Quando torno a Pesaro da Bologna, non in bicicletta come facevo d’estate fino a non molti anni fa, poi magari proseguivo poi fino a Gallipoli o perfino arrivando fino a Troia per fare più belli gli ultimi trofei, fermandomi a Pesaro dunque, sul mezzogiorno vado in piazza dove vedo i miei pochi coetanei superstiti e ravviso in loro la mia stessa vecchiaia che indugia sul limitar della decrepitezza e della tomba, quindi penso che, se grazie a Dio siamo sopravvissuti a gran parte dei nostri coevi, gli otto decenni abbondanti che abbiamo alle spalle ci hanno precipitato dalle alture dove ruggivamo cinquanta anni fa come giovani leoni attenti alle prede e pronti a sferrare zampate per catturarle, ora arranchiamo puntellandoci su qualche appoggio come Edipo a Colono.
Lo predice Tiresia già nell’Edipo re di Sofocle: “divenuto accattone invece che ricco camminerà tastando davanti a sé la via con un bastone” (vv- 455-456).
Nell’Oedipus di Seneca, Creonte riferisce a Edipo parole analoghe pronunciate dallo spettro di Laio: “repet incertus viae/baculo senili triste praetemptans iter " (vv.656-657, si trascinerà incerto della via tastando davanti a sé il cammino triste con il bastone da vecchio.
Dopo la rottura del femore l’operazione e la riabilitazione, ho usato la stampella per altre tre settimane e ora l’ho riposta in uno sgabuzzino ma non l’ho buttata via. Infatti temo che, se non morirò prima, ne avrò ancora bisogno e non voglio comprarne un’altra. Devo risparmiare il denaro per il funerale che non vorrei ma non dipenderà da me.
Non sarà comunque un funus acerbum. Forse non omnis moriar come i miei autori che mi hanno aiutato a vivere quanto le mie donne e ringrazio anche loro. Questo di tanta speme oggi mi resta.
Bologna 17 gennaio 2026 ore 10, 27 giovanni ghiselli
p. s.
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