domenica 11 gennaio 2026

Nietzsche e Odisseo.


La curiosità e la gratitudine. La pietà dovuta a tutti i morti ante diem.

Nietzsche si iscrive nella categoria dei curiosi “noi curiosi fino al vizio, indagatori crudeli, con mani spietate tese all’inafferrabile, con denti e stomaco per sfidare ogni cibo più indigesto, pronti a compiere qualsiasi lavoro che richiedesse acume d’ingegno e di sensi, disposti a ogni audacia grazie a un eccesso di “libero volere”[1].

Non ogni audacia però:  buona è quella che riguarda il Ciclope dove c’è da imparare poiché Odisseo è filomaqhv~,  mentre non è buona quella di mangiare il loto che fa dimenticare e disimparare. Le audacie di Odisseo sono calcolate. Ascolta le Sirene  solo dopo essersi fatto legare.

Nietzsche è un Ulissìde

 Ulisse infatti  è un uomo  curioso.

Apuleio  ne fa  una prefigurazione del suo Lucio, il protagonista delle Metamorfosi il quale nel mezzo delle tribolazioni asinine, pensa:" Nec ullum uspiam cruciabilis vitae solacium aderat, nisi quod ingenita mihi curiositate recreabar... Nec immerito priscae poeticae divinus auctor apud Graios summae prudentiae virum monstrare cupiens multarum civitatium obitu et variorum populorum cognitu summas adeptum virtutes cecinit " (IX, 13), né vi era da qualche parte alcun conforto di quella vita tribolata se non il fatto che mi sollevavo con la mia innata curiosità...e non a torto quel divino creatore dell'antica poesia dei Greci volendo raffigurare un uomo di somma saggezza, narrò che egli raggiunse i sommi valori visitando molte città e conoscendo popoli diversi.

Cfr. Odissea I, 3: “pollw`n d j ajnqrwvpwn i[den a[stea kai; novon e[gnw”, di molti uomini vide le città e conobbe la mente.

Il desiderio di conoscere, l’amore della sapienza di fatto nasce anche dalla curiosità.

 

Ancora Odisseo come modello.

Nietzsche: “Bisogna prendere congedo dalla vita come Odisseo da Nausicaa-benedicendola,  più che restandone innamorati"[2].

Salutando la fanciulla  che l’ha aiutato, Odisseo le dice: Quando sarò tornato a Itaca, a te farò voti come a un dio sempre, ogni giorno: tu mi hai salvato la vita ragazza”- aijei; h[mata pavnta: su;   gavr m j ejbiwvsao , kouvrh” (Odissea, VIII, 68)

Il sacrificio giornaliero alle ragazze che mi hanno salvato la vita lo faccio ogni giorno anche io scrivendo di loro, e il sangue di questi sacrifici non è quello di pecore o di montoni bensì il mio

Sentiamo Nietzsche: “Il viaggio nell’Ade. Anch’io sono stato agli inferi, come Odisseo, e ci tornerò ancora più volte, e non solo montoni ho sacrificato per poter parlare con i morti; bensì non ho risparmiato il mio stesso sangue” [3].

 

Io sono stato non solo agli inferi ma anche in paradiso con le ragazze di cui scrivo e lo faccio con la gratitudine di Odisseo a Nausicaa.

 

Ma ora torno alla curiosità: mi chiedo perché tante cerimonie ufficiali dovute alle morti di certi ragazzi di certe famiglie, e nessun compianto, o quasi nessuno, per le morti altrettanto tragiche e dolorose di altri giovani di altre famiglie di ceto diverso?

La domanda è retorica come si capisce: anche tra i morti ci sono quelli importanti e quelli che non contano nulla.

 Personalmente li compiango tutti nella stessa maniera siccome mi è dispiaciuto molto per tutti questi giovani e giovanissimi morti ante diem. Potevano essere stati miei allievi a scuola o miei figli.

E aggiungo che Mattarella e la Meloni come hanno fatto bene a compiangere e commemorare i ragazzi morti nel rogo della località svizzera, avrebbero fatto altrettanto bene a compiangere e commemorare le bambine e i bambini sterminati a Gaza e il ferroviere accoltellato a Bologna e  la signora inerme ammazzata a sangue freddo a Minneapolis.

 

Bologna 11 gennaio 2025 ore 18, 42 giovanni ghiselli

p. s.

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[1] Di là dal bene e dal male, Lo spirito libero, 44.

[2]Di là dal bene e dal male , Aforismi e interludi, 96

[3] Umano, troppo umano II, Parte prima, Opinioni e sentenze diverse, 408


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