La conoscenza
esoterica e la conoscenza scientifica. Intuizione contro analisi
Una rassegna
critica sui tanti tentativi di mediazione culturale
Parte seconda
1. La mediazione
estetica di Goethe e l'esoterismo romantico
Si è detto della componente massonica nella evoluzione
dell'Esoterismo in età illuminista, quando la corrente razionalista sembrava
spazzare via ogni conoscenza intuitiva e mistica a favore della conoscenza
analitica progressivamente cresciuta dal Rinascimento in versione prettamente
oggettiva. Ebbene, la posizione politica che l'Esoterismo assunse nei paesi di
lingua tedesca dopo la guerra dei 30 anni, osservava un continuo dialogo
inizialmente paritario fra Ragione e Rivelazione: Spinoza e Leibniz concordavano
sul ruolo della Ragione che convive con la Rivelazione che Dio fa all'Uomo. E' il deismo di Voltaire. La luce non
stava più solo nella Rivelazione biblica, ma la luce della Ragione avrebbe
avuto il fine divino di illuminare l'ignoranza e di estirpare l'oscurantismo
conservatore che resisteva nelle pieghe della società fomentata dalla classe
ecclesiastica - il pietismo protestante - che non
comprendeva l'evoluzione del dogma, anche quando era stato proprio Lutero ad anticipare
già il simbolismo della Luce come Ragione. E'
la setta degli Illuminati che dominerà la Massoneria a Weimar e che è
presieduta in gran segreto dal duca Karl August, conosciuto da Goethe anni
prima mentre era praticante avvocato a Wetzlar e poi rivisto a Karlsruhe nel
1774, quando il duca è estasiato e commosso dal primo capolavoro di Wolfgang, I dolori del giovane Werther. Il viaggio
sul Reno era premonitore: in quell'anno i primi amici Lavater e Jacobi -
filosofi e antropologi illuministi - gli confidavano di essere massoni e lo incuriosivano
per la simbologia magica cui non era stato indifferente dai tempi di Wetzlar.
Nel 1773 aveva infatti abbozzato le prime scene del Faust, il c.d. Urfaust,
denso di aspetti leggendari e mistici. Poi la fuga da Francoforte dal ristretto
nucleo di una futura famiglia - il fidanzamento con Lili Schönemann - e la
futura vita di mero legale civilista; ma il passo indietro con l'arrivo a
Weimar, perché il duca Karl lo volle a Corte come consigliere segreto. Una Corte speciale, impastata di massoneria. Sarà la madre del Duca a dare il nome alla
Loggia, ma anche il capo di questa era Wieland, un bravo traduttore di
Shakespeare e un modesto commediografo classicheggiante, qualche anno prima
criticato da Goethe in una commedia satirica dove era stato sbeffeggiato in
nome del movimento dello Sturm und Drang guidato
da Goethe e dal nemico/amico Lenz (Uomini,
Dei e Wieland, 1773). La pace con Wieland era stata però raggiunta per
mezzo dal comune amico Herder e tutti
dal 1780 saranno membri attivi della detta Loggia. Ma la vera novità per Goethe
era che quella loggia riservata rappresentava un centro spirituale laico e
culturale progressista, diremmo oggi un laboratorio
politico, sociale e culturale di
progresso contro la Chiesa Cattolica e Luterana, singolarmente insieme
contro il Duca, che intendeva recidere ogni privilegio degli ecclesiastici
nella gestione amministrativa del piccolo ducato. Il primo incarico fu quello
di organizzare in modo razionale la miniera ora ducale, ma prima ecclesiastica,
di Ilmenau. Era il ritorno alla
natura dell'amato Rousseau che lo rianimava, tanto più che insieme al Duca,
quando cessava l'attività di governo, non mancava di andare in giro a ballare
per i paesi del ducato, magari seducendo le belle del luogo... Erano voci
malevoli, che il poeta più famoso dell'epoca, il pastore Klopstock, diffondeva
insieme all'ambiguo Wieland, propalate a Corte, facendo spaventare Amelia, la
madre del Duca e quasi mettendolo in ridicolo. Se non fosse stato per la
baronessa Charlotte von Stern, amica della famiglia del Duca e sua protettrice,
e forse amante, quanto meno platonica, la fortuna di Goethe sarebbe terminata.
Intanto, il Consigliere segreto diventò capo del Consiglio di Stato e i lavori
nella miniera proseguivano, guadagnandosi del pari la fiducia delle maestranze.
Con i nuovi ricavi dalle estrazioni, cresceva il benessere del ducato, ma
aumentava anche l'impegno politico e sociale: i lavori stradali; la leva
militare; le attività riscossive fiscali e le spese di manutenzione, lo faranno
impensierire e il lavoro d'artista languiva. Perderà l'animo anticonformista,
ma non la memoria delle cause del suo peregrinare. L'essere diventato Maestro
libero muratore ed essere socio della loggia di Rito Scozzese, lo riportavano
alla stesura del suo maggiore romanzo, Gli
anni del noviziato di Guglielmo Meister (1795-1796), narrante la formazione
giovanile fortemente realistica di un giovane talentuoso nella società borghese
germanica. Un cammino d'artista nella vita reale, un susseguirsi di avvenimenti
fortuiti, interpretati con forte sentimento pedagogico denso di simboli e di
esperienze, consuetudini, miti, usanze della vita quotidiana, legati
all'appartenenza proprio a una loggia filantropica, La torre. Vita e Poesia, cioè Ragione e Sentimento, amori e lotte,
legati da una spiccata autoironia, ma soggetta a eventi misteriosi. Come quelli
rappresentati dall'amore enigmatico per una bella ragazza, Mignon, una creatura
selvaggia e dolcissima che diverrà la Margherita
del Faust. Gli appena accennati
simboli e concetti massoni - legati al tormento e alla crescita dell'Io
interiore del protagonista, collaudati dalle molteplici esperienze che questi
vive lungo il poderoso romanzo - trovavano in Goethe ulteriori segnali nel seguito dello Zauberflöte di Mozart scritto fra il 1796-1798. Era la c.d. Favola, al pari della musica di Mozart e
del libretto di Schikaneder, Goethe ribadirà la sua giovanile passione per
l'alchimia e per Paracelso, senza dimenticare i motivi mitici. Era l'adozione
formale di una simbologia retorica, ma anche la ricostruzione di vere e proprie
allegorie che nascondevano un bersaglio politico, come è facile arguire dal
saggio ironico Conversazioni di profughi
tedeschi del 1795, al cui termine comparì la favola predetta, intesa come
una velata critica agli eccessi della Rivoluzione Francese. Del pari, Goethe
intendeva con l'uso dei simboli - per esempio, quello del serpente, non lontano
da quello biblico - distanziarsi dall'esuberante favore per la realtà francese
che Lessing aveva mostrato nei Colloqui
per Massoni del 1778. Certamente, nell'operetta appaiono le metamorfosi, il
demoniaco e la ritualità, caratteri positivi, dove va visto non l'aspetto
fisico- magico, quanto il profilo interiore del cammino dell'anima nel mondo.
