lunedì 12 gennaio 2026

Ifigenia CCIX e CCX.


 

CCIX Il proposito di dare ordine al caos.

 

Il giorno seguente, martedì dieci marzo, di mattina feci lezione

senza potere  impiegare, qualunque esse fossero in quel tempo, tutte  intere le capacità della mia mente. Il pomeriggio, in casa da solo, avevo bisogno di

riflettere. Indagare sul significato del rapporto con la bella ragazza

che mi stava sfuggendo era la mia attività mentale più viva.

Sapevo che per raccontare la nostra storia in maniera che fosse

 interessante per tutti, dovevo allenarmi a coglierne

giorno per giorno gli aspetti essenziali e universali.

Se invece lo scopo era riconquistare l'amore della giovane donna,

bisognava che comprendessi perché l'avevo perduta, e il mezzo

migliore per arrivare all'intelligenza di tanti fatti contraddittori e

confusi, era dare ordine al caos, trarre luce dal fumo-1.

  Del resto capire perché con Ifigenia avessi fallito, sarebbe stata una

necessità anche nel caso che avessi voluto cambiare compagna; e

in ogni modo la comprensione degli errori fatti nell'opera

educativa di questa amante, un’attività dove  avevo impiegato tempo, energie, sentimenti, era indispensabile per la mia parte pubblica. Non mi bastava imparare nozioni: volevo suscitare energie morali e sensibilità estetica nei miei discepoli.

 Perciò, sia  per arrivare al capolavoro auspicato, sia per ricominciare degnamente con Ifigenia, o, per iniziare ancora più degnamente con una migliore di lei, sia per educare i miei uditori e lettori di buona natura, dovevo trovare la causa più vera della nostra degradazione amorosa e umana.

 

Ifigenia talora aveva incoraggiato il mio  proposito artistico: una sera di febbraio,  dopo avere letto gli appunti che avevo preso nei giorni di

solitudine, parole rievocative di eventi tristi e lieti, disse

che dovevo cominciare a comporre la grande opera letteraria,

poiché il talento lo avevo, e il mancato successo del dramma non

significava che alle mie parole mancasse una forza ricca e

straordinaria-2. Una potenza che avrei dovuto disciplinare però, e

incanalare in uno stile epico fluente come l'acqua di un fiume ampio e

maestoso.

Ricordando questi suggerimenti, pensavo di avere ancora bisogno della sua presenza. Temevo che se mi avesse lasciato troppo per tempo, sarei diventato una schifezza di uomo: ingrassato, perduti o imbiancati i capelli, caduti o cariati i denti, sbiadita l’espressione umana del viso , avrei smesso di leggere, mi sarei ubriacato, e una volta completamente brillo, sarei andato a ingiuriare-3 le cattive signorine 3bis sul lungomare di Misano bestemmiando Dio e tutti i santi a partire dall’onesto Giovanni rinnegando il mio stesso nome siccome divenutone indegno ; insomma avrei ucciso le mie potenziali capacità di fare le cose egregie delle quali però mi sarebbe rimasto il desiderio tragicamente frustrato, un rimorso che mi avrebbe spinto ad ammazzarmi lanciando bestemmie inaudite.

Era stata Ifigenia a evocare la parte migliore di me, e lei

soltanto poteva portarmi al compimento di un'opera grande e

meravigliosa. Certo, le mancavano la finezza, l'autenticità e la

forza mentale che avrei voluto nella mia compagna di vita, però

aveva determinazione per gli scopi che le stavano a cuore davvero, e la mia

realizzazione artistica poteva importarle , se non altro perché

avrebbe procurato fama e successo pure a lei. Ma soprattutto era

dotata dell'aurea bellezza, consolatrice di tutti gli affanni.

Avvertenza: il blog contiene  tre note e mezzo con il greco non traslitterato

 

Note

 

1Cfr. Orazio, Ars poetica, v.143: "non fumum ex fulgore, sed ex fumo dare

lucem/cogitat..", non pensa di trarre fumo dallo splendore, ma luce dal fumo. Il

soggetto è Omero.

