Teseo
Vai, come ordino, vai velocemente. Quanto a questo, io
se fossi giunto all’ira che si merita, 905
non l’avrei lasciato andare senza ferite di mano mia
ma ora con quali leggi costui si è intromesso
proprio con queste e non con altre sarà sistemato 908-
L’impotenza del tiranno incline all’ira
Nell’ Edipo re il protagonista eponimo si lasciava andare all’ira che caratterizza il tiranno; Teseo che invece è un capo democratico anche se re, non arriva all’ira poiché non è mai risolutiva delle difficoltà, anzi è spesso controproducente.
Seneca nel De ira scrive: “Quidam itaque e sapientibus viris iram dixerunt brevem insaniam; aeque enim impotens sui (1) Certuni tra i savi pertanto dissero che l’ira è una breve pazzia: infatti è ugualmente incapace di controllarsi.
Orazio aveva già sentenziato:"ira furor brevis est " (Epist. I, 2, 62), l'ira è una breve follia.
Sentiamo anche Erich Fromm sulle cause psicologiche dell’ira:“we see a man who shouts and has a red face. We describe his behavior as ‘being angry’. If we ask why he is angry, the answer may be ‘because he is frightened’ ‘Why is he frightened?’ ‘Because he suffers from a deep sense of impotence’. ‘Why is this so?’ ‘Because he has never dissolved the ties to mother and is emotionally still a little child’ ”[1], noi vediamo un uomo che grida e ha la faccia rossa. Descriviamo il suo comportamento dicendo che è arrabbiato. Se noi domandiamo perché è arrabbiato, la risposta può essere, perché è spaventato. Perché è spaventato? Perché soffre di un profondo senso di impotenza. Perché è così? Perché non ha mai reciso i legami con la madre ed è ancora emotivamente un bambino-
La letteratura greca è percorsa dal motivo antitirannico: da Alceo che esulta per la morte di Mirsilo (fr. 332 LP), o copre di insulti Pittaco "to;n kakopatrivdan"( fr. 348 L P) dal padre ignobile, a Platone che certamente non risparmia biasimi al turanniko;" ajnhvr. Costui, nella Repubblica (573c) è uomo, per per natura, o per le abitudini, "mequstikov".. ejrwtikov".. melagcolikov" ", incline al bere, al sesso, alla depressione; inoltre è di animo sostanzialmente servile"oJ tw'/ o[nti tuvranno" tw/' o[nti dou'lo""(579e), della sostanziale servilità e adulatore degli uomini più malvagi.
Questa considerazione che sembra paradossale, magari dettata a Platone da un risentimento personale nei confronti deidespoti incontrati, è confermata da uno psicoanalista moderno. E. Fromm in Fuga dalla libertà scrive: " l'impotenza dà luogo all'impulso sadico a dominare; nella misura in cui l'individuo è capace, cioè in grado di realizzare le sue possibilità sulla base della libertà e dell'integrità del suo io, non ha bisogno di dominare e non prova alcuna brama di potere. In senso psicologico la brama di potere non si fonda sulla forza ma sulla debolezza. E' l'espressione dell'incapacità dell'io individuale di reggersi da solo, e di vivere. E' il disperato tentativo di acquistare una forza secondaria là dove manca la forza genuina. Il termine "potere" ha un duplice significato. Uno è il possesso di un potere su qualcuno, la possibilità di dominarlo; l'altro significato è il possesso del potere di fare qualcosa, di essere capace. Quest'ultimo significato non ha nulla a che vedere con il dominare; esprime padronanza nel senso di capacità” (p. 144).
Bologna 13 gennaio 2026 ore 9, 32 giovanni ghiselli
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