mercoledì 14 gennaio 2026

La conoscenza esoterica e la conoscenza scientifica. Intuizione contro analisi. Una rassegna critica su alcuni tentativi di mediazione culturale. Parte seconda. Di Giuseppe Moscatt

Giuseppe Moscatt

La conoscenza esoterica e la conoscenza scientifica. Intuizione contro analisi

Una rassegna critica sui tanti tentativi di mediazione culturale

Parte seconda

 

1. La mediazione estetica di Goethe e l'esoterismo romantico

Si è detto della componente massonica nella evoluzione dell'Esoterismo in età illuminista, quando la corrente razionalista sembrava spazzare via ogni conoscenza intuitiva e mistica a favore della conoscenza analitica progressivamente cresciuta dal Rinascimento in versione prettamente oggettiva. Ebbene, la posizione politica che l'Esoterismo assunse nei paesi di lingua tedesca dopo la guerra dei 30 anni, osservava un continuo dialogo inizialmente paritario fra Ragione e Rivelazione: Spinoza e Leibniz concordavano sul ruolo della Ragione che convive con la Rivelazione che Dio fa all'Uomo. E' il deismo di Voltaire. La luce non stava più solo nella Rivelazione biblica, ma la luce della Ragione avrebbe avuto il fine divino di illuminare l'ignoranza e di estirpare l'oscurantismo conservatore che resisteva nelle pieghe della società fomentata dalla classe ecclesiastica - il pietismo protestante - che non comprendeva l'evoluzione del dogma, anche quando era stato proprio Lutero ad anticipare già il simbolismo della Luce come Ragione. E' la setta degli Illuminati che dominerà la Massoneria a Weimar e che è presieduta in gran segreto dal duca Karl August, conosciuto da Goethe anni prima mentre era praticante avvocato a Wetzlar e poi rivisto a Karlsruhe nel 1774, quando il duca è estasiato e commosso dal primo capolavoro di Wolfgang, I dolori del giovane Werther. Il viaggio sul Reno era premonitore: in quell'anno i primi amici Lavater e Jacobi - filosofi e antropologi illuministi - gli confidavano di essere massoni e lo incuriosivano per la simbologia magica cui non era stato indifferente dai tempi di Wetzlar. Nel 1773 aveva infatti abbozzato le prime scene del Faust, il c.d. Urfaust, denso di aspetti leggendari e mistici. Poi la fuga da Francoforte dal ristretto nucleo di una futura famiglia - il fidanzamento con Lili Schönemann - e la futura vita di mero legale civilista; ma il passo indietro con l'arrivo a Weimar, perché il duca Karl lo volle a Corte come consigliere segreto. Una Corte speciale, impastata di massoneria. Sarà la madre del Duca a dare il nome alla Loggia, ma anche il capo di questa era Wieland, un bravo traduttore di Shakespeare e un modesto commediografo classicheggiante, qualche anno prima criticato da Goethe in una commedia satirica dove era stato sbeffeggiato in nome del movimento dello Sturm und Drang guidato da Goethe e dal nemico/amico Lenz (Uomini, Dei e Wieland, 1773). La pace con Wieland era stata però raggiunta per mezzo dal comune amico Herder e tutti dal 1780 saranno membri attivi della detta Loggia. Ma la vera novità per Goethe era che quella loggia riservata rappresentava un centro spirituale laico e culturale progressista, diremmo oggi un laboratorio politico, sociale e culturale di progresso contro la Chiesa Cattolica e Luterana, singolarmente insieme contro il Duca, che intendeva recidere ogni privilegio degli ecclesiastici nella gestione amministrativa del piccolo ducato. Il primo incarico fu quello di organizzare in modo razionale la miniera ora ducale, ma prima ecclesiastica, di Ilmenau. Era il ritorno alla natura dell'amato Rousseau che lo rianimava, tanto più che insieme al Duca, quando cessava l'attività di governo, non mancava di andare in giro a ballare per i paesi del ducato, magari seducendo le belle del luogo... Erano voci malevoli, che il poeta più famoso dell'epoca, il pastore Klopstock, diffondeva insieme all'ambiguo Wieland, propalate a Corte, facendo spaventare Amelia, la madre del Duca e quasi mettendolo in ridicolo. Se non fosse stato per la baronessa Charlotte von Stern, amica della famiglia del Duca e sua protettrice, e forse amante, quanto meno platonica, la fortuna di Goethe sarebbe terminata. Intanto, il Consigliere segreto diventò capo del Consiglio di Stato e i lavori nella miniera proseguivano, guadagnandosi del pari la fiducia delle maestranze. Con i nuovi ricavi dalle estrazioni, cresceva il benessere del ducato, ma aumentava anche l'impegno politico e sociale: i lavori stradali; la leva militare; le attività riscossive fiscali e le spese di manutenzione, lo faranno impensierire e il lavoro d'artista languiva. Perderà l'animo anticonformista, ma non la memoria delle cause del suo peregrinare. L'essere diventato Maestro libero muratore ed essere socio della loggia di Rito Scozzese, lo riportavano alla stesura del suo maggiore romanzo, Gli anni del noviziato di Guglielmo Meister (1795-1796), narrante la formazione giovanile fortemente realistica di un giovane talentuoso nella società borghese germanica. Un cammino d'artista nella vita reale, un susseguirsi di avvenimenti fortuiti, interpretati con forte sentimento pedagogico denso di simboli e di esperienze, consuetudini, miti, usanze della vita quotidiana, legati all'appartenenza proprio a una loggia filantropica, La torre. Vita e Poesia, cioè Ragione e Sentimento, amori e lotte, legati da una spiccata autoironia, ma soggetta a eventi misteriosi. Come quelli rappresentati dall'amore enigmatico per una bella ragazza, Mignon, una creatura selvaggia e dolcissima che diverrà la Margherita del Faust. Gli appena accennati simboli e concetti massoni - legati al tormento e alla crescita dell'Io interiore del protagonista, collaudati dalle molteplici esperienze che questi vive lungo il poderoso romanzo - trovavano in Goethe ulteriori segnali nel seguito dello Zauberflöte di Mozart scritto fra il 1796-1798. Era la c.d. Favola, al pari della musica di Mozart e del libretto di Schikaneder, Goethe ribadirà la sua giovanile passione per l'alchimia e per Paracelso, senza dimenticare i motivi mitici. Era l'adozione formale di una simbologia retorica, ma