 

 

 

2Cfr. Shakespeare, The tempest:"But doth suffer a sea-change/into something  rich and strange

 

 

3Cfr. Aristofane, Cavalieri: mequvwn te tai'" povrnaisi loidorhvsetai" (v. 1400), e ubriaco oltraggerà le puttane.

 

3 bis Per le “cattive signorine”  cfr. invece Cocotte di Gozzano. Come vedete è tutto testimoniato dalla  tradizione letteraria europea nobile e antica.

 

 

 


 

 

Ifigenia CCX Il progetto del  capolavoro

 

Quella  sera, solo davanti al televisore nella cucina sconvolta, vidi la Loren

giovane e mi sembrò simile a Ifigenia. Per tutto il

tempo del film sentii la dolorosa mancanza della compagna

precaria; quando fu finito, pregavo che mi telefonasse, come

faceva solitamente dopo uno spettacolo visto da entrambi in luoghi

diversi; infatti non mancò di chiamarmi, e mi rese felice. Le dissi

che se mi avesse dato una mano sarei divenuto il più grande

scrittore, non di tutti i tempi, poiché superare Omero, i tragici greci,  Lucano, Petronio, Apuleio,  Dante, Machiavelli, Foscolo, Leopardi, probabilmente non era alla portata mia, e forse nemmeno i massimi autori del Novecento avrei potuto battere nella nobile gara della bellezza, siccome anche Joyce, Proust, Kafka e Thomas Mann sono dei giganti; ma il migliore  vivente sì

per dio, mi era possibile diventarlo, non era impossibile superare tali nani e Ifigenia di conseguenza poteva assurgere al podio delle prime attrici del mondo. Ci ridemmo sopra, poi ci salutammo.

Io credevo a quanto le avevo detto sia pure con tono scherzoso,

poiché fa parte della mia autoeducazione prefissarmi mete alte,

difficili, quasi inarrivabili, e cercare di raggiungerle mettendoci tutte le

forze e moltiplicandole  durante tutto il tempo necessario all’impresa.

Vedete quanti anni sono passati da quel giorno. Perciò mi avvicino ai due milioni di lettori in tutto il mondo.

Andai a letto con le lacrime agli occhi pensando che  la ninfa mi piaceva ancora e aveva le qualità essenziali per farmi da Musa, Calliope o Melpomene 4 ispiratrice di un capolavoro che avrebbe fatto epoca e rieducato il meglio dell'umanità.

 Non sapevo che il 15 di quello stesso  mese di marzo

mi avrebbe lasciato una prima volta, e il 13 giugno una seconda, in

modo irreparabile, tanto da indurmi a considerarla perduta piuttosto che solo smarrita come due mesi prima, a chiudermi in casa e a sposare me stesso per dare alla luce questo romanzo nella solitudine immensa e spaventosa di un anno pur confortato dalle rare, preziosissime visite sue, e di un paio di altre giovani donne grazie al cielo benigno che mi voleva presente, vivo, e tenuto in forze dalla coscienza di mettere al mondo qualche cosa di bello, di proficuo per quanti mi avrebbero letto in futuro.

Allora non potevo sapere quanto tempo sarebbe stato necessario per scriverlo tutto intero, poi correggerlo, limarlo ad unguem , dargli la mano estrema.

In ogni caso contavo di non scoraggiarmi e di non morire nel darlo alla luce, quando forse avrei avuto quaranta o più anni, primiparo annoso. Oggi la falange armata dai dolori e dalle gioie della mia vita marcia in ranghi compatti verso l’ottantaduesimo compleanno  e ancora non ho terminato il mio compito: non è ancora perfetto. Ma poco ci manca.

 

Nota

4 La prima è la Musa della poesia epica, quindi anche del romanzo che Hegel

nell'Estetica definisce "la moderna epopea borghese"(trad. it. Feltrinelli, Milano,

1978, p.1447); la seconda è l'ispiratrice dei tragediografi.

 

Bologna   12 gennaio 2025 ore 18, 17.

 

 

p. s.

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