Di più: nel Wilhelm Goethe anticipava
l'idea del romanzo di formazione che Dickens in Inghilterra, del Puskin in
Russia e del nostro Fogazzaro porteranno in esecuzione nel primo romanticismo e
nello spiritualismo letterario del'900. E che dire del Faust, dove l'intreccio simbolico con la crescita dell'Io interiore
emerge con meravigliosa sintesi descrittiva e sostanziale? Si prende a titolo
di mero esempio La notte di Valpurga,
ripresa nella parte prima. Già nel Macbeth
di Shakespeare aveva le forme di un classico sabba, dove le streghe, in un
altopiano a 454 metri sul livello del mare, nella Sassonia - Anhalt, il 30 di
aprile ancora oggi danno il benvenuto alla Primavera bruciando alberi,
brindando e ballando canzoni sulla imminente futilità della vita quotidiana
degli uomini e delle donne. Un ballo dove appariva il fantasma di Margherita
dinanzi a Faust, suo amato, e a Mefistofele. Seguirà il dramma della donna,
condannata a morte per avere affogato il figlio illegittimo concepito con
Faust. La giovane è in preda alla follia anche perché le sono morti madre e
fratello. Un po' come l'Ofelia dall'Amleto. Ma qui si susseguono balli
turbinosi, quadri scenici che distraggono il pubblico, lontano dalla tragedia
di solitudine della protagonista. Un quadro a più figure che rappresenta la
vita, dove amore e morte si susseguono nel dolore di chi ne è veramente parte,
mentre la nostalgia e il rimorso attanagliano scena dopo scena anche lo
spettatore. Sia come sia, va però notato come l'animo di Goethe muterà
atteggiamento rispetto al valore estetico che ha dato all'Esoterismo, che
diventa strumentale al suo messaggio di melanconia che gli assilla l'Io proprio
per la caduta del mito che lo aveva esaltato. In altre parole, la decisione del
viaggio in Italia - la seconda svolta della sua intensa vita dopo la fuga da
Francoforte perché spaventato dalla vita quotidiana di anima morta che gli si
prospettava - è ora molto simile. L'attività di governo e l'amore non
soddisfatto per Charlotte von Stein, ma anche lo stallo intellettuale della
vita di Corte, non lo renderà più prolifico artisticamente come nei primi
tempi. E' divenuto un piccolo cronista al servizio del Potere, molto meno
ribelle per quella vita piuttosto borghese che lo ha limitato. Si direbbe che il rito massone da novità per il suo Io,
è diventato una semplice gioco delle parti, quasi uno schiavo dei maneggi di una
Camarilla di Corte che non gli piaceva più perché falsa e e bugiarda. Ecco
la ragione della seconda fuga per l'Italia
Classica, non solo per respirare un po' di libertà, ma anche per smaltire
l'ansia d'amore per la von Stein mai appagato. E anche per ritrovare una
mediazione fra Ragione e Rivelazione divina che lo aveva spinto alla scelta
massonica. Verona, Venezia, Roma, Napoli, la Calabria, Palermo e la Sicilia,
dal 2 settembre del 1786 al Giugno del 1788. Ritemprato, gli era ritornata la
passione estetica, anche dopo qualche scoperta non sempre in linea con il Mito
esoterico: l'incontro a Palermo coi parenti di Cagliostro; l'Urpflanze nel giardino pubblico di Palermo; nonché la scoperta a
Venezia nell'isola degli Armeni dell'osso intermascellare nel cranio umano, ben
diverso da quello di una pecora. Furono episodi che non gli ridaranno però il
credito culturale e politico che aveva lasciato. A Weimar, al di là della
costante amicizia col Duca, i circoli massonici guardavano con attenzione al
fermento francese, plaudivano alla presa della Bastiglia e alla prima
costituzione del 1791, cose che non lo lasciavano indifferente, ma solo nel
senso che il moto di popolo non lo motivava più di tanto, anzi lo allarmavano.
Il vero eroe per lui era stato Werther,
l'incompreso, il Genio che non è amato, il giusto sofferente, l'intellettuale
che veda oltre, che non è capito dalle masse ignoranti, che magari osannano chi
li blandisce e le truffa. Il Cortigiano perfetto era allora Cagliostro, il mago che truffa, che
piaceva, come oggi potremmo dire degli influencers
che montano scandali e modi a loro unico interesse. Dunque questa era la fine delle illusioni della Massoneria? Invero,
al ritorno dall'Italia, Goethe, per il suo onesto legittimismo e per la sua
avversione al Giacobinismo terrorista non era più ben accolto fra gli
intellettuali progressisti, mentre a Corte il gelo era rimasto intatto. I
giovani romantici - dai fratelli Schlegel a Novalis, da Fichte a Schelling -
erano dalla parte della Nazione contro l'invasione napoleonica. Ma al dissidio
politico - peraltro contro la fronda nobiliare locale che era sempre in Wieland
un occulto rivale - si aggiungeva il legame matrimoniale con la borghese
Christiane Vulpius, che finalmente prescelse per mostrare in privato coerenza
ideale, di fronte alle critiche meno velate di una vita erotica sregolata,
specialmente da quando la Baronessa von Stein dimostrava un certo disagio
personale al ritorno dall'Italia carico di conquiste amorose. Del resto fra il
1791 e il 1793, Goethe pubblicava anche saggi di Ottica - quello sulla teoria
dei colori che riprenderà dal lato estetico nel romanzo Le affinità elettive - di Biologia - la già riflessione sulla
pianta originaria che si è già citata - e di Fisiologia sul già menzionata osso
mascellare. Studi che dimostravano una certa staticità di immaginazione, salvo
privilegiare aspetti che continuavano ad avere nostalgicamente l'antico Regime
e la difesa della monarchia amministrativa. In questo tempo di solitudine,
scriverà anche una commedia in prosa, Der
Gross-Cophta, il Gran Cofto, sulla corruzione delle Corti, allusiva al
ruolo sul famoso Conte di Cagliostro, legato alla c.d. questione della collana, che scosse non solo in Goethe il credito
culturale nella Massoneria, finendo da allora l'essere la quinta colonna che
regolava le monarchie illuminate in Europa. Radicale era la sua satira contro
gli affari di Stato, spesso vittime delle associazioni segrete, che regolavano
di fatto la vita politica dei Regni. Qui va rivelato un punto di svolta: la
lega segreta occultista fondata dal Conte Rostro - cioè Cagliostro - serviva a
mostrare una nobiltà dirigente in buona fede, la quale era descritta come
credula e superstiziosa alla maniera di Voltaire. La commedia voleva
evidenziare anche lo scetticismo sui poteri soprannaturali del Conte, che
Goethe invece giudicava un mistificatore abilissimo, molto simile al politico Mirabeau, che durante i giorni degli
Stati Generali, della presa della Bastiglia e della occupazione delle
Tuileries, provava con artifizi e raggiri di mediare fra la Convenzione
repubblicana e la Corona di Capeto difesa dalle baionette di Lafayette.
