martedì 13 gennaio 2026

La conoscenza esoterica e la conoscenza scientifica. Intuizione contro analisi. Una rassegna critica su alcuni tentativi di mediazione culturale. Parte prima. Di Giuseppe Moscatt

Giuseppe Moscatt

La conoscenza esoterica e la conoscenza scientifica. Intuizione contro analisi.

Una rassegna critica su alcuni tentativi di mediazione culturale

Parte prima

 

1. La conoscenza esoterica. Una Sintesi verbale

Com'è noto, i giuristi definiscono sintesi verbale il riassunto di una onnicomprensiva presenza di più concetti legati da un comune valore. Un esempio è quello di Napoleone di riunire in un Codice il cumulo di leggi disparate in materia di diritto civile e penale. E lo stesso si può dire dell'idea complessiva che si indica come Esoterismo, la sintesi di un'idea - lo studio, l'esame e la ricerca del proprio mondo interiore - frutto della molteplicità di aspetti operata dalla Coscienza e l'Intelletto che, attraverso le categorie verbali, raccoglie i dati sensibili, cioè gli strumenti universali dello Spazio e del Tempo. Una definizione risalente a Kant, proprio il maggiore nemico della conoscenza esoterica. Ed è cioè la prima prova di ambivalenza di giudizi sull'Esotismo mai sopita lungo i secoli. Nondimeno, emerge il coraggio di Giuseppe Garro - docente di materie giuridiche ed economiche nelle scuole superiori - per avere affrontato tale tematica nel momento attuale, nell'età dei computer, della fisica quantistica e dell'intelligenza artificiale. Lo sforzo da lui compiuto nelle sue Meditazioni esoteriche, introduzione allo studio del mondo iniziatico delle tradizioni (ed. Bastogi libri, Roma, 2022) risponde alla necessità di dare pratica esecuzione alla Sintesi verbale di cui si disse. Il fulcro di tale pensiero, l'anello unificatore dei sette capitoli in cui il volume è diviso, lo si trova nella pagina accanto all'indice: è perfettamente inutile cercare fuori ciò che è già tutto dentro. Bisogna solamente avere la capacità di leggerlo e interpretarlo. Infatti, la pluralità di definizioni date e assunte dall'Esoterismo, corrispondente all'età antica, medievale, moderna e contemporanea, derivava dalla nozione aristotelica essoterica (conoscenza aperta all'esterno, già analitico e vetero scientifico) ed esoterica (riservata all'essere interno), cioè il processo intuitivo, metafisico, mitico e archetipico, chiaramente radicalmente alternativo l'uno all'altro (cap. I). Ma è la relazione fra Esoterismo e Spiritualità che Garro approfondisce (cap. II), quando si sofferma sul messaggio cristiano. E proprio sul profilo gnostico che collideva con la coscienza esoterica (cap. III). Ancora saranno i primi secoli del Millennio cristiano a ritrovare lo scontro fra esoterismo pagano e il materialismo greco-latino nella versione cristiana di Agostino (cap. IV). Poi arriverà l'Umanesimo e il Rinascimento, con Bruno e Paracelso e le origini delle Scienze moderne, fino alle controverse figure di Cagliostro e Mesmer (cap. V). E' l'ora di ricordare però, come fa Garro, la questione della Magia Bianca e Nera, il Pentagramma, i Misteri Eleusini e i giochi con i Numeri (cap. VI), fino ai luoghi mitici, le terre leggendarie (Atlantide?) e gli Archeomisteri (per esempio, l'Egitto e l'ultima Thule) (Cap. VII). Scrive Garro nelle conclusioni: nella speranza di essere riuscito in modo organico a confermare un modesto contributo di conoscenza, mi piace terminare con una riflessione che per me riveste un valore importante e un principio di vita, cioè che è in noi ci sia sempre la capacità di riconoscere il giusto, la volontà di sceglierlo e la forza per conservarlo. Epilogo che non ci lascia indifferente e che costituisce il nocciolo della sua ricerca e che ci obbliga a riflettere su tale tema oggi più che mai. Tanto più che il 2022, anno della sua pubblicazione il volume in essere coincideva con le polemiche che sui vaccini anticovid, dove la loro idoneità scientifica a contrastare quella epidemia veniva contestata aspramente da correnti ideologiche che si rifacevano a posizioni ideologiche molto vicine alle idee esoteriche, che esaltavano posizioni curative opposte per metodo e per finalità terapeutiche. Sia come sia, merita allora riprendere brevemente le voci di profondo dissenso opposte nei secoli successivi dal Cristianesimo e da autori di stampo materialista, curiosamente unico campo del Sapere cui laici e religiosi si sono ritrovati dalla stessa parte della barricata.

 

2. La conoscenza esoterica da Pitagora a Paracelso (secolo V a.C. – XVII d.C.)

2 a) Pitagora, il Pitagorismo e l'interpretazione Orfica. (Samo, 570 - Metaponto, 490 a.C.)

