

 

Ce ne rendiamo conto a mano a mano che muiono i nostri coetanei. I primi già durante le scuole medie per un incidente. Poi cominciano a morire per malattie che potrebbero toccare anche noi. Arriva il momento che ci ritroviamo desertificati o quasi da

“L’Eguagliatrice che numera le fosse,

 e quelli vanno spinti da chimere

vane , divisi e suddivisi a schiere

 opposte , intesi all’odio e alle percosse:

 così come ci son formiche rosse ,

così come ci son formiche nere”.

Questi versi di Gozzano (La signorina Felicita, 187-192) si prestano  a commentare tanto a Seneca quanto a ciò che vediamo e sentiamo ogni giorno.

Compirò 82 anni il prossimo novembre e tra gli amici dell’età mia nova ne restano due o tre sicché faccio come Prospero il factotum  e incantator della Tempesta di Shakespeare: oramai  volgerò alla mia tomba un pensiero su tre (V, 1, 311). Pensate a Trump che ha solo un anno e 7 mesi meno di me e vorrebbe seguitare a preparare tombe per gli altri.

 

Hostis alicui mortem minabatur, hanc cruditas occupavit, un nemico minacciava la morte a un tale, ma  un’indigestione lo prevenne.

Con quello che ci viene raccomandati di mangiare dalla pubblicità martellante siamo tutti a rischio.

 

Bologna 14 gennaio 2026 ore 17, 39 giovanni ghiselli.

p.s.

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