All'amico Fritz Jacobi nel 1791 scriveva: Anche
l'albero genealogico di Cagliostro e le notizie sulla sua famiglia erano
conosciute molto diversamente a Palermo. Non mi stancherò di pubblicare la
verità, affinché non resti alcun dubbio su questo miserabile… la sete di
scienze occulte crea il bisogno di redentori e falsi profeti... gli uomini
amano la penombra più della luce del giorno e in tale momento appaiono i
fantasmi. Un'accusa alla politica del tempo che lo isolerà, finché il
sodalizio con Schiller nel 1794 e fino al 1805, lo riporteranno ai livelli di
grandezza del passato. Ormai l'esperienza
massonica ed esoterica cederà il passo alla cultura scientifica. La conoscenza intuitiva invece assumerà una singolare
chiave di lettura pedagogica nella successiva letteratura tedesca. Essa spinse
il maturo Goethe verso il giovane Schiller, discutendo con lui di novità
estetiche all'inizio dell'800, mentre montava l'onda nazionalista contro
l'invasione napoleonica. Goethe prenderà posizione su un punto essenziale, la
differenza fra estetica ingenua,
classicamente legata al mondo, oppure a quella sentimentale, frutto dell'Io e figlia perfida del Sentimento. Già
Schiller ne aveva scritto nel 1795, quando sotto l'influenza di Rousseau aveva
distinto nel saggio sulla poesia ingenua
e sentimentale. In altri termini, lì individuava il germe fra Ragione e
Sentimento, il dubbio amletico che sganciava l'estetica romantica dal
classicismo filoilluminista. Era una strategia degli Schlegel che Goethe non
accettava pienamente, benché il genere sentimentale soggettivo non lo negasse alla
luce di quelle Affinità elettive che
pubblicherà nel 1809, replicando nella borghesia tedesca il successo del Werther. Del resto, nel 1815 Friedrich Schlegel, nel parlare di antiche poesie
persiane, rilevava la ispirazione accorata anche dei Greci e ritrovava nella
corrente romantica lo spirito liberale e nazionalista che gli illuministi
cosmopoliti esoterici avevano dimenticato. Una ricerca di ideali di fratellanza
e di eguaglianza trascurati dalle nuove accademie esoteriche orientate al mondo
degli affari capitalisti.
Proprio il Medioevo e l'Esotismo rientravano nel campo di azioni della scuola
romantica, dove l'eroe è il protagonista spesso isolato, come sarà l'Egmont di Goethe, autore che in
gioventù fece pur parte della loggia degli illuminati, ma che in età anziana,
nei Colloqui con Eckermann (1831) ridurrà al minimo nelle sue ultime creature
letterarie. Lo Sturm und drang era
finito. Ora nascerà il Cosmopolitismo col Divano occidentale (1821). Invero, l'abbandono dell'Esoterismo
emergerà nella tensione all'amare più il presente napoleonico che le follie
repubblicane, non essendo neppure ormai d'accordo con lo Schiller dei Masnadieri e della Luisa Miller, dove l'amore per la amata era più forte dell'amore
per la Patria. In realtà, la mediazione offerta da Goethe al futuro
dell'Esoterismo era quello di abbandonare la strategia politica e di tornare
all'Io interiore, allo spirito puro, all'abbandono della donna angelicata e di
ripercorrere la classicità solare della letteratura greca dell'Atene classica,
di Eschilo, Sofocle e di Euripide. Ma la poesia di Byron, Leopardi e Shelley
era una patologia inestinguibile che attirava i giovani, ormai in cerca di
terrore e meno che mai di bellezza, come dirà Heine. A poco a poco, la donna consunta dal male misterioso, spesso
di giovane età, diventerà una donna tenebrosa e fatale. Il brivido satanico, il
sadismo funebre, l'incesto, l'erotismo illusorio e lugubre, diventano temi
esoterici dominanti. Amore e Morte, il Capitano Achab, lo spaesamento e la
spettralità di Ibsen, preannunciano il Decadentismo spirituale di una
generazione insoddisfatta dello sbocco politico nazionalista e guerrafondaio.
Il 1848-1849 rappresenterà la caduta della domanda di liberaldemocrazia
rispetto all'illuminismo autoritario e scientista. I precursori di Freud,
saranno fautori delle donne sublimate, nella società bigotta dell'Inghilterra
vittoriana e nella Germania imperiale di Fontane.
La madre virginale e la donna fatale di Fogazzaro e Zola prendono il posto
della Ottilia di Goethe nelle citate
affinità. Ancora una volta, la sintesi verbale Esoterismo si lega alla
mutazione continua della letteratura, divenuta la strada di fuga per la crisi
di una cultura che aveva ridotto la conoscenza intuitiva del sé interiore a una
istituzione meramente ipocrita. La Massoneria, da associazione elitaria di
liberi e forti contro le prepotenze del Potere, diventava una associazione per
delinquere rivolta a favorire piccoli potentati avidi di potere economico in
aree ricche di ignoranza, vale a dire la Mafia e la Camorra. Tuttavia, il
dilagante materialismo e secolarismo non riuscirono a contenere la magia e
l'occultismo che prospereranno ancora ai primi del '900.