Il primo nucleo di sapere esoterico da cui partire nel mondo antico - il più prolifico per la conoscenza intuitiva della materia - è la lettura pitagorica, identificata nelle date predette, legata alla vita del filosofo presocratico in parola. Dalle poche fonti che possediamo - riprese da Platone e Aristotele - si ricordano una scuola di filosofia aperta anche alle donne, praticante il celibato e la comunione dei beni; soprattutto la purificazione del corpo e dell'anima derivate dalle antiche pratiche d'Egitto. E poi la musica, i numeri, il rapporto numerico con la geometria (l'aritmogeometria, il teorema di Pitagora per eccellenza, base matematica per Euclide e Archimede nei secoli a seguire). L'universo era visto come armonia fra numeri, come la riprenderà Giordano Bruno nel Rinascimento. Il dispari (apeiron) come infinito e la moltiplicazione come fonte del numero perfetto. Le opposizioni (maschio, femmina), corpo e anima, il fuoco al centro dell'Universo e il moto dei pianeti con il sole al centro. Il discepolo Filolao metterà infatti la terra attorno al fuoco/sole, che con la Luna, costituirebbero l'arcipelago delle stelle fisse. Un primo passo che Copernico e Bruno riprenderanno come detto a favore dell'Eliocentrismo, sicura fonte per Galilei. La cosmologia pitagorica era alle origini una scienza non solo intuitiva, ma anche analitica per la domanda di ordine da conferire nel mondo e fra i mondi. Eppure - a detta di Simmia e Alcmeone, ma anche di Filolao - i tre discepoli più noti del vecchio Pitagora, citati nel Fedone di Platone - perseguivano idee mistiche e religiose: per esempio, i moti dei corpi celesti, sebbene fossero esemplificati da algoritmi matematici, venivano individuati dai suoni sublimi non percepibili dall'Uomo. Senza contare l'anima immortale, che dopo varie reincarnazioni, tende a ritrovare l'anima universale e divina. Una verità misterica che dall'Egitto si riproponeva nella visione del numero e nella loro armonia, fra numeri primi e numeri derivati. Filolao, principale discepolo, anzi considera il divino come l'anima del mondo e lo raffigura come un numero quadrato, un eguale moltiplicato per se stesso. Il discepolo perfetto è allora colui che considera la mera contemplazione come mero calcolo che dà per risultato il numero primo come frutto di uguali. Ma che cosa succede - dirà un discepolo come Ippaso di Metaponto - se moltiplichiamo la diagonale del quadrato per se stessa e se operiamo lo stesso procedimento per il lato del quadrato stesso? Otterremmo numeri diversi che non sono commensurabili fra loro. Uno smacco per la dinamica perfettista della scuola, una contraddizione del continuo e dell'infinito matematico, che solo Cartesio e Pascal saneranno nel '600, quando aritmetica e geometria prenderanno vie diverse e spesso autonome. Del resto, la già segnalata scuola Orfica, nata nello stesso secolo VI a.C., è vista dal suo maggiore studio - Erwin Rohde, di cui occorre vedere il saggio Psyche, 1894 - come una deviazione religiosa delle tradizioni dionisiache presenti già nelle Baccanti di Euripide. Nata da una costola ribelle delle ritualità orgiastiche di Dionisio, era rivolta a superare il mistero del Dio Zagreius che elevava a riti più civili il primitivo contenuto mitico, dove il poeta Orfeo recita un credo quasi scintoista e animista. Euripide stesso la espone come una Fede cannibalesca che impone Zeus di bruciare i loro adepti, i famosi Titani che dalle loro ceneri riprodurranno il genere umano. Una sorta di purificazione esoterica che consente l'accesso al Dio Civile di Esiodo, anche se in esso persiste il modello egizio dell'immortalità umana già presente nel Pitagorismo. E qui sta la radicale originalità della Fede Orfica rispetto alla Teofania classica del V secolo a.C. Il mito del sacrifico di Prometeo a favore dell'Umanità, estetizzato da Eschilo nel 460 a.C., rompe la tradizione orfica analoga al Pitagorismo, per accedere  a una universalità di tutte le genti del mondo. Un passaggio che lascia indenne l'interiorità, ma consente una lettura oggettiva e sociale rivoluzionaria del pensiero religioso nella Grecia classica dell'età di Pericle e Alessandro Magno.

2 b) Agostino e Apuleio (411-412 d.C.)