anche la ricostruzione di vere e proprie allegorie che nascondevano un bersaglio politico, come è facile arguire dal saggio ironico Conversazioni di profughi tedeschi del 1795, al cui termine comparì la favola predetta, intesa come una velata critica agli eccessi della Rivoluzione Francese. Del pari, Goethe intendeva con l'uso dei simboli - per esempio, quello del serpente, non lontano da quello biblico - distanziarsi dall'esuberante favore per la realtà francese che Lessing aveva mostrato nei Colloqui per Massoni del 1778. Certamente, nell'operetta appaiono le metamorfosi, il demoniaco e la ritualità, caratteri positivi, dove va visto non l'aspetto fisico- magico, quanto il profilo interiore del cammino dell'anima nel mondo. Di più: nel Wilhelm Goethe anticipava l'idea del romanzo di formazione che Dickens in Inghilterra, del Puskin in Russia e del nostro Fogazzaro porteranno in esecuzione nel primo romanticismo e nello spiritualismo letterario del'900. E che dire del Faust, dove l'intreccio simbolico con la crescita dell'Io interiore emerge con meravigliosa sintesi descrittiva e sostanziale? Si prende a titolo di mero esempio La notte di Valpurga, ripresa nella parte prima. Già nel Macbeth di Shakespeare aveva le forme di un classico sabba, dove le streghe, in un altopiano a 454 metri sul livello del mare, nella Sassonia - Anhalt, il 30 di aprile ancora oggi danno il benvenuto alla Primavera bruciando alberi, brindando e ballando canzoni sulla imminente futilità della vita quotidiana degli uomini e delle donne. Un ballo dove appariva il fantasma di Margherita dinanzi a Faust, suo amato, e a Mefistofele. Seguirà il dramma della donna, condannata a morte per avere affogato il figlio illegittimo concepito con Faust. La giovane è in preda alla follia anche perché le sono morti madre e fratello. Un po' come l'Ofelia dall'Amleto. Ma qui si susseguono balli turbinosi, quadri scenici che distraggono il pubblico, lontano dalla tragedia di solitudine della protagonista. Un quadro a più figure che rappresenta la vita, dove amore e morte si susseguono nel dolore di chi ne è veramente parte, mentre la nostalgia e il rimorso attanagliano scena dopo scena anche lo spettatore. Sia come sia, va però notato come l'animo di Goethe muterà atteggiamento rispetto al valore estetico che ha dato all'Esoterismo, che diventa strumentale al suo messaggio di melanconia che gli assilla l'Io proprio per la caduta del mito che lo aveva esaltato. In altre parole, la decisione del viaggio in Italia - la seconda svolta della sua intensa vita dopo la fuga da Francoforte perché spaventato dalla vita quotidiana di anima morta che gli si prospettava - è ora molto simile. L'attività di governo e l'amore non soddisfatto per Charlotte von Stein, ma anche lo stallo intellettuale della vita di Corte, non lo renderà più prolifico artisticamente come nei primi tempi. E' divenuto un piccolo cronista al servizio del Potere, molto meno ribelle per quella vita piuttosto borghese che lo ha limitato. Si direbbe che il rito massone da novità per il suo Io, è diventato una semplice gioco delle parti, quasi uno schiavo dei maneggi di una Camarilla di Corte che non gli piaceva più perché falsa e e bugiarda. Ecco la ragione della seconda fuga per l'Italia Classica, non solo per respirare un po' di libertà, ma anche per smaltire l'ansia d'amore per la von Stein mai appagato. E anche per ritrovare una mediazione fra Ragione e Rivelazione divina che lo aveva spinto alla scelta massonica. Verona, Venezia, Roma, Napoli, la Calabria, Palermo e la Sicilia, dal 2 settembre del 1786 al Giugno del 1788. Ritemprato, gli era ritornata la passione estetica, anche dopo qualche scoperta non sempre in linea con il Mito esoterico: l'incontro a Palermo coi parenti di Cagliostro; l'Urpflanze nel giardino pubblico di Palermo; nonché la scoperta a Venezia nell'isola degli Armeni dell'osso intermascellare nel cranio umano, ben diverso da quello di una pecora. Furono episodi che non gli ridaranno però il credito culturale e politico che aveva lasciato. A Weimar, al di là della costante amicizia col Duca, i circoli massonici guardavano con attenzione al fermento francese, plaudivano alla presa della Bastiglia e alla prima costituzione del 1791, cose che non lo lasciavano indifferente, ma solo nel senso che il moto di popolo non lo motivava più di tanto, anzi lo allarmavano. Il vero eroe per lui era stato Werther, l'incompreso, il Genio che non è amato, il giusto sofferente, l'intellettuale che veda oltre, che non è capito dalle masse ignoranti, che magari osannano chi li blandisce e le truffa. Il Cortigiano perfetto era allora Cagliostro, il mago che truffa, che piaceva, come oggi potremmo dire degli influencers che montano scandali e modi a loro unico interesse. Dunque questa era la fine delle illusioni della Massoneria? Invero, al ritorno dall'Italia, Goethe, per il suo onesto legittimismo e per la sua avversione al Giacobinismo terrorista non era più ben accolto fra gli intellettuali progressisti, mentre a Corte il gelo era rimasto intatto. I giovani romantici - dai fratelli Schlegel a Novalis, da Fichte a Schelling - erano dalla parte della Nazione contro l'invasione napoleonica. Ma al dissidio politico - peraltro contro la fronda nobiliare locale che era sempre in Wieland un occulto rivale - si aggiungeva il legame matrimoniale con la borghese Christiane Vulpius, che finalmente prescelse per mostrare in privato coerenza ideale, di fronte alle critiche meno velate di una vita erotica sregolata, specialmente da quando la Baronessa von Stein dimostrava un certo disagio personale al ritorno dall'Italia carico di conquiste amorose. Del resto fra il 1791 e il 1793, Goethe pubblicava anche saggi di Ottica - quello sulla teoria dei colori che riprenderà dal lato estetico nel romanzo Le affinità elettive - di Biologia - la già riflessione sulla pianta originaria che si è già citata - e di Fisiologia sul già menzionata osso mascellare. Studi che dimostravano una certa staticità di immaginazione, salvo privilegiare aspetti che continuavano ad avere nostalgicamente