Salimmo sul traghetto a Brindisi, come la prima volta che andai in Grecia con una costola rotta e con Fulvio. Eravamo nel 1977. Fulvio di Parma pronunciava sétte. Allora era già agosto inoltrato. La terra, quando si avvicina settembre, rende l’immagine di una primavera dissepolta.
Questa volta invece la primavera era rinata ed ero contento anche per la cabina singola, senza impicci. Andai presto a dormire.
Alle nove della mattina successiva alcuni studenti vennero a chiamarmi perché tenessi una lezione sul ponte ventoso e assolato. Parlai per un’ora di Omero e del grado eroico dell’esistenza umana. L’eroe vuole primeggiare sempre: essere egregio nel combattere e nel parlare. Suggerìi di sostituire al combattere in guerra il contendere in pacifiche gare benefiche per la comunità. Ho sempre ammirato i politici che sanno parlare come gli autori accrescitori e gareggiare come i campioni sportivi più cavallereschi
Gli agonisti che vincono gare pacifiche dovrebbero essere indicati quali esempi ai giovani mortificati : i ragazzi contaminati dalle mode sono come i ruscelli montani inquinati da liquami immondi.
Entrati nel golfo di Corinto, faceva abbastanza caldo, tuttavia sui monti che sormontano la costa settentrionale cioè la catena che culmina nella montagna sacra del Parnaso, c’era ancora la neve. Brillava.
Ma passo all’uso del verbo al presente per riassaporare i gusti di quelle ore lontane. Utilizzo degli appunti presi allora quando era tutto meno sofisticato nel mio percepire.
Sbarchiamo con la corriera che ci porta ad Atene.
Sotto l’acropoli vedo tanti fiori gialli, fichi d’India olivi, gattini girovaghi molto magri. Animali che amo: sono aggraziati come le giovani donne.
Mi viene da corteggiarli e accarezzarli ma sono schivi come le femmine umane riottose. Bisognerebbe corteggiarli ma devo seguire la fila.
Mi giro verso il Partenone: uno spettacolo superbo, meraviglioso, ma non quanto i polpacci e le cosce di una ragazza che sale verso i Propilei. Le gambe di Ifigenia avevano una dignità fidiaca. Con il vestito trasparente che lasciava intravvedere le mutande colore del cielo sereno mi pareva l’aurea Afrodite che ama il sorriso.
Nel biglietto d’ingresso all’acropoli leggo stampata una famosa fase di Plutarco su Pericle: “rese la città da grande grandissima, e, divenuto in potenza il sommo tra tutti gli uomini di governo, non accrebbe il suo patrimonio di una dracma”. Penso agli obesi barattieri impinguati con il denaro pubblico. In veste di pastor lupi rapaci. “Ruffian baratti e simile lordura”.
Il Partenone è simbolo della potenza e della cultura di Atene: “la villa onde ogni scienza disfavilla”. Dopo la morte del suo stratego massimo questa polis suprema ha smarrito il suo stile migliore, poi ha perduto energia, quindi l’impero e la libertà. Però con il volgere delle stagioni Atene è diventata la scuola dell’Ellade intera e questa è stata maestra di Roma vincendo culturalmente il feroce vincitore di tutte le guerre nel Mediterraneo e oltre: Graecia capta ferum victorem cepit et artes/intulit agresti Latio[1].
Infine, attraverso la mediazione della lingua latina, l’Ellade è diventata educatrice di tutta l’Europa. Questa nostra terra di civiltà nobile e antica, se vuole salvare la sua identità in mezzo al carnevale cosmopolita nel quale annaspiamo e brancoliamo, dovrà riellenizzarsi. Ne sono sicuro.
Bologna 30 gennaio 2026 ore 16, 18 giovanni ghiselli
p. s.
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