Alla morte di ogni pensatore, da sempre si è assistito a spaccature ideologiche fra discepoli del Maestro. Dopo la morte di Aristotele (322 a.C.), un tema divisivo fra gli eredi fu proprio una profonda separazione fra i destinatari dell'immenso pensiero lasciato. La domanda era: dedicarsi al mondo esterno, oppure chiudersi all'interno dei chiostri e riflettere riservatamente sul proprio io interiore? Esoterici o Essoterici? La conoscenza nasce per sé o per il mondo? La domanda era naturalmente ben più ampia e le divisioni più numerose, che qui non possiamo approfondire. Si tentò di procedere a una composizione, tanto più che la cultura materialista pagana e quella legata a vari livelli di spiritualità - per esempio, le filosofie greco latine da Cicerone a Seneca, da Marco Aurelio a Proclo (commentatore delle lettere di Platone) - si trovava a fronteggiare periodi convulsi e disastrosi per la società civile, infettata da epidemie, afflitta da carestie, ferita da disastri ambientali, colpite da guerre imperialiste e da invasioni barbariche. La peste Antonina e le guerre contro Parti e i Germani, fra Marco Aurelio e Caracalla (204 d.C. - 217 d.C.), fu completata da una carestia agricola che produsse un'inflazione paurosa, peraltro connessa a una forte siccità delle campagne, accompagnate dalla fuga dalle città senza alcun ricovero stanziale nell'agro; eventi che crearono un numero di profughi e di immigrati enorme nell'Impero, dove le riforme di Diocleziano (247 d.C. - 305 d.C.) costituiscono la spia più evidente di quel disagio. Tutte circostanze che per frequenza allarmavano la popolazione dell'impero, esposta a rischi che minavano la sicurezza quotidiana. Apuleio Saturnino Lucio, scrittore e filosofo e Agostino, Padre della Chiesa Cristiana e filosofo; erano di secoli diversi. L'uno del 2°secolo; l'altro del quarto/quinto secolo; peraltro entrambi dell'Africa romana - fra Madaura e Cartagine - ma ambedue collocati su posizioni ideologiche totalmente opposte. Ci pare che il loro duello di pensiero sia emblematico per comprendere il grado di sviluppo della religione esoterica e della fede cristiana, in quegli anni rifugio di una legione di pensatori occidentali divisi dal come interpretare i notevoli scricchiolii della cultura mediterranea. Apuleio, intriso di filosofia neoplatonica, aveva trattato un tema - la demonologia - che stava affascinando la cultura romana fin dal primo secolo d. c. quando decine di religioni erano seguite da masse di immigrati nei 4 angoli dell'Impero. A parte gli Ebrei in diaspora dopo la caduta di Gerusalemme nel 70 d.C. e i Cristiani petrini e paolini già è presenti sotto Nerone; all'epoca di Tito e di Adriano (fra il 70 e il 135 d.C.) ritroviamo i Siri, col loro credo stellare; i Persiani, col loro Mitra invincibile, gli asiatici dell'Anatolia con la grande divinità femminile madre divina; fino agli Egiziani di Serapide e Iside, non a caso presenti nel romanzo di Apuleio. Cioè Le metamorfosi, ovvero L'asino d'oro; senza parlare dei Babilonesi e degli Elleni, tutti fedeli dei miti antichissimi astrologici e greci, cui non era aliena la filosofia di Plotino, lo stoicismo e l'Epicureismo posteriori alla scuola di Aristotele. Un pullulare di fedi pagane fra le più disparate, ma unite nel dare conforto e speranza di sopravvivenza di fronte ai mali quotidiani or ora citati. E mentre l'impero decadeva dopo Caracalla, lungo un terzo secolo anche di persecuzioni ai Cristiani e agli Ebrei, rei di non sacrificare all'imperatore di turno considerato il Dio del Momento; mentre povertà e disperazione, carestie e saccheggi, guerre e malattie che attraversavano il Mediterraneo da Cadice a Bisanzio, da Cartagine a Vienna; da Roma - sempre più preda di rivolte popolari per fame - a Ravenna, ormai rifugio della Corte imperiale d'Occidente; un oscuro funzionario imperiale, Rutilio Namaziano, redigeva un diario dal suo viaggio di messaggero del debole impero d'occidente - De reditu suo - che resta la fotografia più perfetta del V secolo dopo Cristo, qualche anno dopo che i Visigoti di Alarico entrassero a Roma e la saccheggiassero (410 a.C.). Opera che mostra il gravissimo stato di degrado morale e culturale raggiunto da Roma. In questo gravissimo momento storico - che noi oggi potremo equiparare all'indomani dello scoppio dell'atomica americana in Giappone (1945); oppure all'attentato alle torri gemelle a New York nel 2001- Agostino, vescovo di Ippona, teologo cristiano insigne e già letto in Europa per le sue Confessioni, diventava un monumento assoluto di fede e di speranza cristiana. Egli scopre un volumetto tornato in auge fra le classi colte, il De Deo Socrates, proprio di quell'Apuleio africano suo conterraneo, che aveva scritto secoli prima, Un asino d'oro, ovvero Le Metamorfosi, un godibile romanzetto che aveva amato nelle serate goliardiche giovanili dopo le giornate di studio giuridico e nelle cause tediose in tribunale a Roma. Ma il De Deo Socratis, era qualcosa di diverso e ben più pericoloso delle avventure fantastiche ed erotiche leggiucchiate quasi di nascosto. Si trattava cioè di una compiuta analisi sui demoni dell'antichità classica, che già il vecchio Socrate aveva esorcizzato e deposto con parole di Platone e di Senofonte perfino nella sua difesa in giudizio. Aveva cioè Apuleio separato in premessa il mondo divino da quello umano; poi aveva individuato vari mediatori semiumani - i demoni - che gestivano la Provvidenza nel mondo umano, distinti in entità che guidavano la vita dell'Uomo (i Lemuri che Goethe rappresenterà nel suo Faust), per esempio il sonno e l'amore. Infine, una biografia del Maestro ateniese, dove si descrive la sua voce interiore, che lo spingeva verso la verità e che non riuscì mai a trattenere, come gli accadrà durante il processo che lo porterà alla condanna a morte. Apuleio specifica ancora che i demoni principali sono quelli delle passioni, mentre la voce che guida Socrate è quella primaria di un Dio razionale e spirituale, il mediatore per eccellenza. Ricostruzione che Apuleio ripeterà nel suo romanzo, divenuto durante le peripezie del terzo e del quarto secolo, una Bibbia dell'intellettuale romano impastato di stoicismo ed epicureismo, di scetticismo e neoplatonismo. Fedi spesso legate a culti esoterici riservati ai figli dei Misteri Eleusini, al culto di Mitra e alle aberranti teorie parasataniche e paganeggianti, che Agostino aveva combattuto nella maturità di soldato cristiano discepolo di Ambrogio a Milano alla fine del quarto secolo. Esigenze di spazio ci impongono ora di semplificare le obiezioni del Vescovo di Ippona. Nato a Cartagine nel 354 d.C., Padre della Chiesa, scaglierà anatemi ideologici nelle scuole religiose e filosofiche esoteriche, prima fra tutte le già riassunte posizioni di Apuleio. In uno degli scritti più famosi La città di Dio, emergono tre strali insuperabili nella faretra del Cristiano. In primo luogo contro l'Esoterismo - in ogni sua declinazione dell'epoca, avverso la versione egizia e babilonese, già messa alla gogna nelle Confessioni per quanto riguardava i Manichei - per la sua persistente tendenza alla conoscenza riservata  a una cerchia di adepti, la cui crescita è scandita da simboli ambigui e perversi, un vento anticristiano che Agostino sbarra sulla figura di Gesù, di Paolo e di Pietro, portatori di un messaggio universale di amore: la Rivelazione Divina aperta a tutti. In secondo luogo contro l'Esoterismo demoniaco di Socrate e dell'accademia aristotelica che erano tipicamente individuali o al massimo di un gruppo riservato, malgrado esoterici e non esoterici si dichiarassero di essere tutti discepoli di Aristotele. Piuttosto Agostino ribatteva in modo spregiudicato per quei tempi, che la Grazia è il Verbo di Dio, incarnato in Gesù e poi in tutti gli uomini