Il castello di carte. Giovanna
Albi. Di Felice Edizioni (2025).
Oggi piuttosto che occuparmi del
mio libro o di politica mi adopero per fare conoscere ai miei lettori questo
romanzo di un’amica e collega. Presento la prima parte di un capitolo che mi ha
attirato già con il titolo: “Il vitalismo
di Leopardi” (pp. 92-95).
Ho sempre amato Leopardi e ho
detestato Benedetto Croce che ci facevano studiare a memoria al liceo. La sua Letteratura italiana consta
prevalentemente di aria fritta ma su Leopardi arriva alla totale incomprensione
riguardo alla filosofia del Recanatesi e alla vita che “Fu, per dirla con
un’immagine rozza , una vita strozzata (volume terzo, p. 73). Quindi: “La sua
fondamentale condizione di spirito non solo era sentimentale e non già
filosofica, ma si potrebbe addrittura definirla un ingorgo sentimentale”.
Ebbene, quando ero adolescente
dovevo imparare siffatte panzane e ripeterle a pappagallo per prendere buoni voti
. Mi sono accorto che tale critica era infondata sui testi di Leopardi leggendo
a fondo il poeta e il filosofo. Giovanna Albi ha capito il Recanatese molto più
e meglio di Benedetto Croce che oltretutto votò a favore di Mussolini mandante
del delitto Matteotti.
Chiara, la protagonista del
romanzo in questione, forse altera ego dell’autrice “Non trova giusto che uno
dei poeti più vitali del panorama europeo passi alla storia della letteratura
come lo sfortunato di turno” pure se è vero che le sue difficoltà nascono
“dalla sua grandissima passione per la vita e dal fatto che la vita non rispose
alle sue aspettative”. A me questo grande poeta e filosofo ha fatto amare la
vita.
“Le aspettative di Leopardi,
stante l’acutezza del pensiero, sono talmente alte e profonde che la vita non
può rispondere” (p. 92)
Nemmeno le donne e gli uomini
risposero a Leopardi durante la sua vita.
“Non a caso il poeta definisce il
suo tempo “secol superbo e sciocco” (La
ginestra, v. 53), quindi aggiunge “ben ch’io sappia che obblio/preme chi troppo all’età
propria increbbe” ( vv. 67-68). Sicché Leopardi fu tutt’altro che prono e
pronto a piegare il capo innocente e renitente prima della morte inevitabile,
come la sua ginestra “contenta dei deserti” e come l’onesto, eroico Giovanni
Battista.
Ma torniamo a Giovanna Albi: “Chi pensa, come
oggi, che la risoluzione del male di vivere, che nemmeno percepisce, stia nelle
tre I (impresa, inglese, informatica), non può che vivere in un deserto emotivo,
in cui certo funziona come animale produttivo, ma non come Uomo, nel senso
pieno del termine. Ecco che cosa voleva essere Leopardi: Uomo nella pienezza
del suo essere, esattamente come Chiara, che aborre i compromessi, le vie di
mezzo, l’arrogante falsità e cerca l’autenticità dell’Essere, anche a costo di
rimetterci del suo, cosa che le capita quotidianamente” (p. 93) .
Questo libro dunque ci mostra attraverso diversi
episodi della vita di una donna libera la dimensione autentica e anche eroica della
vita umana.
L’Odissea di Chiara mi è piaciuta perché tale donna
mi è congeniale e mi sono congeniali pure le citazioni che Giovanna fa di alcuni
tra i massimi autori della letteratura europea dai Greci nobili e antichi fino ai
contemporanei.
Bologna 23 novembre 2025 ore 10, 43 giovanni ghiselli
p. s.
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