venerdì 21 novembre 2025

Tolstoj Le confessioni 1878-1782. Prima parte


 

Nel romanzo Anna Karenina (1873-1877) la protagonista eponima si uccide mentre il pur problematico e angosciato Levin resta al mondo. In questo scritto autobiografico è menzionata la tentazione del suicidio. L’autore trova la via della salvezza nella semplicità e naturalezza della fede contadina, proprio come Levin.

 Tolstoj rinnega la vanità dei primi decenni della sua vita e ripudia le astrattezza di tanta filosofia. Capisce di dover vivere non per il proprio egoismo che lo rende infelice ma per la Dio e la fede in Dio come Levin in Anna Karenina.  Entrambi si mettono dalla parte del contadino assumendone il punto di vista.  Il signore russo si rende straniero rispetto alla sua classe.

 

Come Engels e don Lorenzo Milani. Sono i ricchi che vogliono il paradiso e cercano di passare per la cruna di un ago. Ci metto  il comunista ricco e aristocratico  Luchino oltre il comunista ricco Engels.

 

Fallace e insoddisfacente per Tolstoj è la vita dei suoi anni giovanili, ingannevole anche tanta filosofia come vedremo. Quindi si veste da contadino.  si fa crescere la barba come un religioso, tiene la camicia fuori dai calzoni come un mušik. Rifiuta tutti gli ingannevoli privilegi delle persone ricche oziose, parassitarie. Rifiuta il progress che corrisponde allo “sviluppo” denunciato come un male da Pasolini. Gli piace il popolo lavoratore che non è parassitario e non pensa al suicidio

 

Ma vediamo Le confessioni (prima parte)

La prima fede era rivolta al perfezionamento che significava diventare migliore degli altri. Quando cercavo di essere buono venivo disprezzato mentre mi elogiavano e incoraggiavano quando mi abbandonavo a ripugnanti passioni. Una zia lo spingeva all’adulterio, poi al matrimonio con una ricca, infine diventare aiutante dello Zar.  Andò a uccidere nella guerra di Crimea (1854-1855). Sfidava a duello, perdeva al gioco, sfruttava il lavoro dei contadini. Cominciò a scrivere per vanagloria e superbia. Se aveva delle aspirazioni al bene, le nascondeva sotto l’ironia. Frequentando gli scrittori si accorse che sono persone immorali e cattive. Voleva scrivere per educare ma non sapeva  risolvere il più semplice problema della vita: che cosa è il bene e che cosa è il male.

Leggeva Hegel e identificava il reale con il razionale. Andò in Europa e credette nel progress (sviluppo).

Poi comprese che questa è la superstizione tipica del nostro tempo.

Lo è ancora.

Nessuna teoria della razionalità dell’esistente e dello sviluppo può giustificare la pena di morte. Lo capì assistendo a un’esecuzione capitale a Parigi. Quindi decise che arbitro del male e del bene doveva essere il suo cuore. Vide morire suo fratello giovane e buono e capì che non tutto si può spiegare razionalmente.

Questo anche in Dostoevskij.

 Iniziò a insegnare ai figli dei contadini ma si accorse che non sapeva che cosa fosse necessario. Sicché andò nella steppa a meditare, a bere latte di cavalla e a fare una vita animale.

 Si sposò fece dei figli e riprese  a insegnare. Insegnava che bisogna avere il meglio per sé e per la propria famiglia. Poi ebbe dei dubbi. Non sapeva perché viveva e aveva voglia di uccidersi. Pensava che si può vivere solo fino a quando si è ubriachi di vita ma una voòta passata l’ubriacatura si capisce l’inganno. La vita aveva perduto la sua attrattiva. Anche la famiglia era un inganno. La vita non aveva più senso: è una parte incomprensibile dell’incomprensibile tutto. Per avvicinarsi alla verità bisogna allontanarsi dalla vita. Schopehauer gli insegnava che la Volontà è l’essenza del mondo. Questa si oggettiva nei fenomeni. Se sopprimiamo la volontà sparisce tutto e rimane il nulla. La Volontà ci spinge senza posa né meta. Vanità delle Vanità dice Salomone (L’Ecclesiaste della Bibbia) Quindi niente di nuovo sotto il sole.

Socrate dice: La vita del corpo è male e menzogna.

Vediamo come, Nel Cratilo Socrate identifica il corpo- to; sw`ma- con la tomba- to; sh`ma-, il sepolcro dell’anima.

Nel Fedone poco prima di morie Socrate dice ai discepoli che la morte è la liberazione da questo carcere e che i cigni in punto di morte cantano per la contentezza della vicina libertà.

Gli Epicurei  consigliano di godersi la vita dando una testimonianza della loro ottusità.

In realtà il piacere epicureo è l’eliminazione di ogni sofferenza. Il piacere reale è l’ hJdonh; katasthmatikhv, la voluptas in stabilitate, non quello ejn kinhvsei

voluptas in motu che è un piacere inficiato dal divenire.

Le titillationes (gargalismoiv), il solletico accresce il bisogno del piacere, mentre il vero piacere è l’eliminazione di questo bisogno,  è l’ ajponiva, l’assenza di dolore, vacuĭtas doloris, indolentia.

L’ajponiva è   l’equilibrio della carne; l’ajtaraxiva è l’assenza di turbamento, il piacere dell’animus pensante. Ai dissoluti non si potrebbe rimproverare niente se i loro piaceri fossero capaci di appagarli. La scelta dei piaceri va riferita ejpi; th;n tou' swvmatoς uJgiveian kai; th;n th'ς yuch'ς ajtaraxivan (A Meneceo, 128), alla salute del corpo e all’assenza di turbamento dell’animo.

 Pavnta pravttomen, o{pwς mhvte ajlgw'men mhvte tarbw'men, facciamo tutto per non avere dolore e non avere paura. Soffriamo per il bisogno del piacere che è il bene primo e a noi connaturato prw'ton ajgaqo;n tou'to kai; suvmfuton (A Meneceo, 129), ma dobbiamo tralasciarne molti se ad essi segue un incomodo maggiore (plei'on to; duscerevς) e addirittura a volte scegliamo dei dolori quando ce ne consegua un piacere maggiore (ejpeida;n meivzwn hJmi'n hJdonh; parakolouqh`/). Ogni piacere ci è congeniale ma non è sempre da eleggere, i dolori sono un male ma non sono tutti da evitare. Conviene giudicare in base al calcolo (th/' summetrevsei), a una valutazione comparativa, una commisurazione degli utili e dei danni. A volte un male per noi può essere un bene, e un bene un male.

 

Torniamo a Tolstoj che dunque non aveva letto bene Epicuro

La via del piacere malinteso di Epicuro dunque è scartata, poi c’è quella della distruzione: uccidersi, poi quella della debolezza: fare niente, continuare a trascinare la vita. Infine la soluzione è guardare il popolo semplice. Continua

Bologna 21novembre 2025 ore 8, 35 giovanni ghiselli

p. s.

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