e le donne, ivi compresi gli Schiavi e i Barbari. Di qui, la dimensione umana di Gesù: essere cioè il Cristo, Vero Uomo e Vero Dio, in armonia con il Concilio di Nicea del 325 d. c., riunito colà per ribadire il dogma centrale del Cristianesimo paolino, minato dall'arianesimo neofisita che derivava proprio da miti esoterici, arieggianti usi e magie personalistiche già scontratesi con Pietro nelle sue rampogne con Simon Mago (atti degli apostoli, 8, 9-20); e saldamente in linea con la comunità ebraica (Isaia, 44, 24-25) e cristiana (lettera di Paolo ai Galati, 5,19-21). Fonti bibliche che avevano da secoli marcato l'unica mediazione dell'Uomo con Dio attraverso la persona di Gesù Cristo. In varie edizioni della Bibbia fino a Gerolamo, gli Apostoli avevano tuonato contro gli spiriti ingannatori, le dottrine diaboliche, le ipocrisie di tanti ingannatori, passibili di fornicazione, impurità, dissolutezza e idolatrie. Ecco perché Agostino attacca l'opera demonologica di Apuleio, autore di racconti fantastici, esotici e di horror. Agostino però - come farà Goethe in età moderna - non getta a mare il bambino con l'acqua sporca. Accetta il profilo estetico e nega solo l'aspetto morale e metafisico. Un passaggio intermedio che già salvava la conoscenza razionale e consentiva alla Rivelazione Divina e al dono della Grazia la prima divinizzazione dell'uomo in virtù del Paterno abbraccio di Dio nella Creazione. La consapevolezza del peccato contro la Grazia rivelata da Dio nell'incarnazione di Gesù Cristo, non cessa in età tardo Medievale. Essa si intreccia al costante riaffiorare dei Cavalieri dell'Apocalisse di S. Giovanni Apostolo, la carestia, la guerra, le epidemie e i disastri naturali, eventi che costellano la società medievale negli 11 secoli che seguiranno dalla caduta dell'impero romano (410 d.C.), fino alla Riforma Protestante di Lutero, Zwingli e Calvino (1517-1541), date naturalmente mobili in relazione agli eventi legati alla loro fondazione nelle rispettive aree di fede. Sia come sia, la battaglia ideologica fra Cristianesimo ed Esoterismo, nelle varie forme da ambedue perseguite, continuava anche in relazione al grado di reazione delle classi intellettuali che nel perseguire il metodo razionale di conoscenza del reale, insisteva sulla scuola classica materialista aristotelica, oppure sulla scelta intuitiva e irrazionale volta ad accentuare l'aspetto magico: l'una diretta al mondo della natura misurato con criteri matematici e fisici d'impronta archimedea; l'altro diretta a valutare la realtà con criteri soggettivi adottando formule segrete riservate ai pochi chiamati. La mitologia medievale con la figura chiave del Mago Merlino, era derivata dalle tradizioni nordeuropee e vichinghe e fondava una visione del mondo simbolica e allegorica, che non smetteva però di legarsi al Cristianesimo dalle origini e alla sapienza mediorientale. Alchimia, Cabala, magia naturale e la filosofia ermetica, costituivano un complesso di trame fra verità riservate, simboleggiate da piante, nemesi e leggende, con Dio al vertice, densa di angeli del bene del male. Una gerarchia di potestà che però guardavano all'Uomo legato misteriosamente a Dio. In fondo, l'Esoterismo medievale prendeva atto del fatto che il Cristianesimo era impotente  a impedire i 4 Cavalieri dell'apocalisse e dunque ci si aggrappava a pratiche interiori e irrazionali che dopo una continua purificazione dell'anima, sembravano salvare l'Uomo dai pericoli esterni che sappiamo. Di qui, un salto di qualità della cultura occidentale, dato che la filosofia, l'arte, la letteratura e la scienza in quei secoli bui, apparivano l'unico vero toccasana per il popolo ignorante afflitto dalle perpetue minacce apocalittiche. Per esempio, il simbolo dell'occhio di Horus, significava la vigilanza eterna, oppure l'albero della vita, disegnato nelle sue radici e nei suoi rami dell'Esistenza quotidiana. E pensiamo alla stella a 10 punte, evocata per addomesticare gli angeli, usando per ogni stella il loro nome al di là dell'ordine allineato nella figura. E non mancavano nell'architettura esempi di fede mistica: si pensi alle forme dell'8 magico del castello federiciano di Santa Maria del Monte vicino Andria, dove non si ritrova nulla di militare, ma solo un numero cubico pitagoricamente perfetto. Benché la filosofia tomista - prima scuola medievale per razionalità di pensiero, nata con l'anno 1000 nei monasteri cristiani di buona parte dell'Europa di Carlo Magno e di Gregorio Magno - sebbene il suo fondatore Tommaso d'Aquino affermasse che la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con tale verità - e quindi radicalmente antiesoterica nel solco del pensiero di Agostino; tuttavia numerose eresie suscitavano un'inquietudine ideologica che dal XII° secolo minavano l'ortodossia cristiana. Il IV Concilio Laterano del 1215, nel condannare e sopprimere un ordine cavalleresco in odore di Esoterismo qual'era quello dei Templari, attaccava pure la pietas popolare, che vedeva nel loro ermetismo pitagorico l'anima della natura come un valore vivente. Tanto che perfino i Fioretti di San Francesco apparivano alla chiesa di Innocenzo III, per la loro sensibilità poetica, un testo di preghiera che avrebbe nascosto un messaggio alieno allo spirito cristiano. Aprire perciò un discorso su Dante esoterico e sulla Divina Commedia come un luogo di mediazione culturale fra Tomismo ed Esoterismo ci porterebbe lontano. Certo è che fra il '300 e il '400 da Bologna a Oxford, la cultura tomista, con Ruggero Bacone in testa, elaborò un rapporto sperimentale che univa l'alchimia teorica con l'alchimia pratica nel solco della cultura islamica. L'arabo Avicenna infatti pensava di unire scienza naturale e fede per raggiungere il desiderio di felicità e di armonia universale. Rimaneva però pendente il problema di come dare ascolto alla domanda di devozione popolare alla Fede Cristiana senza precipitare nel fanatismo cieco, che Umberto Eco nel suo romanzo Il nome della Rosa ci ha mirabilmente descritto, sia dal lato dei comportamenti repressivi della Chiesa dominante, sia dal lato del popolo ignorante che viene visto godere del rogo di chierici che si chiedevano le cause di eventi, all'epoca inspiegabili, durante epidemie e carestie ciclicamente presenti nelle campagne e nelle città appena lambite dall'Urbanesimo paleocapitalista occidentale, come nel caso delle ricorrenti ribellioni locali generate da povertà improvvise connesse ai 4 Cavalieri apocalittici di cui si disse. Per esempio, nel caso delle eresie dei Catari, dei moti inglesi fomentati dal pensiero di John Wycliffe, oppure nelle rivolte boeme di Hus, non si poteva non trovare qualche influsso esoterico, magico o eretico non importa, che era originato dai contatti che marinai e navigatori subivano nelle attività commerciali o militari coi Paesi arabi mediterranei. Le classi dirigenti occidentali, impegnate ad acquisire l'appoggio della Chiesa cattolica per raggiungere l'obiettivo della unità nazionale fra il XIV e il XVI secolo; quale migliore pretesto poteva essere opposto a coloro che erano dissenzienti a riguardo? Un fermento religioso che porterà alla Riforma Protestante e nel contempo alla rinascita umanistica e al parallelo sviluppo della conoscenza scientifica e tecnica. Esemplare al riguardo è l'indagine di Johan Huizinga, L'autunno del Medioevo (1921), dove la società franco-borgognona dei secoli XIV e XV è presentata in questa luce di decadenza e di rinnovamento  a un tempo, operazione di confronto che lo storico non può non valutare anche alla luce dello spirito esoterico, dove già convivevano la religione cristiana, l'ideale cavalleresco e monastico, l'onore e il coraggio, l'amore e l'erotismo, la bellezza, la vita e la morte, ma anche la conoscenza intuitiva e il mito.

