domenica 11 gennaio 2026

Ifigenia CLXV. Il disincanto totale.


 

La mattina mi svegliai di pessimo umore. Il sole non c'era. Pensai

subito male. "Ieri ho dovuto pregarla perché non mi lasciasse

subito, oggi stesso, otto marzo, giornata della donna.

L'ho convinta solo del fatto che troppo presto non le conviene.

L'ho indotta a pensare che se mi pianta prima dell'esame di recitazione,

rischia la bocciatura. Mi ha concesso tre, quattro

mesi di proroga dunque, la brava ragazza che per Capodanno volle

brindare all'eternità del nostro amore! Ciarlatana! Ma se crede di

sfruttarmi, di succhiare il mio sangue senza darmi in cambio

niente, o nient'altro che i suoi baci da Giuda, si sbaglia! Le

succhierò l'anima ! La provocherò, la spingerò a manifestare le sue

zone estreme: le sublimi e le infime, le oscene e le sante, per

metterle nella mia storia e renderla più interessante. Te la faccio

vedere io l'otto marzo, la giornata della donna! Tu sei una

donna dissoluta, una dalle libidini inaudite!

Come l'amante del regista interpretata da Sandra Milo

in Otto e mezzo di Fellini cui l’alter ego del regista, l’attore Mastroiani dice: ‘Ci vuole un trucco più da porca! Fai la

faccia da porca! Cammina molleggiando sui fianconi!’.

Dopo due anni e mezzo che mi sfrutti impudicamente, che mi hai

isolato per mungermi con mia consunzione quasi totale, adesso ti

accorgi che c'è poco altro da spremere e che ti conviene cercartene

uno più utile, più funzionale alla tua agognata carriera da istriona.

Ora vuole macellarmi la guitta, la mima volgare. Ma io non sono

una mucca né un castrone da mattatoio: saprò capovolgere contro di te la tua

intenzione malvagia. Ti provocherò, ti punzecchierò, ti squarcerò

fino a farti rovesciare tutto il pantano melmoso che hai dentro. E su quella

sanie, sul tuo dorso di belva costruirò la  storia di amore fallito

rappresentativo di questa età malvagia e superba, nemica della

virtù” 20.

Lo sbudellamento davanti al fuoco mi aveva riempito l'anima di

tali sentimenti cattivi. Ci incontrammo nella sala

della colazione. Per provocarla subito, le feci notare che la

cameriera era bella, bellissima, una meraviglia di donna: non avevo mai visto una delizia del genere.

Reagì soltanto con un"non mi piace", simulando indifferenza.

Salimmo al rifugio Le cune , sperando che il sole rompesse le

nubi, ma non eravamo degni della sua presenza lieta, e rimase

nascosto fino a sera. Eravamo cattivi e meschini. Uno peggiore dell’altra. Lo vedevamo volare stanco e infreddolito anche lui. Non osai chiedere niente al dio corrucciato. A metà giornata ci sedemmo su una panchina di ferro posta non lontana dal ciglio di una voragine aperta verso nord est. Si vedeva la Marmolada, la regina delle Dolomiti mi spiegava la zia Giulia, ma  se le chiedevo di portarmi a camminare su quella distesa bianca che mi affascinava rispondeva che era piena di crepacci associando questa parola minacciosa  a un verbo assonante che doveva spaventarmi. “Sulla Marmolada sono crepati tanti anche esperti di montagne e ghiacciai, bambino imprudente anche nei desideri!”.

Anche con certe amanti si crepa, magari dopo avere goduto pensavo quella mattina. Non ero più un bambino e non mi facevo tante illusioni. Una volta vedevo il tutto nel niente, oramai trovavo il niente nel tutto. Il mio disincanto era totale.

 Eravamo cupi e imbronciati. Parlavamo di nuovo della nostra situazione

infelice aggirandoci attorno ai soliti temi: perversioni, tradimenti,

emozioni cattive, e così via. Cercavo di provocarla a dire qualcosa di

nuovo, onde scriverlo tra gli appunti del capolavoro prossimo; ma

quella eludeva le domande, replicando con i luoghi comuni che

avevamo codificato insieme negli ultimi tempi a proposito del

nostro connubio corrotto.

Ad un tratto però, quasi senza volere, riuscii a colpirla in una

debolezza essenziale, una zona critica e già vulnerata dell'anima, una

ferita  che, appena sfiorata, la faceva dubitare perfino della sua

identità. Dissi soltanto:"Ifigenia, sei più bella, giovane e

affascinante adesso di quando ti ho conosciuta".

Tutto qui. Ma quella, cadutale la maschera di indifferenza con cui si era protetta fino allora, mi guardò con un'espressione di terrore e di odio, poi

disse:"Io non cerco nessuna consolazione del fatto che non sono

tanto giovane quanto le ventenni delle quali senti bisogno tu per

eccitare i tuoi nervi mal protesi e  stremati".

Quindi si alzò e si avvicinò al ciglio del precipizio.

Avevo fatto come la Medea di Seneca, quando con lucida follia trova il punto debole del traditore Giasone. La madre dolorosa e furente ha visto come può colpire il marito fellone e dice fra sé:"sic natos amat?/Bene est, tenetur, vulneri patuit locus" (549-550), ama così i figli? Va bene, ce l'ho in pugno, si è aperto un varco per la ferita.

Dopo essermi congratulato di  tale riuso del maestro di Nerone, provai compassione della sua debolezza e mi alzai per andare ad accarezzarla, a dirle che se soltanto mi avesse voluto, non avrei desiderato altro.

Ma non potei farlo. Prima che arrivassi a toccarla, ifigenia scappò nel rifugio.

Rimasi fermo dov’ero per qualche minuto. Poi la seguii adagio. La raggiunsi. Piangeva. Le domandai perché.

"Ho creduto che tu volessi ammazzarmi buttandomi giù", rispose.

La guardai costernato. Non potevo spiegarle più niente. Dissi

soltanto:"Ma va' ". Per tutto il giorno non riacquistò la ragione. Il

precipizio l'aveva dentro di sé la ragazza.

Era in bilico sul proprio inconscio, un baratro terrificante; oppure era in balia del cavallo nero, contorto e massiccio, peloso fino alle orecchie, come quello appetitivo e maligno della biga platonica 22 .

Ifigenia aveva un'angoscia cieca e regressiva. L'avevo

catenata con un' osservazione tutt'altro che atroce, eppure

insopportabile per la sua debolezza. A meno che facesse una delle sue scene per esercitarsi. Nessuna malizia poteva essere esclusa. Da parte sua e pure mia.

Comunque fino a sera non fu possibile dirle una sola parola senza insospettirla e farla piagnucolare, o addirittura infuriare.

Avvertenza: il blog contiene 3 note

 

Note

20

Cfr. G. Leopardi, Il pensiero dominante, 59 e sgg.

21

Cfr. F. Nietzsche, Il caso Wagner, trad. it. Mondadori, Milano, 1975,  capitolo 12

 

22

Cfr. Platone, Fedro, 253e.


 

 

Bologna 11 gennaio 2026 ore 19, 57 giovanni ghiselli.

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