l'antico Regime e la difesa della monarchia amministrativa. In questo tempo di solitudine, scriverà anche una commedia in prosa, Der Gross-Cophta, il Gran Cofto, sulla corruzione delle Corti, allusiva al ruolo sul famoso Conte di Cagliostro, legato alla c.d. questione della collana, che scosse non solo in Goethe il credito culturale nella Massoneria, finendo da allora l'essere la quinta colonna che regolava le monarchie illuminate in Europa. Radicale era la sua satira contro gli affari di Stato, spesso vittime delle associazioni segrete, che regolavano di fatto la vita politica dei Regni. Qui va rivelato un punto di svolta: la lega segreta occultista fondata dal Conte Rostro - cioè Cagliostro - serviva a mostrare una nobiltà dirigente in buona fede, la quale era descritta come credula e superstiziosa alla maniera di Voltaire. La commedia voleva evidenziare anche lo scetticismo sui poteri soprannaturali del Conte, che Goethe invece giudicava un mistificatore abilissimo, molto simile al politico Mirabeau, che durante i giorni degli Stati Generali, della presa della Bastiglia e della occupazione delle Tuileries, provava con artifizi e raggiri di mediare fra la Convenzione repubblicana e la Corona di Capeto difesa dalle baionette di Lafayette. All'amico Fritz Jacobi nel 1791 scriveva: Anche l'albero genealogico di Cagliostro e le notizie sulla sua famiglia erano conosciute molto diversamente a Palermo. Non mi stancherò di pubblicare la verità, affinché non resti alcun dubbio su questo miserabile… la sete di scienze occulte crea il bisogno di redentori e falsi profeti... gli uomini amano la penombra più della luce del giorno e in tale momento appaiono i fantasmi. Un'accusa alla politica del tempo che lo isolerà, finché il sodalizio con Schiller nel 1794 e fino al 1805, lo riporteranno ai livelli di grandezza del passato. Ormai l'esperienza massonica ed esoterica cederà il passo alla cultura scientifica. La conoscenza intuitiva invece assumerà una singolare chiave di lettura pedagogica nella successiva letteratura tedesca. Essa spinse il maturo Goethe verso il giovane Schiller, discutendo con lui di novità estetiche all'inizio dell'800, mentre montava l'onda nazionalista contro l'invasione napoleonica. Goethe prenderà posizione su un punto essenziale, la differenza fra estetica ingenua, classicamente legata al mondo, oppure a quella sentimentale, frutto dell'Io e figlia perfida del Sentimento. Già Schiller ne aveva scritto nel 1795, quando sotto l'influenza di Rousseau aveva distinto nel saggio sulla poesia ingenua e sentimentale. In altri termini, lì individuava il germe fra Ragione e Sentimento, il dubbio amletico che sganciava l'estetica romantica dal classicismo filoilluminista. Era una strategia degli Schlegel che Goethe non accettava pienamente, benché il genere sentimentale soggettivo non lo negasse alla luce di quelle Affinità elettive che pubblicherà nel 1809, replicando nella borghesia tedesca il successo del Werther. Del resto, nel 1815 Friedrich Schlegel, nel parlare di antiche poesie persiane, rilevava la ispirazione accorata anche dei Greci e ritrovava nella corrente romantica lo spirito liberale e nazionalista che gli illuministi cosmopoliti esoterici avevano dimenticato. Una ricerca di ideali di fratellanza e di eguaglianza trascurati dalle nuove accademie esoteriche orientate al mondo degli affari capitalisti. Proprio il Medioevo e l'Esotismo rientravano nel campo di azioni della scuola romantica, dove l'eroe è il protagonista spesso isolato, come sarà l'Egmont di Goethe, autore che in gioventù fece pur parte della loggia degli illuminati, ma che in età anziana, nei Colloqui con Eckermann (1831) ridurrà al minimo nelle sue ultime creature letterarie. Lo Sturm und drang era finito. Ora nascerà il Cosmopolitismo col Divano occidentale (1821). Invero, l'abbandono dell'Esoterismo emergerà nella tensione all'amare più il presente napoleonico che le follie repubblicane, non essendo neppure ormai d'accordo con lo Schiller dei Masnadieri e della Luisa Miller, dove l'amore per la amata era più forte dell'amore per la Patria. In realtà, la mediazione offerta da Goethe al futuro dell'Esoterismo era quello di abbandonare la strategia politica e di tornare all'Io interiore, allo spirito puro, all'abbandono della donna angelicata e di ripercorrere la classicità solare della letteratura greca dell'Atene classica, di Eschilo, Sofocle e di Euripide. Ma la poesia di Byron, Leopardi e Shelley era una patologia inestinguibile che attirava i giovani, ormai in cerca di terrore e meno che mai di bellezza, come dirà Heine. A poco a poco, la donna consunta dal male misterioso, spesso di giovane età, diventerà una donna tenebrosa e fatale. Il brivido satanico, il sadismo funebre, l'incesto, l'erotismo illusorio e lugubre, diventano temi esoterici dominanti. Amore e Morte, il Capitano Achab, lo spaesamento e la spettralità di Ibsen, preannunciano il Decadentismo spirituale di una generazione insoddisfatta dello sbocco politico nazionalista e guerrafondaio. Il 1848-1849 rappresenterà la caduta della domanda di liberaldemocrazia rispetto all'illuminismo autoritario e scientista. I precursori di Freud, saranno fautori delle donne sublimate, nella società bigotta dell'Inghilterra vittoriana e nella Germania imperiale di Fontane. La madre virginale e la donna fatale di Fogazzaro e Zola prendono il posto della Ottilia di Goethe nelle citate affinità. Ancora una volta, la sintesi verbale Esoterismo si lega alla mutazione continua della letteratura, divenuta la strada di fuga per la crisi di una cultura che aveva ridotto la conoscenza intuitiva del sé interiore a una istituzione meramente ipocrita. La Massoneria, da associazione elitaria di liberi e forti contro le prepotenze del Potere, diventava una associazione per delinquere rivolta a favorire piccoli potentati avidi di potere economico in aree ricche di ignoranza, vale a dire la Mafia e la Camorra. Tuttavia, il dilagante materialismo e secolarismo non riuscirono a contenere la magia e l'occultismo che prospereranno ancora ai primi del '900.

