In verità il lavoro cui invogliavo i ragazzi era duro: ne davo l’esempio preparando lezioni ricche di citazioni memorizzate che mi costavano ore e ore di preparazione. Ogni giorno affrontavo io stesso l’esame dell’efficacia educativa di quanto avevo imparato con un impegno quasi crudele per il tempo e l’acume mentale impiegati. I ragazzi lo capivano e mi ripagavano con l’attenzione scolastica e lo studio domestico. Comprendevano che studiare li rendeva più forti, più buoni e più belli. Ecco perché si era formata una solidarietà e quasi un sodalizio tra me e loro.
Questa intesa didattica benefica però aveva provocato del risentimento in diversi adulti dell’ambiente scolastico. Dava fastidio a molti non solo il mio metodo di insegnamento, inattuale in quel tempo, ma anche lo stile inusuale della mia vita. Il metodo da me trovato era già comparativo: non lo conosceva nessuno tra i colleghi di greco e latino tanto nei licei quanto nell’Università da me frequentati. Mi era congeniale e lo avevo riconosciuto nel poemetto The Waste Land di T. S. Eliot.
Il docente universitario di letteratura inglese Carlo Izzo è stato quello che mi ha dato di più in termini di cultura e di educazione. Dopo l’esame mi diede trenta e lode, aggiunse compliimenti a voce e mi consigliò di biennalizzare il suo esame in modo che avrei potuto insegnare inglese. Risposi che volevo insegnare greco e latino, comunque lo ringraziai. Gli sono ancora grato. Gli altri mi hanno fatto leggere e studiare dei libri; Carlo Izzo mi ha fatto capire e amare gli autori che lui stesso amava e presentava con amore: Shakespeare e T. S. Eliot. Come vedete li cito spesso. Sarò sempre grato a questo bravo educatore e a questa brava persona. Mi ha aiutato a crescere culturalmente e umanamente.
I colleghi malevoli dunque trovarono l’appoggio del potere presidenziale, quindi misero insieme la forza necessaria per togliermi il lavoro che era diventato grande parte della mia vita siccome avevo imparato a farlo bene sacrificando per tre anni consecutivi tanta parte delle capacità mentali, del mio tempo, e trascurando di conseguenza ogni altra passione: la bicicletta, financo le donne amate che da quando ero bambino erano state il massimo oggetto dei miei desideri.
In pratica mi degradarono dal liceo al ginnasio togliendomi 90 studenti per darmene 30 di età inferiore. Sarei tornato nel triennio liceale solo 13 anni più tardi e dopo altri otto sarei entrato nella SSIS dell’Università a cinquantacinque anni, oramai docente annoso, per insegnare ai giovani neolaureati come si devono presentare le opere degli autori in modo da farle amare dagli studenti.
Nei primi giorni della retrocessione provai un dolore enorme temendo di dovermi limitare a ripetere i tecnicismi delle lingue antiche. Poi capìi che il greco e il latino si possono insegnare già come lingue anche attraverso gli autori piuttosto che con la sola grammatica, e poiché dovevo informare gli studenti sulla letteratura moderna, mi diedi a studiare i grandi romanzi dell’Ottocento e del Novecento che ancora non conoscevo. Sicché mi feci piacere questo nuovo lavoro. Tuttavia mi tormentava l’ingiustizia subita in un ambiente dove per due anni avevo avuto il trattamento buono meritato con tanto studio speranzosissimo. Quel dolore però ebbe subito il balsamo beato che la grazia di Ifigenia mi apprestò offrendomi stimoli non meno accrescitivi di quelli ricevuti per tre anni dagli studenti liceali di Imola e di Bologna. Se non avessi fruito di questa compensazione alla perdita del lavoro amato avrei non solo smarrito bensì perduto quella fiducia nella giustizia e nella stessa vita che avevo trovato insegnando. Forse sarei ricaduto nella depressione dove ero cascato alla fine dello studio liceale nel 1963, come ho raccontato nel volume precedente[1].
Ma anche quell’abisso di dolore dell’estrema adolescenza mi aiutò a crescere: la sofferenza accrebbe la mia intelligenza, la deformità mi rese più comprensivo, il malessere mi spinse a diventare più forte.
Ifigenia dunque mi tirò fuori dal pantano dello sconforto infondendomi della gioia e della forza; tuttavia la relazione con la giovane collega adultera peggiorò la mia reputazione presso i docenti malevoli: come la relazione peccaminosa divenne nota, io oltre che libertario divenni un libertino dissoluto, e la bella Ifigenia non era più altro che una poco di buono, la donna degna di me, la mia ganza. Da alcuni era soprannominata Messalina o addirittura Pasife; Ifigenia del resto non aveva trovato un toro come drudo ma si era accontentata di un cane come me.
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Bologna 29 novembre 2025 ore 20, 15 giovanni ghiselli
p. s.
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[1] Si trova in prestito nella biblioteca Ginzburg di Bologna.. Potete chiederlo in prestito. Si intitola Tre amori a Debrecen. Lo presentrerò il 16 giugno 2026 nella biblioteca. Se Dio vorrà.
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