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CCIX Il proposito di dare ordine al caos.
Il giorno seguente, martedì dieci marzo, di mattina feci lezione senza potere impiegare, qualunque esse fossero in quel tempo, tutte intere le capacità della mia mente. Il pomeriggio, in casa da solo, avevo bisogno di riflettere. Indagare sul significato del rapporto con la bella ragazza che mi stava sfuggendo era la mia attività mentale più viva. Sapevo che per raccontare la nostra storia in maniera che fosse interessante per tutti, dovevo allenarmi a coglierne giorno per giorno gli aspetti essenziali e universali. Se invece lo scopo era riconquistare l'amore della giovane donna, bisognava che comprendessi perché l'avevo perduta, e il mezzo migliore per arrivare all'intelligenza di tanti fatti contraddittori e confusi, era dare ordine al caos, trarre luce dal fumo-1. Del resto capire perché con Ifigenia avessi fallito, sarebbe stata una necessità anche nel caso che avessi voluto cambiare compagna; e in ogni modo la comprensione degli errori fatti nell'opera educativa di questa amante, un’attività dove avevo impiegato tempo, energie, sentimenti, era indispensabile per la mia parte pubblica. Non mi bastava imparare nozioni: volevo suscitare energie morali e sensibilità estetica nei miei discepoli. Perciò, sia per arrivare al capolavoro auspicato, sia per ricominciare degnamente con Ifigenia, o, per iniziare ancora più degnamente con una migliore di lei, sia per educare i miei uditori e lettori di buona natura, dovevo trovare la causa più vera della nostra degradazione amorosa e umana.
Ifigenia talora aveva incoraggiato il mio proposito artistico: una sera di febbraio, dopo avere letto gli appunti che avevo preso nei giorni di solitudine, parole rievocative di eventi tristi e lieti, disse che dovevo cominciare a comporre la grande opera letteraria, poiché il talento lo avevo, e il mancato successo del dramma non significava che alle mie parole mancasse una forza ricca e straordinaria-2. Una potenza che avrei dovuto disciplinare però, e incanalare in uno stile epico fluente come l'acqua di un fiume ampio e maestoso. Ricordando questi suggerimenti, pensavo di avere ancora bisogno della sua presenza. Temevo che se mi avesse lasciato troppo per tempo, sarei diventato una schifezza di uomo: ingrassato, perduti o imbiancati i capelli, caduti o cariati i denti, sbiadita l’espressione umana del viso , avrei smesso di leggere, mi sarei ubriacato, e una volta completamente brillo, sarei andato a ingiuriare-3 le cattive signorine 3bis sul lungomare di Misano bestemmiando Dio e tutti i santi a partire dall’onesto Giovanni rinnegando il mio stesso nome siccome divenutone indegno ; insomma avrei ucciso le mie potenziali capacità di fare le cose egregie delle quali però mi sarebbe rimasto il desiderio tragicamente frustrato, un rimorso che mi avrebbe spinto ad ammazzarmi lanciando bestemmie inaudite. Era stata Ifigenia a evocare la parte migliore di me, e lei soltanto poteva portarmi al compimento di un'opera grande e meravigliosa. Certo, le mancavano la finezza, l'autenticità e la forza mentale che avrei voluto nella mia compagna di vita, però aveva determinazione per gli scopi che le stavano a cuore davvero, e la mia realizzazione artistica poteva importarle , se non altro perché avrebbe procurato fama e successo pure a lei. Ma soprattutto era dotata dell'aurea bellezza, consolatrice di tutti gli affanni. Avvertenza: il blog contiene tre note e mezzo con il greco non traslitterato
Not
1Cfr. Orazio, Ars poetica, v.143: "non fumum ex fulgore, sed ex fumo dare lucem/cogitat..", non pensa di trarre fumo dallo splendore, ma luce dal fumo. Il soggetto è Omero.
2Cfr. Shakespeare, The tempest:"But doth suffer a sea-change/into something rich and strange
3Cfr. Aristofane, Cavalieri: “mequvwn te tai'" povrnaisi loidorhvsetai" (v. 1400), e ubriaco oltraggerà le puttane.