 

2. La reazione scientista al pensiero spiritualista del '900 e la visione possibilista da Thomas Mann a Carlo Rovelli

Carlo Rovelli

Si è visto come l'800 fosse stato un secolo iniziato in modo pessimista - basti pensare a Byron e a Leopardi - e che la corrente culturale che lo caratterizza, il Romanticismo, dal lato politico subisce una profonda sconfitta nel biennio 1848-1849. Del pari, la vita quotidiana rileva dal lato tecnico e scientifico una profonda svolta perché ogni Stato, complice il Colonialismo, acquisisce un enorme patrimonio di risorse materiali. Francia e Inghilterra diventano gli Stati - simbolo. Un'età di miglioramento che vede per esempio, fra il 1840 e il 1880 360.000 chilometri di strade ferrata. E lo stesso avviene per le navi a vapore che ormai collegano stabilmente l'Europa alle Americhe, all'Asia, all'Africa e perfino all'Australia. Si rompe l'isolamento di tantissimi europei, che dai loro villaggi ormai emigrano verso le città o addirittura verso i nuovi continenti con la speranza di miglioramento sociale. La comunicazione a mezzo stampa cresce pure: negli U.S.A. i quotidiani e i fogli locali raggiungono 180 milioni di copie al mese, contro le appena 300.000 del '700. Esposizioni universali (Londra, 1851; Parigi 1855) lasciano stupefatti i visitatori, sia per le strutture in cemento armato, sia per le nuove architetture urbane (si pensi alla Parigi di Napoleone III, rivoltata come un calzino dal famoso urbanista Georges Hausmann). Mentre Schopenhauer piangeva la vita come frutto del dolore e della sofferenza, guidata da una volontà di vivere che in modo brutale e irrazionale governa il mondo deprimendo l'Uomo; Darwin, nello scrivere L'origine della specie, pronostica nella relazione naturale, da lui provata in tutte le specie, come un processo scientifico verso cui la natura tende, tanto da progredire, sia pure con dolore, verso una perfezione dell'Uomo su questa terra. Un ottimismo scientifico, una più concreta speranza di crescita politica, ma anche un continuo scontro sociale fra classi in fermento, all'interno di una Rivoluzione Industriale in work progress, fra sconfitte e vittorie. Tre date e luoghi che ci sembrano significative: 1848: il giovane Wagner combatte contro i Prussiani a Dresda in nome del governo unitario democratico e liberale di Francoforte, barricate che saranno rimosse, ribelli che saranno arrestati o andranno in esilio come Wagner e Bakunin un sogno di libertà che cadrà nell'animo del compositore da allora più vicino alla ideologia conservatrice bavarese. 1871, repressione militare della Comune di Parigi. 1898; a Milano, cannonate del generale Bava Beccaris, contro gli operai che chiedevano pane e lavoro, dopo le analoghe rivolte contadine dei Fasci siciliani nel 1893. L'orgoglio progressista e scientista, è suffragato dalle vicende positive dell'economia e della tecnica contro il pessimismo delle classi povere, che anzi speravano in un miglioramento del loro quotidiano. Come non leggere fra le righe l'apporto positivista dell'utilitarismo di Stuart Mill, la Nazione di Mazzini; la lotta di classe di Marx ed Engels? Proposte intellettuali che intendono rompere le catene dello sfruttamento, anzi un'etica del lavoro e del risparmio, ovvero un nuovo ruolo della donna lavoratrice: Il Manifesto del Partito comunista  (1848) e il saggio di Harriet Mortiman - amica dei due opposti, Mazzini e Carlyle, unico legame costante fra i due a Londra - descrive un nuovo credo economico, con al centro una storia che parlava di Mercato, industria, borghesia, proletariato e diritti civili, pure nel libero Mercato di Cobden e Mill. Ma c'era anche il pessimismo intellettuale e letterario di Dickens (Oliver Twist, 1837), di Hugo (I miserabili, 1862) e la dolorosa, ma fiduciosa speranza di Manzoni (I Promessi Sposi, 1827) dove veniva denunziato il lato oscuro del progresso e si idealizzava il passato, anche se la letteratura cristiana, per esempio il Renan, trova rispetto alla visione tradizionale del Manzoni di stampo illuminista che richiama la saggezza provvidenziale della fede popolare, dove la storicità di Gesù sarà un motivo di avanzamento e di riscoperta positiva dl Cristianesimo. Sia come sia, emerge nel Secolo del Progresso un andamento incerto, parziale e frutto di compromessi e conflitti in ogni aerea della realtà quotidiana. In politica, convive la concezione liberista con la Politica di Potenza (la Germania di Bismarck) e la lettura dei diritti civili con il colonialismo di sfruttamento (l'Inghilterra della Regina Vittoria); in Francia, al prototipo industriale Capitalista, si accoppia nelle campagne un modello cattolico conservatrice che sfocerà nell'antisemitismo vivo e tenace dell'Affare Dreyfuss. Stati Nazionali uniti da secoli e Nazioni in cerca di uno Stato (Germania e Paesi Balcanici) che lottavano per evitare influenze occidentali e orientali (dal Panslavismo al Pangermanismo). Infine l'Italia, dove l'Unità, faticosamente raggiunta, ha una spaccatura lineare fra Nord e Sud che non promette nulla di concreto per il progresso del paese, non a caso una delle concause dell'avvento della Dittatura Fascista. Sia come sia, questa altalena di speranze e frustrazioni, di sicurezza raggiunte e di nuove criticità, riaprì il discorso nel Primo Novecento delle paure ataviche delle società occidentali, cioè le epidemie (il colera per esempio appare ancora presente nella Sicilia di Verga; mentre le guerre pullulano alle soglie del nuovo secolo - si pensi alla guerra russo - giapponese del 1904/1905 - prodromiche alla grande guerra del 1914. Le carestie nondimeno riprendono, ora sotto