sabato 31 gennaio 2026

Seneca Epistola 35. Seconda parte Seneca e l’ondeggiamento degli immaturi.

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H. Hesse,  gli uomini bambini e la compassione che suscitano; Pirandello e la commiserazione suscitata dall’umorismo

 

Cogita te mortalem esse, me senem (35, 3), pensa che tu sei mortale e che io sono vecchio.

 Propera ad me, sed ad te prius (4), affrettati verso di me, ma prima verso di te.

 Mutatio voluntatis indicat animum natare, aliubi atque aliubi apparire, prout tulit ventus, il cambiamento di volontà mostra che l’animo ondeggia, ora si mostra in un luogo, ora in un altro,  secondo dove lo ha portato il vento. Non vagatur quod fixum atque fundatum est, non va di qua e di là ciò che è fisso e ben piantato.

 

Gli uomini bambini di Hermann Hesse

“La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca che si libra e si rigira nell’aria e scende ondeggiando nel suolo. Ma altri pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino.

Migliaia di giovani ascoltano ogni giorno la dottrina del Gotama, il Sublime, il predicatore della nuova scienza, e seguono le sue prescrizioni. Eppure sono tutte foglie secche, non hanno in se stesse la dottrina e la legge” ( Siddharta, p. 89)

“Tu non puoi amare” gli aveva detto Kamala nei giorni lontani della giovinezza, ed egli le aveva dato ragione e aveva paragonato se stesso ad una stella fissa e gli uomini-bambini a foglie cadenti, e ciò nonostante aveva percepito in quelle parole anche un suono di rimprovero. Infatti egli non aveva mai potuto perdersi e consacrarsi interamente a un’altra creatura, commettere pazzie per l’amore di qualcuno; mai aveva potuto far qualcosa di simile, e questo era stato- così gli era parso allora-  la gran differenza tra lui e gli uomini –bambini. Ma ora, dacché suo figlio era con lui, ora anche lui, Siddharta, era diventato un perfetto uomo-bambino, e soffriva a causa di una creatura umana, amava una creatura, si perdeva per amore, per amore diventava un povero stolto (p. 131)

Quando traghettava i soliti viandanti, uomini-bambini, mercanti, soldati, donnette del popolo, questa gente non gli riusciva più così estranea come un tempo: li comprendeva, comprendeva la loro vita guidata non da pensieri e intuizioni ma unicamente da impulsi e desideri, e si sentiva simile a loro (…) gli sembrava che questi uomini bambini fossero suoi fratelli; le loro vanità, le loro cupidigie, le loro piccolezze, perdevano il ridicolo, diventavano comprensibili, diventavano degne di compassione, perfino di rispetto” (137).

 

Cfr. L’umorismo di Pirandello (1908) e la compassione che nasce dall’umorismo

Parte seconda II

Vediamo il don Chisciotte: “Noi vorremmo ridere di tutto quanto c’è di comico nella rappresentazione di questo povero alienato che maschera della sua follia se stesso e gli altri e tutte le cose, vorremmo ridere, ma il riso non ci viene sulle labbra schietto e facile; sentiamo che qualcosa ce lo turba e ce l’ostacola; è un  senso di commiserazione, di pena e anche

d’ ammirazione, sì, perché se le eroiche avventure di questo povero hidalgo sono ridicolissime, pure non v’ha dubbio che egli nella sua ridicolaggine è veramente eroico. Noi abbiamo una rappresentazione comica, ma spira da questa un sentimento che ci impedisce di ridere o ci turba il riso della comicità rappresentata; ce lo rende amaro. Attraverso il comico stesso anche qui il sentimento del contrario” (p. 176).

 

 Bologna 31 gennaio 2026 ore 18, 24

p. s.

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