2 c) Il pensiero esoterico fra Umanesimo e Rinascimento

E' dunque evidente come il filosofo Giordano Bruno (1548-1600) sia stato un attento cultore della figura letteraria del bestiario, stile estetico di carattere allegorico e moraleggiante riesumato proprio dal vecchio nemico di Agostino, quell'Apuleio che col suo Asino d'oro traeva dal mondo animale, quelle profonde verità malviste dalla chiesa romana perché misteriose e soggettive. Invece Bruno - forte delle narrazioni classiche e dei bestiari medievali, spesso di religione cristiana, come il grifone, il drago e il Minotauro, da Esopo a Plinio, raccolti in Inghilterra ad Aberdeen dai monaci benedettini nel 10° secolo d.C. e rinvenuti nella biblioteca di Napoli dal Seminario dove studiò per diventare sacerdote - conferì ad alcuni animali fantastici, l'unicorno e la sirena, insegnamenti laici e religiosi di natura morale. Di più: ritrovò l'opera di un poeta e astronomo, Cecco d'Ascoli (1269-1327), di tradizione tardo romana e cristiana - per esempio Isidoro di Siviglia – che rappresentò il meglio dell'esoterismo ermetico diffuso nell'Italia meridionale, al punto da avere influenzato perfino la Commedia di Dante. La logica tomista sembrava a Bruno assente o superficiale rispetto alla conoscenza interiore di Ermete Trismegisto, maestro assoluto di Esoterismo antico, ricopiato pazientemente dai Monaci benedettini dopo l'anno 1000. Il poemetto di animali sapienti, la simbologia alchemica di Ermete, l'astrologia araba di Avicenna, esaltavano per Bruno la divinità naturale del mondo e dell'uomo. Per esempio, la Cabala del cavallo pegaseo, scritta nel periodo di esilio a Londra fra il 1583 e il 1585, è un monumento originale di radicalismo religioso, di panteismo mistico e di rilettura della verità rivelata. La Grazia di Dio e la sua incarnazione in Cristo gli apparivano una svalutazione della potenzialità umana. Il vero fulcro dell'uomo non era l'incarnazione, né la mera mediazione di Cristo fattosi Uomo incarnato, quanto invece l'Uomo stesso. La trascendenza era l'immanenza della Grazia e non un processo, un'evoluzione, ma l'identificazione dell'Uomo con Dio. Logica che Bruno fa derivare razionalmente dal principio di infinitezza dell'Universo. Dice nella coeva operetta inglese dello Spaccio della bestia trionfante: se Dio è la causa dell'Universo e Dio è infinito, anche l'Universo lo è. Perciò è inutile misurare quanti sono i Pianeti del mondo, se si sta sotto o si sopra,se il mondo è unico o ce ne siano altri. Nessuna mediazione, nessuna incarnazione. Cristo era solo un profeta, nulla più. Bastava guardare nell'Uomo e nella sua anima per trovare Dio. Anzi era la divinizzazione dell'Uomo l'unica via per risalire a Dio. E per comprendere ciò, anzi per avere la prova del nove di Dio, nella sua infinitezza di bene assoluto, bastava per Bruno osservare la Natura, come facevano i presocratici. Aria, Acqua, Terra e Fuoco, i 4 elementi della Natura, fonti per sanare i 4 cavalieri dell'Apocalisse che assillavano il genere umano. Dunque la negazione della dogmatica cristiana agostiniana e tomista. Un potentissimo prodotto mistico e naturalista dove Dio era il Tutto anche nell'Uomo. E la materia, eterna era in continuo movimento. Un dinamismo come il fuoco, come gli atomi di Democrito e Lucrezio. Cristo un uomo come tutti gli altri. In sintesi, il concetto di incarnazione tendeva a sparire a favore della Natura, in cui gli animali e le piante altro non erano che ombre di Dio. Un processo di conoscenza dall'interno che a mezzo dell'osservazione poteva consentire lo svelamento dei segreti del mondo e finalmente quella vittoria dell'Uomo sul Mondo. Una lettura eretica che gli costerà la vita stessa, ma che apre a Leonardo, il primo scienziato olistico, ovvero totalitario, coevo al filosofo napoletano, altrettanto convinto di ritrovare la salute e il benessere intervenendo in tutti gli aspetti della persona come parte del Mondo. Una lettura integrata di corpo e anima, contro il dualismo aristotelico che privilegiava soltanto l'aspetto interiore. Invece in Medicina, da Ippocrate e Galeno in poi, corpo e anima erano stati separati e analizzati quali singoli componenti della realtà. Non è allora un caso che pochi decenni prima, un oscuro medico svizzero, Paracelso, applicherà l'interpretazione unitaria alla Medicina con l'elemento corporale predominante. La fonte unitaria è la stessa: vale a dire il già citato Ermete Trismegisto, medico egiziano di età ellenistica, presente nel Fedro di Platone. Il poco che era tracimato dai soliti copisti benedettini dei pochi papiri salvati dagli incendi di biblioteche nell'alto medioevo, era la scelta antitomista - o meglio, critica dell'Aristotelismo riduzionista - che appunto rinnegava la conoscenza autoritaria e superficiale che la Chiesa Cristiana aveva invece adottato per evitare eresie e spaccature ideologiche e dogmatiche, prima fra tutte la lettura antitrinitaria sanata a Nicea nel relativo Concilio. Piuttosto Paracelso, come Bruno per la filosofia, partiva dalla osservazione della realtà concreta e non vedeva alcuna incarnazione, o meglio nessun mutamento del corpo dipendente dall'anima interiore. In sostanza, l'alchimista svizzero adoperava gli elementi chimici dell'epoca nelle terapie legate alle epidemie ricorrenti. Ma da uomo non ancora staccatosi dal Medioevo, non mancava di simboli magici, di misticismo rupestre poco lontano dal rito paganeggiante. L'uomo era visto come un tassello del mondo, quasi una sua miniatura. La malattia era interpretata come un disordine improvviso di un ordine prestabilito. La natura era la vera medicina, con ogni erba pronta a sanare i mali. Le piante e gli animali come fonti di cura, quasi un Leonardo alla riscoperta della Salute. Unica variante dei maghi era quella di sperimentare, di provare e riprovare, di superare di fatto le presunzioni della tradizione neoaristotelica. E quindi non una medicina generale, ma personalizzata con terapie che andavano dalle piante fino ai metalli, col mercurio in particolare. Il medico era un Dio in piccolo e la fede in lui era essenziale per la guarigione. Una anticipazione o un ritorno, alla naturopatia delle scuole egizie e babilonesi che avevano influenzato la medicina greca e la figura di Galeno in particolare, uno scienziato altrettanto ambiguo nei suoi rapporti con la scienza analitica. Ambiguità che tormentava un gesuita, il cardinale rettore del collegio romano fin dal 1592, poi preposto dall'Ordine a Napoli nel 1597. Anno in cui Papa Clemente VIII lo richiamò a Roma come consultore del Sant'Uffizio, la congregazione romana istituita per attuare la repressione, anche violenta, delle dottrine protestanti e il dissenso antitomista che ormai pullulava nella Chiesa Cattolica dopo il Concilio di Trento (1545-1563), indetto per reagire alla peste della Riforma Protestante e che costituisce, con 16 decreti dogmatici, la Controriforma della Religione Cattolica. Subito l'abilità intellettuale di questo cardinale - pupillo di Ignazio di Loyola - fu messa alla prova. Era ancora in corso il processo per eresia a Giordano Bruno. Otto sue proposizioni erano state impugnate degli Inquisitori e il Bruno ne aveva ritrattato ben sei. Due erano in odore di gravissima eresia, soprattutto perché incidevano sulla Trinità nella persona divina di Cristo. Bellarmino, il vescovo inquisitore in parola, allarmato dallo spirito tortuoso del monaco Nolano e dal pericolo che gravava sulla Chiesa romana, durante un ennesimo interrogatorio lo invitò ad abiurare. Bruno non rinnegò e con atteggiamento di sfida ascolterà la sentenza che lo porterà al rogo il 17.2.1600. E 16 anni dopo la situazione si ripropose con Galileo in merito all'Eliocentrismo che lo scienziato pisano aveva provato attraverso le sue dirette asseverazioni con lo strumento dal lui stesso inventato, il telescopio. Bellarmino insisteva per la infallibilità delle scritture, Galileo per la sua tesi, stavolta molto più verificata rispetto alle tesi di Bruno. In realtà, il confronto con Galileo del Cardinale Inquisitore non aveva avuto carattere giudiziario e si era concluso in una archiviazione istruttoria del reato di eresia per Galilei. Infatti, da documenti anteriori al processo del 1616, risulta che il Cardinale prima di morire non si pronunziasse del tutto negativamente sulla interpretazione eliocentrica e che piuttosto aveva concordato con lo scienziato un semplice ammonimento alla prudenza. Circostanza che sarà alterata dal padre inquisitore Seguri durante il processo del 1616, dove il timore dell'accusa non era moderato, ma alquanto dovizioso per le colpe presunte di Galileo che naturalmente preferì abiurare come è noto. Questo temporeggiamento della chiesa ufficiale di fronte al progredire delle Scienze fisiche e a seguito delle scelte di tolleranza che gli intellettuali razionalisti proclamavano, lasciava ancora spazio al sentimento devozionale e reazionario presente fra i fedeli, dove la teologia cristiana rimase a lungo irrigidita in due versioni della dottrina cattolica, ingabbiata nel grande catechismo redatto proprio dal Bellarmino nel 1598. Il Sant'Uffizio, organo di giustizia canonica contro la dissidenza religiosa e nel famigerato indice di libri proibiti dal 1559 al 1966, fu abolito finalmente col Concilio Vaticano II. Certo si è che l'Esoterismo diventa così il bersaglio principale dell'istituzione cattolica, anche se il tarlo devozionale e mistico rodeva l'edificio cattolico, senza contare lo sviluppo delle scienze e delle tecniche legate alla rivoluzione industriale che presto ridarà fiato alle scuole razionali e illuministe nei due secoli a venire.