forma di crisi cicliche del Capitalismo industriale, come nel caso della crisi bancaria del 1906-1907, in cui la curva degli investimenti bancari tendeva al ribasso, con la conseguente inflazione che porterà alla caduta dei commerci civili. Di qui, la ripresa della produzione di armi, unica merce la cui domanda era in forte ascesa per le guerre coloniali in Marocco e sui Balcani. Senza contare i disastri ambientali, come il terremoto di Messina del 1908, un colpo di maglio per l'economia italiana finalmente vicina allo standard industriale europeo. Dunque, di fatto nulla di progressivo era definitivamente scontato. La nuova borghesia europea e le masse lavorative ormai sindacalizzate, con gli albori di partiti socialisti e cattolici sempre più vicini alla gestione del Potere, trovò un ulteriore ostacolo nella resistenza della classe dirigente della prima rivoluzione industriale. E nel basso, risorgeranno domande di spiritualità che tentava di convertire la rotta del materialismo della Belle epoque, denso di dizionari, manuali, galatei, breviari laici che in modo sempre più manieristico, sminuivano le tensioni presenti, ma nascoste sotto il tappeto. In letteratura, Sherlock Holmes simboleggiava la razionalità britannica dentro i quartieri di una Londra opulenta ma esposta allo strangolatore seriale. Parigi è rappresentata dall'inquisitore flaneur della Ricerca del tempo perduto di Proust, un uomo benestante che va per le strade e per i salotti alla ricerca di se stesso. A Lubecca nel nord della ricca Germania, una prosperosa famiglia industriale pensa al proprio arricchimento personale, senza dire nulla sulla indigenza delle maestranze. A Roma, una famiglia borghese di funzionari pubblici e di insegnanti è vista dagli occhi critici di un ragazzo pestifero che ne combina di tutti i colori, ma che è buono nell'anima e negli ideali (un Pinocchio cresciuto, un Gian Burrasca vestito alla marinara). A San Pietroburgo, uno studente terrorista  preparò un attentato senza pensare agli effetti collaterali sui passanti (è la sintesi di un romanzo realista di Joseph Conrad, L'agente segreto, del 1907). Insomma uno stato di fermento psicologico di massa che Nietzsche e Freud stanno studiando insieme a Lenin, nella oscura cupezza dell'animo umano, risvegliato a livello politico e sociale, ma anche individuale, ciò che l'Esoterismo già coltivava.  Infine, nascerà la posizione estetica di intellettuali come Thomas Mann (e oggi di Carlo Rovelli) (secoli XIX- XXI), che daranno spazio e dignità al ruolo dell'Io interiore, quale fonte di mediazione non solo estetica, ma anche di moderato razionalismo, al di là del mero rigetto del valore positivista, riprendendo quella filosofia della mente che distinguerà la scienza dal mero tecnicismo settario, che rivaluterà l'Esoterismo originario dell'antichità. Oggi il termine appare piuttosto una sintesi verbale che va ridefinita nel suo mutevole carattere legato alla trasformazione sociale e culturale. Non più la sintesi verbale Esoterismo come rivolta delle élites per un mondo migliore in veste massonica; ma un ritorno alla salvezza della vita quotidiana esposta ai nuovi, ma collaudati valori di fronte ai pericoli della società contemporanea. Un male dell'Universo che riappare nel '900 come la testa di Medusa appena tagliata. Ore l'Esoterismo diventa Mesmerismo, detto anche magnetismo animale. Una teoria della mente, frutto degli studi del medico tedesco Franz Anton Mesmer del '700, quale reazione interna alla frangia esoterica degli illuminati austrobavaresi di stampo libertario antiassolutista e soprattutto avversaria dell'illuminismo radicale di Voltaire. I discepoli di Mesmer - fra cui il dott. Jean Martin Charcot, maestro del giovane Freud - introducono una pratica medica originale, l'ipnotismo equivalente dello psicologismo filosofico di Wilhelm Wundt, che a Heidelberg predicava un metodo indagine introspettiva verificato scientificamente in laboratorio. Ma partiamo intanto da Mesmer. Dopo aver studiato medicina a Vienna, influenzato dalle ricerche Luigi Galvani, in materia rapporti fra fenomeni elettrici e fenomeni magnetici; Mesmer formulò nel 1766 una tesi avvenirista che ipotizzava l'influenza dei pianeti e dei minerali sull'organismo animale e umano. Di più: qualche anno dopo dietro esperimenti mai pienamente divulgati, più di stampo intuitivo che comprovati da ripetibilità, dichiarava che l'energia guaritrice è nata già nell'Io umano e cominciava a parlare di magnetismo minerale. Espulso dalla Università di Vienna, in mano agli esoteristi Volterriani; entrò a Parigi, dove le logge francesi credevano nella guarigione delle malattie nervose per mezzo di tale fluidificazione. La polemica però proseguiva. I medici materialisti non considerarono mai scientificamente provata questa tesi, perché il fluido magnetico sprigionato dall'ipnotista, non era visibile, non era ripetibile, non era misurabile né quantificabile. Malgrado l'inglese James Braid (1795-1860) scoprisse proprio il termine ipnosi, già presente nell'esoterismo egiziano e lo immetta nella terapia delle malattie nervose attraverso le stimolazioni verbali; sarà proprio il neurologo Charcot a studiare tali cure, riesumando i diari di Mesmer e dividendo la terapia e le malattie diffuse dell'apparato nervoso, quale il letargo, la catalessi e il sonnambulismo. A seguire, il medico francese farà esperimenti positivi sulla relazione psico-fisica, quali lo sviluppo della voce, del tono muscolare e dei movimenti riflessi. Nel 1882, in una relazione all'accademia francese delle Scienze, Charcot, di fronte al perplesso ma curioso Freud, provò