2. La reazione
scientista al pensiero spiritualista del '900 e la visione possibilista da
Thomas Mann a Carlo Rovelli
Carlo Rovelli
Si è visto come l'800 fosse stato un secolo iniziato in modo
pessimista - basti pensare a Byron e a Leopardi - e che la corrente culturale
che lo caratterizza, il Romanticismo, dal lato politico subisce una profonda
sconfitta nel biennio 1848-1849. Del pari, la vita quotidiana rileva dal lato
tecnico e scientifico una profonda svolta perché ogni Stato, complice il
Colonialismo, acquisisce un enorme patrimonio di risorse materiali. Francia e Inghilterra
diventano gli Stati - simbolo. Un'età di
miglioramento che vede per esempio,
fra il 1840 e il 1880 360.000 chilometri di strade ferrata. E lo stesso avviene
per le navi a vapore che ormai collegano stabilmente l'Europa alle Americhe,
all'Asia, all'Africa e perfino all'Australia. Si rompe l'isolamento di
tantissimi europei, che dai loro villaggi ormai emigrano verso le città o addirittura
verso i nuovi continenti con la speranza di miglioramento sociale. La
comunicazione a mezzo stampa cresce pure: negli U.S.A. i quotidiani e i fogli
locali raggiungono 180 milioni di copie al mese, contro le appena 300.000 del
'700. Esposizioni universali (Londra, 1851; Parigi 1855) lasciano stupefatti i
visitatori, sia per le strutture in cemento armato, sia per le nuove
architetture urbane (si pensi alla Parigi di Napoleone III, rivoltata come un
calzino dal famoso urbanista Georges Hausmann). Mentre Schopenhauer piangeva la vita come frutto del dolore e della
sofferenza, guidata da una volontà di vivere che in modo brutale e irrazionale
governa il mondo deprimendo l'Uomo; Darwin,
nello scrivere L'origine della specie, pronostica nella relazione naturale, da
lui provata in tutte le specie, come un processo scientifico verso cui la
natura tende, tanto da progredire, sia pure con dolore, verso una perfezione
dell'Uomo su questa terra. Un ottimismo
scientifico, una più concreta speranza di crescita politica, ma anche un
continuo scontro sociale fra classi in fermento, all'interno di una Rivoluzione Industriale in work progress, fra sconfitte e vittorie. Tre date e
luoghi che ci sembrano significative: 1848:
il giovane Wagner combatte contro i Prussiani a Dresda in nome del governo
unitario democratico e liberale di Francoforte, barricate che saranno rimosse,
ribelli che saranno arrestati o andranno in esilio come Wagner e Bakunin un
sogno di libertà che cadrà nell'animo del compositore da allora più vicino alla
ideologia conservatrice bavarese. 1871, repressione militare della Comune di
Parigi. 1898; a Milano, cannonate del generale Bava Beccaris, contro gli operai
che chiedevano pane e lavoro, dopo le
analoghe rivolte contadine dei Fasci siciliani nel 1893. L'orgoglio
progressista e scientista, è suffragato dalle vicende positive dell'economia e
della tecnica contro il pessimismo delle classi povere, che anzi speravano in
un miglioramento del loro quotidiano. Come non leggere fra le righe l'apporto
positivista dell'utilitarismo di Stuart Mill, la Nazione di Mazzini; la lotta
di classe di Marx ed Engels? Proposte intellettuali che intendono rompere
le catene dello sfruttamento, anzi un'etica del lavoro e del risparmio, ovvero
un nuovo ruolo della donna lavoratrice: Il
Manifesto del Partito comunista
(1848) e il saggio di Harriet
Mortiman - amica dei due opposti, Mazzini e Carlyle, unico legame
costante fra i due a Londra - descrive un nuovo credo economico, con al centro
una storia che parlava di Mercato,
industria, borghesia, proletariato e diritti civili, pure nel libero Mercato di
Cobden e Mill. Ma c'era anche il pessimismo intellettuale e letterario di Dickens (Oliver Twist, 1837), di Hugo
(I miserabili, 1862) e la dolorosa,
ma fiduciosa speranza di Manzoni (I Promessi Sposi, 1827) dove veniva
denunziato il lato oscuro del progresso e si idealizzava il passato, anche se
la letteratura cristiana, per esempio il Renan,
trova rispetto alla visione tradizionale del Manzoni di stampo illuminista che
richiama la saggezza provvidenziale della fede popolare, dove la storicità di Gesù sarà un motivo di
avanzamento e di riscoperta positiva dl Cristianesimo. Sia come sia, emerge nel
Secolo del Progresso un andamento
incerto, parziale e frutto di compromessi e conflitti in ogni aerea della
realtà quotidiana. In politica, convive la concezione liberista con la Politica di
Potenza (la Germania di Bismarck) e la lettura dei diritti civili con il
colonialismo di sfruttamento (l'Inghilterra della Regina Vittoria); in Francia,
al prototipo industriale Capitalista, si accoppia nelle campagne un modello
cattolico conservatrice che sfocerà nell'antisemitismo vivo e tenace dell'Affare Dreyfuss. Stati Nazionali uniti
da secoli e Nazioni in cerca di uno Stato (Germania e Paesi Balcanici) che
lottavano per evitare influenze occidentali e orientali (dal Panslavismo al
Pangermanismo). Infine l'Italia, dove l'Unità, faticosamente raggiunta, ha una
spaccatura lineare fra Nord e Sud che non promette nulla di concreto per il
progresso del paese, non a caso una delle concause dell'avvento della Dittatura
Fascista. Sia come sia, questa altalena di speranze e frustrazioni, di
sicurezza raggiunte e di nuove criticità, riaprì il discorso nel Primo
Novecento delle paure ataviche delle
società occidentali, cioè le epidemie
(il colera per esempio appare ancora presente nella Sicilia di Verga; mentre le
guerre pullulano alle soglie del
nuovo secolo - si pensi alla guerra russo - giapponese del 1904/1905 -
prodromiche alla grande guerra del 1914. Le carestie nondimeno riprendono, ora sotto forma di crisi cicliche
del Capitalismo industriale, come nel caso della crisi bancaria del 1906-1907,
in cui la curva degli investimenti bancari tendeva al ribasso, con la
conseguente inflazione che porterà alla caduta dei commerci civili. Di qui, la
ripresa della produzione di armi, unica merce la cui domanda era in forte
ascesa per le guerre coloniali in Marocco e sui Balcani. Senza contare i
disastri ambientali, come il terremoto di Messina del 1908, un colpo di maglio
per l'economia italiana finalmente vicina allo standard industriale europeo.