 

3. Bacone, Voltaire e La Mettrie: dall'Esoterismo superstizioso al riduzionismo scientifico.

3 a) Francesco Bacone (1561-1626)

Indubbiamente, il principio di libera interpretazione delle Sacre scritture, predicato da Lutero, non solo soggettivizzava l'azione conoscitiva, ma consentiva di abbracciare tutto il sapere, in armonia al pansofismo, una corrente culturale figlia del pensiero di Leonardo e Michelangelo. Comune a Francesco Bacone (1561-1626) era del pari l'amore per la natura, derivato dall'influsso umanistico che da Bruno si espanse a Tommaso Moro e  a Erasmo da Rotterdam. Nondimeno, da buon utilitarista, lodò le invenzioni del secolo rinascimentale, dalla stampa alla polvere da sparo, dalla bussola, alle scoperte geografiche. Ma amò il teatro di Shakespeare, apprezzò la Mandragola di Machiavelli e alla fine della sua vita, era entusiasta di Copernico, ammirò Keplero e studiò con attenzione un italiano molto particolare per la sua singolare invenzione, Galileo e il suo telescopio. Nel 1620 pubblicò il Novum Organum, un saggio fondato sulla massima già di Bruno, La verità figlia del tempo e non dell'autorità! I veri antichi siamo Noi. Di più: nel romanzo pedagogico Nova Atlantis - legato a doppia mandata con il precedente racconto Utopia di Tommaso Moro - delineò il passaggio epocale fondativo di una Nuova Scienza, fondata non più nell'astrattezza fissata da esperimenti sconosciuti e antiquati, quanto e piuttosto aggiornati da un fine concreto. Utilità che derivava dal principio della Natura da dominare, dopo averne osservato le caratteristiche. Esperimento e ipotesi; conoscere per interrogarla. E dunque la definitiva sostituzione integrale della Civitas Dei di Agostino, con il Regnum hominis, cioè il sapere frutto della Volontà umana. Ecco la rivoluzione materialista e scientifica di natura analitica. La differenza col metodo Aristotelico stava nel fatto che questi estende un effetto a tutti i campioni sotto osservazione lo stesso evento; mentre il metodo Baconiano va ripetuto oggetto per oggetto, materiale per materiale, prima di formulare una legge esaustiva del fenomeno. Un esempio spiega il passaggio: per affermare che i metalli a contatto col calore si dilatano, Aristotele procedeva con un solo esperimento; mentre Galilei e Bacone formulavano la legge della dilatazione al calore quando il fenomeno si duplica o si moltiplica per più casi. Di qui, la riaffermazione induttiva della generalità dal risultato in quanto di fatto utile. Ecco perché Bacone passa in rassegna gli errori e i pregiudizi amati dalle scuole esoteriche, i cc. d. idola mentis, cioè le illusioni da fantasie, oppure da figure e nozione soggettive, quelli determinati dalle psicologie deviate dal soggetto autorevole, gli errori da usi generali che magari variano da persona a persona, oppure le teorie che si propugnano a teatro ma fuori dalla realtà. Insomma, Bacone imponeva al ricercatore di registrare ogni effetto da ogni causa, in proporzione da essa determinata. Esperimento da una prima ipotesi; nuovi esperimenti da ipotesi seconda, ecc. ecc. E nella determinazione dalle ipotesi, il ricercatore raffina la sua immaginazione sempre legate alla Natura - qui riaffiora il metodo di Paracelso - ma a poco a poco, dato dopo dato, il dominio della realtà si farà più forte, specialmente se sarà possibile raffigurarlo in modo geometrico - come farà Cartesio - oppure renderlo in forma aritmetica, come sarà per Pascal secondo il criterio delle probabilità. Siamo così alla fisica sperimentale, tutto il contrario della conoscenza esoterica, perché questa presuppone il dominio dell'ignoto nell'Uomo, condannato a servirla; mentre il metodo di Bacone elimina queste servitù e pone il ricercatore a eliminare ogni pregiudizio per sapere come di fatto pervenire a contenere i rischi della vita quotidiana. Sapere è potere, ovvero la verità della conoscenza ci permette di conoscere la verità dell'Essere. Soprattutto, è la vittoria laica dall'utilità e del progresso, contro la magia e la presunzione delle sette esoteriche che ormai si erano ridotte a bande di malfattori che frodavano le speranze di maggiore sicurezza delle popolazioni, esposte ai sempre presenti quattro cavalieri. Metodo descrittivo e misurativo dei fenomeni - per esempio, nelle ricorrenti epidemie di peste - il medico Andrea Verchio (1514-1564) e il suo discepolo Michele Serveto, rileggendo e aggiornando Galeno, scoprono la circolazione sanguigna. In chimica, Georgius Agricola nel suo De Re metallica (1556) opera esprimenti in chimica, annullando buona parte la metallurgia di Paracelso proprio nella prospettiva già evidenziata del metodo di Bacone. Tycho Brahe (1546- 1601), maestro di Keplero, rompe il muro aristotelico e osserverà in modo sistematico le stelle, formula un campionario di osservazioni concrete che Galileo adopererà per confermare il suo eliocentrismo. Niccolò Tartaglia (1506-15379, Francesco Maurolico (1494-1575) e Giambattista Benedetti (1530-1590) rispolveravano e riaprivano nuovi orizzonti in Geometria e Aritmetica, adattandole a formule algebriche arabe che già avevano oscurato la matematica magica degli esoterici riesumati da Bruno. Nelle arti figurative Guidobaldo Del Monte, nei suoi 6 libri di prospettive (1600) inaugurò una singolare relazione fra prospettiva geometrica e pittura. Alla fantasia dell'artista si affianca il realismo imitativo della Natura. Ottica, statica, chimica dei colori, riportano animali e piante accanto all'Uomo rappresentato. Caravaggio fra breve ne farà tesoro. Machiavelli, Gucciardini, Bodin, diventano i modelli di una notevole riforma della Storiografia e della scienza della politica, rinnovando la concezione assolutista del Potere fra Re e Papa. In sintesi la guerra contro l'esoterismo medievale apparirà vinta su ogni fronte.