che tale relazione non era simulata e quindi fondò di fatto la scuola medica di neuropsichiatria. Anche un medico positivista della scuola di Cesare Lambroso, cioè Enrico Morselli, adotterà il metodo di Charcot, benché le osservazioni critiche di Hippolyte Bernheim, professore di Psichiatria a Nancy, la giudicò un sottile cumulo di ciarlataneria in veste di simulazione culturale. Vale a dire che la connessione altro non era che una comune suggestione provocata da un'idea suggerita e accolta dal cervello... una forma di ipnotismo culturale inconsciamente attuato dal soggetto... E tuttavia questo era l'Io inconscio che Freud scopriva e che lo si rivelava attraverso l'ipnosi. Un altro discepolo di Charcot, poi divenuto alunno di Freud, ribadiva una specie di realtà separata nella sfera psichica che dà luogo a forme isteriche. Da tali conseguenze dell'ipnosi, emergeranno da un lato la regola del metodo della libera associazione di idee e anche il meccanismo di difesa dell'Io. Comunque, la letteratura spirituale prescindeva dalle accuse di suggestione e quasi si compiaceva dell'effetto sensazionalistico che la pratica mesmerista intanto adottava nei salotti parigini e poi di tutta Europa nei primi anni del nuovo secolo. Perfino Freud viene contestato a Vienna per aver sottoposto a interrogazione semipnotico i suoi pazienti, esposti a rischi fraudolenti. Mesmerismo divenne sinonimo di occultismo e di spiritismo. Suggestione e assenza di scientificità; abuso di credulità popolare, manipolazione psicologica e anche di sottomissione sessuale. E un caso balzava all'onore delle cronache: l'italiana Eusapia Maria Palladino. Orfana napoletana, sposata con un prestigiatore ambulante, una sera parteciperà a una seduta spiritica e con fare miracoloso, compie atti di veggenza, di levitazione e di apparizioni di morti con cui comunicava, facendo sentire strane voci, materializzava oggetti e li spostava senza toccarli. Seguita dallo spiritista più famoso italiano, Giovanni Damiani, in varie occasioni, convocava scienziati e li ipnotizzava in pubblico. Gli italiani Lombroso e Morselli; convinti positivisti, confermeranno con grande sorpresa quegli strani fatti. E Madame Curie, l'insigne scienziata, Nobel della Fisica nel 1903, certificò come la veggente addirittura l'avesse messa in comunicazione col marito Pierre morto prematuramente. Dopo vari anni di indagini, spesso non prive di contraddizioni e di volgari stratagemmi scoperti perfino a Harvard durante sedute ambigue nei risultati; molti scienziati rimasero stupiti per le sue doti e le logge americane tripudiarono per la conferma di un mondo invisibile da loro stessi patrocinati. Proprio a seguito della visita americana della Eusapia Palladino, la Massoneria americana, per sfuggire alle accuse di essere cassa di risonanza di truffatori e di manipolatori di persone deboli; decise di mutare ancora una volta orientamento: ferme restando le caratteristiche elitarie, la segretezza dell'azione, il simbolismo delle sedute e la vicinanza ad associazioni illecite, considerati l'appartenenza a classi alte della Finanza e degli Affari; si legherà ad associazioni filantropiche tipo rotary club e nel loro congresso a S. Louis del 1928 proclamò con effetto espansivo la nuova Massoneria, ormai aperta a conciliare l'eterno conflitto tra interesse al profitto capitalista e la parallela esigenza di servire il prossimo. Un estremo tentativo ancora in atto - come pare confermino oggi alcune frange del movimento politico MAGA di Trump - peraltro non chiaramente depurato da elementi violenti e razzisti analoghi al parallelo sviluppo del Ku Klux Klan, associazione delittuosa notoriamente attiva nella discriminazione razziale. Del resto, anche gli intellettuali europei e la letteratura del '900 seguirono l'onda di Goethe ondeggiando fra il rigetto dell'istituzione massonica ormai incapace di coprire la domanda di libertà e uguaglianza cosmopolitica che nel '700 aveva motivato la cultura europea contro la conservazione assolutista. Eppure, anche i maggiori scrittori del secolo breve ne mantengono lo spirito per la costante relazione fra Arte e Vita. Pensiamo agli scrittori inglesi come Joyce, T.S. Elios e Virginia Wolf, che pur di formazione diversa, mantengono una presenza variegata fra arte e vita, fra ragione e sentimento, nonché una ferma indagine dell'Io che li spinge a entrare nel proprio sé, spesso adottando linguaggi criptici presi a prestito dal mondo esoterico (si pensi all'Ulisse dell'irlandese citato). Se poi pensiamo a Kafka e a Musil, per quanto riguarda la lingua tedesca, capolavori come il Processo e l'Uomo senza qualità, sono densi di valori soggettivi e pieni di uno stile frammentario spesso oscuri. Thomas Mann però, nel suo chiaro programma filogoethiano, evitò coscientemente di dichiararsi esoterista, benché le sue opere siano intrise di caratteri esoterici e di profondo spiritualismo, gioia e dolore dei suo lettori. E' una continua lotta fra Bene e Male - Arte e Vita - la propensione verso la fine e la morte, la decadenza, l'indagine introspettiva verso l'Io; valori la cui presenza non mancherà in Pirandello e in D'Annunzio. Letterati che rappresentavano le tematiche direttamente derivate dall'Esoterismo classico e dal Vate di Weimar. Infatti, già nella Montagna incantata di Mann, miti e leggende di evidenti fonti esoteriche appaiono presenti: l'ambiente denso di nebbie e il sanatorio indicano un mondo in miniatura, dove il tempo, la morte e la resurrezione si alternano in aurea di misticismo derivata dal Wagner del Sigfrido e della fiaba di Goethe. Poi, la guerra dell'anima scissa fra