Dunque, di fatto nulla di progressivo era definitivamente scontato. La nuova borghesia europea e le masse
lavorative ormai sindacalizzate, con gli albori di partiti socialisti e
cattolici sempre più vicini alla gestione del Potere, trovò un ulteriore
ostacolo nella resistenza della classe dirigente della prima rivoluzione
industriale. E nel basso, risorgeranno domande
di spiritualità che tentava di
convertire la rotta del materialismo della Belle
epoque, denso di dizionari, manuali, galatei, breviari laici che in modo
sempre più manieristico, sminuivano le tensioni presenti, ma nascoste sotto il
tappeto. In letteratura, Sherlock Holmes simboleggiava
la razionalità britannica dentro i quartieri di una Londra opulenta ma esposta
allo strangolatore seriale. Parigi è
rappresentata dall'inquisitore flaneur della Ricerca del tempo perduto di Proust, un uomo benestante che va per
le strade e per i salotti alla ricerca di se stesso. A Lubecca nel nord della ricca Germania, una prosperosa famiglia
industriale pensa al proprio arricchimento personale, senza dire nulla sulla
indigenza delle maestranze. A Roma,
una famiglia borghese di funzionari pubblici e di insegnanti è vista dagli
occhi critici di un ragazzo pestifero che ne combina di tutti i colori, ma che
è buono nell'anima e negli ideali (un Pinocchio
cresciuto, un Gian Burrasca vestito alla marinara). A San Pietroburgo, uno
studente terrorista preparò un attentato
senza pensare agli effetti collaterali sui passanti (è la sintesi di un romanzo
realista di Joseph Conrad, L'agente
segreto, del 1907). Insomma uno stato di fermento psicologico di massa che
Nietzsche e Freud stanno studiando insieme a Lenin, nella oscura cupezza
dell'animo umano, risvegliato a livello politico e sociale, ma anche
individuale, ciò che l'Esoterismo già coltivava. Infine, nascerà la posizione estetica di
intellettuali come Thomas Mann (e oggi di Carlo Rovelli) (secoli XIX- XXI), che
daranno spazio e dignità al ruolo dell'Io interiore, quale fonte di mediazione
non solo estetica, ma anche di moderato razionalismo, al di là del mero rigetto
del valore positivista, riprendendo quella filosofia
della mente che distinguerà la scienza dal mero tecnicismo settario, che
rivaluterà l'Esoterismo originario dell'antichità. Oggi il termine appare
piuttosto una sintesi verbale che va
ridefinita nel suo mutevole carattere legato alla trasformazione sociale e
culturale. Non più la sintesi verbale Esoterismo
come rivolta delle élites per un mondo migliore in veste massonica; ma un
ritorno alla salvezza della vita quotidiana esposta ai nuovi, ma collaudati
valori di fronte ai pericoli della società contemporanea. Un male dell'Universo
che riappare nel '900 come la testa di Medusa appena tagliata. Ore l'Esoterismo
diventa Mesmerismo, detto anche
magnetismo animale. Una teoria della
mente, frutto degli studi del medico tedesco Franz Anton Mesmer del '700,
quale reazione interna alla frangia esoterica degli illuminati austrobavaresi
di stampo libertario antiassolutista e soprattutto avversaria dell'illuminismo
radicale di Voltaire. I discepoli di Mesmer - fra cui il dott. Jean Martin Charcot, maestro del giovane
Freud - introducono una pratica medica originale, l'ipnotismo equivalente dello
psicologismo filosofico di Wilhelm Wundt,
che a Heidelberg predicava un metodo indagine introspettiva verificato
scientificamente in laboratorio. Ma partiamo intanto da Mesmer. Dopo aver studiato medicina a Vienna, influenzato dalle
ricerche Luigi Galvani, in materia rapporti fra fenomeni elettrici e fenomeni
magnetici; Mesmer formulò nel 1766 una tesi avvenirista che ipotizzava
l'influenza dei pianeti e dei minerali sull'organismo animale e umano. Di più:
qualche anno dopo dietro esperimenti mai pienamente divulgati, più di stampo
intuitivo che comprovati da ripetibilità, dichiarava che l'energia guaritrice è
nata già nell'Io umano e cominciava a parlare di magnetismo minerale. Espulso
dalla Università di Vienna, in mano agli esoteristi Volterriani; entrò a
Parigi, dove le logge francesi credevano nella guarigione delle malattie
nervose per mezzo di tale fluidificazione. La polemica però proseguiva. I
medici materialisti non considerarono mai scientificamente provata questa tesi,
perché il fluido magnetico sprigionato dall'ipnotista, non era visibile, non
era ripetibile, non era misurabile né quantificabile. Malgrado l'inglese James Braid (1795-1860) scoprisse proprio il termine ipnosi, già presente nell'esoterismo egiziano e lo immetta nella
terapia delle malattie nervose attraverso le stimolazioni verbali; sarà proprio
il neurologo Charcot a studiare tali
cure, riesumando i diari di Mesmer e dividendo la terapia e le malattie diffuse
dell'apparato nervoso, quale il letargo, la catalessi e il sonnambulismo. A
seguire, il medico francese farà esperimenti positivi sulla relazione
psico-fisica, quali lo sviluppo della voce, del tono muscolare e dei movimenti
riflessi. Nel 1882, in una relazione all'accademia francese delle Scienze,
Charcot, di fronte al perplesso ma curioso Freud, provò che tale relazione non
era simulata e quindi fondò di fatto la scuola medica di neuropsichiatria. Anche un medico positivista della scuola di Cesare Lambroso, cioè Enrico Morselli, adotterà il metodo di
Charcot, benché le osservazioni critiche di Hippolyte
Bernheim, professore di Psichiatria a Nancy, la giudicò un sottile cumulo
di ciarlataneria in veste di simulazione
culturale. Vale a dire che la connessione altro
non era che una comune suggestione provocata da un'idea suggerita e accolta dal
cervello... una forma di ipnotismo culturale inconsciamente attuato dal
soggetto... E tuttavia questo era l'Io
inconscio che Freud scopriva e che lo
si rivelava attraverso l'ipnosi. Un altro discepolo di Charcot, poi divenuto
alunno di Freud, ribadiva una specie di realtà separata nella sfera psichica
che dà luogo a forme isteriche. Da tali conseguenze dell'ipnosi, emergeranno da
un lato la regola del metodo della libera associazione di idee e anche il
meccanismo di difesa dell'Io. Comunque, la letteratura spirituale prescindeva
dalle accuse di suggestione e quasi si compiaceva dell'effetto
sensazionalistico che la pratica
mesmerista intanto adottava nei salotti parigini e poi di tutta Europa nei
primi anni del nuovo secolo. Perfino Freud viene contestato a Vienna per aver
sottoposto a interrogazione semipnotico i suoi pazienti, esposti a rischi
fraudolenti. Mesmerismo divenne
sinonimo di occultismo e di spiritismo. Suggestione e assenza di scientificità;
abuso di credulità popolare, manipolazione psicologica e anche di sottomissione
sessuale. E un caso balzava all'onore delle cronache: l'italiana Eusapia Maria
Palladino. Orfana napoletana, sposata con un prestigiatore ambulante, una sera
parteciperà a una seduta spiritica e con fare miracoloso, compie atti di
veggenza, di levitazione e di apparizioni di morti con cui comunicava, facendo
sentire strane voci, materializzava oggetti e li spostava senza toccarli.