3 b) Voltaire (1694-1778) e La Mettrie (1709-1751)

Il secondo maggiore accusatore e unico implacabile delle dottrine esoteriche è François - Marie Arouet, detto Voltaire, il filosofo emblema e simbolo della corrente di pensiero illuminista. E' impossibile riassumerne il pensiero, tanto fu rivoluzionaria l'esposizione sistematica delle sue roventi critiche alle Chiese cristiane e a quelle laiche, rivoltandole (è il suo soprannome!) come un calzino e fornendo una base ideologica robustissima alla Grande rivoluzione del 1789. Benché si dichiarasse un deista e non del tutto ateo, criticò fortemente tutte le religioni, specialmente quando il popolo si esprimeva in pratiche occulte e in credenze illogiche, per esempio nel culto dei Santi (la liquefazione del sangue, adorazione di figure sacre e di presunte reliquie religiose, miracoli non verificati; false prove di fede ipnotica, ecc. ecc.). La critica più dura fu però contro il fanatismo religioso da ambo le parti nelle guerre di religione che nel '600 e anche nel '700 mascheravano lotte di classe per la gestione del potere. E' noto che fu inventore della nozione di tolleranza e di Ragione, ma anche un avversario di ogni dogma inspiegabile. Le voci del Dizionario filosofico (da Abate a Virtù, circa 117) contestavano razionalmente la Bibbia, la storia antica e moderna, le scienze fisiche e metafisiche per ogni punto debole che si ritrovava nel senso comune, rileggendo e commentando logicamente la definizione. Per esempio, leggiamo l'incipit della voce Setta: Ogni setta, di qualunque genere sia, è uno schieramento del dubbio e dall'errore. Scotisti e Tomisti, realisti e nominalisti, papisti e calvinisti, molinisti, giansenisti, non sono altro che nomi di guerra. Non esistono sette in geometria: non si dice mai, un euclidiano, oppure un archimedista. Quando la verità è chiara, è impossibile che ne nascano partiti e fazioni. Mai si disputò se c'è luce a mezzogiorno... Ecco perché il '700 vide un notevole balzo in avanti delle Scienze e delle Tecniche. In Astronomia, nascono osservatori finanziati dalle imprese di navigazione extracontinentali. Il più famoso è quello di Greenwich, vicino Londra, dove Edmond Halley osserverà numerose comete. Carlo Linneo, svedese, poi si dedicò alla classificazione di piante e animali. L'olandese Herman Boerhaave redige il primo manuale di fisiologia. Il matematico svizzero Eulero sviluppa la geometria analitica infinitesimale e scriverà le leggi della meccanica classica. E vanno poi annoverati Beniamino Franklin e Luigi Galvani, pionieri della sperimentazione dell'energia elettrica, senza contare i biologi Buffon e Spallanzani, nonché i chimici Lavoisier e Cavendish, classificatori e determinatori degli elementi chimici e scopritori dell'idrogeno. Nondimeno, storici, filosofi ed economisti, danno svolte epocali alle materie sociali: Vico, Gibbon, Smith, Romagnosi, arrecano passi da giganti alla crescita politica e culturale del pensiero sociale. In linguaggio sportivo, è come se il primo tempo di una partita di calcio fosse terminata già a quattro a zero. Alla conoscenza esoterica non basta più eccitare le masse contadine e ignoranti, già in crescita razionale per effetto delle rivoluzioni americana e francese. Un'area di socialità ora è più disponibile a essere influenzata, proprio perché l'Illuminismo, nel dare alle coscienze borghesi un'ideologia razionale che le spinge a condividere il Potere con la classe nobiliare, ancora proprietaria del latifondo; è anche un terreno vergine dove germinare la sua radice elitaria in prospettiva di sostituzione alla classe dirigente aristocratica. Dunque, la formazione di una nuova realtà di gruppo, una setta di ispirazione politica, vale a dire la Massoneria. Proprio nell'Inghilterra di Bacone, dopo la prima rivoluzione del 1688, si raccolgono tradizioni, simboli e le organizzazioni esoteriche (triangoli con tetragramma, sigillo di Salomone) e prenderà pure le mosse dall'assassinio di Hiram del tempio di Salomone. Collegata alla setta medievale dei Catari, erede dell'Ordine Templare, guidata dalla famiglia francese di Rosa Croce, si vanterà di essere figlia del diavolo; e da essa deriverà piuttosto la libera associazione dei Muratori, delle chiese e dei palazzi nobiliari già nel periodo della Guerra dei Cento anni, che assorbì ogni forma di protesta politica dopo la parallela caduta della famiglia dei Valois e degli Stuart. Infatti, è noto che a metà '600 nell'Inghilterra moderata di Giacomo II Stuart, che regnerà dal 1685 al 1688 ultimo re cattolico di Inghilterra, Scozia e Irlanda, si avrà lo scontro col Parlamento a maggioranza episcopale e anglicana. Ciò lo portò all'esilio a favore del Re Guglielmo III d'Orange che nel 1689 è favorito dalla massoneria scozzese. L'esercito giacobita da lui guidato, sotto l'appoggio di Luigi XIV; fu però sconfitto dall'armata protestante a Dublino e così divenne Re Guglielmo e la nuova dinastia non cattolica regnerà nei decenni successivi. Il reverendo Anderson e il lord Theophilus Desaguliers, gran maestro della Grande loggia di Londra, fondavano la società segreta degli accepted masons, non solo di esperti muratori e ingegneri, ma anche di esponenti della cultura e della politica, anche di fedi diverse, ma tutti uniti nell'ideale di difesa dei diritti civili conquistati fin dai tempi di Cromwell, il generale che aveva combattuto e detronizzato la casa cattolica degli Stuart e aveva istituito una Repubblica autoritaria per buona parte del secolo decimo settimo. La Massoneria della Grande loggia aveva per motto l'amore fraterno, la pietra d'angolo maestra,che cementava la gloria dell'antica Fratellanza. Regola che copriva, nelle ulteriori associazioni affiliate in Europa (secondo le famose Constitutions of the Free-Masons del 25 marzo 1722), l'ideale politico libertario, egualitario e di pura fratellanza laica della classe produttiva inglese impegnata al mantenimento del Potere Parlamentare in Gran Bretagna. Londra, Parigi, Berlino, Vienna, S. Pietroburgo, Napoli, divenivaono sede delle logge segrete in rotta di collisione sia con le Case Regnanti - benché molti rampolli ne facciano parte - sia con la Chiesa Romana di Benedetto XIV, che con la Bolla Providas Romnorum Pontificum, dispensava la scomunica a chi ne facesse parte. Maturava cioè una classe dirigente filocapitalista interstatale nel secolo illuminista fra intellettuali che non accettava la condanna di essere una classe di superstiziosi e di truffatori, ma anzi esaltava le scienze e la tecnica. In armonia alle nuove classi colte e allo stesso Deismo di Voltaire la Massoneria inglese rielaborò nel 1728 gli statuti riservati e si aprì alla borghesia laica ed ecclesiastica, leale alla Monarchia olandese e si espanderà nelle Colonie, da Gibilterra all'India, propagandando l'ideale cosmopolita e tollerante, nonché le idee indipendentiste nordamericane e lo spirito neocapitalista di libera concorrenza che Franklin e Washington immetteranno presto nella loro Rivoluzione. Lo spirito settario però rimase a Parigi e la Grande Loge e il Grand Orient fra il 1743 e dal 1773 attireranno gli interessi di non pochi Enciclopedisti. Poi la Grande Rivoluzione del 1789 ne vide la partecipazione, mentre Germania, Austria, Spagna e negli stati Italiani nascevano logge filoinglesi e filofrancesi. Mozart, Newton, Napoleone, Pitt, Puskin, Lessing, Wieland, Herder, risultano appartenervi, senza contare in Italia Pellico, Ciro Menotti, Colletta, Nathan, Nello Rosselli, Garibaldi, Cavour e perfino il giovane Mazzini ne fecero parte, ultimo dei quali però molto presto ne uscì criticamente, ponendo come requisito della sua associazione famosissima - La giovane Italia - il carattere dell'assoluta pubblicità d'azione, limite che aveva appunto frenato e danneggiato la fortuna della stessa Massoneria e della Carboneria nel periodo della Restaurazione, in relazione alla domanda di partecipazione popolare al moto risorgimentale. Ma tale criticità non era stato solo Mazzini a rilevarlo. Sarà Goethe ad acuirla e a dare un ulteriore colpo di maglio all'esoterismo politico con la storia di Cagliostro, forse il più grande mistificatore della storia esoterica, personaggio da cui l'esoterismo subirà una delle più profonde ferite. Inoltre, i filosofi razionalisti e liberali inglesi da Hobbes a Locke, da Hume a Smith; ma anche i socialisti utopisti, da Williams a Saint Simon e Faurier, discutevano alle soglie del Romanticismo dei fenomeni sociali complessi nella prima versione del Capitalismo industriale: come la mente, la coscienza e la vita andassero riformati e ricostruiti in quella età in movimento retta dalle nuove scienze? Le Mattrie, da medico filoparacelsiano proponeva la riduzione a formule meccaniche che spiegassero facilmente la condizione umana. Era la traduzione pratica delle componenti più elementari delle leggi della Fisica che ormai Newton aveva oggettivamente definito. Il suo pensiero meccanicista - in parte criticato dagli enciclopedisti antecedenti all '89 - vedeva nella coscienza un processo fisico e chimico, ma anche neurologico che nasceva nel cervello, quell'interiorità di idee che ormai non era più schiavo delle élite di magici suonatori di pifferi e flauti. Come se bastasse assemblare qualche macchina a vapore per cogliere e coordinare l'essenza dal fenomeno del movimento. Certo fu che lo scientismo ubriacante fin dalla metà del '700 europeo, ridusse a forme meccanicistiche ciò che la società industriale andava scoprendo per raggiungere un livello di massa della produzione, idonea a soddisfare la domanda di soluzione dei bisogni naturali di sicurezza sociale. Ma questa non poteva assicurare certezze con la semplice riduzione a somma algebrica delle singole opzioni tecniche che formassero un Totale. L'oggettivazione scientifica non poteva delineare un fenomeno assoluto, perché la realtà era già sempre un passo avanti rispetto comunque allo sviluppo della coscienza umana. In particolare, il medico illuminista Julien La Mettrie andò al di là del già radicale Voltaire, ricostruendo la figura più che utopistica dell'uomo/macchina, dove il meccanicismo cartesiano sarà amplificato nel secolo successivo alla luce dello sviluppo industriale a noi ben noto. Invece, il ritorno all'interiore di sé, la Coscienza, sarà così ineliminabile perché le scuole romantiche di inizio Ottocento le riconobbero di frenare la gioia della Ragione che aveva illuminato il secolo precedente. Sarà Goethe a trovare un equilibrio estetico che darà un colpo durissimo all'Esoterismo con la sua spietata analisi del fenomeno Cagliostro, forse il più grande mistificatore della storia dal quale l'esoterismo buono subirà una delle più profonde ferite, confinandolo ancora per un secolo come una truffa ideologica e privandolo della spiritualità interiore di cui oggi si sente tanto bisogno sia da parte religiosa che da parte laica.