arte e vita: Morte a Venezia e Tristano, la vita dilaniata da passioni segrete è densa di immagini esoteriche. Infine, il senso di decadenza, la nostalgia e la rassegnazione melanconica, la fine della vitalità, la caduta degli ideali, dimostrano l'aridità della vita quotidiana, dove di fronte a un animale vicino - si veda il racconto lungo Cane e padrone del 1918 - Mann mostrava un senso di invidia per la vitalità di un tempo che aveva avuto e che in maturità andava sfumando. Su questo passaggio, di rivalutazione individuale verso un’ascesi personale, alternativo alla appartenenza diretta alle società segrete del '700, si è soffermato Marino Freschi, nel recentissimo saggio L'Esoterismo tedesco, da Goethe alchimista allo Jünger occulto (ed. Castelvecchi, 2024), che vede come nuova corrente letteraria identificante una rivoluzione iniziatica delle coscienze nel'900. Era per Freschi un percorso che da E.T.A. Hoffmann, riaffiora come un fiume carsico in Hesse, fino a consolidarsi in Rilke, Kafka, Novalis e in Wagner, il cui Parsifal è il campione di sensibilità maggiore e più noto. Ermetismo, alchimia, simbolismo egizio, trovano in Jünger e in vari scrittori degli anni '20 e '30, i quali abbineranno la loro natura iniziatica all'ideologia Nazista, che andrà a risvegliare in modo drammatico una inattualità sconosciuta, rivolta a coordinare i pochi spiriti affini contro la Zivilsation borghese egualitaria, che avrebbe cancellato lo Spirito antico germanico, la cui Kultur esprimerebbe l'autenticità del popolo tedesco. Una posizione ideologica che proprio Thomas Mann in età matura aveva proclamato nelle sue Considerazioni di un impolitico pubblicate alla fine della Grande Guerra. Ma non lontane da questo senso di superiorità intellettuale sono le conclusioni svolte dal fisico Carlo Rovelli, in un saggio/romanzo - scritto a 4 mani con Giorgia Mazzano; Massimo Tirelli e Francesca Zanini, Il volo di Francesca, Feltrinelli, 2025 - dove ogni autore narra la propria esperienza relazionale con una ricoverata nell'ospedale psichiatrico di Segrate. Il ventunenne Carlo e i suoi tre amici stanno con lei in vacanza in montagna, con Lei in libera uscita quando ancora - è il 1976 - non era in vigore la legge di Riforma Sanitaria e la conseguente abolizione dell'istituto del manicomio psichiatrico. Un'esperienza traumatica per Rovelli, fisico teorico e filosofo della scienza. A contatto col delirio psichico della ragazza di cui confessa un precedente innamoramento, crollano in lui - come era crollato in Goethe - il mito della scienza esatta di fronte alle necessità delle persone coinvolte in guerre, epidemie e disastri naturali, per esempio quando Voltaire seraficamente si rifaceva al destino infame, ma ineluttabile, che aveva coinvolto la popolazione di Lisbona nel 1755 a seguito di un terribile terremoto. Come Goethe nel suo viaggio in Sicilia vide la distruzione di Messina per un analogo triste evento ed espresse parole di conforto e di commiserazione; così Rovelli ricorda l'amica di Segrate portatrice di una logica nel suo reale. Era la sua fantasia che scattava in ogni fase della sua vita diversa. C'era in Lei per Rovelli una modalità alternativa di lettura della vita che passava. Anche Cartesio - dice Rovelli - aveva spezzato il corso delle idee e le aveva concatenate, benché fosse ovvia la finalità e la loro relazione. Ma non era ovvia per noi. Era certa cioè che ci fossero demoni nella sua stanza... E se i demoni altro non fossero che una combinazione di atomi solo diverse da quelli che noi percepiamo? Respingerla solo perché questa non era consona al nostro moderno stile di vita? Quando Bruno e Democrito formularono la teoria dell'atomismo che si concentra sulle cose del mondo; la loro ovvietà non è forse la nostra, perché la razionalità ha cancellato il Mito? Solo la Ragione, quella che deriva dall'uso della riga e del compasso, ci libererebbe dagli errori del visibile e ci permette di capire il mondo al di fuori dell'ovvietà? Dunque, non è la concentrazione apparente di atomi che ci impressiona, ma é il calcolo che la mente fa. Di più: a questa singolare conclusione, il fisico aggiunge che la società complessa attuale va spiegata con ulteriori prospettive, a partire dall'antico pensiero orientale, dove l'uguaglianza di tutte le cose significa che queste, dal lato dell'osservatore, non esistono in quanto tali, ma esistono in relazione mentale le une con le altre. Vale a dire che la realtà non è fatta di un solo fattore unilaterale predominante. Una valutazione rivoluzionaria che scardina le certezze illuministe profondamente deterministe. L'incertezza resta sovrana malgrado i Cavalieri dell'Apocalisse siano stati spesso contenuti e sbaragliati nell'ultimo secolo proprio da quella lettura antipolarizzante disegnata da Cartesio. Infatti, la meccanica quantistica e la teoria della relatività per Rovelli hanno rovesciato il rapporto obbligato fra causa ed effetto, riducendo il tempo - inteso come prima e un dopo - a un fenomeno statistico. Ancora: questa collaudata conclusione sembra non avere inciso più di tanto la vita quotidiana, perché l'orario di mezzogiorno sembra essenziale per chi deve mangiare a quell'ora. Resta fermo però che tale variante della causalità ristretta del tempo inciderà prima o poi la profondità di analisi che tende quindi a soggettivarsi. E lo stesso avvenne per la religione dopo Darwin e con Galileo dopo che questi provò l'eliocentrismo. Insomma, la fine del determinismo scientifico è vicina? E l'esoterismo con la sua concezione intuitiva a scapito della lettura analitica, ha qualche speranza di rinascere?

