domenica 18 gennaio 2026

Ifigenia CCXXXI. La Pasqua del 1981. Il pellegrinaggio sul lago della morte di Ludwig.


 

Il 17 aprile  1981 partimmo per la Baviera, verso i castelli teatrali1 di Ludwig secondo.

Alle sette di sera arrivammo sullo Starnbergersee, il lago della morte del re. Mancava mezz'ora al tramonto. Il cielo era tutto sereno e pulito, l'aria freddissima.

Prendemmo una stanza in un buon albergo, sulla costa orientale,

distante pochi chilometri dalla croce metallica piantata accanto

alla riva, tra le canne palustri, a segnare il punto dove il sovrano

popolare e demente annegò in 70 centimetri d'acqua. Dopo avere

portato i bagagli nella camera che aveva una grande finestra sul

lago, uscimmo, e ci fermammo su un imbarcadero di legno volti a

osservare l'imporporarsi del cielo

Non c'erano barche. Il sole era prossimo alle alture della riva ulteriore. Un vento ghiaccio, di primavera abortita, increspava l'acqua e le penne di un cigno che rabbrividiva davanti alla sponda deserta.

Ifigenia disse:"Quell'uccello è lo spirito del nostro amico

affogato nella palude dell'odio. Vero gianni? Qui fa tanto freddo".

Eravamo partiti da Bologna nella tarda mattinata con un caldo quasi estivo,

credendo di trovare la buona stagione anche sullo Starnbergersee,

e i Bavaresi in vacanza lacustre, in costume da bagno. Invece l'aria gelida

scorticava la faccia. Tuttavia volli rimanere fino al  momento

dell'annidarsi del dio per rivolgergli una muta preghiera:

"Fai che questo nostro difficile amore possa durare ancora per tutto il tempo che ci vuole, poi fammi scrivere qualche cosa di bello, di grande, di buono. Non lasciarmi morire a quarant'anni sdentato, ingrassato, sconciato come il monarca desideroso e incapace di arte". Mi vennero in mente alcune frasi2

del lunatico sovrano:"Il regalo più grande che un re possa fare al suo

popolo è arricchirgli lo spirito ".

"Anche io vorrei potenziare l'anima degli studenti e dei miei futuri

lettori", pensai.

"Un uomo non vuole essere ridotto al livello di un animale; non

sarà mai appagato dal materialismo ". Non era matto Ludwig, era isolato e  strano rispetto al pensare comune, perfino più a[topo~, fuori luogo di me.

Guardavo la mia compagna di viaggio. Voleva fare l'attrice. Avrebbe condiviso la sorte dell'istriona che aveva osato dire al suo

sovrano:"Fare l'amore per noi attori è molto semplice: basta un

gesto ?" Allora non potevo saperlo. Speravo di no.

Andammo a cena.

Mangiammo bene, e con gusto, siccome digiuni dalla mattina. Poi

tornammo sulla riva del lago per andare a pregare presso  la croce del sire annegato il 13 giugno del 1886. Giorno e mese che ricorrono più volte in questa storia.

Ci saremmo arrivati di nuovo nell’estate ormai prossima procedendo  insieme per squallidi sentieri fino a Riccione 3.

Intanto si camminava su una via sghemba che costeggia la riva

orientale. Avevamo stabilito di fare una camminata pia fino al

luogo della morte per acqua del nostro "re pescatore"4

 Percorremmo circa un chilometro di strada asfaltata, poi questa

gira a sinistra salendo su un colle boscoso e allontanandosi dalla

sponda che noi invece volevamo seguire, attirato dallo spirito del

povero sire. Il cammino della pietà 5  sulla riva era ostacolato da una rete

metallica alta e sottile, non facile a scavalcarsi. Procedevamo

lungo la barriera  cercandovi un buco per passare di là.

 Infine, dopo un lungo saliscendi,  lo trovammo come  avremmo fatto in Grecia, per uscire  dall’autostrada percorsa a lungo in bicicletta, quattro mesi più

tardi, quando il dramma del nostro amore si era concluso da un paio di mesi nelle acque contaminate della babilonica, mussolinesca spiaggia adriatica.

