La conoscenza razionale o pseudo tale dei filosofi nega che la vita abbia un senso mentre il popolo semplice lo trova attraverso una conoscenza non limitata al razionale.
E’ l’antica ruggine tra poesia e filosofia denunciata da Socrate nella Repubblica di Platone: il filosofo presenta un indice dei passi proibiti nei poemi omerici quindi abbozza una scusa, dicendo che tra la poesia e la filosofia c’è un’antica ruggine (palaia; mevn ti~ diaforav, 607b) e cita alcuni sberleffi dei comici nei confronti dei filosofi.
La conoscenza più che razionale dunque è fede. La razionalità tende a negare la bellezza della vita mentre la Fede nega la ragione. Fede è mettere l’infinito in rapporto con il finito che, come ha scritto Goethe concludendo il Faust, è solo un simbolo, la metà di un segno di riconoscimento. La nostra vita non è annientata dalla morte che ci unisce all’infinito. Su questo concordano platonismo e cristianesimo che è il platonismo per le masse a detta di Nietzsche.
La fede è la forza della vita e ci fa vivere. L’uomo che ha fede non annienta se stesso. Che cosa sono io? Una parte dell’infinito.
Osservando il popolo lavoratore, Tolstoj capiva che esso è meno scontento dei ricchi la cui vita trascorre nell’ozio. Cfr. il veternus di cui leggiamo in Virglio e Orazio.
A Tolstoj il popolo lavoratore che costruisce la vita appariva il solo degno di rispetto e la propria vita gli si rivelava insensata e malvagia. E’ quanto arriva a pensare anche il protagonista di Resurrezione, un alter ego dell’autore. A Tolstoj viene in mente quanto scrive l’apostolo Giovanni: “la luce venne nel cosmo e gli uomini preferirono la tenebra-
kai; hjgavphvsan ma`llon to; skovto~ perché le loro opere erano malvagie- h\n ga;r aujtw`n ponhra; ta; e[rga. (N. T. Giovanni, III, 19).
Si può ricordare pure il mito della caverna della Repubblica di Platone. Lo schiavo che si è liberato ed è uscito dalle tenebre, se tornasse nella caverna ipogea e cercasse di liberare gli altri ancora incatenati, questi lo ucciderebbero. Oppure la leggenda del Grande Inquisitore di Ivan Karamazov: gli uomini non vogliono la libertà.
Vita insensata e malvagia è dunque quella dei parassiti. Vivere felicemente e con intelligenza significa vivere per gli altri. Vivendo da parassita vivevo per nulla. La mia vita era un non senso e un male. Quando sentiamo che non serviamo a nulla odiamo noi stessi e la vita
Rifiutai la vita della nostra cerchia perché compresi che quella non era vita. Sono passato alla prima persona siccome è capitato anche a me. Sono diventato comunista quando ho visto di non essere fatto per la vita privata. Ho voluto e voglio ancora impiegarla per il bene comune. E dunque non salto come i pagliacci che con le buffonate devono mostrare di non essere comunisti. Infatti sono egoisti.
Bologna 21 novembre 2025 ore 19, 57 giovanni ghiselli.
p. s.
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