Impedire te noli (4) non crearti ostacoli.
Seneca consiglia a Lucilio quanto scrisse Epicuro a Idomeneo: non bisogna tentare nulla se non in modo conveniente ed opportuno, sed cum illud tempus captatum diu venerit, exiliendum ait (6) quando l’occasione tentata di prendere a lungo, sia giunta, dice che bisogna saltarle addosso. Cfr. il kairov". L’occasione è una parola chiave
“C’è una misura in tutto: e capire è occasione ottima- noh`sai de; kairo;~ a[risto~ ” (Pindaro, Olimpica XIII, vv. 47-48).
Isocrate[1] nel manifesto della sua scuola, Contro i sofisti [2] afferma che difficile non è tanto acquisire la conoscenza dei procedimenti retorici, quanto non sbagliarsi sul momento opportuno per usarli:"tw'n kairw'n mh; diamartei'n"( 16).
Già Oreste nell'Elettra di Sofocle, dove si tratta di vita o di morte, conclude il suo primo discorso affermando che l'occasione è sovrana :"kairo;" gavr, o{sper ajndravsin-mevgisto" e[rgou pantov" ejst j ejpistavth"" (vv. 75-76), l'occasione infatti è appunto per gli uomini la più grande sovrintendente di ogni agire.
Cicerone suggerisce di usare il vocabolo occasio per tradurre il greco eujkairiva che designa il tempus…actionis opportunum, il tempo opportuno di un'azione[3].
Nell’Antonio e Cleopatra di Shakespeare, Menas decide di non seguire più l’indebolita fortuna di Sesto Pompeo che ha perso l’occasione di sbarazzarsi dei suoi nemici: “Who seeks and will not take, when once ‘tis offer’d, -Shall never find it more” (II, 1), chi cerca e non prende qualcosa una volta che viene offerta, non la troverà mai più.
Né bisogna dimenticare che l'occasione "è calva di dietro"[4].
Marlowe risale forse a Fedro (V, 8) che ricorda come gli antichi foggiarono l’immagine del Tempo un uomo calvus, comosa fronte, nudo occipitio. Tale immagine (effigies) occasionem rerum significat brevem.
Infine Nietzsche: “Forse il genio non è affatto così raro: sono rare le cinquecento mani che gli sono necessarie per dominare il kairov~, “il momento opportuno”, per afferrare per i capelli il caso!”[5].
Sto pensando alle occasioni migliori che ho avuto e non mi sono lasciato sfuggire. A chi mi legge da tempo forse interessa saperlo: la scuola mi ha dato le opportunità ottime e l’avevo intuito quando ho deciso di iscrivermi alla facoltà di lettere che pure faceva prevedere uno stipendio insufficiente per una vita dignitosa se non c’era qualche aiuto. Ma dopo la licenza liceale, allora difficile, selettiva e conseguita con ottimi voti, avevo capito che l’insegnamento mi avrebbe dato occasioni di rapporti umani che in altri ambienti non avrei avuto. Occasioni di amore, di amicizia, di educazione ricevuta e data, di tempo libero per lo studio e lo sport. Vi ho trovato e vi trovo ancora tutto ciò che mi interessa e di cui ho sempre avuto bisogno.
Se tornassi al 9 ottobre del 1963, quando venni da Pesaro a Bologna con una Fiat 600 per iscrivermi all’Università dove arrivai dopo 4 ore di viaggio sulla via Emilia intasata dai camion, rifarei quello che feci allora, sbigottito eppure cosciente che se volevo fare la vita mia e diventare quello che sono non l’imitatore di altri dovevo iscrivermi a Lettere antiche e insegnare greco e latino.
Bologna 27 novembre 2025 ore 20, 02 giovanni giselli
p. s.
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Anche oggi ho fatto il mio dovere: sono stato me stesso, ho recitato quello che sono.
[1] 436-338 a. C.
[2] Del 390.
[3] De officiis, I, 142.
[4] C. Marlowe, L'ebreo di Malta, V, 2.. Non ho il testo inglese: mi dispiace
[5] Di là dal bene e dal male, Che cosa è aristocratico?, 274
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