lunedì 19 gennaio 2026

Ifigenia CCXXXIX. L’esame di recitazione. Storie del bosco viennese.


L'ultima settimana di maggio Desdemona  impiegava tutto il suo

tempo per preparare l'esame finale della sua scuola di aspiranti attori.

 La sera del 30 avrebbre recitato davanti a una commissione .

Era  suo compito interpretare Marianne, la protagonista di Storie del

bosco viennese , un dramma del 1930, di Ödön Von Horváth.

  Si tratta di  una donna giovane e bella, ma senza alcuna preparazione

culturale né professionale; una di quelle disgraziate che vivono

nell'attesa di un marito, e, mentre aspettano, passano il tempo in ambigui rapporti nevrotici e regressivi con i familiari.

"Non mi hai lasciato imparare niente, nemmeno la ginnastica

ritmica: mi hai allevata soltanto per il matrimonio ", rinfaccia al

padre, un venditore di giocattoli detto il Mago.

Il fidanzato che vuole sposarla è un macellaio ricco, Oskar, che lei non ama, ma si adatta a maritarsi con lui in quanto ragazza senza arte né parte.

 In casa si sentiva ripetere che l'indipendenza economica della donna è l'ultimo passo verso il bolscevismo 1.

Un giorno però la  nota Alfred, un  giovane bellimbusto fannullone, mantenuto da tre donne: la madre, la nonna, e Valerie, un'amante cinquantenne proprietaria di una tabaccheria. Il cicisbeo adocchia la figlia del Mago attraverso la vetrina, e il suo sguardo viene contraccambiato. L’uomo, incoraggiato, entra nella bottega, corteggia la ragazza che ne è compiaciuta e lo invita a una gita collettiva nel bosco viennese, su una sponda del bel Danubio. La domenica seguente tutti i personaggi si trovano là.

Alfred lascia l'amante e Marianne gli dice che non ama Oscar né vuole sposarlo. I due si trovano soli. Hanno lo sguardo sognante.

"Il Danubio è morbido come un velluto".

"Come un velluto".

Si baciano. Lei chiede: "Mi ami come dovresti? "

"Sento di sì ", risponde lui. "Vieni, sediamoci ".

"Sono contenta almeno che non sei uno stupido. Intorno a me non

ho che degli stupidi. Anche papà non è certo una cima".

"Mi ami come dovresti? Intendo dire: mi ami a ragion veduta? "fa Alfred.

E Marianne: "Tesoro, non tormentarti, non tormentarti. Guarda le

stelle. Quelle saranno ancora lassù quando noi saremo sotto

terra". Poi gli domanda: "Lo sai che mi hai colpita come un fulmine,

che mi hai spaccata in due?" E, senza aspettare risposta,

aggiunge:"Ma adesso ne sono sicura ".

"Di che?"

"Che non lo sposerò ".

Quindi rompe il fidanzamento e va a vivere con Alfred.

 Il padre la maledice. Il macellaio continua ad amarla, nonostante

il garzone gli dica:"Signor Oskar, la prego, non se la pigli così a

cuore per quella sua ex fidanzata; guardi, di donne ce n'è come la

cacca. Anche l'ultimo degli storpi si trova una donna, anche i

sifilitici. E poi le donne, lì dove conta, si assomigliano tutte, mi

creda. Non hanno anima: sono soltanto carne e pelle! ".

Gli amanti mettono insieme un bambino. Ma la loro unione va

male. Lui, persi i sussidi delle tre donne ausiliarie, non ha più alcun

provento, lei non sa fare niente: vivono nella miseria e nella

disistima reciproca. Marianne cerca di lavorare, nonostante i

Cardinali abbiano proclamato che"la donna lavoratrice è la rovina

dell'unione familiare ". La disgraziata però non ha mai imparato

un mestiere, e quando Alfred la pianta, deve fare quello che può  per campare e nutrire il bambino: si esibisce seminuda in un cabaret dove una sera capita

la brigata dei bottegai. Nel locale si rappresenta il numero dello

Zeppelin, dove appaiono alcune giovani poco vestite. Valerie

riconosce la figlia del Mago e scoppia in un grido isterico. Ne

segue un subbuglio, e un tale pieno di dollari cerca di

comprare  il corpo di Marianne. Questa risponde:"Io riesco a

darmi a un uomo solo se lo voglio con tutta l'anima."

"Eppure-riflette poi-come donna senza istruzione, non ho altro

che il corpo da dare. Non mi resta che il treno ".

Il confessore le aveva negato anche l'assoluzione poiché non era

pentita di avere messo al mondo una creatura da ragazza madre. "Anzi, sono felice di averlo, molto felice".

Marianne cerca di rubare i biglietti verdi del viennese-americano

che se ne accorge e la manda in galera. Il padre la maledice

un'altra volta. Oskar l'ha perdonata e la sposerebbe, se non ci fosse

il bambino che intanto è stato affidato alla nonna e alla bisnonna

paterne. Alfred si mette di nuovo con la tabaccaia. Quando

Marianne esce di prigione, tutto torna nella regola. Il neonato infatti

viene eliminato dalle ave che  espongono l’innocente all'aria fredda della

notte, e Oskar può sposare l’amata che non lo ama:"Ti perdóno volentieri tutto quello che mi hai fatto, perché amare dà più felicità che essere

amati. Una volta ti ho detto che non saresti sfuggita al mio

amore".

"Non posso più. Ora non posso più".

"Vieni allora". La sorregge, la bacia sulla bocca ed

esce lentamente con lei. Nell'aria si ode della musica, come se

un'orchestra suonasse le Storie del bosco viennese di Johann

Strauss.

L'aspetto più interessante della commedia è la denuncia dei luoghi comuni degli ignoranti: antifemministi, potenzialmente  guerrafondai e predisposti a sostenere orrendi tangheri criminali capaci di incantare le menti sprovvedute ripetendo i  luoghi comuni correnti, gente infarcita di falsità per lo più, e pronta a sbandierare vessilli con slogan minacciosi contro le persone capaci di pensare e criticare.

Ifigenia mi chiese un commento al dramma. Scrissi che

bisognava vederci un campanello di allarme verso la mentalità retrograda della piccola borghesia filistea, dei capitalisti che la sostengono e della pretaglia sedicente cristiana.Insomma il pericolo sempre vivo dell’ignoranza che genera mostri.

L’aspirante attrice mi ringraziò per l'aiuto che, disse, le aveva fatto

comprendere il significato storico della commedia. Ma per lei

quella rappresentazione sarebbe stata soprattutto una palestra dove si allenò

all'abbandono del nostro amore, all'adescamento attivo e passivo

e al resto. Dopo avere recitato piuttosto bene la parte di Marianne, volle viverla davvero, tragicamente, la notte tra il 12 e il 13 giugno 1981 a Riccione.

Nota

1

Le citazioni sono tratte dalla traduzione di Adelphi, Milano, 1974.

 

Bologna, 19 gennaio 2025- ore 15, 32 giovanni ghiselli

p. s

Statistiche del blog.

 All time1907113

Today638

Yesterday665

This month11229

Last month19699

 

 


Nessun commento:

Posta un commento