Seguita dallo spiritista più famoso italiano, Giovanni Damiani, in varie
occasioni, convocava scienziati e li ipnotizzava in pubblico. Gli italiani
Lombroso e Morselli; convinti positivisti, confermeranno con grande sorpresa
quegli strani fatti. E Madame Curie, l'insigne scienziata, Nobel della Fisica
nel 1903, certificò come la veggente addirittura l'avesse messa in
comunicazione col marito Pierre morto prematuramente. Dopo vari anni di
indagini, spesso non prive di contraddizioni e di volgari stratagemmi scoperti
perfino a Harvard durante sedute ambigue nei risultati; molti scienziati
rimasero stupiti per le sue doti e le logge americane tripudiarono per la
conferma di un mondo invisibile da loro stessi patrocinati. Proprio a seguito
della visita americana della Eusapia Palladino, la Massoneria americana, per
sfuggire alle accuse di essere cassa di risonanza di truffatori e di
manipolatori di persone deboli; decise di mutare ancora una volta orientamento:
ferme restando le caratteristiche elitarie, la segretezza dell'azione, il
simbolismo delle sedute e la vicinanza ad associazioni illecite, considerati
l'appartenenza a classi alte della Finanza e degli Affari; si legherà ad
associazioni filantropiche tipo rotary
club e nel loro congresso a S. Louis del 1928 proclamò con effetto
espansivo la nuova Massoneria, ormai
aperta a conciliare l'eterno conflitto tra interesse al profitto capitalista e
la parallela esigenza di servire il prossimo. Un estremo tentativo ancora in
atto - come pare confermino oggi alcune frange del movimento politico MAGA di
Trump - peraltro non chiaramente depurato da elementi violenti e razzisti
analoghi al parallelo sviluppo del Ku
Klux Klan, associazione delittuosa notoriamente attiva nella
discriminazione razziale. Del resto, anche gli intellettuali europei e la
letteratura del '900 seguirono l'onda di Goethe ondeggiando fra il rigetto
dell'istituzione massonica ormai incapace di coprire la domanda di libertà e uguaglianza
cosmopolitica che nel '700 aveva motivato la cultura europea contro la
conservazione assolutista. Eppure, anche
i maggiori scrittori del secolo breve ne mantengono lo spirito per la costante
relazione fra Arte e Vita. Pensiamo
agli scrittori inglesi come Joyce, T.S. Elios e Virginia Wolf, che pur di
formazione diversa, mantengono una presenza variegata fra arte e vita, fra
ragione e sentimento, nonché una ferma indagine dell'Io che li spinge a entrare
nel proprio sé, spesso adottando linguaggi criptici presi a prestito dal mondo
esoterico (si pensi all'Ulisse
dell'irlandese citato). Se poi pensiamo a Kafka
e a Musil, per quanto riguarda la
lingua tedesca, capolavori come il Processo
e l'Uomo senza qualità, sono densi di
valori soggettivi e pieni di uno stile frammentario spesso oscuri. Thomas Mann però, nel suo chiaro
programma filogoethiano, evitò coscientemente di dichiararsi esoterista, benché
le sue opere siano intrise di caratteri esoterici e di profondo spiritualismo,
gioia e dolore dei suo lettori. E' una continua lotta fra Bene e Male - Arte e Vita - la propensione verso la
fine e la morte, la decadenza,
l'indagine introspettiva verso l'Io; valori la cui presenza non mancherà in
Pirandello e in D'Annunzio. Letterati che rappresentavano le tematiche
direttamente derivate dall'Esoterismo classico e dal Vate di Weimar. Infatti,
già nella Montagna incantata di Mann, miti e leggende di evidenti fonti
esoteriche appaiono presenti: l'ambiente denso di nebbie e il sanatorio
indicano un mondo in miniatura, dove il tempo, la morte e la resurrezione si
alternano in aurea di misticismo derivata dal Wagner del Sigfrido e della fiaba di
Goethe. Poi, la guerra dell'anima scissa fra arte e vita: Morte a Venezia e Tristano,
la vita dilaniata da passioni segrete è densa di immagini esoteriche. Infine,
il senso di decadenza, la nostalgia e la rassegnazione melanconica, la fine
della vitalità, la caduta degli ideali, dimostrano l'aridità della vita
quotidiana, dove di fronte a un animale vicino - si veda il racconto lungo Cane e padrone del 1918 - Mann mostrava
un senso di invidia per la vitalità di un tempo che aveva avuto e che in
maturità andava sfumando. Su questo passaggio, di rivalutazione individuale
verso un’ascesi personale, alternativo alla appartenenza diretta alle società
segrete del '700, si è soffermato Marino
Freschi, nel recentissimo saggio L'Esoterismo
tedesco, da Goethe alchimista allo
Jünger occulto (ed.
