venerdì 23 gennaio 2026

Seneca Epistola 32, Epistola 33.


 

Seneca Epistola 32 Il tempo è il bene più prezioso

Multum autem nocet etiam qui moratur, utĭque in tanta brevitate vitae quam breviorem incostantiā facimus (2). ci arreca grave danno anche chi ci fa perdere tempo, senza dubbio in una vita così breve noi la rendiamo più breve con l’incostanza.

Nel De brevitate vitae Seneca ridicolizza gli occupati otiosi, gli  indaffarati in occupazioni futili, quelli la cui vita è una desidiosa occupatio[1], un’occupazione inoperosa

Opto tibi tui facultatem , desidero che tu sia padrone di te stesso (Epistola 32, 5). Chi è padrone della propria vita la impiega la vita in modo da lasciarla con la coscienza di avere fatto tutto il possibile per renderla significativa, proficua ossia  utile a sé e a tanti altri.

 

 

 

Seneca, Epistola 33

Le massime dei filosofi non appartengono a nessuno in particolare: publicae sunt et maxime nostrae (2) sono pubbliche e soprattutto nostre.

Per fortuna non sono proprietà privata difesa dai cani da guardia e non sono di una sola scuola.

 Anche Epicuro ne ha lasciate alcune piene di forza. Si notano maggiormente poiché capitano di rado e sono inaspettate: mirum est fortiter aliquid dici ab homine mollitiam professo  (2), è strano che venga detto qualcosa con forza da  un uomo che ha fatto professione di mollezza

  Ita enim plerique iudicant: apud me Epicurus est et fortis, licet manuelatus sit, infatti i più danno questo giudizio: secondo me Epicuro è forte  sebbene indossi vesti con le maniche lunghe, da donna. 

 Hoc Zenon dixit”. Tu quid? “Hoc Cleanthes” , tu quid? Qousque sub alio movēris? (33, 7), Zenone ha detto questo. Tu che cosa? Questo ha detto Cleante. Tu che cosa? Fino a quando sarai mossi da un altro?

Aliud est meminisse, aliud scire (8), altro è ricordare, altro sapere. Sapere deve diventare saper vivere, sapere amare .

 

Sentiamo H. Hesse: "Soltanto il pensiero vissuto ha valore" (H. Hesse, Demian (del 1919), p. 116.

 Con il pensiero e con la parola si preparano le azioni. Ciò che è verbale deve diventare reale in termini di comunicazione produttiva :"aveva visto che la sua esperienza era reale. Era irradiata da lui e l'aveva mutato, aveva attirato verso di lui un'altra creatura umana. Il suo isolamento era infranto…"  H. Hesse, Klein e Wagner (del 1920), p. 132.

Pensate quanto sono importanti le parole ben dette in un corteggiamento intelligente. Chi non è capace di parlare ricorre alla violenza.

 

Torniamo a Seneca

 E’ altresì necessaria una ricerca continua: “Numquam autem invenietur, si contenti fuerimus inventis” (33, 10), non si troverà mai altro se ci accontenteremo di quanto si è trovato.

Qui ante nos ista moverunt non domini nostri sed duces sunt, quelli che hanno tirato fuori queste verità non sono padroni nostri ma guide. Patet omnibus veritas. Nondum occupata est (33, 11). La verità è accessibile a tutti, non è ancora possesso privato.

Bologna 23 gennaio 2026 ore10, 21 giovanni ghiselli

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[1] Seneca, De brevitate vitae, 12, 2. Cfr. anche Plinio il Giovane, Ep.9, 6, 4: otiosissimae occupationes.


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