Giuseppe Moscatt

 

Bibliografia

    • Per la nozione giudica di Sintesi verbale, vd. MASSIMO SEVERO GIANNINI, Istituzioni di Diritto Amministrativo, Milano, Giuffrè, 1981, soprattutto l'introduzione.
    • Per la Religione Egizia e la loro concezione sull'aldilà, NICOLAS GRIMAL, Storia dell'antico Egitto, editori Laterza, 1990, cap. II, parte prima e cap. V, parte seconda. Per quella Mesopotamica, MARIO LIVERANI, Antico oriente, 1988, Editori Laterza, nonché C.W. CERAM, Civiltà sepolte, il romanzo dell'archeologia, ed. Einaudi, 1968.
    • Per l'esoterismo in generale, si consulti, FURIO JESI, Esoterismo e linguaggio mitologico, 2002 e JEAN-PIERRE VERNANT, Mito e pensiero presso i Greci, Torino, 1970, nonché il vol. nr. 5 della collana, Biblioteca di Repubblica/Espresso, l'antichità, a cura di UMBERTO ECO, 2013, su Pitagora e il pitagorismo.
    • Per Agostino in contraddizione ad Apuleio, cfr. ALBERTO PINCHERLE, Vita di sant'Agostino, editori Laterza, 2000, specialmente cap. XXXII.
    • Sul Medioevo e sulle relative problematiche sull'incarnazione del Cristo in Gesù dal Concilio di Nicea del 325 d. c. al Concilio Laterano del 1215, vd. la raccolta di scritti, Storia della Chiesa cattolica, ed. Paoline, 1986, a cura di KARL AMON. Spicca poi il saggio di MARC BLOCH, I Re Taumaturghi, Einaudi, 2016, Torino.
    • Sugli aspetti esoterici del pensiero di Giordano Bruno, vd. FRANCES AMELIA YATES, Laterza, 1969, per gli aspetti ermetici e per l'arte della memoria, Torino, 1972.
    • Sulla figura di Paracelso, cfr. ANTONIO MIOTTI, Paracelso, medico e mago, ed. Casa del libro, Roma, 1988, nonché CARLO NUTI, Paracelso e la scienza divina dell'uomo, ed. OM, Milano, 2014.
    • Per il periodo odierno (XV-XVI secolo), umanista e rinascimentale vd. EUGENIO GARIN, Umanesimo e Rinascimento, il filosofo e il Mago, cap. quinto, Mondadori, i classici della storia, 2010.
    • Sul riduzionismo scientifico, da Bacone al Sensismo inglese (XVII-XVIII secolo) cfr. JULIEN LA METTRIE, Opere filosofiche, Laterza, 1974. Quanto a Voltaire, vd. la voce Cristianesimo, del suo Dizionario filosofico, ed. Mondadori, 1970.
    • In merito all'evoluzione massonica delle correnti esoteriste, vd. CLAUDIO BONVECCHIO; Esoterismo e massoneria, ed. Mimesi, Milano, 2007

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