Ci trovammo dentro un bosco fitto, segnato 6 soltanto da un

esiguo sentiero. Gli alberi erano ancora privi di fronde: la luna, passando tra i rami contorti faceva cadere a terra una luce incerta che chiazzava di bianco le foglie cadute là sotto, morte e marcite perché dalla


putrefazione risorgesse la vita. L'insieme era inquietante.

Ifigenia aveva paura.  Sentivo che le tremava la mano.

Camminammo in silenzio per dieci minuti percorrendo un sentiero che non

accennava a calare sul lago; anzi ci stava portando in direzione

della Votivkapelle. "Cappella perigliosa"7 secondo la mia compagna.

 A un tratto disse:"Torniamo indietro: qui potrebbero ammazzarci".

"Ma no-ribattei-, chi vuoi che ci faccia del male? Siamo giovani e

in buona salute. Poi non c'è proprio nessuno, a parte Ludwig che  ci contraccambia   e  protegge.

Dai, arriviamo alla croce della sua morte per sacqua! Oramai sarà vicinissima. Siamo venuti qui apposta!"

"Ma possiamo tornarci domani mattina con il sole", piagnucolò

l'impaurita ragazza.

"No-risposi-, prima, mentre si faceva la comunione  della cena, abbiamo deciso che bisognava venire a pregare qui di notte, per onorare Ludwig e e pentirci dei nostri peccati con un atto di dolore.

Dobbiamo arrivare laggiù: se no è tradimento. Se tu hai cambiato

idea, torna indietro da sola".

Ifigenia riprese a seguirmi tacendo: muta metu. Dopo qualche minuto il

sentiero cominciò a scendere; poi finalmente, dal bosco nebbioso

di nera paura 8, sbucò sulla costa del  grande catino ricolmo di acqua e di pena dove  dilagava bianca la luce del cielo. Tirammo un sospiro di

sollievo. Giungemmo davanti alla croce, a pochi metri da lei.

Brillava nel chiarore della luna e del lago che la rifletteva.

L'apprensione si dissipò. "Affogare è una bella morte: non si resta

sfigurati !"

Pregammo lo spirito inquieto del caro sovrano, per l'amore e per

l'arte. Anche lì c'era un cigno. La sua piccola testa, muovendosi

verticalmente, adagio, sembrava annuire alle nostre richieste.

Tornammo in albergo. Cominciava ad annuvolarsi. Facemmo

l'amore malinconicamente. Prima di dormire, mi alzai per

osservare l'aria buia e  l'acqua nera, sempre più increspata dal

vento. Il cigno dell'imbarcadero non c'era più.

Probabilmente nell'oscurità della notte e dell’acqua lacustre rimaneva l'unico uccello  che avevamo visto pietosamente posato accanto alla croce per non lasciare solo il suo re nel lago funereo abbandonato dalla vergine luna e da tutte le stelle.

Di notte sognai Ludwig che cantava:

 “Vissi d’arte, vissi d’amore

Non feci mai male ad anima viva

Perché perché Signore

Me ne hai rimunerato così?”.

Mi svegliai, ne piansi, poi mi riaddormentai.

 

Avvertenza: il blog contiene 8 note e il greco non traslitterato

 

 

Note

1

Cfr. Thomas Mann, Doctor Faustus, trad. it. Mondadori, Milano, 1980, p. 278.

 

2

Sono citate, a memoria, dal film di Visconti "Ludwig II". Uno dei film più belli tra quanti ne ho visti.

3

Cfr. Odissea, XXIV, 10  dove Ermes conduce giù per squallidi sentieri (kat j

eujrwventa kevleuqa) le ombre dei proci vinti da Ulisse.

4

Personaggio della leggenda del Graal.

5

Cfr. Euripide, Andromaca, vv. 1125-1128, dove Neottolemo viene lapidato

dalla numerosissima folla delfica quando si reca al santuario per consultare l'oracolo. Domanda  “Perché mi uccidete  mentre procedo sul cammino della pietà?, per quale motivo muoio?

Ma nessuno gli rispose e lo uccisero scagliandogli contro le pietre col le loro mani”

6

Cfr. Dante, Inferno, XIII, 3.

7

Luogo della leggenda del Graal.

8

Cfr. Virgilio, Georgiche, IV, 468:"et caligantem nigra formidine lucum". E' il

bosco dove si addentra Orfeo, in cerca della sposa Euridice.


 

Bologna 18 gennaio 2026 ore 9, 15 giovanni ghiselli

p. s.

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