 

3. La mediazione di Micheal Polanyi. Limiti e prospettive

Le riflessioni di un fisico quantista come Rovelli non sono nuove. Esse derivano da un pensatore della filosofia della nuova Scienza, il chimico e fisico Michael Polonyi, che dagli anni '50 del '900 diede un significativo passaggio evolutivo alle modalità della ricerca scientifica. In primo luogo, smonta il classico ma consunto metodo oggettivista moderno e getta non poche ombre sul metodo di Popper che aveva introdotto la nota teoria che anche il falso può essere necessario per ricostruire un dato reale riproduttivo e assoluto. Polonyi invece ritorna alla nozione più antica della conoscenza scientifica analitica improntata sulla conoscenza personale. Vale a dire che la vera conoscenza analitica non può essere fatta di regole e algoritmi espliciti. Spesso occorre l'aiuto di una conoscenza interiore, quasi una coscienza innata che ci guida nel percorso critico presente nella mente. Si prenda un dialogo per esempio di Platone, il Menon, dove Socrate discorre con un ragazzino schiavo. Ora, se tutta la conoscenza fosse evidente, se cioè la relazione causa-effetto fosse completa fin dal primo esame superficiale, non ci sarebbero problemi né ci si porrebbe alcun quesito. La risoluzione è necessaria come un fatto implicito, tacitamente scavata dal dialogo, una ricerca che appunto è la c. d. Maieutica, l'arte dello scienziato nel cavare dalla mente quella tacita risposta che giace nella mente dell'interrogato. Dunque, una dimensione neurologica e metafisica del pensare, peraltro sempre aperta e rivedibile, in relazione alle esigenze più profondamente etiche e religiose dell'Uomo. A tal proposito, emerge nell'indagine dell'ungherese, naturalizzato inglese, fin dal 1966, un carattere agostiniano, dove la Fede si colloca sullo stesso piano della Ragione. E nel campo della conoscenza analitica non mance di sezionare aree inesplorate della teologia cristiana date per scontate. Spicca al riguardo la rilettura dell'esperienza religiosa, dove lo stare nel mondo e uscire dal mondo per risalire a Dio, sono attività umane costanti e ripetibili. Confessare le colpe, pregare, adorare, è una prassi mai in sosta, una esigenza di trovare chi ci spinge sempre a cercare, che non pochi passi del Vangelo ci indicano. Un'esistenza di appagamento che il Cristiano tende a raggiungere, quasi una linfa necessaria, un movimento ineludibile nella ricerca di Dio. Ecco perché la teologia non può restare ferma sui dogmi e spesso si avventura in operazioni critiche di interpretazioni collaudate dalla Chiesa trionfante e dominante, ma foriera di divisioni e di eresie (per esempio, oggi emerge la distinzione fra Gesù e Cristo filoariana di Vito Mancuso). In altri termini, le posizioni concilianti di Polanyi sembrerebbero adottare un umanesimo scientifico, che in varie occasioni rilanciano la persona umana e la sua immensa creatività nell'impresa scientifica. Nondimeno, di fronte a codeste valutazioni che sembrano riaprire qualche porta alla conoscenza intuitiva e al c. d. Esoterismo buono, queste ultime teorie ripropongono un quesito essenziale all'epistemologia personale: Se è vero che noi ereditiamo quello che siamo, se è vero che risalendo al passato, siamo quindi capaci di vedere i punti nascosti del nostro Io; se alla fine riusciamo a inquinare l'oggetto dell'indagine dando alla storia un ruolo preponderante; dove sta la differenza dal vecchio metodo aristotelico che fondava la scienza su simulacri di esattezze, spesso corrotte da un'antropologia della conoscenza che aveva generato nel corso dei secoli un delirio narcisistico e un potere pericolosissimo di soggettivazione del tutto insufficiente alla crescita del pensiero scientifico? Rischi di un arretramento metodologico a favore della conoscenza intuitiva e quindi una rinascita dell'Esoterismo? Di sicuro, il modo dell'oggettività e della neutralità dello scienziato razionale appare oggi meno difendibili per il nuovo ruolo politico della Persona nella dimensione democratica. La favola della coscienza comune di ritenere l'esperienza scientifica analitica, acclarata oggi dopo le vicende del Covid, di rango divisivo e impopolare; non può essere accolta perché dimentica che lo Spiritualismo non ha mai idealmente diminuito il ruolo delle Scienze esatte nella vita dell'Uomo, benché esigenze politiche passate abbiano non poche volte oscurata la ricerca scientifica. Essa comunque resta necessaria purché l'azione umana non venga del tutto marginalizzata anche in un mondo contemporaneo altamente tecnicizzato.

 Giuseppe Moscatt

 

Bibliografia

 

  • Su Spinoza, Leibniz e Voltaire deisti, cioè razionalisti della Rivelazione di Dio all'uomo, vd. SERGIO ZOLI, Europa libertina tra controriforma e illuminismo. L'oriente dei libertini e le origini dell'illuminismo, ed. Cappelli, Bologna, 1989.
  • Sulla luce illuminista che rivela Dio, vd. il pensiero del giovane Goethe nel Werther e poi nell'Urfaust, come ci sottolineano GIUSEPPE ZAMBONI, Goethe, Vallecchi, Firenze,1932, pagg. 87 e ss. nonché MARIO APOLLONIO, introduzione al Faust, ed. Bietti, Milano, 1966, pagg. 15 e ss., fino a PIETRO CITATI, Goethe, Mondadori, Milano, 1970, dove è scandagliata la luce divina come reale segnale di conflitto fra conoscenza interiore e buio della storia.
  • Sul ruolo maturo di Goethe al ritorno dell'Italia e la sua freddezza dopo la Rivoluzione Francese dopo il terrore, cfr. GIULIANO BAIONI, Goethe. Classicismo e Rivoluzione, Einaudi, 1988, pagg. 102 e ss.
  • Sul Goethe del Gran Cofto, vd. BAIONI, op. cit. pagg.104-109.
  • Sull'ultimo Goethe, metropolitano e cosmopolitico, critico del romanticismo nazionalista e massone, vd. di GOETHE Favole e Novelle, Ed. Studi Tesi, 1984, con la perspicua nota introduttiva di Giorgio Cusatelli.
  • La sintesi verbale Esoterismo influisce sulla letteratura realista: vd. in merito alla nozione storico-critica del Realismo magico, le analisi di JORGE LUIS BORGES, Finzioni, Adelphi, Milano, 2015. Si veda anche la figura di MESMER, sulle cui ambiguità cfr. l'opera demolitoria, pur con qualche indulgenza estetica, di STEFAN ZWEIG, Franz Anton Mesmer, ed. Castelvecchi, Roma, 2015.
  • L' Esoterismo Massone diventa antisociale e delinquente. vd. fra i tanti, ANTONELLA BECCARIA, Golpe di Stato, ed. Paper-First, by Il Fatto quotidiano, 2024.
  • Sul materialismo scientifico antispiritualista meccanicista e riduzionista di fine '800, fra Spencer, Labriole e Comte, vd. BENEDETTO CROCE, Il carattere della filosofia moderna, 1° edizione 1941 e di nuovo ripubblicata nel 2025, ed. Trabant. Nonché COSTANZO PREVE, Storia del materialismo, ed. Petite Plaisance, 2024.
  • Su Thomas Mann e la sua concezione estetica fra Kultur e Zivlisation, in chiave ironica, vd. ELENA ALESSIATO, L'impolitico Thomas Mann fra arte e guerra, Il Mulino, Bologna, 2011, pagg. 117 e ss.
  • Sulla via di uscita dalle lacerazioni ideologiche fra materialismo e spiritualismo interiore, oltre la lettura meramente esoterica pregna di infantilismo teoretico, vd. oggi la mediazione storico/scientifica di MICHAEL POLANYI, La conoscenza personale. Verso una filosofia post-critica, ed. Rusconi, Milano, 1990 e CARLO ROVELLI, Sull'eguaglianza di tutte le cose, Adelphi, Milano, 2015. Cfr. anche GIUSTINO VITOLO e GIULIA LAMI, Storia e filosofia in Nikolaj A. Berdjaev, Milano, 2000, del quale vd. altresì il Nostro, Nikolaj A. Berdjaev, un socialista cristiano giusto e sofferente, in www.storiaverita.org del 17 settembre 2024.

Nessun commento:

Posta un commento