3 bis Per le “cattive signorine” cfr. invece Cocotte di Gozzano. Come vedete è tutto testimoniato dalla tradizione letteraria europea nobile e antica.
Ifigenia CCX Il progetto del capolavoro
Quella sera, solo davanti al televisore nella cucina sconvolta, vidi la Loren giovane e mi sembrò simile a Ifigenia. Per tutto il tempo del film sentii la dolorosa mancanza della compagna precaria;
quando fu finito, pregavo che mi telefonasse, come faceva solitamente dopo uno spettacolo visto da entrambi in luoghi diversi; infatti non mancò di chiamarmi, e mi rese felice. Le dissi che se mi avesse dato una mano sarei divenuto il più grande scrittore, non di tutti i tempi, poiché superare Omero, i tragici greci, Lucano, Petronio, Apuleio, Dante, Machiavelli, Foscolo, Leopardi, probabilmente non era alla portata mia, e forse nemmeno i massimi autori del Novecento avrei potuto battere nella nobile gara della bellezza, siccome anche Joyce, Proust, Kafka e Thomas Mann sono dei giganti; ma il migliore vivente sì per dio, mi era possibile diventarlo, non era impossibile superare tali nani e Ifigenia di conseguenza poteva assurgere al podio delle prime attrici del mondo. Ci ridemmo sopra, poi ci salutammo. Io credevo a quanto le avevo detto sia pure con tono scherzoso, poiché fa parte della mia autoeducazione prefissarmi mete alte, difficili, quasi inarrivabili, e cercare di raggiungerle mettendoci tutte le forze e moltiplicandole durante tutto il tempo necessario all’impresa. Vedete quanti anni sono passati da quel giorno. Perciò mi avvicino ai due milioni di lettori in tutto il mondo. Andai a letto con le lacrime agli occhi pensando che la ninfa mi piaceva ancora e aveva le qualità essenziali per farmi da Musa, Calliope o Melpomene 4 ispiratrice di un capolavoro che avrebbe fatto epoca e rieducato il meglio dell'umanità. Non sapevo che il 15 di quello stesso mese di marzo mi avrebbe lasciato una prima volta, e il 13 giugno una seconda, in modo irreparabile, tanto da indurmi a considerarla perduta piuttosto che solo smarrita come due mesi prima, a chiudermi in casa e a sposare me stesso per dare alla luce questo romanzo nella solitudine immensa e spaventosa di un anno pur confortato dalle rare, preziosissime visite sue, e di un paio di altre giovani donne grazie al cielo benigno che mi voleva presente, vivo, e tenuto in forze dalla coscienza di mettere al mondo qualche cosa di bello, di proficuo per quanti mi avrebbero letto in futuro. Allora non potevo sapere quanto tempo sarebbe stato necessario per scriverlo tutto intero, poi correggerlo, limarlo ad unguem , dargli la mano estrema. In ogni caso contavo di non scoraggiarmi e di non morire nel darlo alla luce, quando forse avrei avuto quaranta o più anni, primiparo annoso. Oggi la falange armata dai dolori e dalle gioie della mia vita marcia in ranghi compatti verso l’ottantaduesimo compleanno e ancora non ho terminato il mio compito: non è ancora perfetto. Ma poco ci manca.
Nota 4 La prima è la Musa della poesia epica, quindi anche del romanzo che Hegel nell'Estetica definisce "la moderna epopea borghese"(trad. it. Feltrinelli, Milano, 1978, p.1447); la seconda è l'ispiratrice dei tragediografi.
Bologna 12 gennaio 2025 ore 18, 17.
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Già docente di latino e greco nei Licei Rambaldi di Imola, Minghetti e Galvani di Bologna, docente a contratto nelle università di Bologna, Bolzano-Bressanone e Urbino. Collaboratore di vari quotidiani tra cui "la Repubblica" e "il Fatto quotidiano", autore di traduzioni e commenti di classici (Edipo re, Antigone di Sofocle; Medea, Baccanti di Euripide; Omero, Storiografi greci, Satyricon) per diversi editori (Loffredo, Cappelli, Canova)
lunedì 12 gennaio 2026
Ifigenia CCIX e CCX.
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