Castelvecchi, 2024), che vede come nuova corrente letteraria identificante una
rivoluzione iniziatica delle coscienze nel'900. Era per Freschi un percorso che
da E.T.A. Hoffmann, riaffiora come un
fiume carsico in Hesse, fino a
consolidarsi in Rilke, Kafka, Novalis e in Wagner, il cui Parsifal è
il campione di sensibilità maggiore e più noto. Ermetismo, alchimia, simbolismo
egizio, trovano in Jünger e in vari
scrittori degli anni '20 e '30, i quali abbineranno la loro natura iniziatica
all'ideologia Nazista, che andrà a risvegliare in modo drammatico una
inattualità sconosciuta, rivolta a coordinare i pochi spiriti affini contro la Zivilsation borghese egualitaria, che
avrebbe cancellato lo Spirito antico germanico, la cui Kultur esprimerebbe l'autenticità del popolo tedesco. Una posizione
ideologica che proprio Thomas Mann in età matura aveva proclamato nelle sue Considerazioni di un impolitico
pubblicate alla fine della Grande Guerra. Ma non lontane da questo senso di
superiorità intellettuale sono le conclusioni svolte dal fisico Carlo Rovelli, in
un saggio/romanzo - scritto a 4 mani con Giorgia Mazzano; Massimo Tirelli e
Francesca Zanini, Il volo di Francesca,
Feltrinelli, 2025 - dove ogni autore narra la propria esperienza relazionale
con una ricoverata nell'ospedale psichiatrico di Segrate. Il ventunenne Carlo e
i suoi tre amici stanno con lei in vacanza in montagna, con Lei in libera
uscita quando ancora - è il 1976 - non era in vigore la legge di Riforma
Sanitaria e la conseguente abolizione dell'istituto del manicomio psichiatrico.
Un'esperienza traumatica per Rovelli, fisico teorico e filosofo della scienza.
A contatto col delirio psichico della ragazza di cui confessa un precedente
innamoramento, crollano in lui - come era crollato in Goethe - il mito della
scienza esatta di fronte alle necessità delle persone coinvolte in guerre,
epidemie e disastri naturali, per esempio quando Voltaire seraficamente si
rifaceva al destino infame, ma
ineluttabile, che aveva coinvolto la popolazione di Lisbona nel 1755 a
seguito di un terribile terremoto. Come Goethe nel suo viaggio in Sicilia vide
la distruzione di Messina per un analogo triste evento ed espresse parole di
conforto e di commiserazione; così Rovelli ricorda l'amica di Segrate
portatrice di una logica nel suo reale.
Era la sua fantasia che scattava in ogni fase della sua vita diversa. C'era in Lei per Rovelli una modalità alternativa di lettura della
vita che passava. Anche Cartesio - dice Rovelli - aveva spezzato il corso
delle idee e le aveva concatenate, benché fosse ovvia la finalità e la loro
relazione. Ma non era ovvia
per noi. Era certa cioè che ci fossero demoni nella sua stanza... E se i
demoni altro non fossero che una combinazione di atomi solo diverse da quelli
che noi percepiamo? Respingerla solo perché questa non era consona al nostro
moderno stile di vita? Quando Bruno e
Democrito formularono la teoria dell'atomismo che si concentra sulle cose
del mondo; la loro ovvietà non è
forse la nostra, perché la razionalità ha cancellato il Mito? Solo la Ragione,
quella che deriva dall'uso della riga e del compasso, ci libererebbe dagli
errori del visibile e ci permette di capire il mondo al di fuori dell'ovvietà?
Dunque, non è la concentrazione apparente di atomi che ci impressiona, ma é il
calcolo che la mente fa. Di più: a questa singolare conclusione, il fisico
aggiunge che la società complessa attuale va spiegata con ulteriori
prospettive, a partire dall'antico pensiero orientale, dove l'uguaglianza di tutte le cose significa che queste, dal lato
dell'osservatore, non esistono in quanto tali, ma esistono in relazione mentale
le une con le altre. Vale a dire che la realtà non è fatta di un solo fattore
unilaterale predominante. Una valutazione rivoluzionaria che scardina le
certezze illuministe profondamente deterministe. L'incertezza resta sovrana
malgrado i Cavalieri dell'Apocalisse
siano stati spesso contenuti e sbaragliati nell'ultimo secolo proprio da quella
lettura antipolarizzante disegnata da Cartesio. Infatti, la meccanica
quantistica e la teoria della relatività per Rovelli hanno rovesciato il
rapporto obbligato fra causa ed effetto, riducendo il tempo - inteso come prima
e un dopo - a un fenomeno statistico. Ancora: questa collaudata conclusione
sembra non avere inciso più di tanto la vita quotidiana, perché l'orario di
mezzogiorno sembra essenziale per chi deve mangiare a quell'ora. Resta fermo
però che tale variante della causalità ristretta del tempo inciderà prima o poi
la profondità di analisi che tende quindi a soggettivarsi. E lo stesso avvenne
per la religione dopo Darwin e con Galileo dopo che questi provò
l'eliocentrismo. Insomma, la fine del determinismo scientifico è vicina? E
l'esoterismo con la sua concezione intuitiva a scapito della lettura analitica,
ha qualche speranza di rinascere?
3. La mediazione di
Micheal Polanyi. Limiti e prospettive
Le riflessioni di un fisico quantista come Rovelli non sono
nuove. Esse derivano da un pensatore della filosofia della nuova Scienza, il
chimico e fisico Michael Polonyi, che dagli anni '50 del '900 diede un
significativo passaggio evolutivo alle modalità della ricerca scientifica. In
primo luogo, smonta il classico ma consunto metodo oggettivista moderno e getta
non poche ombre sul metodo di Popper che
aveva introdotto la nota teoria che anche il
falso può essere necessario per ricostruire un dato reale riproduttivo e assoluto.
Polonyi invece ritorna alla nozione più
antica della conoscenza scientifica analitica improntata sulla conoscenza
personale. Vale a dire che la vera conoscenza analitica non può essere
fatta di regole e algoritmi espliciti. Spesso occorre l'aiuto di una conoscenza
interiore, quasi una coscienza innata che ci guida nel percorso critico
presente nella mente. Si prenda un dialogo per esempio di Platone, il Menon, dove Socrate discorre con un
ragazzino schiavo. Ora, se tutta la conoscenza fosse evidente, se cioè la
relazione causa-effetto fosse completa fin dal primo esame superficiale, non ci
sarebbero problemi né ci si porrebbe alcun quesito. La risoluzione è necessaria
come un fatto implicito, tacitamente scavata dal dialogo, una ricerca che
appunto è la c. d. Maieutica, l'arte
dello scienziato nel cavare dalla mente quella tacita risposta che giace nella
mente dell'interrogato. Dunque, una dimensione neurologica e metafisica del
pensare, peraltro sempre aperta e rivedibile, in relazione alle esigenze più
profondamente etiche e religiose dell'Uomo. A tal proposito, emerge
nell'indagine dell'ungherese, naturalizzato inglese, fin dal 1966, un carattere
agostiniano, dove la Fede si colloca sullo stesso piano della Ragione. E nel
campo della conoscenza analitica non mance di sezionare aree inesplorate della
teologia cristiana date per scontate. Spicca al riguardo la rilettura
dell'esperienza religiosa, dove lo stare
nel mondo e uscire dal mondo per
risalire a Dio, sono attività umane costanti e ripetibili. Confessare le colpe,
pregare, adorare, è una prassi mai in sosta, una esigenza di trovare chi ci
spinge sempre a cercare, che non pochi passi del Vangelo ci indicano.
