Qui amicus est amat; qui amat non utĭque amicus est, itaque amicitia
semper prodest, amor aliquando nocet (35, 1), chi è amico ama; chi ama non sempre è amico, pertanto l’amicizia giova sempre; l’amore talvolta nuoce. Faccio un paio di esempi per chi mi mi legge da tempo: Antonia e Fulvio quali amici di grande aiuto reciproco; tra le amanti irreprensibili con me cinque o 6. Un 10%.
Nocive una decina più del 5%
Cfr. amare e bene velle di Catullo 72
Nunc te cognovi; quare etsi impensius uror
Multo mi tamen es vilior et levior,
“Qui potis est?” inqus. Quod amantem iniuria talis
Cogit amare magis, sed bene velle minus (5-8), ora ho imparato a conoscerti, perciò anche se brucio con maggiore intensità, tuttavia per me sei più spregevole e inaffidabile. Come può essere? Siccome un’offesa del genere costringe ad amare di più ma a voler bene di meno.
Credo che questa sia una grande verità. L’ho verificata più volte sia vivendo, sia leggendo gli ottimi autori. Ora penso a Proust, in particolare alla storia di Swann e Odette. Chi mi legge sa che al mio rosario tali grani non mancano.
Dunque Catullo, Seneca Proust e il sottoscritto. Presenterò Proust il 16 febbraio prossimo nella biblioteca Ginzburg. A chi vuole seguire da lontano invierò il link.
Bologna 31 gennaio 2026 ore 11, 39 giovanni ghiselli.
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