sabato 17 gennaio 2026

Ifigenia CCXXX. Non amo dare ordini né riceverli. Le dimissioni del presidente Usa nel 1974. I festeggiamenti. Quando accadrà di nuovo?


 

Il 9 aprile fu una giornata di caldo quasi estivo. Andammo in

bicicletta a San Pietro, il borgo con l’osteria delle due vecchiette

simpatiche. Ifigenia era gradevole, una grazia del cielo.

Ci stendemmo  su un prato. Disse:"Sempre così dobbiamo stare

insieme: festosi e felici, in armonia e buona salute, nell'aria aperta

e ravvivata dal sole, come due amanti pagani".

 Pensavamo di avercela fatta.

Il giorno dopo aggiunse:"Farò tutto quanto tu potrai volere da me.

Devi essere fiero e contento di questa offerta poiché con gli altri

invece io estraggo quasi sempre il mio spirito di contraddizione".

Mi venne in mente Päivi che una sera remota  mi aveva

disse:"Facciamo quello che preferisci tu".

Io non osavo decidere, per timore che la mia scelta non le fosse del tutto gradita, e glielo spiegai.

Allora la  madre mancata di mia figlia mi biasimò:"Sbagli a

rifiutare una facoltà che ho attribuito a te solo; io agisco e reagisco

contraddicendo i luoghi  comuni  dei conformisti. Ma tu non lo sei. Tu sei diverso da quasi tutti gli altri”.

Non ho mai amato esercitare dominio sulle persone, ma ho sperimentato che una donna perde un po’ della stima riposta nell'uomo, se questo non sa usare il potere che gli viene concesso.

 Del resto non mi piace comandare né essere comandato. Non amo il potere.

Quella sera lontana eravamo nel 1974,  il 9 di agosto. Si cenava nella mensa dell’Università estiva di Debrecen.  A un  tratto si levò un grido: “Nixon resigned!”  Noi tutti,  europei e asiatici,  ci alzammo in piedi e applaudimmo. Poi si andò a festeggiare nella terrazza del casinetto del tennis dove vidi l’inizio e la fine di alcune tra le mie gioie più belle. Anche alla sera delle dimissioni di Nixon seguì una notte di felicità.

 Quando  fiet rursus?

 

 

 

 

Il 14 aprile chiesi a Desdemona di commentare la nostra giornata

di amore e sangue mestruale: quella de 6 giugno del 1979. Volevo provare

a  inserirla nel nostro romanzo. Scrisse:"Il sole, un

muro grigio, il sangue: l'accordo ". Troppo poco.

 

Il 15 Stefania passò da Bologna. Andava a cercare emozioni

malate da un amante: Pompeo di Crevalcore, un cretino

semianalfabeta secondo lei stessa. Faceva un caldo precoce. La

vecchia amica era stremata e più commediante che mai. Pensavo

che, se avessi perduto Ifigenia, io pure sarei diventato stanco e

vago di emozioni malsane: era il contatto giornaliero con la bella,

vivacizzante creatura a fare di me un uomo teso verso qualche

cosa di non ordinario.

 

Il 16, tornato a casa di notte dopo un dì passato a Pesaro per confortare la zia valetudinaria, trovai questo biglietto: "Amore mio, sono tanto felice di stare insieme a te perché tu sei una gran brava persona e con il tuo esempio, la tua educazione mi hai resa migliore. Oggi andando in bicicletta su per la

"salitaccia" ti ho sentito profondamente come il padre mio

spirituale. Mi piace molto fare delle cose con te, e questa estate

spero che andremo insieme a Delfi, a pregare per il nostro

Destino. Ti amo tanto per come tu sei, per la tua diversità

profonda e umana, che è la tua forza e la mia. Sono felice. Spero

di rivederti assai presto e nell'attesa ti bacio. Ti adoro mio amore.

La tua fedele amante amata ragazza ".

Meno di due mesi più tardi, l' istrione  beffardo,

 il sarcastico guitto, il vecchio gradasso, l'avrebbe convinta che questi suoi

sentimenti e due anni e mezzo vissuti con me, valevano meno che passare un’ora con lui. Comunque a Delfi saremmo andati in agosto pedalando in salita e avremmo pregato inginocchiati sull’ombelico del mondo. Devotamente. Non più per il nostro amore  bensì per la vita artistica cui volevamo assurgere ognuno a suo mo

 

Bologna 17 gennaio 2025 ore 18. 48  giovanni ghiselli

p. s.

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