Un'esistenza di appagamento che il Cristiano tende a raggiungere, quasi una
linfa necessaria, un movimento ineludibile nella ricerca di Dio. Ecco perché la
teologia non può restare ferma sui dogmi e spesso si avventura in operazioni
critiche di interpretazioni collaudate dalla Chiesa trionfante e dominante, ma
foriera di divisioni e di eresie (per esempio, oggi emerge la distinzione fra
Gesù e Cristo filoariana di Vito Mancuso). In altri termini, le posizioni
concilianti di Polanyi sembrerebbero adottare un umanesimo scientifico, che in
varie occasioni rilanciano la persona umana e la sua immensa creatività
nell'impresa scientifica. Nondimeno, di fronte a codeste valutazioni che
sembrano riaprire qualche porta alla conoscenza intuitiva e al c. d. Esoterismo buono, queste ultime teorie ripropongono un quesito essenziale
all'epistemologia personale: Se è vero
che noi ereditiamo quello che siamo, se è vero che risalendo al passato, siamo
quindi capaci di vedere i punti nascosti del nostro Io; se alla fine riusciamo a
inquinare l'oggetto dell'indagine dando alla storia un ruolo preponderante; dove
sta la differenza dal vecchio metodo aristotelico che fondava la scienza su
simulacri di esattezze, spesso corrotte da un'antropologia della conoscenza che
aveva generato nel corso dei secoli un delirio narcisistico e un potere
pericolosissimo di soggettivazione del tutto insufficiente alla crescita del
pensiero scientifico? Rischi di un arretramento metodologico a favore della
conoscenza intuitiva e quindi una rinascita dell'Esoterismo? Di sicuro, il modo
dell'oggettività e della neutralità dello scienziato razionale appare oggi meno
difendibili per il nuovo ruolo politico della Persona nella dimensione democratica. La favola della coscienza comune di ritenere l'esperienza scientifica
analitica, acclarata oggi dopo le vicende del Covid, di rango divisivo e impopolare;
non può essere accolta perché dimentica che lo Spiritualismo non ha mai
idealmente diminuito il ruolo delle Scienze esatte nella vita dell'Uomo, benché
esigenze politiche passate abbiano non poche volte oscurata la ricerca
scientifica. Essa comunque resta necessaria purché l'azione umana non venga del
tutto marginalizzata anche in un mondo contemporaneo altamente tecnicizzato.
Bibliografia
- Su Spinoza, Leibniz e Voltaire deisti,
cioè razionalisti della Rivelazione di Dio all'uomo, vd. SERGIO ZOLI, Europa libertina tra controriforma e
illuminismo. L'oriente dei libertini e le origini dell'illuminismo, ed. Cappelli, Bologna, 1989.
- Sulla luce illuminista che rivela Dio,
vd. il pensiero del giovane Goethe nel Werther
e poi nell'Urfaust, come ci
sottolineano GIUSEPPE ZAMBONI, Goethe,
Vallecchi, Firenze,1932, pagg. 87 e ss. nonché MARIO APOLLONIO,
introduzione al Faust, ed.
Bietti, Milano, 1966, pagg. 15 e ss., fino a PIETRO CITATI, Goethe, Mondadori, Milano, 1970,
dove è scandagliata la luce divina
come reale segnale di conflitto fra conoscenza interiore e buio della
storia.
- Sul ruolo maturo di Goethe al ritorno
dell'Italia e la sua freddezza dopo la Rivoluzione Francese dopo il
terrore, cfr. GIULIANO BAIONI, Goethe.
Classicismo e Rivoluzione, Einaudi,
1988, pagg. 102 e ss.
- Sul Goethe del Gran Cofto, vd. BAIONI, op. cit. pagg.104-109.
- Sull'ultimo Goethe, metropolitano e
cosmopolitico, critico del romanticismo nazionalista e massone, vd. di
GOETHE Favole e Novelle, Ed.
Studi Tesi, 1984, con la perspicua nota introduttiva di Giorgio Cusatelli.
- La sintesi verbale Esoterismo influisce sulla letteratura realista: vd. in merito
alla nozione storico-critica del Realismo magico, le analisi di JORGE LUIS
BORGES, Finzioni, Adelphi,
Milano, 2015. Si veda anche la figura di MESMER, sulle cui ambiguità cfr.
l'opera demolitoria, pur con qualche indulgenza estetica, di STEFAN ZWEIG,
Franz Anton Mesmer, ed.
Castelvecchi, Roma, 2015.
- L' Esoterismo Massone diventa
antisociale e delinquente. vd. fra i tanti, ANTONELLA BECCARIA, Golpe di Stato, ed. Paper-First, by
Il Fatto quotidiano, 2024.
- Sul materialismo scientifico
antispiritualista meccanicista e riduzionista di fine '800, fra Spencer,
Labriole e Comte, vd. BENEDETTO CROCE, Il
carattere della filosofia moderna, 1° edizione 1941 e di nuovo
ripubblicata nel 2025, ed. Trabant. Nonché COSTANZO PREVE, Storia del materialismo, ed. Petite Plaisance, 2024.
- Su Thomas Mann e la sua concezione
estetica fra Kultur e Zivlisation,
in chiave ironica, vd. ELENA ALESSIATO, L'impolitico Thomas Mann fra arte e guerra, Il Mulino,
Bologna, 2011, pagg. 117 e ss.
- Sulla via di uscita dalle lacerazioni ideologiche fra materialismo e spiritualismo interiore, oltre la lettura meramente esoterica pregna di infantilismo teoretico, vd. oggi la mediazione storico/scientifica di MICHAEL POLANYI, La conoscenza personale. Verso una filosofia post-critica, ed. Rusconi, Milano, 1990 e CARLO ROVELLI, Sull'eguaglianza di tutte le cose, Adelphi, Milano, 2015. Cfr. anche GIUSTINO VITOLO e GIULIA LAMI, Storia e filosofia in Nikolaj A. Berdjaev, Milano, 2000, del quale vd. altresì il Nostro, Nikolaj A. Berdjaev, un socialista cristiano giusto e sofferente, in www.storiaverita.org del 17 settembre 2024.

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